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La Commissione UE al lavoro sulla gestione dei dati nel web

Le nuove tecnologie hanno modalità precise di funzionamento ma le considerazioni sull’uso dei dati dei cittadini sono oggetto di valutazione politica

Il 15 maggio, a Bruxelles, europarlamentari e rappresentanti della società civile hanno affrontato in un dibattito la questione della protezione delle libertà civili dei cittadini associata alla possibilità di sviluppo delle imprese che operano nel settore delle nuove tecnologie. La riflessione sull’argomento ha visto la partecipazione di Richard Szostak, componente della Commissione per Giustizia, Diritti Fondamentali e Cittadinanza (che lavora quindi in coordinamento con Viviane Reding) e di Hielke Hijmans, capo della unità di politica e consulenza nella supervisione europea della protezione dei dati.

Si è svolto anche un dibattito con eurodeputati componenti la Commissione delle Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni, Jan Philipp Albrecht (del gruppo dei Verdi-Alleanza Libera Europea, Germania) e Dimitrios Droutsas (S&D, Socialisti e Democratici, Grecia) relatori per la direttiva generale sulla protezione dei dati, Seàn Kelly (del PPE, Partito Popolare Europeo, Irlanda), relatore su Industria, Ricerca ed Energia, Sophie in’t Veld (Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, Olanda), Timothy Kirkhope (del gruppo ECR, Conservatori e Riformisti Europei, Regno Unito), Gerard Batten (per l’EFD, Europa della Libertà e della Democrazia, Regno Unito).

Riguardo agli aspetti di tutela nei confronti dei cittadini, si è parlato delle possibili limitazioni per la pratica del profiling con la quale le aziende che operano nel settore delle nuove tecnologie hanno l’opportunità tecnica di prevedere in parte il comportamento dei consumatori, così come si è discusso degli obblighi di rimuovere dopo un determinato periodo di tempo i dati che vari soggetti (come banche e aziende di vendita on line) detengono in funzione delle loro interazioni con gli utenti. Il dibattito ha riguardato anche la semplificazione del linguaggio nel quale vengono comunicate le condizioni di utilizzo di social network e motori di ricerca e la necessità di consenso esplicito all’uso dei dati.

Aldo Ciummo

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Iniziativa legislativa dei cittadini europei in arrivo

 

Ecco come le innovazioni previste dal Trattato di Lisbona cominciano a modificare la struttura istituzionale della comunità europea in direzione della partecipazione popolare.

 

Dovranno essere almeno un milione, appartenenti ad almeno un terzo degli stati membri, i cittadini promotori di nuove leggi nell’Unione Europea. Si tratterà di inviti alla Commissione Europea a presentare proposte legislative nei settori di sua competenza. Il documento che introduce questa novità è stato presentato dalla Commissione il 25 marzo e fissa un limite di tempo di un anno per raccogliere le firme e di quattro mesi nei quali la Commissione esaminerà le iniziative e deciderà quali norme trarne. Consiglio dell’Unione Europea e Parlamento Europeo dovrebbero raggiungere un accordo definitivo sulla iniziativa dei cittadini europei prima del termine dell’anno in corso, così che nel 2011 le prime iniziative legislative possano essere presentate.

Maros Sefcovic, vicepresidente della Commissione Europea e Commissario per le Relazioni Interistituzionali, ha affermato che l’iniziativa dei cittadini introdurrà nella UE una forma di democrazia partecipativa del tutto nuova. “Ritengo che ne scaturirà un dibattito sulle attività svolte a Bruxelles – ha dichiarato Sefcovic – la Commissione dovrà prendere in seria considerazione le richieste avanzate con le iniziative dei cittadini”. Anche una altra vicepresidente della Commissione, Viviane Reding (Commissario UE alla Cittadinanza) ha valutato molto positivamente la novità istituzionale, sottolineando che permangono salvaguardie a garanzia dei valori e diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Le iniziative legislative saranno iscritte su un registro on line messo a disposizione dalla Commissione. La registrazione può essere rifiutata se in aperto contrasto con i valori fondamentali della UE. Una volta che gli organizzatori di una proposta avranno raccolto 300.000 firme in tre stati membri, dovranno chiedere alla Commissione di verificare l’ammissibilità dell’iniziativa. In due mesi, la Commissione è tenuta a decidere se la proposta rientra nelle sue competenze e nelle materie sulle quali si può legiferare a livello comunitario. Invece saranno quattro i mesi per esaminare l’iniziativa in sè. La Commissione ha diverse strade a sua disposizione, ossia elaborare una proposta legislativa, effettuare uno studio, oppure non intraprendere azioni. Le decisioni dovranno essere motivate in un documento pubblico.

Come si vede, pur importante perchè introduce nella UE elementi di partecipazione e democratizzazione di cui si sente bisogno, la novità introdotta dal Trattato di Lisbona in questo campo non altera in maniera decisiva i rapporti di forza, caratterizzati da un ruolo di indirizzo preponderante da parte della Commissione, da un potere esecutivo che di fatto rimane agli stati nel Consiglio dei Ministri della Unione Europea o Consiglio dell’Unione Europea se si preferisce ed un Parlamento che ha un crescente ma indeterminato peso politico. L’intenzione comunque è consentire iniziative dei cittadini accessibili a tutti e che non inceppino le singole “macchine” degli stati.

Aldo Ciummo