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L’Istituto culturale della Repubblica Ceca a Milano

Ente Nazionale Ceco per il Turismo, Czechtourism ed Istituto Culturale Ceco, in collaborazione con Pilsner Urquell, partecipano alla BIT di Milano

L’ente Nazionale Ceco per il Turismo, Czechtourism ed Istituto Culturale Ceco, in collaborazione con Pilsner Urquell, presenteranno alla BIT di Milano (Fiera Milano, Rho, Sala Adutei, Pad 2 Stand G28) le destinazioni che il paese propone al turismo internazionale.

Il direttore dell’Ente, Lubos Rosenberg, introdurrà le mete legate alla cultura ed alla tradizione dello stato. Pilsner Urquell rappresenta alcuni di questi argomenti, trattandosi di una birra che ha dato inizio alle varie Pilsner o Pils come anche vengono chiamate spesso. La storia di Pilsner Urquell comincia nel 1842 a Pilsen, nella Boemia, il nome completo Pilsner Urquell significa Pilsner dalla fonte originale.

Josef Groll iniziò a produrre questa birra con il malto chiaro tuttora prodotto nella fabbrica di Pilsen, con orzo boemo e della Moravia, elemento che influenza il colore tipico, chiaro e leggermente dorato. Il luppolo (del Saaz) è alla base del retrogusto amaro che contrasta con il malto. Il lievito è tuttora prodotto sulla base di una formula conosciuta soltanto ai produttori. L’iniziativa, nello spazio di competenza della Repubblica Ceca, comprenderà uno spettacolo folcloristico.

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Stessi diritti in tutta Europa per i cittadini extracomunitari

 

Ieri il Parlamento Europeo ha approvato con procedura legislativa ordinaria il progetto di legge sul “permesso unico” una disposizione il cui intento è rendere coerenti i diritti in tutti gli stati dell’Unione Europea
 
Per il Parlamento Europeo, come per la maggioranza dei cittadini del continente, gli stranieri che hanno avviato una nuova fase della loro vita all’interno della comunità dovrebbero avere gli stessi diritti in qualsiasi stato componente risiedano. Il progetto di legge sul permesso unico approvato ieri con 311 voti a favore, 216 contrari e 81 astensioni, dovrà aspettare adesso il vaglio dei ministri di giustizia dei paesi UE, riuniti nel Consiglio (dei ministri delle varie nazioni Ue) che ha pari poteri rispetto al Parlamento Europeo sui temi legati alla immigrazione, così come è previsto dal Trattato di Lisbona.
 
La legislazione in oggetto, se portata a compimento dopo questa prima lettura, garantirebbe agli immigrati diritti sociali equiparabili a quelli dei cittadini comunitari su questioni come gli orari, le ferie, la sicurezza sul posto di lavoro e la sicurezza sociale: non si può dimenticare come la nostra Europa stia affrontando le crisi mondiali avvalendosi in misura massiccia degli sforzi umani e materiali di vaste fasce di popolazione che si sono spostate da uno stato all’altro della comunità oppure che si stanno integrando provenendo da aree culturali tra le più lontane e diverse, colmando squilibri difficili del mercato. La UE come insieme non può pensare di sopperire alle sfide odierne approfittando di forza lavoro priva di riconoscimenti e di gestire l’immigrazione senza politiche di integrazione che guardino al lungo periodo.
 
Gli stati membri ovviamente manterranno la possibilità di decidere sull’ammissione dei lavoratori extracomunitari sul territorio, nei permessi di residenza saranno indicati anche i dati che riguardano il permesso di lavoro, ma sarà esplicitamente vietato pretendere altre informazioni. L’accesso alla sicurezza sociale è ancora deciso dai singoli stati, che hanno la possibilità di concedere il sostegno familiare solo in presenza di permessi di lavoro validi più di sei mesi. Queste norme c’è da dire sembrano lasciare largamente al di fuori un buon numero di casi molto comuni di stranieri, tanto più in un’epoca che vede moltiplicarsi le situazioni di precarietà, ma si registrano degli elementi di novità.
 
Coloro che rientreranno nel proprio paese dopo anni avranno diritto a recepire le risorse versate per la previdenza alle stesse condizioni dei cittadini europei (ma non gli sgravi fiscali dei familiari se questi non risiedono nello stesso paese Ue) ed avranno in molti casi l’accesso ad alcuni servizi e benefici sociali, quali la formazione professionale. Le regole di cui si parla si applicano agli extracomunitari che richiedono un permesso di residenza e di lavoro in uno stato membro e non si applica a coloro che sono in trasferimento all’interno di società multinazionali ed agli stagionali, categorie delle quali gli eurodeputati stanno per occuparsi con appositi interventi. Al di fuori di questa discussione sono anche gli immigrati che hanno ottenuto un permesso a lungo termine e sono quindi già in via di equiparazione ai comunitari e anche i rifugiati, attualmente soggetti ad altre regole comunitarie.
 
Aldo Ciummo

Nessuna Europa senza Occidente

Dopo le approvazioni del Trattato di Lisbona e una dimostrazione socioeconomica quasi cruenta della necessità dell’Europa politica unita a fronte delle crisi il 2011 si può leggere come un anno cruciale per la Comunità

di   Aldo Ciummo

Quelli appena trascorsi sono stati anni difficili per la nostra Europa, alle prese non soltanto con la dura situazione globale del 2010 ma anche con il lungo lavoro istituzionale del 2008 e del 2009, un complesso di nodi la cui soluzione lungi dall’essere un fatto burocratico è stata la base degli interventi emergenziali in favore di paesi sotto pressione come Grecia ed Irlanda.

Gli ostacoli al percorso del Trattato di Lisbona, cioè ad una  piena e partecipata unità politica del continente (necessaria come è emerso in tutta evidenza quest’anno allo sviluppo socioeconomico dell’area) rappresentano tuttora limiti consistenti anche a qualsiasi contrasto duraturo alle speculazioni.

Si registrano però risultati  come la decisione di inserire in modo più chiaro le regole di governo economico dell’Unione nel Trattato, le cui modifiche dovranno essere approvate tra due anni e mezzo (a metà del 2013) e di congelare le richieste di ulteriori investimenti sul Parlamento Europeo ed in sintesi di applicare princìpi di risparmio nel capitolo della politica europea: la definizione efficiente delle regole e dell’iniziativa per la riduzione dei costi non obbligati sono due segnali significativi, ottenuti grazie a due stati come la Germania ed il Regno Unito che hanno dato molto all’Europa anche in termini di forza economica, dato non indifferente perchè pure le dimensioni produttive e finanziarie del fenomeno europeo fanno parte oggi della capacità della UE di agire sul panorama mondiale e di influenzarlo; non a caso gli stati componenti comprendono oggi l’importanza di dare direzione politica a tale insieme di energie per dimostrare le potenzialità presenti attraverso decisioni unitarie nel pianeta.

Se da una parte l’Europa non può più, in una situazione di durissima competizione con aree geopolitiche completamente diverse sotto il profilo del rispetto dei diritti e dei costi sociali, puntare solo su un ruolo politico di potenza civile ma deve anche  promuovere i propri interessi nel pianeta più coerentemente, da un’altra nemmeno è pensabile difendere soltanto sicurezze acquisite, all’interno come all’esterno: a metà del 2011 bisognerà arrivare alla riforma del patto di stabilità e crescita e  le richieste di garanzie di rigore da parte di tutti, richieste provenienti da membri come la Germania e vari paesi dell’area nord del continente, nascono dal fatto che spesso questi paesi hanno dovuto accollarsi spese delle aree a sud ed a est.

Guardando all’esterno, dall’Europa sono state mosse critiche agli Stati Uniti per gli effetti globali ipotizzabili in merito a misure con le quali gli Usa cercano di risollevare legittimamente il proprio mercato interno (ad esempio la svalutazione del dollaro attraverso l’acquisto di titoli pubblici) ma forse piuttosto che valutare gli eventi in ordine sparso occorrerebbe pensare in prospettiva alla realtà geopolitica attuale, dove tutto il mondo occidentale recepisce positivamente la tutela del livello della qualità della vita in Europa come in America e dove è improbabile che Spagna, Germania, Italia, Polonia, Uk vadano a integrarsi rapidamente con Cina, Federazione Russa, India o con altre regioni peraltro apertamente impegnate in azioni autonome di influenza o di cooperazione con i vicini.

Il compito realistico nel medio e lunghissimo periodo per la UE è avviare una strettissima cooperazione con il resto dell’Occidente, Stati Uniti in testa, sugli stessi temi di cui si dibatte a Strasburgo cioè azioni anticrisi, prospettive di sviluppo e promozione dei diritti, fino ad arrivare alla stessa compattezza con cui questi argomenti vengono proposti all’esterno da altri soggetti geopolitici (spesso lontanissimi per sensibilità e problemi dall’area politicoculturale occidentale ed europea). Per svolgere un compito simile  l’Europa deve completare la sua integrazione istituzionale e politica e poi sociale ed economica, invertendo in qualche modo la priorità delle questioni economiche che ne ha fatto un gigante troppo assente sia nelle vicende globali, sia agli occhi dei cittadini che nel supporto ai vicini come gli Usa. Le dimensioni cui l’Europa è giunta portano responsabilità cui  non deve sottrarsi.