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AFRICA|L’ombra di Al-Qaeda sulla pace in Somalia

Colpite la sede Onu e l’ambasciata etipope, il palazzo presidenziale e la polizia. Venticinque morti e decine di feriti tra i civili. La deplorazione delle Nazioni Unite

di Simone Di Stefano/SG

Hanno scelto con cura gli obiettivi da colpire ed hanno agito, si può dire indisturbati, colpendo la sede dell’Onu, l’ambasciata etiopica, il palazzo presidenziale e la polizia locale. Diverse esplosioni che si  sono verificate quasi in contemporanea, attorno alle nove di ieri mattina (le sette italiane) a Hargeisa, capitale del Somaliland, e Bosaso, principale cittdel Puntland e feudo di origine del presidente somalo Abdullahi Yusuf.

In Somalia ed in particolare Puntland e Somaliland, si vivono dunque giorni di angoscia anche se forse quelli non sono mai finiti. Queste due regioni, autonome da oltre un decennio, sono la meta dichiarata dei fondamentalisti di allargare il raggio d’azione oltre i confini strettamente somali. Guerriglieri legati ad Al-Qaeda sembrerebbe, almeno stando a ciò che ha riferito ieri l’assistente del segretario di Stato Usa per l’Africa, Jendayi Frazer, anche perché la tecnica di attacco avrebbe tutte le caratteristiche di quella che ha avuto la sua «fortuna» in Iraq, dove proprio Al-Qaeda aveva estesa la sua influenza.

Kamikaze, pronti a sacrificare la propria vita in cambio della «salvezza» promessa, i cui obiettivi evidentemente sono coloro che hanno invaso il territorio somalo con l’intento di mettere pace, vale a dire le Nazioni Unite e l’intera comunità internazionale operante in terra somala. A Perch oggi si scava tra le macerie e si rimuovono i detriti causati dalle esplosioni. Autobombe che si sono infrante contro le mura, i corpi di guardia, dei luoghi presi di mira. A Bosaso sono morti sei agenti, ma in totale il bilancio ufficiale dei morti nei vari attacchi­ è di 25 vittime e decine di feriti. Dagli ospedali parlano addirittura del doppio, tra cui ci sarebbero decine di civili.

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AFRICA|Bomba a Mogadiscio, venti morti

Per la maggior parte erano donne. Nell’attentato sono rimaste ferite circa altre quaranta persone. Nessuna rivendicazione ma tutto lascia pensare agli integralisti islamici

Sono morte mentre stavano pulendo le strade della loro città, Mogadiscio. Venti persone, di cui la maggior parte sono donne, hanno perso la vita ieri in un attentato, dilaniate dalla potenza di una bomba scoppiata nel quartiere K4, nella zona sud della capitale somala. Un bilancio terribile che rischia di diventare ancora più grave per i tanti feriti, almeno altre 40 persone, che lo scoppio ha causato. Tra questi alcuni sarebbero in fin di vita o in condizioni del tutto precarie. Le donne, aiutate da una ong locale si erano riunite per ripulire l’area, come ha spiegato Hasan Abdi Mohamed, testimone oculare della strage: «Stavano ripulendo la via quando una grande esplosione ha scosso l’intero sobborgo. Ho contato 15 corpi di donne fatte a pezzi».

Il movente dell’attentato non è stato reso noto, nessuno sembra averlo rivendicato. Le piste che stanno seguendo le autorità del governo somalo sono molteplici ma le modalità con cui è stato compiuto fanno ritenere che si tratti di militanti islamici.

Nel 2006 il governo somalo, con l’appoggio delle truppe etiopi e successivamente anche di quelle degli Stati Uniti, riuscì nell’intento di cacciare dalla Somalia le Corti islamiche che fino a quel momento avevano il controllo della città e di parte dell’intero paese. Un periodo che per la Somalia significò migliaia di morti e devastazioni, con i militari della vicina Etiopia che intervennero in aiuto del governo provvisorio, cacciato dalla capitale. L’ondata di sangue non risparmiò nessuno, tanto da suscitare lo sdegno dell’Unione Africana , della Lega Araba e dell’Igad (Autorità intergovernativa per lo sviluppo).

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INTERNAZIONALE|I pirati del XXI secolo

Aumentano le attività di pirateria. Somalia e Nigeria in testa. Tra le cause la crescente attività legata alla Somalia e alla costa nigeriana nel Golfo di Lagos. In difesa delle navi mercantili quelle militari, ma non sempre si è fortunati. Il rischio di essere saccheggiati, rapiti e a volte uccisi resta molto alto

di Simone Di Stefano – Articolo pubblicato il 12 – 07 – 2008 su Dazebao, l’informazione on line

Non hanno galeoni con cannoni puntati sul nemico e non hanno spade da brandire gridando «all’arrembaggio». Navigano invece potenti e agili gommoni, che adottano per avvicinare le navi mercantili di passaggio lungo le coste e puntando i loro Kalashnikov sui ponti di coperta dei malcapitati saccheggiano e se ne vanno. È la nuova classe di pirati, bucanieri di nuova generazione. E l’Africa resta il punto nevralgico per le attività di pirateria in tutto il mondo. Il primo trimestre del 2008 ha fatto registrare un aumento delle attività legate ad attacchi di questo genere e, secondo l’International Maritime Bureau, le coste al largo di Nigeria e Somalia sono quelle maggiormente prese di mira.

Se invece si prende in considerazione la prima metà del 2008 i numeri sono ancora più indicativi: 114 attacchi pirata in tutto il mondo, cifra leggermente inferiore ai 126 registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Di questi ben 62 attacchi si sono verificati nel secondo trimestre, mentre i restanti 52 nel primo. «La frequenza e il livello di violenza diretta contro i marinai è una fonte di preoccupazione. Il rapimento di membri degli equipaggi e il crescente impiego di armi automatiche restano inaccettabili», ha detto il direttore del Imb, Pottengal Mukundan.

L’organo di studio e controllo che si occupa di monitorare il fenomeno crescente degli attacchi di pirateria è il Centro Informazioni sulla pirateria, una sezione del Imb, con sede a Kuala Lumpur. Le acque africane sono le più colpite e sempre più spesso si sentono navi, anche militari a volte, prese di mira. In Somalia sono stati 24 gli attacchi nella sola prima metà di quest’anno, in Nigeria 18. «L’aumento di tali atti – fanno sapere dal Imb – è direttamente collegato alla crescente attività dei pirati dalla Somalia e il Golfo di Aden in particolare», spiegando quindi il trend al rialzo.

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