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Presentato il libro “Incontri con il Che”

L'America Latina ancora oggi una questione sociale aperta

L’America Latina ancora oggi una questione sociale aperta

La pubblicazione di Stefano Campetella, che ha a lungo lavorato a Cuba, invita ad approfondire l’itinerario compiuto dai diritti sociali in America Latina

Oggi pomeriggio ha avuto luogo la presentazione del libro “Incontri con il Che”, presso la Sala Mercede della Camera dei Deputati. Hanno partecipato al dibattito Stefano Polli (Esteri Ansa) e Roberto Di Giovan Paolo (Senato), Vincenzo Pergola (come ingegnere che ha rapporti professionali con il paese latinomericano) e Andrea Maresi (Rappresentanza del Parlamento Europeo per l’Italia).

L’autore, Stefano Campetella, è originario di Macerata e come ingnegnere ha operato in molti paesi, tra i quali appunto Cuba ed il Brasile. Nel 1959 si trovava a Cuba per dirigere la costruzione di uno stabilimento che si occupava di fertilizzanti. Nel corso del suo incarico conobbe Ernesto Che Guevara, all’epoca direttore dell’Instituto Nacional Para la Reforma Agraria. Il testo è edito da Liberilibri.

Dalle conversazioni tra l’ingegnere ed il medico nasce il libro che raccoglie la memoria di Campetella su questi incontri.  Il dibattito assume una rilevanza particolare mentre l’America Latina sta acquistando un crescente peso internazionale grazie alla progressiva soluzione dei problemi di diseguaglianza ed all’importanza riconosciuta ai diritti di partecipazione al progresso socioeconomica di tutte le parti della società.

Stefano Campetella ha sottolineato l’eredità positiva dell’influenza di Che Guevara a Cuba ed in America Latina soprattutto riguardo allo spirito di correttezza e di fiducia che anche nelle relazioni industriali caratterizzò quel primo sforzo del paese latinoamericano di aprirsi all’esterno, un tentativo purtroppo frenato in seguito dalle vicende storiche che hanno angustiato l’isola, stringendola tra l’embargo dell’economia di mercato all’esterno e l’avvitarsi del controllo dello stato sulle libertà individuali all’interno. Oggi la prospettiva che Cuba può coltivare è una apertura progressiva alle libertà democratiche associata al proseguimento delle conquiste sociali che la sua storia ha permesso.

Aldo Ciummo

Nuove regole per il rating nella UE

L’Europarlamento ha confermato oggi una normativa che limita le possibilità di speculazione da parte delle agenzie di rating
Secondo la nuova legislazione votata oggi dall’Europarlamento, le agenzie di rating potranno emettere giudizi non richiesti soltanto in periodi specifici e vedranno controllati in maniera più stringente i conflitti di interessi, inoltre ci sarà un tetto alle quote azionarie che queste agenzie potranno possedere negli enti che sono chiamate a valutare.
Gli investitori potranno richiedere i danni causati da rating infondati. Le nuove regole sono state concordate con il Consiglio della UE ed ora hanno passato l’esame parlamentare. Il relatore Leonardo Domenici (Socialisti e Democratici, Italia) ha descritto il testo come un passo in avanti che favorisce un rating interno alla UE e garantisce una pluralità di voci affidabili, incrinando l’oligopolio conosciuto fino ad oggi.
La nuova legislazione infatti introduce l’obbligo di spiegare nel dettaglio gli elementi che hanno condotto ad una determinata valutazione e scoraggia tentativi di influenzare politiche nazionali. In sintesi i rating non richiesti sul debito sovrano potranno essere pubblicati un paio di volte l’anno, in date stabilite alla fine dell’anno precedente e potranno essere pubblicati soltanto dopo la chiusura dei mercati europei.
Le agenzie di rating potranno essere citate in giudizio dagli investitori eventualmente danneggiati da note emanate in contrasto con le regole e si interviene nella riduzione dell’affidamento ai rating: istituti di credito e privati di investimento dovranno valutare in anticipo il rischio creditizio ed a questo scopo la Commissione europea svilupperà delle linee guida per la UE: entro il 2020 nessuna legislazione europea dovrà fare riferimento a rating esterni e il ruolo delle agenzie mondiali si ridurrà.
In casi di conflitti di interesse, le agenzie non potranno pubblicare rating, oppure dovranno informare gli azionisti sul conflitto di interessi esistente e sarà vietato anche possedere più del cinque per cento di diverse agenzie. La relazione è stata adottata con 579 voti a favore, 58 contrari, 60 astenuti, la relativa direttiva ha avuto 599 voti a favore, 27 contrari, 68 astenuti.
Aldo Ciummo

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L’europarlamento: UE più responsabile nel mercato mondiale

Gli eurodeputati hanno chiesto una maggiore tutela delle produzioni tipiche dei paesi in via di sviluppo di fronte agli abusi da parte di aziende multinazionali

 

 

Nel mercato mondiale accade spesso che le multinazionali siano in grado di esercitare quella che viene definita “biopirateria”, cioè lo sfruttamento di piante con proprietà medicinali ed altri prodotti tipici di alcuni paesi in via di sviluppo, senza condividere minimamente i profitti con le popolazioni dei luoghi, la prevenzione di questo abuso è stata discussa in una risoluzione approvata martedì 15 gennaio dall’Europarlamento.

Nel testo (si tratta di una risoluzione non legislativa) si afferma che la pratica di brevettare e commercializzare conoscenze tradizionali e risorse genetiche di interi paesi può nuocere allo sviluppo socioeconomico delle aree geografiche interessate dal fenomeno e che dal momento che più dei due terzi delle popolazioni dei paesi poveri dipendono in maniera diretta dalla biodiversità per quanto riguarda la loro sopravvivenza, gli effetti prevedibili di questo fenomeno di sfruttamento da parte di realtà più forti ed organizzate come molte multinazionali sono dirompenti per intere regioni.

Il paradosso di fronte al quale ci si trova è che se la maggior parte del patrimonio biologico del mondo è situato nei paesi in via di sviluppo, contemporaneamente la maggioranza dei brevetti è detenuta dai paesi sviluppati. Le norme concernenti le risorse naturali e le conoscenze tradizionali sono variabili e lacunose e molte aziende approfittano di questa situazione per ricavare un profitto senza cederne una parte alle comunità locali nel quale questo ha la sua origine. La relatrice Catherine Grèze (Verdi, Francia) ha sottolineato questa criticità della normativa internazionale. Gli eurodeputati chiedono che la concessione del brevetto possa essere effettuata solo dopo l’accertamento della provenienza del sapere contenuto nella descrizione e soltanto in presenza del consenso delle autorità del paese in cui tale sapere ha origine e che sia prevista una condivisione dei benefici economici, a supporto dello sviluppo del paese che fornisce il suo consenso.

L’Unione Europea, per arrivare davvero ad un risultato che garantisca una equità nei confronti di regioni del mondo che si trovano in una condizione svantaggiata, dovrebbe modificare sostanzialmente il suo atteggiamento, evitando di proporre ai paesi in via di sviluppo accordi commercali onnicomprensivi, che hanno come risultato una cessione della proprietà intellettuale (riguardante ad esempio sementi e farmaci) e anzi la UE dovrebbe dare il suo contributo nell’elaborazione di istituzioni apposite che proteggano le comunità locali da fenomeni di espropriazione dei loro saperi. La Commissione si è mossa in questa direzione, implementando il protocollo di Nagoya, un documento che tutela i diritti di tutti i paesi in merito all’uso di risorse genetiche e di conoscenza tradizionale.

Aldo Ciummo

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UE, si apre la presidenza irlandese

Il 2013 comincia con impegni difficili, il leader laburista e Ministro degli Esteri irlandese Eamon Gilmore le ha interpretate attraverso una prospettiva europeistaEamon Gilmore, Vice Primo Ministro (Tànaiste) e Ministro degli Esteri e del Commercio della Repubblica dell’Eire ha voluto fare, al termine del 2012, un significativo intervento a sostegno dell’Europa. L’irlanda (entrata a far parte della UE nel 1973 assieme a Regno Unito e Danimarca) rappresenta una delle nazioni più europeiste, favorevoli all’integrazione ed accoglienti nell’inserimento dei nuovi cittadini e la sua economia, in seguito alla crisi abbattutasi sulla Ue, si sta riprendendo in maniera dinamica, in particolare nella crescita della produzione.

Gilmore, che fa parte del Labour Party (al governo assieme al Fine Gael guidato dal Primo Ministro Enda Kenny) ha sottolineato, in un intervento sull’Irish Times l’importanza che l’Unione Europea ha dimostrato in favore dello sviluppo socioeconomico degli stati componenti, soffermandosi in particolare sugli effetti positivi che l’appartenenza alla comunità economica e politica ha suscitato in Irlanda. Il laburista ha ricordato come ora, nel quarantesimo anniversario dell’ingresso della repubblica nella Ue, l’Irlanda si ritrovi cambiata in meglio rispetto al 1973, che è stato l’inizio del percorso che oggi la vede di nuovo nel ruolo della presidenza semestrale. Quattro decenni fa l’Eire era economicamente frenata dall’isolamento commerciale.

La Politica Agricola Comune è stata al centro dell’intervento di Gilmore, sebbene il Labour Party non abbia mai avuto la sua base nella popolazione impegnata nell’agricoltura, invece storicamente sostenitrice del Fianna Fàil (Centrodestra) ed in parte del Fine Gael (Centro). La Politica Agricola Comune (PAC) ha determinato uno sviluppo economico del settore agricolo e quindi l’elevamento delle condizioni di vita degli abitanti delle campagne, in decenni in cui agricoltura e allevamento, tuttora voci importanti nella produzione, erano centrali. Ifondi strutturali europei sono stati motori della crescita infrastrutturale, che ha reso possibile negli anni novanta l’afflusso di investimenti esteri e la conclusione definitiva dell’emigrazione.

Progressivamente, l’Irlanda si è orientata all’interno del contesto europeo e come lo stesso Gilmore ha voluto rimarcare il prodotto interno lordo pro capite, che ancora all’inizio degli anni novanta era di quasi un terzo minore rispetto alla media europea, è oggi al di sopra di questa, sia pure in presenza di problemi che non si possono negare. L’intervento di unMinistro di primo piano dell’esecutivo irlandese è un segnale evidente della prospettiva che la repubblica assume in occasione della sua presidenza, in forza di una tradizione impregnata di europeismo, prospettiva tracciata su coordinate che sono consapevolezza dei problemi e delle opportunità comuni e attenzione alle difficoltà sociali e politiche che la UE sta vivendo.

Un altro capitolo molto importante sul quale Gilmore si è soffermato nel suo intervento è stato l’urgenza, in una economia globale fortemente interrelata come quella attuale, di approntare accordi di cooperazione rafforzata tra Unione Europea e partner strategici come Australia, Stati Uniti, Canada, compito nel quale componenti della comunità come Irlanda e UK possono fornire indicazioni preziose, dato che nelle scommesse che attendono i protagonisti della geopolitica in un contesto internazionale in rapido mutamento sarà sempre più vitale l’accelerazione della collaborazione all’interno dell’Occidente e delle realtà istituzionali che storicamente condividono le prospettive dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.

Aldo Ciummo

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Lofoten islands, an unique natural environment

The archipelago that is at the center of many debates on assumptions related to the presence of oil, attracts visitors from all over the world and it is also very important for fishing

Crossing the Lofoten islands, which snow-capped mountains rise from the water next to typical fishing villages, means lay our eyes on an unique environment. From 2006 the Norwegian Parliament discusses the hypothesis to carry out tests on the presence of oil in the archipelago, but the government’s program, which was updated in 2010, does not require drilling in this area.

The government in 2011 has postponed decisions in Lofoten, Vesterålen and Senja at after the elections of 2013 and decided not to open the area to the exploration neither in the period 2013-2017, before the conclusion of a statement of environmental impact. In the local community there are different opinions, because fishing has known a significant decline and the fleet, which in the period after the WWII had one hundred and twenty thousand ships, amounts today at only twelve thousand vessels.

Among the environmental organizations most active in countering the hypothesis of mining activities there are “Norges Naturnvernforbundet” committed to the protection of the area for the benefit of the younger generation and “Folkeaksjonen”, which is also determined to ensure the protection of the environment in the archipelago. The area of Lofoten, Vesterålen and Andøya is from an ecological point of view a real treasure, a marine area with one of the greatest biological diversity in the world: there lay their eggs a lot of different species of fish, such as cod and herring. Off the island of Røst there is the largest coral reef in cold waters and the largest colony of puffins on the planet, while the area near Andøya is important for many types of whales. More than one thousand islands base their economy nowadays on the presence of visitors from all over the world and the preservation of the environment. If in summer the area is beautiful, in the winter the islands are famous for features lights that enliven the night sky.

The culture of the coast remains recognizable: fishing is already a vital activity for the region and everyone can see its daily importance. Commercial activities off the coasts of Lofoten, Vesterålen and Senja are driven by the Management Plan for the Barents Sea and the waters of the archipelago of Lofoten. The Agency for Climate and Pollution, the Institute of Marine Research, the Directorate for Nature Management, the Norwegian Polar Institute are aware of the complex morphology of the places and with the issues connected in cases of installations close to coast, where actions to protect the integrity of the environment are more difficult. Norway is one of the leaders of the new alternative energy and therefore many people think that it would be better to focus on renewable sources, while international companies in the oil and gas industry point on new promises of the development related with the classical energy sources.

In the Lofoten Islands there are also some interesting architectural evidences connected with the long presence of fishermen in the archipelago: many maritime excursions leave to Vestfjord with the aim to show them to the visitors, and it is also possible to rent boats while excursions are available for all the neighboring islands. Travelers can also go for whale watching in excursions organized for this purpose, while an other interesting destination is the Trollfjord. Tourists love excursions in the mountains that rise everywhere on these unique islands and it is possible to visit the islands of the archipelago by renting bicycles or cars. Lofoten tourists can also engage in climbing, horse riding and visit the exhibition illustrating the life of fishermen in these places. There are also many art galleries: the painters of course did not remain insensitive to the unique atmosphere of this archipelago.

Aldo Ciummo

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A Roma in Piazza della Libertà dibattito sulla UE

Il Movimento Federalista Europeo, sede “Altiero Spinelli” promuove il dibattito sull’Unione Europea mercoledì 28 novembre in un momento difficile per l’eurozonaA Roma mercoledì si svolge l’iniziativa del Movimento Federalista Europeo, che fondato da Altiero Spinelli con altri antifascisti nel secondo dopoguerra ha sempre sostenuto la necessità di arrivare ad una vera federazione europea. Di fronte all’Unione Europea di oggi, stretta tra la crisi economica globale e la crescita di estremismi sfavorevoli all’unificazione delle politiche europee, le difficoltà dell’area euro sembrano legarsi alle incertezze della Ue a ventisette.

Il rilancio della federazione europea è la proposta centrale del Movimento Federalista Europeo, di cui fanno parte persone di diversi orientamenti politici. Nella riunione del 28 novembre tutti gli europeisti potranno intervenire, l’incontro si svolge nella sede di Piazza della Libertà 13. Parteciperanno tra gli altri Sergio Bellucci (NetLeft), Ines Caloisi (TIA Formazione), Roberto Ceccarelli (Sinistra Europea), Roberto di Giovanpaolo (Senato), Federico Eichberg (Fare Futuro), Sandro Gozi (Camera dei Deputati), Francesco Gui (Presidente Movimento Federalista Europeo Lazio) Lorenzo Marsili (European Alternatives), Stefano Milia (Cime), Federica Mogherini (Camera dei Deputati), Gianni Pittella (Europarlamento), David Sassoli(Europarlamento), Alcide Scarabino (vice segretario MFE Roma), Patrizia Sentinelli (AltraMente), Debora Serracchiani (Europarlamento), Tommaso Visone (Presidente GFE Roma), Valerio Zanone (Fondazione Luigi Einaudi), oltre a Paolo Acunzo (vicesegretario nazionale MFE) ed a Paolo Ponzano (Presidente Movimento Federalista Europeo, Roma).

Aldo Ciummo

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Riconferma di Obama, Occidente più unito

Problemi ed obiettivi comuni per UE ed USA nel prossimo futuro

Problemi ed obiettivi comuni per UE ed USA nel prossimo futuro

I risultati delle elezioni mantengono gli Stati Uniti nel percorso di riforme sociali e strategia di crescita determinanti anche per il resto dell’area euroatlantica

Il candidato democratico Barack Obama, presidente riconfermato nelle elezioni presidenziali statunitensi, ha prevalso sia nel conteggio dei grandi elettori designati stato per stato che nelle proporzioni elettorali nazionali. Le proposte liberiste ripresentate all’elettorato americano dai Repubblicani di Mitt Romney non hanno convinto la maggioranza dei cittadini (compresi quelli che hanno assistito alla campagna elettorale dal resto del mondo) e difficilmente avrebbero potuto, dato che se ne vedono i risultati socioeconomici disastrosi in tutto l’occidente, da quando le presidenze Bush hanno innescato definitivamente la crisi mondiale, inasprendo le diseguaglianze sociali e le licenze della finanza.

I problemi finanziari e sociali degli Stati Uniti travalicano ovviamente le differenze tra le proposte di governo e affondano le loro radici non solo nella delega in bianco che dagli anni ottanta in poi sono state accordate all’economia finanziarizzata, ma anche nella pressione economica che l’Occidente affronta con la concorrenza spesso sleale e segnata da condizioni inaccettabili del lavoro e del ruolo totalizzante dello stato da parte di paesi emergenti il cui peso è cresciuto rapidamente negli ultimi due decenni.

Romney, con tutte le critiche che giustamente vengono rivolte alla campagna condotta ed ai contenuti che l’hanno caratterizzata, ha proposto il suo appoggio all’esecutivo che entrerà in carica e (sempre nell’immediato lasso di tempo che ha seguito le elezioni) il presidente eletto Barack Obama ha espresso delle congratulazioni all’avversario. Molto diverso è stato il trattamento degli avversari degli esecutivi di Cina e Federazione Russa in questi anni, lo stesso si può osservare anche di strani alleati della UE come Turchia e Pakistan, dove la prospettiva dei nati dalle minoranze nazionali si distanzia significativamente dall’opportunità di raggiungere le più alte cariche dello stato.

E’ positivo per l’Europa il fatto che le spinte isolazioniste e militariste allo stesso tempo, che hanno spesso condizionato i Repubblicani, siano state rigettate (assieme ad una proposta liberista che non ha ancora finito di causare danni anche nell’Unione Europea, una ripetizione di politiche economiche ultraconservatrici che oggi sono promosse dai tecnici) gli Stati Uniti hanno iniziato a superare quelle tendenze conservatrici con riforme sociali come l’estensione dei diritti alla sanità pubblica e con politiche di crescita che stanno già dimostrando effetti concreti. Ma tutto l’esempio che si è sviluppato durante la campagna, dalle primarie che hanno dato effettivamente la possibilità di scegliere i candidati ad elettorati di diverso orientamento nei diversi stati, fino all’atteggiamento propositivo della formazione battuta nelle consultazioni, rappresentano un sistema di coesione che difficilmente può essere archiviato come formalità. Le regole civili sono importanti, l’Unione Europea farebbe bene a darsene, al di là di manuali e vincoli fiscali.

Inoltre, l’attesa per i risultati in tutte le capitali dei ventisette, dovuta alla consapevolezza dei danni che una nuova presidenza liberista dopo quelle di Bush Junior avrebbe apportato anche alla Ue, ha mostrato in modo evidente l’interrelazione tra le due maggiori economie dell’occidente, Usa e Ue, legame che la crisi aveva già sottolineato in maniera pesante. Stati Uniti ed Europa servono all’Occidente, un’area geopolitica indubbiamente accomunata dalla promozione del pluralismo, dell’economia sociale di mercato, dei diritti del lavoro, le gravi contraddizioni che esistono in questa regione del mondo vanno risolte facendo leva su questi princìpi, se si intende dirigersi verso una nuova crescita socioeconomica. Gli Stati Uniti se non intendono restare schiacciati dal debito e dalle diseguaglianze hanno bisogno di restituire diritti agli immigrati e cittadinanza alle fasce svantaggiate della popolazione, hanno necessità della crescita dell’Europa. L’Unione Europea se intende evitare ritorni alla frammentazione economica e politica deve accelerare l’integrazione, rendendo effettiva la sua costituzione, superando l’impostazione liberista ricalcata su una visione degli Usa sorpassata da lustri e cooperando con gli Usa.

Cina e Federazione Russa, sono realtà emergenti ed interessanti, ma non sono modelli nè di pluralismo, nè di economia sociale di mercato, nè tantomeno di diritti del lavoro. Europa e Stati Uniti sono limitate da carenze strutturali, però hanno sviluppato (a livelli molto alti di resistenza alle instabilità) quelle che chiamiamo strutture democratiche e che come il presidente rieletto ha ricordato in un passaggio del suo discorso sono comprensibilmente oggetto di speranze in molte parti del mondo: questo mondo è in rapido mutamento e registra una crescita di peso da parte di stati emergenti spesso non accompagnata da una altrettanto rapida maturazione democratica nei paesi interessati, Unione Europea e Stati Uniti dovranno formare un Occidente sempre più unito se vorranno restare interi, a vantaggio anche delle altre aree geopolitiche come è stato storicamente.

Aldo Ciummo

 

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Si avvicina l’Oslo World Music Festival

Prenderà il via il 30 ottobre l’Oslo World Music Festival, che andrà avanti fino al 4 novembre coinvolgendo più di duecento artisti di tutto il mondo

Il 30 ottobre prenderà il via l’Oslo World Music Festival, che andrà avanti fino al 4 novembre e coinvolgerà più di 200 artisti provenienti da tutte le parti del mondo. Oslo è una meta nota per eventi internazionali, oltre che per le competizioni sportive. Tra gli appuntamenti musicali, spicca anche  l’Oyafestivalen, festival rock, ma non bisogna dimenticare  l’Oslo Jazz Festival e l’Oslo chamber music festival.

Per chi è sportivo poi Oslo offre una gamma di attività ancora più ricca, dalla navigazione al nuoto, dalla pesca alle gite in barca, per non parlare delle vicine colline e montagne. Tra gli eventi sportivi c’è l’Holmenkollen Ski Festival, il Bislett Games, l’Holmenkollen Relay Race. Ciclismo e sci hanno grande spazio, ma se si cerca solo di passare piacevolmente il tempo, c’è il Tusenfrid, noto parco dei divertimenti.

Riguardo le specialità che i turisti possono assaggiare, dal salmone al merluzzo e dalle aringhe ai frutti di mare, oltre ai ristoranti ci sono i caffè che li servono con i caratteristici panini in una grande varietà di ricette, ma non manca la carne, inclusa la renna. Zone apprezzate per gustare questi prodotti sono Karl Johan Gate, Aker Brigge, Majorstua e Grunerlokka.

Il piacere maggiore comunque resta passare da un paesaggio all’altro nell’area (250 kmq) dell’Oslofjord, zona di parchi e foreste con 343 laghi dove il clima, nonostante la collocazione a nord della capitale norvegese, è mitigato dalla corrente del Golfo del Messico e protetto dalle montagne, col risultato che il maggior numero di giornate soleggiate nel nordeuropa si verifica qui, tra la primavera e l’autunno.

Riguardo l’evento che sta attirando maggiore attenzione in questo momento, cioè l’Oslo World Music Festival, è già confermata la partecipazione tra gli altri di Ana Moura (Portogallo), Andreas Ljones (Norvegia), Angham Al-Rafidain Ensemble (Iraq), Lutan Fyah (Giamaica), Karima Nayt (Algeria), Kronos Quartet (Stati Uniti). Gli spettacoli si svolgeranno in diverse aree della città.

Aldo Ciummo

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E’ urgente una vera Europa federale

Per l’Unione Europea è il momento di agire nella politica economica e nella riforma degli strumenti di partecipazione per acquistare peso effettivo nel mondo

L’Europa si trova nel momento della scelta tra completare il tragitto della propria unificazione e vedersi invece scardinare i pochi capisaldi stabili dalla crisi economica globale, se le istituzioni continentali non vengono rafforzate da una effettiva partecipazione delle popolazioni alle decisioni, da una vera solidarietà tra gli stati ed all’interno delle varie società componenti la Ue e da rinnovati meccanismi decisionali che affidino all’Unione Europea gli strumenti per muoversi nel contesto internazionale con una voce sola.
La notizia dell’assegnazione del premio Nobel alla nostra Europa è un elemento positivo, tanto più che ci viene da uno stato come la Norvegia molto vicino alla UE, che coopera con la comunità e che è un modello di democrazia, equità sociale e pluralismo cui l’Unione Europea può guardare per migliorarsi, ma le istituzioni comunitarie hanno tanta strada da fare per seguire davvero gli obiettivi di pace e coesione indicati dai gruppi antifascisti e federalisti che hanno voluto l’Europa unita dopo la fine della seconda guerra mondiale e dopo i totalitarismi (al fine appunto di scongiurare il ritorno di questi fenomeni storici).
Manca, all’Europa basata soltanto sulla finanza, la prospettiva intessuta di economia sociale di mercato, scambio culturale e promozione sociale che fu alla base dei trattati del 1957. Il Movimento Federalista Europeo sta promuovendo una iniziativa che si svolgerà il 16 ottobre a Roma (“Per fermare la crisi: Federazione Europea subito!”). Dalla stretta economica e finanziaria non si può uscire soltanto con misure di austerità (per altro fortemente sbilanciate a favore di una parte avvantaggiata della società e in aggressione alle fasce più deboli nei paesi sotto pressione).
In assenza di iniziative europee adeguate, la recessione economica è, secondo i federalisti, un fattore che aggraverebbe l’erosione dei redditi e la rottura della coesione sociale. I paesi europei hanno bisogno gli uni degli altri, non fanno eccezioni quelli come la Germania la cui economia sta correndo di più, legati dai consumi dei propri prodotti in altri stati componenti.
Soprattutto è urgente la creazione di un vero governo democratico e federale (dei paesi dell’eurozona e della comunità nel suo insieme) dotato di un bilancio adeguato, ricorrendo anche ad una imposta sulle transazioni finanziarie che eviterebbe pesi ulteriori sulle finanze dei paesi. Le proposte europee attualmente in discussione (per giungere all’Unione bancaria, economica, fiscale) possono sortire effetti sostanziali soltanto se rientreranno in un itinerario costituente dell’unione politica europea, ma perchè si verifichi questo occorrono le forze sociali e dei cittadini a sostegno del progetto di integrazione.
Quello che il Movimento Federalista Europeo (formato da persone di tutti gli orientamenti politici) chiede è la nascita di una politica estera europea, di uno sviluppo sostenibile e di una iniziativa internazionale fondata sul coinvolgimento degli abitanti della comunità, attraverso la decisione (a livello di Consiglio europeo) di tempi certi per aprire una Convenzione o Assemblea costituente che rediga la Costituzione federale dell’Eurozona e prevede risorse adeguate per rilanciare l’economia europea. Al Parlamento Europeo si chiede di elaborare un progetto di revisione dei Trattati, per poter convocare al più presto questa assemblea ed organizzare un referendum europeo da abbinare alle elezioni comunitarie del 2014 per approvare la costituzione della Ue.
Aldo Ciummo

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L’austerità a senso unico aggredisce gli studenti

Gli esecutivi di destra tecnica attaccano l’istruzione, togliendo risorse al futuro per affidarle alla deregolamentazione e danneggiando il paese

Autunno dopo autunno si ripetono scene che vedono studenti di liceo e di università trattati con metodi polizieschi nelle piazze italiane, col solito strascico di richiesta di leggi securitarie da parte della consueta fascia di destra dello schieramento di grande coalizione tecnica. Ci sarà pure un motivo se in fatto di ricerca e sviluppo e in materia di energie alternative l’Italia arranca, dietro ad un numero consistente di stati più avanzati, che in tempo di crisi hanno ritenuto di rafforzare (e non di dissestare) l’istruzione ed hanno avuto tanta ragione che oggi trainano da soli tutta la UE.
Ma è un pò in tutta Europa che le destre conservatrici e coalizioni tecniche relegano studenti, professionisti, disoccupati e precari al ruolo di destinatari di campagne elettorali sempre meno convincenti,  tagliando contemporaneamente risorse all’istruzione, all’università, alla cultura, alla ricerca e soprattutto alle opportunità per la parte della popolazione che non è bocconiana di nascita (e a tutti quelli che probabilmente non frequenteranno le facoltà private, religiose, aziendali, specie in tempi di recessione).
E’ incerto se i maturandi, guardando alla situazione dei fratelli maggiori laureati, trovino il fegato di iscriversi alle università che a causa delle destre populiste e tecniche non assegneranno più borse di studio, ma presenteranno invece un salato conto in termini di tasse, il tutto sempre sovrastato dalla continua proposta della destra montiana, avvallata da quella berlusconiana, di abolire il valore legale del titolo di studio per favorire direttamente i dottori delle università cosidette prestigiose (cioè supportate dai privati, a pagamento e riservate ad una piccola parte della società italiana).
Non si vede proprio come si fa a non essere solidali con gli studenti di liceo e di università, lasciati soli dalla carente politica italiana a scontrarsi con una deprivazione di futuro (costituito dai mezzi culturali per competere nella società) tanto più grave perchè avviene in un paese come l’Italia, già fortemente arretrato in tema di istruzione e ricerca, come registra qualsiasi statistica da anni.
Un altro motivo per il quale gli studenti che coraggiosamente reagiscono (con una scarsissima attenzione della politica) meritano solidarietà è che mentre loro vengono trattati come sovversivi dai governi dell’austerità a senso unico (che protegge i più facoltosi e ripudia le patrimoniali), l’Italia si impoverisce con loro della risorsa più preziosa, l’istruzione, che non è solo il mezzo al quale secondo la Costituzione italiana avrebbero diritto per sviluppare il proprio futuro, ma è anche il valore aggiunto con il quale i paesi civili in quasi tutto il mondo occidentale stanno contrastando la crisi economica e ne stanno uscendo.
Danneggiare istruzione, sanità, ricerca, solidarietà, per proteggere invece prepotenze e feste di quella parte di Italia che promette venti miliardi di investimenti (e poi ne impiega uno contestualmente ad una campagna di smantellamento dei diritti dei lavoratori) non è solo un attacco premeditato da parte degli autori della crisi economica agli studenti di liceo e di università giustamente preoccupati per la desertificazione del loro futuro (programmata dalla destra tecnica e dalla destra populista con importanti appoggi confessionali ed ex-democratici) ma è anche una scelta in grado di compromettere gravemente la crescita dell’Italia, già arretrata a causa del numero esiguo dei laureati e della aperta ostilità del sistema paese a questi ultimi, segno distintivo negativo nei confronti di molti paesi vicini (e non) più sviluppati e sicuramente più proiettati verso il futuro. Poche forze politiche come Prc, IdV, Sel, Fiom esprimono la propria solidarietà a questa parte importante della società rappresentata dagli studenti.
Aldo Ciummo

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