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A Roma l’incontro di TILT con gli studenti

L’iniziativa si chiama prossima fermata “Esperanza”, incontro a Roma tra gli studenti cileni ed italiani, saranno presenti Nichi Vendola e Maurizio Landini

Sabato 11 febbraio al caffé letterario di via Ostiense 95 (Roma) si svolgerà l’incontro tra gli studenti italiani e cileni “Esperanza” promosso dalla rete “Tilt”, attiva in Italia sui temi del superamento del precariato, della diffusione dello sviluppo sostenibile e della partecipazione democratica di giovani, donne, immigrati.

Parteciperanno all’incontro Camila Vallejo, leader degli studenti cilena; il segretario della Fiom Cgil, Maurizio Landini; il presidente di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola; la portavoce nazionale di Tilt, Maria Pia Pizzolante e molti movimenti ed associazioni che non sono scomparsi durante gli anni del fallimento delle ricette liberiste, ma attraverso diverse iniziative di alternativa si sono confrontate arrivando in molti casi a lavorare insieme a nuove prospettive.

E’ diffusa la sensazione che viaggino ormai tutti assieme studenti, immigrati, persone che lavorano e che cercano di costruire progetti di partecipazione in tutta Europa come in altri paesi del Sud del Mondo che ormai è (per capacità di competere nell’economia mondiale e per squilibri nella distribuzione delle ricchezze che accompagnano anche da loro una fuorviante definizione di “sviluppo”) in molti casi occidente e come in molti altri paesi di un nord del mondo spesso in crisi sia nella sua posizione tradizionale di forza economica che nell’emergere delle contraddizioni sociali a questa connesse.

Forse non è un caso che quest’ultimo anno i mass media, in diverse occasioni, non siano riusciti a distinguere i manifestanti di Occupy Wall Street da quelli del Mediterraneo, e che i due livelli si siano quasi fusi, nella pratica e nei contenuti, nelle proteste che avvengono oggi sulla sponda sud dell’Europa, in Grecia ed altrove.”Incontrare Camilla Vallejo sarà come guardarsi allo specchio – dice la responsabile di Tilt Maria Pia Pizzolante, gli studenti che hanno scosso il Cile di Pinera sono parte della nostra stessa generazione, consapebole che una buona parte del futuro parte dallo studio e dalla formazione pubblica.”

Per TILT non si può parlare del sapere senza affrontare i nodi del lavoro. “Vallejo è cresciuta nella provincia di Santiago, che oggi racconta la stessa storia che potremmo sentire a Milano, Roma, Napoli, Palermo” spiega la responsabile di Tilt. Camilla Vallejo studia geografia all’Università del Cile ed il suo impegno politico, sfociato nel movimento degli studenti diventato centrale in Cile a partire dal giugno 2011, rispecchia quelli che hanno attraversato l’Italia nel 2010.

L’incontro di sabato è quindi soprattutto una occasione per parlare di sinistra politica e sindacale, uno spazio troppo a lungo lasciato vuoto dalle istituzioni e che in particolare le nuove generazioni stanno iniziando di nuovo a riempire, per difendersi dall’aggressione evidente e persistente da parte di ben determinate fasce di età e di reddito.

Aldo Ciummo

 

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Partecipazione e politiche sociali per una diversa Europa

Recentemente si è dibattutto a Roma sull’Iniziativa dei Cittadini Europei (prevista dal Trattato di Lisbona), nuove proposte vengono da SEL

Il 25 novembre a Roma ha avuto luogo un dibattito promosso dal Movimento Federalista Europeo sul tema della Federazione Europea, di quel New Deal europeo che viene visto come necessario da tutti coloro che pensano che difficilmente ci sarà qualsiasi ripresa in assenza di un ripensamento fattivo delle politiche che sono state attuate finora in Occidente. Nella discussione è stato dato molto spazio all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) perchè questa è lo strumento attraverso il quale le popolazioni possono concretamente incidere nella legislazione della comunità.

Il regolamento che descrive il funzionamento della ICE è stato approvato il 16 febbraio del 2011 e consente ad un milione di cittadini di almeno un quarto degli stati componenti la UE di invitare la Commissione Europea a proporre atti legislativi. Il comitato che avvia l’iniziativa deve essere formato da almeno sette cittadini della UE residenti in almeno sette diversi stati, il gruppo ha un anno a disposizione per raccogliere le dichiarazioni di sostegno. Lo strumento legislativo di cui si parla sarà concretamente operativo a partire dall’aprile 2012.

L’incontro è stato presieduto da Lucio Levi, presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo e dal presidente della sezione Mfe di Roma, Paolo Ponzano. Il Responsabile Immigrazione della Cgil, Pietro Soldini, ha proposto la ratifica della Convenzione dell’Onu sui diritti dei migranti, in modo da arrivare ad una politica europea unica in materia di immigrazione, unitamente alla concessione della cittadinanza di residenza a chiunque viva in uno stato componente la UE per un lungo periodo.

Beppe Allegri, per il Basic Income Network, ha presentato la proposta dell’introduzione del reddito minimo, una disposizione assente solo in Italia ed in Grecia per quanto riguarda la UE. Da Sinistra e Libertà è venuto il contributo di Sergio Bellucci (comitato scientifico SEL) al dibattito, sul superamento degli eserciti nazionali attraverso un unico esercito europeo con conseguente riduzione delle spese militari oggi enormi. Si tratta di tutte questioni che andrebbero ormai inquadrate nel contesto continentale.

Aldo Ciummo

 

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Cgil difende l’Italia da una crisi voluta dalle destre

I lavoratori difendono il paese oggi come sessantasei anni fa, l’Italia rischia di diventare un fardello aggiuntivo per la UE al termine di una crisi che è sinonimo di neoliberismo

di  Aldo Ciummo

La soluzione individuata dalla politica mondiale alla crisi è stata da una parte chiudere la stalla quando i buoi erano scappati, imponendo finalmente qualche regola ai soggetti privati che avevano determinato la crisi fornendo libertà illimitata di speculazione attraverso strumenti finanziari di cui non si erano valutati i rischi, dall’altra accollare i costi dei fallimenti delle politiche neoliberiste a chi ne aveva già pagato i danni: le fasce povere delle nazioni più colpite dalla crisi (l’ulteriore redistribuzione del reddito verso le parti della popolazione che concentrano la stragrande maggioranza delle risorse e delle opportunità nelle proprie disponibilità viene chiamata così), le fasce in difficoltà e l’ex ceto medio ormai al fianco di queste.

In Italia le decisioni prese a seguito delle difficoltà delle borse assomigliano più che a contromisure a una prosecuzione in salsa italiana (priva di parvenze o accenni di richiesta di sacrifici a soggetti pubblici e privati che aggravano con le proprie scarse capacità gli effetti degli eventi) delle politiche avviate negli anni ’80 dalle destre mondiali ed estremizzate negli anni ’90, con una ulteriore sottrazione di partecipazione ottenuta con le stagioni militari del 2001-3, le cui spese continuano a pieno regime oggi.

Questa manovra è stata imposta al paese in virtù di una maggioranza di deputati non eletti direttamente ma nominati, da liste la cui composizione rispecchia una piccola parte del panorama sociale italiano, perchè i costi elettorali in epoca di campagne televisive e di abdicazione delle forze politiche organizzate rispetto al proprio ruolo crea una situazione di notabilato che stride con una costituzione che è sulla carta un modello e che è stata conquistata a caro prezzo e conservata con sforzi non trascurabili (nel 1959, nel 1968, durante gli anni settanta e attraverso sacrifici non indifferenti di lavoratori e sindacati fino ad oggi).

Anche stendendo un velo pietoso su confronti con aree dell’Europa che si trovano in condizioni migliori non per grazia ricevuta ma per scelte oculate (valga per tutte la Germania che taglia molto ma investe sull’ istruzione, non è casuale che poi la sua industria cresca proprio nei settori a più alto valore aggiunto e tasso di conoscenza), le lezioni degli economisti, in gran parte appartenenti a fasce della popolazione meno colpiti dalla crisi, non possono nascondere il fatto che l’aumento della disoccupazione è un fatto fortemente recessivo e decisamente favorito dagli aumenti dell’età pensionabili prima e adesso da leggi incostituzionali che reintroducono surrettiziamente l’indebolimento dell’articolo 18, un chiodo fisso del Centrodestra italiano che era stato sonoramente bocciato da un referendum apposito.

Indebolire lo Statuto dei Lavoratori con l’introduzione del principio della deroga contenuto nell’articolo 8 della manovra voluta dal Governo mira chiaramente all’indebolimento di una categoria, rappresentata dai sindacati e soprattutto dal sindacato che più concretamente è stato vicino a coloro che lavorano effettivamente, la Cgil. Questa categoria è una sorta di roccia che con l’appoggio di altri gruppi come gli studenti permette alla costituzione italiana di non franare, in una Italia dove la solidarietà sociale è destrutturata dalle enormi difficoltà (determinate dalle politiche economiche) che colpiscono immigrati, precari, giovani e che rendono tuttora poco coordinate le iniziative pur importanti che tutti questi diversi soggetti pongono in atto per difendere il proprio futuro ed il proprio paese.

Laddove le differenti realtà sane della società hanno trovato, come a Milano nella campagna per Pisapia, un punto di incontro per abbattere questo tipo di destra particolarmente virulento nei confronti dei valori costruiti nella storia dell’Italia democratica e delle condizioni di democrazia sostanziale che necessariamente a questi si accompagnano, è stato possibile avviare percorsi di ricostruzione del tessuto sociale o almeno delle regole essenziali che lo sottraggono alla creazione di situazioni monopoliste che portano al declino economico ed alla regressione civile. Qualsiasi itinerario tracciato per fuoriuscire dalla stretta dei settori oggi più aggressivi nei confronti dei più deboli e di ogni straccio di regola che resiste per tutelarli però non può fare a meno dell’appoggio alla categoria dei lavoratori, quella che organizzandosi nei sindacati ha più contribuito a costruire l’Italia così come la conosciamo e come è stata capace di proiettarsi in una Europa della solidarietà e della conoscenza, un progetto che si incrinerebbe se si permette che il paese venga consegnato definitamente alla morsa di monopoli interni e speculazioni globali.

L’ Europa chiede garanzie per i migranti stagionali impiegati illegalmente

 

La delegazione della Commissione Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni del Parlamento Europeo sarà a Rosarno dal 15 al 17 febbraio.
 
 
di Aldo Ciummo
 
 
A Rosarno il 7 ed 8 gennaio la befana ha portato soltanto carbone, il residuo scuro delle garanzie democratiche. Garantite soltanto a chi è nato in Italia, concesse a malapena a chi, pur avendo conquinstato un permesso di lavoro, rimane nel limbo del lavoro sottopagato nei campi. Per altri, quelli arrivati sulle nostre coste “clandestinamente”, il riconoscimento del diritto all’esistenza è del tutto assente.  Ed il 7 gennaio ha portato alla luce anche “il carbone” dell’Europa, che deve fare i conti con i confini sui quali si gioc la scommessa di diventare una patria di diritti aperta al mondo, piuttosto che una fortezza dove si consuma una messinscena identitaria.
 
Per questo acquista una rilevanza particolare la prossima visita a Rosarno della commissione per le Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo, presieduta da Fernando Lopez Aguilar e composta da undici deputati europei, tra i quali gli italiani Salvatore Iacolino (vice presidente della commissione LIBE), Roberta Angelilli (vice presidente del Parlamento Europeo), Mario Borghezio, Clemente Mastella e Gianni Vattimo.
 
L’assemblea elettiva della comunità sta effettuando una revisione delle norme comunitarie in materia di immigrazione e di lavoro e chiede maggiori garanzie per i lavoratori migranti stagionali provenienti da paesi terzi ed impiegati illegalmente negli stati europei.
 
La delegazione per prima cosa incontrerà le autorità regionali di Reggio Calabria, il Presidente della regione Agazio Loiero, il prefetto Luigi Varratta ed il questore Carmelo Casabona, mentre martedì 16 febbraio si terrà una riunione con le autorità locali di Rosarno, in presenza anche del commissario straordinario per il comune di Rosarno, Domenico Bagnato.
 
Successivamente si svolgeranno due sessioni, una per consentire il confronto con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali (CGIL, Sergio Genco, Cisl, Paolo Tramonti, UIL, Roberto Castagna) e delle associazioni agricole (CIA, Giuseppe Mangone, Confagricoltori Nicola Cilento, Coldiretti Pietro Molinaro); un altro incontro invece con i rappresentanti delle associazioni Caritas e Croce Rossa e delle ONG (LIBERA, Don Pino De Masi, ARCI, Filippo Miraglia, MSF, Rolando Magnano) che lavorano nell’assistenza agli immigrati e nella lotta alla criminalità organizzata in questa area.
 
Mercoledì 17 febbraio la delegazione si sposterà a Roma, dove incontrerà il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca e del vice capo Missione Italia di Medici senza Frontiere, Rolando Magnano e parteciperà all’incontro con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Chiuderà i lavori l’incontro con il procuratore anti-mafia Pietro Grasso.

Questa è l’America

 
 

Bandiera USA

L’anno si chiude con l’approvazione della riforma sanitaria anche da parte del Senato americano. Gli Stati Uniti introducono il diritto universale alla salute, così facendo modificano quello che era un sistema incompleto e dimostrano che i cambiamenti in presenza di consolidate libertà sono possibili. Dopo l’elezione del figlio di un immigrato a presidente e di una donna a vicepresidente, l’anno nuovo si apre in presenza di nuove lezioni di duttilità istituzionale e sociale. Un esempio per la nascente Unione Europea, progetto importante ma nell’area meridionale ed orientale del continente molto ingessato.

 

di    Aldo Ciummo

 

Appena prima di Natale, il Senato americano ha dimostrato che non era propaganda elettorale di un solo politico quella messa in atto alla Camera con l’avvio della riforma sanitaria, ma espressione della possibilità di cambiamento da parte di un intero paese, data l’azione anche dei Repubblicani, che se da una parte hanno avversato la riforma in maniera anche dura hanno però rispettato le regole.

La presenza della libertà fa la differenza, a volte, e la fa anche l’apertura mentale,  che ha permesso negli Stati Uniti l’elezione dell’esponente di una minoranza a Presidente e in Germania la nomina di una donna a cancelliere e di un cittadino di origine asiatica a ministro, e portato al raggiungimento delle massime cariche negli esecutivi di Regno Unito, Svezia ed Olanda da parte di donne e di stranieri.

Le premesse degli enormi cambiamenti di cultura, apportati da una riforma come questa negli Usa, erano già visibili nell’elezione di Obama alla fine del 2008, perchè, al di là delle considerazioni politiche sul candidato, buona parte del mondo vedeva l’impresa del democratico come impossibile, in un contesto dove il consenso ideologico ai Repubblicani era comunque forte in una parte considerevole della popolazione e così erano nette alcune differenze culturali tra fasce di abitanti di origine diversa. La parte del mondo scettica verso le possibilità di Obama guardava gli Usa attraverso il proprio obiettivo.

Un programma innovativo, ancora una volta al di là della valutazione che se ne può dare, ha ricevuto attenzione e una possibilità da parte di coloro che nelle previsioni avrebbero dovuto avversarlo: repubblicani, gruppi delle regioni più legate alle tradizioni diffidenti verso le minoranze, persone insomma del tutto estranee al bacino di voti riconducibile al nuovo presidente e anzi a tutto il partito democratico. Questo è il fatto che dovrebbe essere preso in considerazione dalle culture che sottolineano gli elementi più rigidi del sistema americano, che la cosa più importante per la vita ed i cambiamenti di qualsiasi paese, cioè la cultura, non è rigida negli USA e nel Nord occidentale del Mondo.

Completezza dell’informazione vuole che sia sottolineata la perdita di alcuni pezzi importanti della riforma nel corso dell’iter legislativo: non ci sarà più la creazione di un istituto pubblico di assicurazione medica, che la parte progressista dei Democratici aveva sognato e che avrebbe potuto indurre un processo di abbassamento delle tariffe anche private, l’opzione pubblica così è scomparsa dal testo della legge al Senato.

Ma 31 dei 54 milioni di cittadini che erano privi di assistenza sanitaria ne avranno una, questo significa qualcosa per l’innesco di un sistema sociale che a fianco della indubitabile libertà inserisca sempre più giustizia sociale. Una imposta dello 0,9% a carico dei soggetti il cui reddito supera i 200.000 dollari all’anno finanzierà Medicare, l’agenzia pubblica per la cura degli ultrasessantacinquenni. Contemporaneamente, verrà estesa la fascia di persone assistite da Medicaid, l’ente pubblico che si occupa della salute per neonati, casi di indigenza e maternità.

La riforma votata al Senato dai 58 democratici più 2 indipendenti e avversata dai 39 repubblicani non è esattamente quella delineata all’inizio dalla Casa Bianca ed anzi lascia fuori dall’ombrello dell’assistenza molte persone, ma è un passo in avanti significativo e che ha grandi effetti concreti. Il Congresso dovrà completarla e accettarla definitivamente e vi sono aspetti e passaggi ancora incerti. Il cammino di questa legge riguardante una parte importante nella vita dei cittadini, in un grande paese, sarà una delle vicende che aprirà il nuovo anno.

Si potrebbe aggiungere una riflessione: proprio le culture politiche che agonizzano in Europa, specialmente nell’Europa del Sud, stentando a introdurre proposte laiche, di pari opportunità, di mobilità sociale, in un contesto ingessato dallo strapotere culturale e materiale della Chiesa Cattolica, della parte del potere finanziario basata sulle rendite e delle strutture partitiche e sindacali più longeve, non farebbero meglio a fare pressione per la modernizzazione dello stato e della società attraverso l’inclusione dei nuovi cittadini, la liberalizzazione delle attività imprenditoriali, l’ingresso delle donne ai vertici degli organismi decisionali?

Non sarebbe molto meglio, per la Sinistra, iniziare a svecchiare lo stato, gli stati d’Europa, facendo leva anche sulle indicazioni che vengono dalla nascente Unione Europea e sugli esempi offerti da realtà come Regno Unito e Svezia dove oggettivamente e numericamente le istituzioni favoriscono l’accesso alle proprie sedi decisionali di persone competenti senza barriere di sesso e di origine etnica? Perchè, alla lunga, contrastare le rigidità culturali di sistemi come quello italiano (in materia di immigrazione, di equità sociale, di diritti individuali) diventerà molto difficile da un punto di vista razionale, se si pretenderà di farlo proponendo come esempi positivi i sistemi teocratici o autocratici in vigore a Teheran, Caracas e Gaza.

La sinistra sociale in Italia uno spazio che nessuno rappresenta

L'elettorato europeo è numericamente cento volte maggiore dei partiti che si sono ridotti all'uno per cento nel tentativo di indottrinarlo. E' tempo, nell'ambito della politica, di rivalutare la ricchezza della vita sociale che peraltro ha permesso alla storia di continuare il suo corso anche in assenza dei rappresentanti di ideologie ultraminoritarie dal parlamento. Storicamente infatti la sinistra è nata nelle strade e solo con l'apertura può pensare di confrontarsi con avversari imperfetti ma realistici

Rispetto al partito stato-nello-stato che era il Pci, alle divisioni degli anni ’70 e al berlusconismo senza Berlusconi del Partito Democratico, esiste uno spazio sociale del tutto estraneo alla destra ed al centro, ma che per ragioni anche anagrafiche è del tutto disinteressato ai miti dell’operaismo e avverso all’antioccidentalismo ideologico. E anche privo di tempo e di voglia per stare a guardare tutto il giorno quanto è bella la falce e martello.

C’era una volta la sinistra in politica, strettamente legata alla realtà sociale, anzi faceva della sua capacità di sentire il polso alla strada la sua forza, anche in situazioni di palese svantaggio istituzionale e mediatico.

All’inizio degli anni ’90, nel periodo di maggiore pressione negativa sull’area comunista derivante dalle vicende storiche dell’Est europeo, un quaranta per cento degli italiani apparteneva in qualche modo ad un’area post-socialista oppure progressista.

Studenti, operai e dipendenti erano in gran parte soggetti che dialogavano costantemente con le organizzazioni classiche di sinistra. Da allora la società è molto cambiata, nel tempo questi professionisti, immigrati, giovani, fasce sociali nuove oppure profondamente mutate hanno acquisito capacità anche maggiori di partecipazione e promozione dei progressi civili.

Ma gli eredi del Pci e delle organizzazioni sindacali sono rimasti ancorate ai modelli, di riproduzione delle oligarchie e di rappresentanza del lavoro che conoscevano meglio e dalle quali pensavano di ottenere il mantenimento di un controllo partitico e ideologico sulla società, perpetuando queste ritualità anche dopo la fusione con forze diverse.

Quanto alle sinistre alternative o estreme, hanno avuto più occasioni. La più grande è stata la possibilità, tra 2001 e 2003, di avviare un laboratorio di novità con i movimenti, fenomeno diffuso in alcune fasce (significative) della popolazione  e qualsiasi cosa ne dicano i cultori della forma partito, pratica politica che si affermò fin nei piccoli centri urbani e per anni.

Inoltre si trattò di una tendenza che non coinvolse solo qualche sbandato in cerca di stranezze e nemmeno solo intellettuali, ma che colpì proprio per la sua trasversalità e soprattutto per la varietà delle adesioni, che andavano dai giovanissimi agli immigrati e dai cattolici agli attivisti per i diritti civili.

Ciò attirò i partiti per la presenza di voti potenziali, ma li spaventò per la necessaria apertura alla società, ad una parte di società difficilmente catechizzabile in stile anni ’50, anche per il fatto che invece ci troviamo nel 2009 e ben venti anni fa il crollo del muro di Berlino ha rivelato che indottrinare la gente crea sistemi fallimentari innanzitutto dal punto di vista sociale.

I partiti di alternativa, dopo il farsi da parte di Bertinotti (che aveva tanti difetti ma sapeva che qualsiasi piccolo imprenditore, precario, immigrato o studente di sinistra è più interessato alle cose concrete che si vogliono portare avanti che ai simboli o ai libri di ideologie) i cultori degli anni settanta hanno spezzettato la sinistra istituzionale in partiti il più grande dei quali prende il tre per cento. Sommati prendono il sette. Ma senza poter essere nemmeno rappresentati.

Ma soprattutto questi partiti, con il loro interesse sterile per delle puntigliose distinzioni ideologiche, con il loro odio antioccidentale paradossale all’interno di una società aperta ed avanzata, con la palese indifferenza che dimostrano verso le punizioni elettorali che la gente in carne ed ossa infligge ad ogni appuntamento elettorale a simboli in via di estinzione, lasciano un vuoto a sinistra.

Perchè ancora un paio di anni fa lo spazio politico della cosidetta sinistra radicale veniva realisticamente stimato intorno al 15%, e lievitava di un altro dieci per cento se si consideravano anche coloro che intendevano non votare o votare Partito Democratico. Queste persone probabilmente esistono ancora indipendentemente dalla capacità visiva di Ferrero, Vendola e Pannella.

Sono proprio i soggetti sociali (lavoratori, immigrati, professionisti, attivisti, precari) da cui è più spesso nata la sinistra e di cui i rappresentanti dei frammenti istituzionali dei partiti minori si riempiono la bocca. Sono i soggetti sociali quotidianamente più alle prese con questioni di gestione finanziaria, integrazione, solidarietà. E quasi mai con il tempo per i libri di Marx.

Aldo Ciummo

IN ITALIA|Fiat Melfi, ricucito lo strappo

Gli operai tornano nelle fabbriche dopo l’accordo sindacato e vertici Fiat. Si attende la ratifica dalle assemblee

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on-line

Gli operai dello stabilimento Fiat di Melfi, in provincia di Potenza, hanno smesso di scioperare, consentendo quindi il ritorno alla produzione della Grande Punto.

“Plastic Components” e “Sistemi sospensioni” sono le due fabbriche, facenti capo alla Fiat, che per più di una settimana avevano chiuso causando un calo di produzione  di oltre 7000 automobili. Nella sede della Giunta regionale, in presenza dell’assessore lucano alle Attività Produttive, Gennaro Straziuso, i rappresentanti sindacali hanno, nella nottata di ieri, accettato l’ipotesi di accordo presentata dal consorzio Acm (che raggruppa 19 aziende dell’indotto) e illustrata dal Presidente di Confindustria Basilicata, Attilio Martorano. Saranno così reintegrati i 13 lavoratori interinali della Plastic Components, nell’orbita della Magneti Marelli, che erano stati sospesi dal servizio.

Circostanza questa che, assieme alla minaccia di vedere bloccati altri 80 contratti in scadenza, aveva mobilitato allo sciopero i loro colleghi. Le assemblee dei lavoratori hanno approvato l’accordo come annuncia un comunicato della Fiom, secondo il quale «a Melfi ha vinto la solidarietà. Le assemblee svoltesi nelle imprese Fiat della Piana di San Nicola hanno dato il proprio consenso, ampiamente maggioritario, all’accordo realizzato stanotte dai sindacati dei metalmeccanici con l’Azienda. Accordo che mantiene in fabbrica quei 70 dipendenti che erano stati assunti come lavoratori in somministrazione e di cui la proprietà intendeva disfarsi». Così prosegue il comunicato: «Con una scelta incomprensibile, di fronte alla lotta avviata dai lavoratori della Magneti Marelli e della Ergom a difesa dei propri compagni, la Fiat ha messo in libertà per più giorni consecutivi tutti i dipendenti della Sata, puntando a creare una divisione e una contrapposizione tra i produttori di componentistica e i lavoratori della stessa Sata. Ma questo disegno non è passato».

L’annuncio dell’accordo ha rallegrato la Regione Basilicata, che per  voce del suo governatore, Vito De Filippo, ha evidenziato il ruolo di mediazione svolto dalla Regione lucana. «La mediazione della  Regione e di Confindustria Basilicata ha determinato una svolta alla  vertenza che ha bloccato per molti giorni la produzione del  complesso industriale Fiat di Melfi. La ripresa delle attività  restituisce serenità a tutti i protagonisti e assicura un clima di maggiore operosità in un polo produttivo tra i più moderni del  Paese». Fondamentale, secondo il Governatore Pd, è stata «l’attenta  mediazione dell’Assessore Straziuso, che consente di presentarsi  all’appuntamento ministeriale del 9 giugno a Roma con un quadro pacificato, premessa indispensabile per dare vigore ad una realtà  industriale che la Regione sostiene, puntando sulla ricerca e  sull’innovazione».

Lo stesso assessore alle Attività Produttive ha poi precisato come  «la complessa interlocuzione con le aziende dell’indotto automobilistico dell’area di San Nicola di Melfi e con i sindacati ha prodotto un apprezzabile risultato. La proposta di attivare tredici contratti interinali in aziende del Consorzio ACM non appartenenti al gruppo Fiat a fronte della rimozione dei blocchi e la disponibilità al recupero delle produzioni ha trovato, infatti, il consenso dei sindacati ed ha consentito l’immediata riapertura  dei cancelli nonché il mantenimento di posti di lavoro per i  lavoratori lucani».