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Incontro sull’Europa a Roma Tre

I Giovani Federalisti Europei di Roma il 30 marzo promuovono il dibattito “L’Europa che vorrei” coinvolgendo i rappresentanti degli studenti presso la facoltà di Scienze Politiche


La crisi politica ed economica frena le potenzialità dell’Europa intuite dai fondatori della comunità: questa situazione è al centro del dibattito organizzato dai giovani federalisti europei e che si terrà in mattinata nell’aula 3b della facoltà di Scienze Politiche a Roma Tre a partire dalle 10.00. L’incontro si intitola infatti: “L’Europa che vorrei, dibattito sulla crisi politica ed economica dell’ Unione Europea”.

I Giovani Federalisti Europei sono studenti e ragazzi di tutti gli orientamenti politici, ma uniti dall’europeismo e dalla convinzione che per arrivare ad una vera Unione Europea occorra superare l’organizzazione puramente economica e istituzionale attuale e giungere ad un livello di maggiore solidarietà sociale e di partecipazione democratica all’interno della comunità, per questo nei dibattiti come quello che si svolgerà a Roma Tre il 30 marzo si cerca sempre di coinvolgere tutte le realtà rappresentative degli studenti.

“L’iniziativa, avente scopo culturale, mira ad introdurre un dibattito sul tema della crisi economica, ed in parte politica, che stanno attraversando i Paesi europei negli ultimi anni – spiega il gruppo GFE di Roma – lo scopo dell’evento è sensibilizzare gli studenti, e non solo, sui temi dell’integrazione europea e sulle sfide che il momento di crisi attuale ci riserva. Per farlo si è deciso  un approccio di grande interazione tra gli studenti, si è deciso quindi d’invitare in qualità di ospiti i rappresentanti di tre grandi liste politiche universitare (Azione Universitaria-Ricomincio dagli studenti-Musa) per stimolare un dibattito costruttivo.”

Per dare maggiore spessore al dibattito sono stati invitati alcuni esperti sull’argomento in discussione, come Cosimo Magazzino, docente associato presso la facoltà di Scienze Politiche. L’ordine dei lavori prevede in mattinata la presentazione degli ospiti, seguita dai seguenti interventi: l’introduzione sulla crisi economica (Magazzino), interventi di Rds, A.U, Musa, liste di studenti di diverso orientamento.

Intervento della GFE, promotrice dell’iniziativa, interventi dal pubblico e dibattito tra gli ospiti. La Gfe è parte del Movimento Federalista Europeo, che comprende esponenti di diverso orientamento uniti dal federalismo europeista.

Con l’evento i promotori intendono stimolare un dibattito costruttivo sui temi dell’integrazione europea e sul ruolo delle istituzioni comunitarie nell’affrontare la crisi, fornendo agli studenti spunti di approfondimento, data anche la partecipazione di esperti in materia.

Aldo Ciummo

 

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Mari Kiviniemi verso la leadership in Finlandia

La presidente del Centre Party of Finland, Mari Kiviniemi

 Nuova presidenza: già conosciuta per la sua azione di Ministro alla Pubblica Amministrazione ed al Governo Locale e ora nominata per succedere a Vanhanen, che ha deciso di concludere una lunga esperienza politica come presidente del partito di centro e primo ministro

 

Mari Kiviniemi questa domenica a Lahti, nel corso di un congresso della forza politica che rappresenta, ha annunciato che già in agosto inviterà i diversi soggetti sociali rilevanti nella vita del paese, (a cominciare dalle opposizioni parlamentari) per raccogliere le istanze di tutte le fasce di popolazione coinvolte dalla recente crisi e attive nell’avviato rilancio dell’economia finlandese.

Il portavoce dei Socialdemocratici (il principale partito d’opposizione rappresentato nell’Eduskunta, il Parlamento unicamerale finlandese) Eero Einaluoma, ha affermato che l’iniziativa di Mari Kiviniemi è un segnale positivo della volontà di cooperare da parte delle forze di governo.

Recentemente Jutta Uurpilainen (SDP, Socialdemocratici) aveva espresso il desiderio di ricevere segni di ascolto da parte delle forze di maggioranza. La Finlandia è governata attualmente da una coalizione incentrata su Centre Party (Suomen Keskusta) e National Coalition Party (Kansallinen Kokoomus).

L’attuale governo ha potuto contare fin dall’inizio sull’apporto di liste più piccole come i Verdi (Vihrea Litto) e lo Swedish People Party (Svenska Folkpartiet), il cui contributo al ruolo della lingua della minoranza che parla svedese in Finlandia è oggetto di attualità data la discussione sui programmi di lingua nelle scuole finlandesi apertasi all’interno del National Coalition Party in questi giorni.

Sabato Mari Kiviniemi è stata eletta presidente del partito di centro (il gruppo che ha espresso in questi anni come suo primo ministro Matti Vanhanen). La nuova leader ha quarantuno anni ed è stata per quindici anni una parlamentare. Mari Kiviniemi è laureata in Scienze Politiche e proviene da Jalasjarvi, nella regione della Ostrobothnia meridionale ma vive attualmente ad Helsinki, le politiche giovanili sono al centro dei suoi programmi.

La esponente della coalizione di governo sta quindi per diventare primo ministro, mentre Timo Laaninen è diventato segretario del partito. Sempre sabato, Matti Vanhanen ha detto che l’esperienza di presidente del partito portata avanti per sette anni è stata molto positiva ma è una vicenda che ora volge al termine. Per arrivare ad avere Mari Kiviniemi come primo ministro nella repubblica, occorreranno l’approvazione del parlamento e quella presidenziale, che dovrà essere siglata da Tarja Halonen.

Aldo Ciummo

Da European Alternatives / Interview with Seyla Benhabib

 

The Rights of others, copertina di un libro di Seyla Benhabib. Euroalternatives è un progetto che partendo da una visione sociale dell’Europa si propone di stimolare la partecipazione dal basso alla costruzione politica del continente come paese. L’intervista a Seyla Benhabib di Giuliano Battiston si trova anche in italiano sul sito http://www.euroalter.com

Introduciamo la prima parte di una intervista a Seyla Benhabib, che è presente per intero sul sito di European Alternatives per la quale è stata scritta da Giuliano Battiston, così come pubblicata sulla home del sito

www.euroalter.com (sul quale l’articolo è disponibile anche in italiano) .  

Seyla Benhabib insegna Scienze Politiche e Filosofia all’Università di Yale. Si è occupata molto della ridefinizione della cultura, della democrazia e del concetto di confine nell’epoca dei migranti che è quella attuale.

Si consideri questa una introduzione ad articoli in altre lingue europee che si affiancheranno a quelli in italiano, Skapegoat sta coinvolgendo collaboratori italiani e stranieri.

 Ma questo articolo è un servizio di European Alternatives e la pubblicazione di questi paragrafi è da considerarsi un invito all’approfondimento del sito del progetto citato.

Interview with Seyla Benhabib

 

di    Giuliano Battiston

Seyla Benhabib is a professor of political science and philosophy at Yale, and director of the program in Ethics, Politics, and Economics, and a well-known contemporary philosopher. She is the author of several books, most notably about the philosophers Hannah Arendt and Jürgen Habermas. Benhabib is well known for combining critical theory with feminist theory.

 GB: Some people and scholars maintain that restrictions on immigration are necessary, in order to protect a country’s political and legal culture and its constitutional principles. Instead, you have often asserted that the presence of individuals whose cultural identities differ from the majority can strengthen a society’s constitutional laws – leading “to a deepening and widening of the schedule of rights in liberal democracies” – thanks to what you call a “jurisgenerative politics”. Could you explain it to us?

SB: According to me, an immigrant person introduces a new ubjectivity into the host society, and brings in a set of new demands. If we look through some of the most sensitive questions recently to have come out across Europe – the hijab, polygamy and the debate about the setting of courts or legislations consistent with sharia – we realize that these cases emerge from a profound cultural challenge that could be productive. Democratic liberalism founds itself on principles and values: the constitution fixes some principles, which in their turn reflect fundamental values about nature and human dignity.

It is anyway necessary to belongbear in mind that values are abstract and place themselves on what we could call a regulatory level. In every specific case, we should identify some values and principles that are more fundamental than others and, according to them, handle different ways of living within our cultures. Obviously, there can be principles of incompatibility: for instance, I do not accept the principle of polygamy, because I believe it is not egalitarian, it violates gender equality and women’s dignity. But there are also occasions when our disagreement must be subordinated to attempts to find a “human” solution to certain problems.

It is just in these attempts that a jurisgenerative practice is produced: there is a “jurisgenerative praxis” whenever there is a confrontation with new subjectivities and demands, which allow us – or forces us – to rethink the true basis of our constitutional principles, and sometimes pushes us towards a new and diverse articulation of our fundamental values. This usually occurs when we discuss issues such as equality, when we question ourselves about the legitimacy of wearing hijab at workplaces or the legitimacy of homosexual marriages.

(il resto dell’articolo di Giuliano Battiston può essere letto su www.euroalter.com , nessun amico dell’Europa è un concorrente, NdR)