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In Finlandia alto grado di tutela delle minoranze linguistiche

 

La comunità svedese in Finlandia mantiene tuttora un articolato sistema di garanzie, mentre il ruolo dell’istruzione acquista peso nell’Europa unita

Due aspetti delle politiche consolidate in Finlandia si integrano nel panorama europeo attuale: il ruolo dell’istruzione, nel quale il paese nordico ha molti primati a cominciare dalla parità nelle opportunità di apprendimento, e la tutela storica della Comunità Svedese in Finlandia.

La Finlandia storicamente è stata unita alla Svezia per un secolo, prima delle vicende che duecentouno anni fa la portarono nell’ambito della Russia ed infine nel millenovecento all’indipendenza compiuta.

La comunità svedese ha mantenuto la sua identità ed ha ottenuto un grado molto elevato di tutela delle sue peculiarità, tanto che questo cinque per cento e mezzo di popolazione può contare su giornali, trasmissioni televisive, segnaletica stradale tradotta ovunque ed in sintesi su un vero e proprio riconoscimento di essere parte integrante della nazione finlandese.

Recentemente sono emersi dibattiti sull’insegnamento obbligatorio nelle scuole, dovuti alla considerazione delle mutate proporzioni delle comunità (oggi quella svedese annovera circa 300.000 membri in terra finnica, di cui 25.000 nell’arcipelago di Aland a ovest della Finlandia) ed all’accresciuta importanza globale di lingue straniere come l’inglese.

Lo svedese ha ancora molti titoli da vantare in Finlandia e questo ne assicura la permanenza al centro della cultura nazionale, per i legami che intrattiene con la storia dello stato e per l’arricchimento che porta agli studenti, facilitati in seguito nell’apprendimento di altri idiomi affini, come il tedesco.

Le dimensioni della comunità svedese agli inizi del 1900 arrivavano al 13 per cento, ma l’emigrazione durante il secondo conflitto mondiale e e le vicende demografiche ne hanno ridotto nel tempo la grandezza. Il gruppo però, perfettamente integrato nei secoli nella società finlandese, è tuttora parte importante dello stato, alle cui attività partecipa attivamente anche attraverso un partito (Svenska Folkpartiet i Finland) ed è un elemento che cementa le significative relazioni con il vicino, la Svezia.

La presenza della comunità di cui si parla inoltre è oggi parte della geografia umana finlandese e delle tradizioni di relazioni tra le popolazioni nordiche, tanto che nelle maggiori città, a cominciare dalla capitale, ci sono municipi e quartieri, ad esempio Sibbo a Helsinki, dove quasi la metà appartiene a questa componente della Finlandia, ormai diventata un esempio positivo di come diversi segmenti della cultura del territorio andrebbero valorizzati in Europa.

Aldo Ciummo

L’ex presidente finlandese Maarti Ahatisaari: “solo la cooperazione scioglie i conflitti”

 
 

Immagine da panorama.it

 

Il politico socialdemocratico, poco prima della fine dell’anno 2009,  ha delineato le priorità per la comunità internazionale, in base alla sua lunga esperienza di mediatore in Indonesia, Irlanda del Nord e Balcani.

 

Maarti Ahatisaari, Presidente della Finlandia dal 1994 al 2000 e premio Nobel per la Pace nel 2008, ha una lunga storia di operatore nelle aree più difficili (dal punto di vista della ricomposizione sociale e politica necessaria al termine dei conflitti). Ahatisari ha lavorato alla transizione che ha portato all’indipendenza della Namibia e alla tutela delle diverse comunità autoctone e di origine europea negli stati meridionali dell’Africa, laddove le contraddizioni del passato rischiavano di sfociare in una inaccettabile ostilità tout court contro la popolazione bianca o contro i differenti gruppi etnici. Ed ha mediato a lungo anche nel nostro continente, in Irlanda del Nord come nei Balcani.
 
In una intervista, rilasciata al magazine dell’International Herald Tribune alla metà di dicembre, Ahatisaari ha fatto appello ai principali attori del mondo attuale, soprattutto agli USA, per una azione determinata a spegnere i conflitti più gravi, che rischiano di segnare non solo il decennio che si apre, ma anche quelli successivi. “C’è una grande urgenza di risolvere il problema israelo-palestinese – ha scritto l’ex presidente finlandese – se non si ottiene un progresso nel 2010 il conflitto può trasformarsi radicalmente e sfide inedite alla sicurezza possono emergere.” Per rendere più sicura la regione, prosegue il politico socialdemocratico, bisogna affrontare i problemi in Israele, Siria e Libano.
 
Secondo Ahatisaari, la vera priorità nei paesi più a rischio è la prospettiva delle nuove generazioni, delle quali va ridotta la disoccupazione. Questo sito ha sempre insistito soprattutto su un aspetto dello sviluppo, il ruolo dell’istruzione, non a caso agli argomenti trattati su queste pagine si aggiungerà nel 2010 in maniera crescente la scuola, partendo anche dalla realtà del territorio romano ed italiano, accanto all’Europa e al Nord Europa ed oltre al ruolo della partecipazione femminile nelle strutture politiche ed economiche.

Il politico socialdemocratico, poco prima della fine dell’anno 2009, ha delineato le priorità da affrontare per la comunità internazionale, in base alla sua lunga esperienza di mediatore in Medio Oriente, Indonesia, Irlanda del Nord e nei Balcani

L’Unione Europea ancora fa fatica ad essere presente nella vita dei territori, la partecipazione nel governo della società conosce ancora squilibri maschilisti e l’area nord dell’Unione Europea e di tutta l’Europa (Svezia, Finlandia, Danimarca, ma anche Norvegia ed Islanda) rappresenta una risorsa anche come esempio di rapporto tra i cittadini e la comunità e tra la crescita della comunità e l’innovazione.                           

L’istruzione è, probabilmente la chiave di volta nelle società che vanno sostenute nel raggiungimento di una libertà di espressione e di iniziativa efficace, in Iran come in Afghanistan, chiaramente a partire dalle energie della cultura autoctona.
 
L’ex presidente finlandese, da parte sua, chiede un esempio agli stati più forti, auspicando un accordo tra Federazione Russa e Stati Uniti in direzione del disarmo nucleare. Resta da osservare che una soluzione di questo genere, senz’altro positiva nei suoi effetti anche culturali, non basterebbe da sè a risolvere il problema in un mondo che, fortunatamente, è sempre più multipolare ma che con ciò è pure sempre più complesso.

Non stupisce che un intervento puntuale e dotato di un fondato ottimismo venga da soggetti che hanno mediato sul campo e che, in questo caso, contemporaneamente sono espressione di un paese come la Finlandia che, nonostante un nuovo attivismo in politica estera con l’avvicinamento progressivo a tutte le istituzioni internazionali occidentali, resta un punto di riferimento per le strategie cooperative nel mondo.

Aldo Ciummo