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IN ITALIA|Primi giorni con i militari per strada

La misura che rende le città militarizzate divide il mondo della politica. La Russa: «prolungare di altri sei mesi e poi più poteri alla Polizia». Alemanno: «Sembrano usciti da un film». Chiamparino:«E’ solo una misura di facciata». E nella capitale distribuiti volantini antimilitari ai turisti

«Ogni scarrafone è bello a mamma sua», recita il detto partenopeo ormai trapiantato in tutto lo stivale. E allora il day after dell’avvio all’impiego dei militari nelle città a più alto rischio sicurezza ha visto il ministro della difesa Ignazio La Russa e il suo collega agli Interni, Roberto Maroni, compiacersi della creatura messa in piedi pochi giorni fa. Numeri e testimonianze di un «provvedimento indispensabile per la sicurezza», secondo loro.

Vista dagli occhi del responsabile del Viminale è questa «la strada giusta per garantire maggior sicurezza ai cittadini e per far capire ai delinquenti che lo stato c’è e non arretra». E La Russa spera che «l’esperimento», almeno per quanto riguarda le pattuglie a piedi, possa diventare permanente. Ma con una significativa novità: «Senza soldati, perché i compiti di polizia spettano alle forze dell’ordine».

Anche il Ministro Maroni è sembrato entusiasta del nuovo assetto «l’operazione – ha detto ieri il ministro – ha avuto un’ottima accoglienza e il dispositivo ha dato subito i suoi frutti». Previsto nel frattempo l’impiego di tremila soldati interamente schierati entro due, o al massimo 3 giorni. Con gran parte degli italiani nei luoghi di villeggiatura, con le grandi città a tratti semi deserte, i militari rischiano di vedere il loro impiego ridimensionato a inutili guardie armate sotto il sole cuocente. Come nel caso del piantone davanti all’ambasciata palestinese a San Giovanni in Laterano, a Roma, che mai aveva acuto bisogno di così tanta attenzione.

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IN ITALIA|Maroni:«decreto effettivo entro luglio», ma qualcosa non quadra

Varato il decreto, il ministro lo farà approvare dal Parlamento. I no di Casini e Veltroni

Ci siamo. Il Ministro degli Interni Maroni ha annunciato: «Entro Luglio le norme previste dal pacchetto sicurezza entreranno in vigore». Il decreto deve ancora diventare legge, verrà affidato con ogni probabilità alle fauci del Parlamento, come ha già consigliato Franco Frattini perché: «Il Parlamento è sovrano». Giusta la decisione di percorrere la via dell’ampio consenso, peccato che Veltroni e Casini abbiano già largamente manifestato il loro voto contro.

Oltre all’introduzione del reato di clandestinità di cui abbiamo ampiamente parlato in queste pagine e che rischia di far diventare l’Italia lo zimbello dell’Unione Europea, le norme contenute nel pacchetto riguarderanno alcune misure “severe” come una stretta sui ricongiungimenti, l’applicazione più rigorosa del diritto di asilo, gli inasprimenti delle pene per alcuni reati di allarme sociale (come rapine, scippi, furti, maltrattamenti in famiglia) e modifiche al codice di procedura penale con una stretta sui benefici della legge Gozzini, una legge che risale al 1986 e che ha riformato l’ordinamento penitenziario, cercando di renderlo più vicino ai principi contenuti nella Costituzione, che evidentemente non può essere più considerata in Italia un arma in difesa dei diritti.

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L’OPINIONE|Il “Paccotto” sicurezza

Maroni vorrebbe far vedere che ha il pugno di ferro, ma Bucarest avverte e lui fa marcia indietro

«Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla». Quanto scriveva Alexis De Tocqueville nel 1840 in La Démocratie en Amérique, mi sembra quanto mai appropriato per descrivere l’atmosfera incontro cui stiamo da tempo navigando nella bufera che ha investito dal 14 aprile la nostra democrazia. Le pagine da cui ho tratto questo breve tratto di saggistica ottocentesca sono de “Il Diario” diretto da Enrico Deaglio e gliene devo dar merito, se non altro per aver colto con sagacia l’assoluta assonanza con le parole dello scrittore e le contemporanee circostanze italiane con le quali ben combaciano.

La parola d’ordine oggi è sicurezza. Dalle pagine di SkapeGoat abbiamo spesso recentemente affrontato il tema dell’immigrazione e soprattutto grazie all’aiuto di Aneta Carreri (bellissimo il suo ultimo articolo sui rom), stiamo cercando, e continueremo a farlo, di sensibilizzare le teste di molti italiani – e magari di qualche francese se ci legge per sbaglio – riguardo al tema dell’immigrazione e dei rom. La settimana scorsa dalle pagine di Liberazione il direttore, Pietro Sansonetti, lanciava un appello che dire accorato è poco, contro le nuove leggi sull’immigrazione e quindi sul nuovo “pacchetto sicurezza” che il neo ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si sta apprestando a portare a estremo concepimento. Sansonetti richiamava dalle pagine del suo giornale le similitudini che questi provvedimenti avrebbero con le leggi razziali emanate nel ’38 dal regime fascista, con la differenza che allora si parlava di “ebrei” e oggi si parla di “rom”.

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