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Caso di Dubai, inaccettabile violazione dei diritti

Caso di Dubai, inaccettabile violazione dei diritti

La vittima di una aggressione, cittadina norvegese, non è stata tutelata dalle istituzioni locali che anzi ne hanno causato l’arresto con una sentenza influenzata dal conservativismo religioso

Un segnale preoccupante per gli occidentali che vivono in paesi dove la legislazione risente dell’intervento delle confessioni religiose è venuto da quanto subìto da una cittadina norvegese, la quale dopo essere stata vittima di una violenza a Dubai durante una trasferta (dal Qatar dove lavorava) ed averla denunciata alle autorità locali, si è ritrovata condannata a causa delle leggi islamiche degli Emirati Arabi che di fatto non tutelano le vittime di violenza, trattandosi di leggi che riconoscono soltanto le testimonianze di uomini.

La vittima di questa assurda vicenda resta in un centro norvegese a Dubai, evitando così almeno la detenzione (dopo il rilascio concordato dalle autorità locali con la diplomazia di Oslo) ma l’accaduto è seriamente preoccupante per gli occidentali che si trovino ad operare in contesti simili e segnala drammaticamente quale sia la grave ed inaccettabile situazione dei diritti delle donne in molti paesi. Invece di essere tutelata come vittima di una violenza, la cittadina norvegese è stata accusata di adulterio.

La violazione dei diritti da parte dei tribunali locali, influenzati da una interpretazione retriva della religione islamica, è evidente. L’accaduto ha giustamente richiamato l’attenzione delle organizzazioni di persone provenienti dagli Emirati Arabi che dal Regno Unito e da altri paesi europei denunciano (anche in seguito a questo caso) l’insopportabile situazione delle donne in molti paesi arabi. Il Ministro norvegese degli Esteri, Espen Barth Eide, ha sottolineato l’estraneità della sentenza ai princìpi di tutela dei diritti umani.

Aldo Ciummo

MEDIO ORIENTE|I paesi arabi si raccolgono a Doha per decidere il futuro del Libano

Vicino l’accordo che potrebbe porre fine all’occupazione di Beirut e scongiurare la guerra. Merito anche dell’Italia

La crisi che da diciotto mesi sta paralizzando la vita politica del Libano si appresta a giungere alla tanto attesa conclusione. Da tempo ormai i carri armati di Hezbollah avevano occupato i quartieri sunniti di Beirut e recentemente l’aria che si respirava nella capitale del vecchio paese dei fenici era quella di un’imminente quanto mai prevista guerra civile.

Guerra scongiurata? Crisi politica risolta? Macchina del governo libanese finalmente efficiente? Vedremo. Per sapere se i carri armati di Hezbollah faranno marcia indietro da Beirut bisognerà attendere l’effettiva fumata bianca dell’accordo raggiunto mediante l’intervento della Lega araba.La delegazione araba si era recata a Beirut per mediare tra maggioranza e opposizione e uscire dalla crisi in corso in Libano, invitando tutti i leader politici del paese a Doha, in Qatar, con l’obiettivo raggiungere un accordo sulla scelta del capo dell’esercito, Michel Suleiman, come presidente della Repubblica e dar vita a un governo di unità nazionale.

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