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POLITICHE COMUNITARIE|No ad accordi “in privato” lesivi dei dati privati

Il Parlamento Europeo non vuole essere tagliato fuori dalla trattativa sulla tutela dei dati bancari

Il Consiglio dei Ministri Ue sotto la pressione degli eurodeputati si è detto disponibile a rinegoziare l’intesa con gli Stati Uniti sul trasferimento dei dati bancari, questo però dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. La maggioranza dei deputati ritiene che i dati dovrebbero essere trasmessi agli USA solo ai fini del contrasto al terrorismo internazionale e che ai cittadini dovranno essere garantiti meccanismi di ricorso giurisdizionale contro gli abusi. La Commissione per le Libertà Civili è stata sede di rilievi da parte dei rappresentanti eletti dagli europei in merito all’esclusione del Parlamento dai negoziati sull’accordo USA-UE.

Il ministro svedese della giustizia Beatrice Ask ha reso noto che il testo non entrerà in vigore per piu’ di dodici mesi per cui la situazione resterà aperta ad una rinegoziazione che affidi l’ultima parola al Parlamento Europeo. I deputati finora hanno espresso preoccupazione per il fatto che i ministri UE hanno deciso all’unanimità di dare un mandato alla Commissione senza coinvolgere il Parlamento. Quello tra il Consiglio dell’Unione Europea che riunisce i Ministri nazionali dei vari settori della politica e il Parlamento eletto è un equilibrio di forze che percorre tutta la storia della Comunità, i Ministri provenienti dai governi in carica sono l’espressione di uno sviluppo realistico ma molto condizionato dalla politica dei singoli paesi e tradizionalmente hanno avuto maggiore peso, il Parlamento Europeo vede crescere costantemente la sua influenza e lentamente anche la propria rappresentatività delle società componenti l’Unione, ma tuttora è privo di effettive prerogative decisionali in molti settori.

Riguardo ancora alla questione dei dati, tutto cominciò nel 2006 quando uscì fuori che l’amministrazione USA aveva accesso ai dati del network finanziario SWIFT in Belgio, il Parlamento Europeo fece pressioni che portarono gli Stati Uniti a garantire l’uso dei dati ai soli scopi di antiterrorismo. Questo luglio i media parlarono nuovamente di un negoziato, dovuto alla nascita di un nuovo centro di raccolta dei dati dei cittadini europei aperto sempre dalla SWIFT, ma stavolta in Svizzera, fuori dall’Unione Europea: il negoziato, condotto dalla sola Commissione, che l’Assemblea elettiva contesta.

Aldo Ciummo

L’OPINONE|Intercettazioni si, Intercettazioni no: l’Italia non cambia mai

C’è una legge che forse ha fatto più danni alla mala vita organizzata di quanto qualsiasi altro strumento di controllo non sia riuscito a fare nella storia dell’umanità e questo strumento lo vogliono eliminare.

Vogliamo continuare a opporci a qualsiasi regola, legge, imposizione, a noi comminata da chissà quale ministro o deputato, tanto per gettare ulteriore benzina sul fuoco fomentato dai partiti del no, oppure vogliamo adeguarci a una sana legge, creata ad hoc per favorire la stragrande maggioranza dei politicanti italiani – in primis il capo dei capi di questi, Silvio Berluconi, che di leggi ad honorem ne ha piene le tasche – nascosti dietro l’ombra di un’Italia spiata, che ha dovuto rinunciare alla propria privacy, dell’Italia delle centinaia di milioni di telefonate captate e origliate ai nostri danni?

Il problema, di poco conto fino a pochi giorni fa, sta facendo ora bagarre in Parlamento, con il Guardasigilli Angelino Alfano che dati alla mano ha esposto ai suoi colleghi deputati il grosso problema. Un dilemma che rischia di invischiare il nostro bel paese in un’ulteriore impasse, ideologico prima che burocratico: meglio spiati o meglio di no? Certo che, posta così la domanda favorisce un solo risultato. Chi di noi vorrebbe che qualcuno della Digos venga a sapere che i nostri “cd” non producono musica ma sballo? E chi sarebbe contento di sapere che qualcuno potrebbe stare con l’orecchio piantato dall’altra parte della cornetta ad ascoltare le “manfrine” con le nostre amanti?

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