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Si avvicina il Primo Maggio e urge la riorganizzazione della sinistra in Europa

Le difficoltà che i diritti devono affrontare nella UE impongono un superamento di sbarramenti tra progressismi e sinistre radicali per confrontarsi con i conservatorismi dominanti
Si avvicina il Primo Maggio, festa nata alla fine del milleottocento dalla viva forza delle idee scaturite dalla necessità di conquistare diritti da parte degli operai e di parti produttive della società, la data ha tratto il suo significato dalle lotte di fasce sociali che per ottenere la visibilità di questa celebrazione spesso hanno dovuto affrontare repressioni poliziesche e militari in quegli anni, in America ed in Europa.
 Oggi le questioni sono tanto diverse eppure molto simili: immigrazione, precariato, divari generazionali, divisioni nell’istruzione, sono facce diverse di un problema, la disuguaglianza, che è rimasto uguale. Anche adesso si assiste, nella nostra Europa con i vari Le Pen e in America con i Tea Party, al tentativo di aggirare i problemi sociali e scaricarli sui più deboli, addossando le colpe all’immigrazione, ai sindacati, ai manifestanti, ai giovani che studiano troppo a lungo ed agli anziani che a un certo punto vogliono la pensione.
Le ricette nazionaliste e populiste non stanno riscuotendo grande successo, il Centrosinistra sta vincendo in Francia ed i progressisti mantengono la maggioranza negli Usa, mentre ambientalisti e sinistre alternative stanno raccogliendo un pò in tutta l’Unione Europea più voti degli euroscettici (e di coloro che predicano la chiusura all’immigrazione, come se lo squilibrio fortissimo nei redditi e nei patrimoni permettesse alla popolazione ed alle economie della UE di crescere altrimenti). Hollande può contare in Francia su una riserva a sinistra perchè il suo programma è progressista ed ha punti di contatto con quello di Melenchon, in paesi come l’Italia la composizione del quadro delle forze progressiste è difficile soprattutto a causa della sterzata al centro che il maggior partito di centrosinistra ha effettuato negli ultimi anni.
Non si parla soltanto di gruppi politici: la parte maggioritaria della popolazione che vuole un progresso sociale è a favore della redistribuzione delle risorse, dell’integrazione degli immigrati e del rispetto dei loro diritti, della valorizzazione del merito. Se le forze più grandi dell’opposizione ai governi di destra sono alleate di questi governi ed accettano logiche squilibrate a favore delle rendite (di patrimoni e di posizione) l’opinione pubblica di sinistra non può aderire alle politiche di questi gruppi di opposizione formale e ciò che è peggio non partecipa alla vita politica e sociale. Questo favorisce la destra ed i vari gruppi nostalgici, populisti, regionalisti e nazionalisti.
Non si possono trovare tutte le cause della debolezza di una coalizione politica progressista (che in Italia ed in altri paesi sarebbe maggioritaria se unita) solo nelle barriere poste dai guardiani del museo che nei vari partiti minori di sinistra difendono l’uno per cento e l’integrità ortodossa di una serie di simboletti decorativi (che i conservatori ignorano governando tranquillamente in assenza di minimi rischi di alternanza). Le attuali forze di sinistra organizzate in funzione del voto senza prospettive di costruire alternative durature (ai Centrodestra liberisti alleati con i vari populismi nazionalisti o regionalisti) si trovano ad un bivio tra la loro marginalizzazione e la costruzione efficace di politiche comuni con gli altri partiti di sinistra e con le energie provenienti dalla società civile per contrastare i conservatorismi.
Le nuove sinistre meno ideologizzate che si affacciano nei paesi europei non fanno eccezione, non possono permettersi di coltivare presunzioni di autosufficienza e dovrebbero cooperare con gli altri partiti della sinistra alternativa e le forze sociali che difendono continuativamente diritti del lavoro, società multiculturale, diritto allo studio, alla salute, alla partecipazione politica. Anche in Italia la sinistra è ancora complessivamente forte (ci sono la Fiom rappresentativa nei luoghi di lavoro, Sel con progetti nuovi in istituzioni e nella società, il Prc che è rimasto una roccia in positivo a difesa dei diritti costituzionali, gli ambientalisti che hanno conosciuto elezioni favorevoli in paesi europei) se si riconosce in obiettivi comuni e individua gli avversari nell’area conservatrice-liberista e non nei partiti vicini.
Le date come il 25 aprile ed il Primo Maggio, che ricordano a tutti coloro che fanno lo stesso percorso che l’appartenenza ad una prospettiva di alternativa è stata ed è rimasta in gran parte comune, sono importanti per questo, perchè sottolineano che nonostante la dispersione politica impressa in passato da scelte ed errori di tutte le forze politiche che hanno subìto di conseguenza una perdita di rappresentatività delle parti della società tradizionalmente vicine alla sinistra e nonostante la dispersione sul territorio in Italia ed in Europa che è anche una necessità data l’attuale struttura del lavoro e della vita oggi, non dovremmo ugualmente mancare alle opportunità di coltivare nei territori di appartenenza e nella nostra Europa l’avanzamento delle politiche progressive di cui c’è un visibile bisogno ed il collegamento di queste politiche e dei raggruppamenti progressisti locali con le tematiche europee e con le regioni europee che l’attuale integrazione ci permette di approfondire e conoscere.
Aldo Ciummo

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PUNTO DI VISTA|Il grido rauco dei nostri nonni

Una riflessione su di noi, sul futuro e su quello che i giovani di oggi dovrebbero fare. Con uno sguardo sempre attento ai nostri avi

di Elisa Palagi

Il primo maggio, dopo il 25 aprile, per pensare profondamente alla libert, alla giustizia sociale, ai diritti antichi e nuovi. Due occasioni in cui constatiamo la forza dei nostri novantenni, fisiologicamente indeboliti ma forti nella morale, saldi nelle idee, lucidi e chiari nell’espressione del disagio di oggi. Dai palchi delle feste per la liberazione e dei lavoratori i vecchi partigiani ci parlano delle politiche perverse per gl’immigrati, dei rischi sempre più pressanti di autoritarismo, della difficile situazione economica di tante famiglie, del precariato…

Mi chiedo quale sia, a questo punto, il nostro ruolo sociale. Noi trentenni di oggi, poco allenati alla vita, sogni offuscati e pensiero incerto, pieni di dubbi sul futuro, incapaci di realizzare i nostri progetti e far valere le nostre istanze, di prendere in mano le redini del nostro mondo. Ci affanniamo per mantenere un buono stile di vita, i nostri bisogni sono tarati sulla società del benessere, noi “che i nostri genitori non ci hanno fatto mancare niente”. Ma, ripeto, qual è il nostro ruolo? Non sarebbe l’ora di riorganizzarci, di affermarci, di farci sentire?

Il successo professionale, purtroppo, ci è spesso negato, il lavoro c’è oggi e domani se ne va, cambiano i colleghi, cambia la città, cambia continuamente la prospettiva. Non certo possiamo serenamente decidere di avere dei figli! Dovremmo appoggiare anche loro sulle spalle dei nostri nonni, per la parte economica e non solo. Ecco di nuovo i novantenni, partiti da niente e arrivati lontano, con una vita piena, di sacrifici ma anche di possibilità, di lotta sensata, di condivisione e di gioie conquistate.

Dove ci collochiamo noi, i trentenni, chi ci rappresenta, cosa ci accomuna, quale ideale ci spinge verso dove? Noi che abbiamo studiato, scritto, collaborato, viaggiato, sappiamo le lingue, abbiamo amici in tutto il mondo, che cosa facciamo? Sembriamo fantasmi, siamo adulti adagiati sulle generazioni passate, non siamo in grado di aggregarci, di rafforzarci, di escogitare soluzioni. I novantenni sì che hanno il polso della situazione e sono in grado di analizzarla lucidamente. La loro voce è ormai flebile, ma il loro grido risuona forte. Il volto è rugoso ma espressivo, le mani tremanti ma capaci di alzarsi al cielo.

Tra poco non ci saranno più i novantenni, i partigiani, i nostri nonni che così bene ci ricordano le nostre origini, dimostrando che la lotta dà i suoi frutti. Il pericolo è che quando se ne andranno loro, la nostra soglia di attenzione cali ulteriormente, e le nostre menti un po’ offuscate e spaesate si perdano. Il lavoro precario, la difficoltà nell’indipendenza economica, l’impossibilità di comprarci una casa o progettare una famiglia perseguendo uno scopo professionale, non deve farci addormentare. Dobbiamo vigilare, ravvivare la memoria, essere scattanti nel pensiero e pronti nell’azione, anche quando i nostri nonni non ci saranno più e avremo solo l’eco delle loro grida rauche.