• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

  • Annunci

USA hanno il diritto di discutere le sentenze

La residenza del Presidente

Sul processo di Perugia gli interventi ufficiali dagli Stati Uniti seminano il solito rigurgito di antiamericanismo, ma gli stati hanno il diritto di difendere i propri cittadini e uno dei motivi per cui in Italia non c’è la pena di morte è proprio che le condanne non sono mai certissime.

La senatrice Maria Cantwell avrà sbagliato a parlare di antiamericanismo (ma nominandolo ha citato un ircocervo ideologico che in Italia c’è, come surrogato di proposte politiche assenti negli ultimi anni da parte dell’estrema sinistra ma alimentato anche da preti e destra), di fatto l’intervento della Clinton semina reazioni scomposte, quasi gli stati non abbiano voce in capitolo sui concittadini arrestati.

In realtà, qualsiasi persona con passaporto straniero si trovi in lunghe difficoltà all’estero in occidente viene sostenuto, se questo non è accaduto nel caso di italiani che si trovavano negli Usa questo è stato dovuto assai più alla negligenza delle autorità italiane, più preoccupate di assumere credenziali cedendo sui diritti da far valere, piuttosto che perchè il sistema statunitense non fosse validamente strutturato.

E’ vero che le sentenze hanno il loro peso in uno stato di diritto, ma se è vero in Italia non c’è la pena di morte e che questo è un fattore positivo se confrontato con gli Stati Uniti (dove a volte si è perfino rifiutato di riaprire processi in presenza di elementi capaci di scagionare l’imputato)   è vero anche che questo è stato deciso anche perchè le condanne non sono mai certissime, in particolare in casi molto controversi e che implicano pressione giudiziaria su persone giovani e plausibilmente in difficoltà, con riguardo alla differenza di lingua e di cultura. Le premesse dei processi non si svolgono sempre in condizioni di perfetto rispetto dell’equilibrio dell’imputato, si guardi quella che l’introduzione al processo è stata per il giovane Cucchi.

Detto questo, le sentenze italiane hanno giustamente il loro seguito in Italia, così come in numerosi casi sono state applicate in altri stati e non abbiamo potuto farci niente, anche quando erano palesemente sproporzionate a causa di situazioni politiche (nella stessa America, la Baraldini), però non si venga a dire che lo Stato che ha eletto Barak Obama, il figlio di un immigrato, come Presidente (e dove ci sono tre network televisivi autonomi tra loro)  non ha la cultura giuridica per interessarsi di concittadini in difficoltà, ma soprattutto non si venga a raccontare che in vicende come queste l’antiamericanismo ormai incancrenito e la cultura che lo ospita non giochino un ruolo che inquina le considerazioni logiche.

Aldo Ciummo

Annunci

Il Parlamento Europeo: “c’è ancora molto da fare per cancellare la pena di morte nel pianeta”

Il Presidente del Parlamento Europeo Jerzy Buzek

Il Presidente del Parlamento Europeo Jerzy Buzek

Lo ha detto il Presidente dell’assemblea elettiva della comunità, Jerzy Buzek, intervenendo lunedì

Nella seduta del Parlamento Europeo che si è svolta lunedì il Presidente dell’assemblea, Jerzy Buzek, è intervenuto sull’impegno europeo per l’abolizione della pena di morte nei paesi, nessuno dei quali Ue, dove ancora viene applicata. Il discorso si è soffermato in modo particolare sulla importanza che la tutela dei diritti riveste nell’area intorno all’Unione Europea, laddove la Comunità fa sentire maggiormente l’influenza della propria tradizione giuridica.

Nell’Europa, anche al di fuori della comunità, tale pratica resta in vigore soltanto in Bielorussia. L’attenzione espressa nei riguardi di un paese vicino riflette anche la posizione del paese da cui Jerzy Buzek proviene, la Polonia. Nel firmare l’adesione al trattato di Lisbona, anche il presidente della Repubblica Lech Kaczynski infatti aveva ricordato l’auspicio del suo governo di contribuire al rafforzamento dei legami con altri paesi dell’est, anche appartenenti all’area della Ex Unione Sovietica. Quindi si moltiplicano gli sforzi per avvicinare gli stati al modello europeo anche per favorirne la futura integrazione.

Lech Kaczynski, quando ha firmato il Trattato di Lisbona in seguito al referendum irlandese questo ottobre, ha aggiunto che l’Europa, che ha chiamato un esperimento di successo, per restare tale non dovrebbe chiudere le porte nè agli stati dell’area balcanica nè a paesi come la Georgia. Nel suo intervento alla rappresentanza romana dell’assemblea elettiva della Ue a Roma questo settembre, il presidente del Parlamento Europeo Jerzy Buzek, aveva introdotto gli stessi concetti.

Il discorso di Buzek si inscrive in una tendenza della politica europea come costruzione graduale di spazio culturale e giuridico oltre i confini attuali degli aderenti ai Trattati che costituiscono la realtà geopolitica UE. Questa tradizione di graduale cooperazione non appartiene alla sinistra ma al partito cui Buzek appartiene, il PPE, che fu alla base del progetto europeo con apporti azionisti, liberali e socialdemocratici. All’epoca della creazione europea infatti la divisione in blocchi impediva ai partiti comunisti e fino agli anni settanta anche a quelli socialisti di sostenere pienamente i meccanismi comunitari.

Quanto ai contenuti di questa politica però, nel tempo il Partito Popolare Europeo li ha mutati in direzione di una posizione di destra, laddove negli ultimi decenni (quelli della crescita di importanza del Parlamento tra le altre istituzioni continentali) la sinistra socialista, ambientalista e movimentista ha portato avanti la maggior parte delle battaglie incentrate sulla promozione dei diritti e su di una visione partecipata della gestione degli affari globali. Questa crescita dell’iniziativa socialista è stata accompagnata frequentemente da un apporto liberale ed è stata resa possibile anche dalla caduta della contrapposizione est-ovest che ha permesso ai progressisti, almeno nella maggior parte dei paesi europei, di affrontare i cambiamenti e i problemi che ne derivavano in modo meno schematico rispetto al passato, ma ha anche portato ad uno sfaldamento che attende ancora una ricomposizione nella forma di progetto politico coerente.

Aldo Ciummo