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Finlandia, riforme strutturali alle porte

Il governo di coalizione sta procedendo alle discusse misure tese a reperire tra otto e dieci miliardi di euro necessari al bilancio statale

Le trattative all’interno del governo di coalizione in Finlandia, un esecutivo di cui fanno attualmente parte sia i conservatori del Partito della Coalizione Nazionale che i Socialdemocratici, sono state serrate:  l’insieme delle riforme strutturali approvate non sarà indolore: tra otto e dieci miliardi di euro in uscita da ogni ambito della spesa pubblica ed in entrata in un bilancio che ha bisogno di essere corretto.

Il Primo Ministro Jyrki Katainen (Partito della Coalizione Nazionale) e Jutta Urpilainen (Ministro delle Finanze) hanno dichiarato che l’obiettivo delle misure adottate è la sostenibilità del bilancio e l’ aumento dei livelli occupazionali. Il supporto attribuito alla formazione verrà razionalizzato e l’età pensionabile alzata a quasi sessantadue anni e mezzo (aumentando quindi di un anno e mezzo).

I municipi faranno la loro parte, anche attraverso fusioni, con un risparmio previsto di circa due miliardi di euro. Entro il 2015 rappresentanti eletti ed organizzazioni della società civile presenteranno una relazione mirata a razionalizzare servizi sociali e sanità. La semplificazione amministrativa, con la creazione di comuni più grandi ed aree metropolitane, è stata un argomento molto controverso all’interno dell’area socialdemocratica e le opposizioni al governo di coalizione (che comprende quasi tutti i partiti in Finlandia in questo momento) hanno attaccato questa ipotesi.

Il partito del Centro (opposizione) ha definito la fusione di diversi comuni una decisione controproducente e dai risultati concreti difficilmente quantificabili e le novità annunciate non mancheranno di far discutere ancora di più in autunno, quando entreranno nel vivo, fino ad apparire più chiare nei dettagli a cominciare da novembre.

Aldo Ciummo

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Ambiente al centro del dibattito in Finlandia

L’affermazione dei Verdi durante questi ultimi anni riporta al centro le questioni ecologiche, dalla tutela del Mar Baltico alla protezione delle foreste settentrionali in Finlandia

Come si è visto sia attraverso le elezioni autunnali in Danimarca con la vittoria della socialdemocratica Helle Thorning-Schmidt alleata di partiti di tradizione ambientalista come “Det Radikale Venstre” ed il “Socialistisk Folkeparti” sia come si è potuto registrare in Finlandia dato il sorprendente successo dei Verdi (Virhea Liiitto) con il loro trentasette per cento a febbraio di quest’anno, nonostante il Centrodestra abbia ottenuto la presidenza con Sauli Ninisto (Partito della Coalizione Nazionale, “Kansallinen Kokoomus”), l’ambiente resta al centro delle cure delle istituzioni e dell’opinione pubblica nel Nord Europa.

In Finlandia, il nucleare è stato al centro di un dibattito negli ultimi decenni, in particolare per il deposito sotterraneo di smaltimento previsto ad Olkiluoto. Una fonte di preoccupazione di diverso tipo è l’inquinamento nel Baltico, infatti negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata sulle fonti di inquinamento dalla Federazione Russa. I Verdi guidati da Pekka Haavisto si sono lasciati alle spalle, nelle ultime competizioni elettorali, partiti consolidati in Finlandia, come il Centro ed i Socialdemocratici.

La maggioranza dei commentatori hanno evidenziato come gli ambientalisti non siano più legati a singoli dibattiti e come le posizioni europeiste sia liberali che progressiste siano state premiate dal voto, mentre indietreggiano le tendenze euroscettiche che erano state rappresentate con qualche successo elettorale tra 2009 e 2011 dai “Veri Finlandesi” di Timo Soini. Ora anche le tematiche più vicine agli argomenti sui quali lavora da tempo il partito dei Verdi, dal riscaldamento globale alla tutela del mar Baltico, troveranno uno spazio crescente all’interno dell’Eduskunta, il Parlamento unicamerale finlandese.

Nel Baltico le diverse competenze territoriali, che non riguardano solo la UE, rendono la tutela delle acque di difficile gestione. Le foreste in Finlandia invece sono oggetto di dibattiti in cui da una parte ci sono le compagnie del legname ed anche i proprietari dei terreni, dall’altra invece gli attivisti per la tutela dell’ambiente: la discussione verte non tanto sulla quantità di legno che si intende abbattere, ma anche sulle località interessate, perchè nel nord della Finlandia gli alberi crescono più lentamente.

Aldo Ciummo

 

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Elezioni in Finlandia, Haavisto in crescita

Oggi i finlandesi scelgono il Presidente della Repubblica nel secondo turno: il risultato emerso dal primo turno è l’europeismo della maggioranza

di Aldo Ciummo

Il Centrodestra liberale di Sauli Ninistö (Partito della Coalizione Nazionale, “Kansallinen Kokoomus”) è in vantaggio, ma Pekka Haavisto (Verdi) può contare sull’effetto novità dato dall’aver sconfitto diversi grandi partiti nel primo turno, sulla probabile convergenza degli elettori progressisti e sulla crescita dell’affluenza, registrata nelle elezioni in anticipo di molte sezioni durante questa settimana.

Sauli Ninistö, favorito dai sondaggi e dal trentasette per cento dei voti che ha conquistato nel primo turno, è più forte tra gli ultra-sessantenni: nelle altre fasce di età i due candidati appaiono più ravvicinati. Nella capitale Helsinki nel primo turno hanno prevalso i Verdi (Vihreä Liitto), che a livello nazionale si sono assicurati il diciannove per cento. Sauli Ninistö in passato è stato Ministro delle Finanze in governi di grande coalizione a guida socialdemocratica.

Ninistö è stato vicepresidente della Banca Europea degli Investimenti: molti dei populisti euroscettici dei “Veri Finlandesi” (Perussuomalaiset”) finiti al nove per cento al primo turno probabilmente si asterranno, viste le sue credenziali europeiste e le caratteristiche di sinistra dello sfidante ambientalista: Pekka Haavisto è stato il primo verde in Europa a diventare ministro, del 1995 al 1999, conducendo in seguito importanti progetti ambientali in diversi paesi del mondo per le Nazioni Unite.

Haavisto potrà fare affidamento sui voti Socialdemocratici (sette per cento al primo turno) e degli attivisti di sinistra (al cinque per cento), oltre a quelli del suo partito, i Verdi (arrivati al diciannove), mentre molti sostenitori del Centro (diciassette per cento) e dei liberali del Partito degli Svedesi (tre) potrebbero essere una incognita, ma una maggioranza di questi stando ai sondaggi sembra essere favorevole ai conservatori nel secondo turno.

La presidente uscente, Tarja Halonen, ha detto questa settimana che Pekka Haavisto ha fatto un buon lavoro, nel portare di fronte all’elettorato i diritti legati all’orientamento sessuale (per i quali la stessa Halonen si era impegnata pur essendo eterosessuale, negli anni ottanta, assumendo un ruolo importante nell’organizzazione per la parità dei diritti “Seta”). La dichiarazione favorevole di una presidente di centrosinistra che ha avuto un enorme e trasversale consenso durante i dodici anni dei suoi due mandati potrebbe sul serio assicurare all’ambientalista un appoggio più solido da parte di vari personaggi socialdemocratici e laici, il cui impegno anche finanziario a sostegno dei Verdi ha registrato una vera e propria impennata dopo il successo di Pekka Haavisto al primo turno, mentre a favore di Sauli Ninisto si esprimeranno con ogni probabilità i cristianodemocratici (tre per cento) oltre alla stragrande maggioranza dei sostenitori del Partito della Coalizione Nazionale cui Ninistö appartiene ed a molti centristi.
I due candidati, Sauli Ninistö e Pekka Haavisto, sono stati cordiali tra di loro nell’incontro trasmesso martedì mattina dalla televisione finlandese YLE, dimostrando vedute non lontanissime in politica estera, a sostegno dell’autonomia decisionale della Finlandia e della cooperazione con le maggiori istituzioni internazionali e occidentali. Una parte importante delle competenze del “Suomen Tasavallan Presidentti” (il presidente della Repubblica della Finlandia) leggermente orbato delle sue prerogative in politica comunitaria europea dalle riforme introdotte nel 2000, resta tuttora la politica estera.
Pekka Haavisto ha sottolineato la questione, sollevata dalla leader del partito di Centro Mari Kiviniemi, della necessità di assicurare una maggiore condivisione di informazioni con il Parlamento unicamerale finlandese (“Eduskunta”) riguardo alle mosse del Presidente nella gestione della politica internazionale, in particolare quando si tratta dei colloqui con la Federazione Russa, che storicamente riveste un ruolo importante nel quadro delle relazioni internazionali della Finlandia (che ha fatto parte dell’impero russo tra 1809 e 1917 ed è stata fortemente influenzata dalla sua vicinanza all’ex Urss).
In questi giorni, sui media finlandesi, oltre alle vicende elettorali hanno avuto molto risalto le visite di Tarja Halonen agli stati vicini (lunedì scorso in Estonia) dove la presidente uscente è stata ringraziata dal suo collega estone Toomas Hendrik Ilves, per avere sostenuto le richieste di adesione all’Unione Europea di Tallin negli anni novanta, quando lei non era ancora in carica come presidente della Repubblica.
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Finlandia, gli euroscettici potrebbero entrare nel Governo

 

L’attuale ministro delle Finanze Jirky Katainen potrebbe diventare premier dei moderati: ma avanza il “Perussuomalaiset” di Timo Soini, contrario agli aiuti agli stati europei in crisi
 
 

Il 17 aprile si vota in Finlandia e la Premier Mari Kiviniemi non ha escluso che il prossimo governo coinvolga i “Veri Finlandesi” (“Perussuomalaiset” in finlandese) guidati da Timo Soini: la lista che vuole ridurre l’immigrazione ed opporsi a piani di spesa della UE per salvare paesi in bancarotta peserà, secondo i sondaggi, oltre il sedici per cento delle preferenze, divenendo una forza indispensabile a garantire la governabilità nell’Eduskunta, il Parlamento unicamerale finlandese. L’attuale esecutivo comprende, oltre al “Partito di Centro” di cui Kiviniemi è la leader, la “Coalizione Nazionale” (Centrodestra), i “Verdi” e la lista Svedese.
 
A giudicare dalle dichiarazioni dei politici, non è l’immigrazione il tema che delinea le coalizioni: posizioni favorevoli alla forte restrizione dell’immigrazione, vicine a quelle dei “Veri Finlandesi”, emergono in partiti di governo come il Centro e la Coalizione Nazionale ed in parte dell’opposizione socialdemocratica, tanto che Jörn Donner, produttore cinematografico impegnato in politica, ha lasciato il Partito Socialdemocratico e si è ricandidato con il gruppo dei finlandesi di lingua svedese, dichiarando che i maggiori partiti dovrebbero differenziarsi di più dai populisti di Timo Soini su questioni come l’immigrazione e le politiche comunitarie.
 
La circostanza che potrebbe ostacolare l’adesione populista ad una coalizione conservatrice è la partecipazione al fondo permanente di sicurezza europea per il salvataggio degli stati in crisi.  Finora, i Socialdemocratici non hanno espresso posizioni nette, di fronte all’euroscetticismo di Timo Soini, mentre i partiti del Centrodestra hanno chiarito che non accetteranno nel governo liste che non sostengano le misure necessarie a favore dell’Unione Europea: questa questione potrebbe essere il fattore favorevole all’ascesa elettorale di Soini, che ha dichiarato che i Veri Finlandesi non sosterranno mai un impegno simile da parte di Helsinki.
 
Il Ministro delle Finanze, Jyrki Katainen, ha dichiarato che la partecipazione al salvataggio degli stati in difficoltà è in accordo con la posizione finlandese ed il Centro, che esprime la premier Mari Kiviniemi, potrebbe cedere la leadership del prossimo Centrodestra proprio a Katainen, esponente della Coalizione Nazionale. Il raggruppamento dei conservatori moderati è favorito: il 20% dei Socialdemocratici (“Sosialdemokrattinen Puolue”, in finlandese) è oggi eroso dagli euroscettici e dalle sinistre. Il Partito della Coalizione Nazionale (“Kansallinen Kokoomus”) conterebbe sul 20% ed i sondaggi posizionano appena di qualche frazione di punto percentuale indietro il partito di Centro, che tutela gli aiuti alle famiglie. Il Partito degli Svedesi si trova isolato nella difesa del ruolo della lingua svedese nello stato, che molti politici pensano di consegnare alla storia.
 
Togliere l’obbligatorietà dello svedese nelle scuole richiederebbe modifiche costituzionali e lo “Svenska Folkeparti” dovrebbe riuscire a mantenere lo status della madrelingua di circa il 5% dei finlandesi, una quota simile alla porzione di voti sulla quale la lista conta abitualmente. Il Partito della Coalizione, che non vuole innalzare le tasse, sarà alleato del Centro (“Suomen Keskusta”). Jutta Urpilainen, la leader dei socialdemocratici, sottolinea che il suo partito non accetterà innalzamenti dell’età pensionabile oltre i 63 anni e l’Alleanza della Sinistra (“Vasemmistoliitto”, forza stimata intorno al 7% dell’elettorato) rigetta l’eventuale entrata della Finlandia nella Nato, novità cui in realtà non sembrano tenere particolarmente neppure gli altri partiti. I Verdi (“Vihrea Liitto”) il cui consenso si aggira intorno al 9% ed il partito cristianodemocratico Kristillisdemokraatit, che probabilmente si attesterà di nuovo attorno al 4%, non avanzano pregiudiziali molto rigide rispetto all’ingresso nell’esecutivo.
  
La Finlandia è divisa in quindici distretti elettorali: i duecento parlamentari dell’assemblea unicamerale finlandese provengono da queste circoscrizioni, in maniera proporzionale al numero di abitanti che risiedono nelle varie regioni: Helsinki, Uusimaa, Varsinais-Suomi, Satakunta, Hame, Pirkanmaa, Kymi, South Savo, North Savo, North Carelia, Vaasa, Central Finland, Oulu, Lapland, Aland. Si vota soltanto per un particolare candidato di un singolo distretto. Nella legislatura uscente, il Partito della Coalizione Nazionale, alleato del Centro, ha cinquantuno deputati, uno in più del maggior alleato (che ha subìto defezioni verso il partito di Timo Soini, che ha ora sei seggi). Il più grande partito di opposizione, i Socialdemocratici, ha attualmente quarantacinque eletti, la Sinistra diciassette ed i Verdi quattordici. La lista degli Svedesi ha dieci seggi ed i Cristiano Democratici sette. Il 15 marzo si è svolta l’ultima sessione del Parlamento, che terminerà il suo mandato il 12 aprile, pochi giorni prima delle elezioni, il cui risultato sarà confermato soltanto il 20 aprile.
 
Aldo Ciummo