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A Roma l’incontro di TILT con gli studenti

L’iniziativa si chiama prossima fermata “Esperanza”, incontro a Roma tra gli studenti cileni ed italiani, saranno presenti Nichi Vendola e Maurizio Landini

Sabato 11 febbraio al caffé letterario di via Ostiense 95 (Roma) si svolgerà l’incontro tra gli studenti italiani e cileni “Esperanza” promosso dalla rete “Tilt”, attiva in Italia sui temi del superamento del precariato, della diffusione dello sviluppo sostenibile e della partecipazione democratica di giovani, donne, immigrati.

Parteciperanno all’incontro Camila Vallejo, leader degli studenti cilena; il segretario della Fiom Cgil, Maurizio Landini; il presidente di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola; la portavoce nazionale di Tilt, Maria Pia Pizzolante e molti movimenti ed associazioni che non sono scomparsi durante gli anni del fallimento delle ricette liberiste, ma attraverso diverse iniziative di alternativa si sono confrontate arrivando in molti casi a lavorare insieme a nuove prospettive.

E’ diffusa la sensazione che viaggino ormai tutti assieme studenti, immigrati, persone che lavorano e che cercano di costruire progetti di partecipazione in tutta Europa come in altri paesi del Sud del Mondo che ormai è (per capacità di competere nell’economia mondiale e per squilibri nella distribuzione delle ricchezze che accompagnano anche da loro una fuorviante definizione di “sviluppo”) in molti casi occidente e come in molti altri paesi di un nord del mondo spesso in crisi sia nella sua posizione tradizionale di forza economica che nell’emergere delle contraddizioni sociali a questa connesse.

Forse non è un caso che quest’ultimo anno i mass media, in diverse occasioni, non siano riusciti a distinguere i manifestanti di Occupy Wall Street da quelli del Mediterraneo, e che i due livelli si siano quasi fusi, nella pratica e nei contenuti, nelle proteste che avvengono oggi sulla sponda sud dell’Europa, in Grecia ed altrove.”Incontrare Camilla Vallejo sarà come guardarsi allo specchio – dice la responsabile di Tilt Maria Pia Pizzolante, gli studenti che hanno scosso il Cile di Pinera sono parte della nostra stessa generazione, consapebole che una buona parte del futuro parte dallo studio e dalla formazione pubblica.”

Per TILT non si può parlare del sapere senza affrontare i nodi del lavoro. “Vallejo è cresciuta nella provincia di Santiago, che oggi racconta la stessa storia che potremmo sentire a Milano, Roma, Napoli, Palermo” spiega la responsabile di Tilt. Camilla Vallejo studia geografia all’Università del Cile ed il suo impegno politico, sfociato nel movimento degli studenti diventato centrale in Cile a partire dal giugno 2011, rispecchia quelli che hanno attraversato l’Italia nel 2010.

L’incontro di sabato è quindi soprattutto una occasione per parlare di sinistra politica e sindacale, uno spazio troppo a lungo lasciato vuoto dalle istituzioni e che in particolare le nuove generazioni stanno iniziando di nuovo a riempire, per difendersi dall’aggressione evidente e persistente da parte di ben determinate fasce di età e di reddito.

Aldo Ciummo

 

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Partecipazione e politiche sociali per una diversa Europa

Recentemente si è dibattutto a Roma sull’Iniziativa dei Cittadini Europei (prevista dal Trattato di Lisbona), nuove proposte vengono da SEL

Il 25 novembre a Roma ha avuto luogo un dibattito promosso dal Movimento Federalista Europeo sul tema della Federazione Europea, di quel New Deal europeo che viene visto come necessario da tutti coloro che pensano che difficilmente ci sarà qualsiasi ripresa in assenza di un ripensamento fattivo delle politiche che sono state attuate finora in Occidente. Nella discussione è stato dato molto spazio all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) perchè questa è lo strumento attraverso il quale le popolazioni possono concretamente incidere nella legislazione della comunità.

Il regolamento che descrive il funzionamento della ICE è stato approvato il 16 febbraio del 2011 e consente ad un milione di cittadini di almeno un quarto degli stati componenti la UE di invitare la Commissione Europea a proporre atti legislativi. Il comitato che avvia l’iniziativa deve essere formato da almeno sette cittadini della UE residenti in almeno sette diversi stati, il gruppo ha un anno a disposizione per raccogliere le dichiarazioni di sostegno. Lo strumento legislativo di cui si parla sarà concretamente operativo a partire dall’aprile 2012.

L’incontro è stato presieduto da Lucio Levi, presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo e dal presidente della sezione Mfe di Roma, Paolo Ponzano. Il Responsabile Immigrazione della Cgil, Pietro Soldini, ha proposto la ratifica della Convenzione dell’Onu sui diritti dei migranti, in modo da arrivare ad una politica europea unica in materia di immigrazione, unitamente alla concessione della cittadinanza di residenza a chiunque viva in uno stato componente la UE per un lungo periodo.

Beppe Allegri, per il Basic Income Network, ha presentato la proposta dell’introduzione del reddito minimo, una disposizione assente solo in Italia ed in Grecia per quanto riguarda la UE. Da Sinistra e Libertà è venuto il contributo di Sergio Bellucci (comitato scientifico SEL) al dibattito, sul superamento degli eserciti nazionali attraverso un unico esercito europeo con conseguente riduzione delle spese militari oggi enormi. Si tratta di tutte questioni che andrebbero ormai inquadrate nel contesto continentale.

Aldo Ciummo

 

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I giovani di Roma per l’Europa unita

L’incontro del 25 novembre si intitola “Federazione Europea, European NewDeal ed Iniziativa dei Cittadini Europei”.

Il 25 novembre, alla Salita dei Crescenzi 26 (Sede del Cife a  Roma, Zona Pantheon, alle 15.00) i giovani federalisti europei di Roma richiameranno l’attenzione sulle opportunità di partecipazione previste dal Trattato di Lisbona: dall’aprile del 2012 in poi un milione di  cittadini di almeno 7 paesi potranno chiedere alla  Commissione UE la presentazione di leggi.

Le crisi finanziarie, le richieste di democrazia che vengono dal Mediterraneo, le difficoltà sollevate dalla crescita delle potenze economiche emergenti: sono fatti che i  singoli stati non riescono ad affrontare e che una Europa più unita, a partire dalla partecipazione dei suoi  cittadini per chiedere il rilancio di uno sviluppo civile ed  economico avanzato e sostenibile, può gestire meglio. La Gioventù Federalista Europea (GFE) è il gruppo giovanile del Movimento Federalista Europeo  o MFE), associazione apartitica ma convinta dell’opportunità di raggiungere una maggiore integrazione politica in Europa.

Il Gfe si impegna per affermare attraverso il rafforzamento di una vera federazione in Europa la libertà e la  coesione sociale. Il movimento è formato da appartenenti a orientamenti  politici molto diversi tra loro e alla società civile. La gioventù federalista europea organizza conferenze e campagne perchè l’Europa diventi una  vera federazione.

La sede della capitale si trova in Piazza della Libertà,  numero civico 13 (cinque minuti a piedi dalla fermata Lepanto,  metro A). L’incontro del 25 novembre si intitola “Federazione Europea, European New Deal ed Iniziativa dei Cittadini Europei”.

 

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La UE impedisce il mercato selvaggio

Il Parlamento Europeo ha approvato oggi nuove limitazioni al mercato selvaggio ed ha proposto l’introduzione di nuove regole sul debito sovrano

Gli eurodeputati martedì hanno deciso di limitare le vendite allo scoperto ed il commercio in credit default swap (prodotti finanziari noti anche attraverso l’abbreviazione cds e consistenti in assicurazioni verso i fallimenti). L’Europa impone nuove regole che assicurano maggiore trasparenza e vietano l’utilizzo di alcuni CDS, rendendo in pratica più difficile speculare sui paesi in difficoltà. L’attivismo della Unione Europea è in netto contrasto con il ritratto romanzesco di mostro burocratico tracciato dalle forze ultraliberiste e dalle liste di chiusura regionalista che le hanno appoggiate fino ad oggi. E’ comprensibile che gli stessi settori redditieri, corporativi e monopolisto che hanno portato interi paesi in condizioni ben note si oppongano all’Unione Europea, perchè questa è favorevole alla concorrenza ed all’economia sociale di mercato, avendo ereditato questi princìpi elementari dalle grandi nazioni che hanno costruito uno stato compiuto da più lungo tempo, stati protestanti o laici.

L’Unione Europea conserva limiti vistosi, dovuti a squilibri sociali e carenze politiche, ma presenta un importante pregio: aiuta e talvolta spinge attivamente le aree più arretrate culturalmente ed economicamente ad avvicinarsi agli stati rispettosi della concorrenza e avanzati nello stato sociali, paesi alcuni dei quali stanno trainando l’economia del continente (Germania e stati limitrofi) e ne rappresentano valide punte di esempio di organicità dello stato sociale (Regno Unito, Germania), di autonomia dei mezzi di informazione (Regno Unito), di laicità (Regno Unito, Francia). Una Europa trainata in basso da stati che difendono l’accrescimento del proprio debito a dismisura e proteggono la tutela di poche sacche di privilegio e di età (avanzata) invece non avrebbe speranze in un mondo dove anche le cosidette potenze emergenti come la Cina hanno capito (scavalcando alcune tradizionali potenze industriali in dismissione) che puntare solo sulla riduzione delle tutele del lavoro è una strada sicura per il declino di tutti i settori produttivi.

L’attuale regolamento è uno dei mezzi legislativi presentati dalla Commissione per affrontare la crisi finanziaria determinata da settori limitati del mercato e da stati spesso direttamente controllati dai proprietari di fatto di questi settori, in particolare negli stati dove la concorrenza in pratica non esiste. Le vendite allo scoperto ed i credit default swap sono diventati tristemente noti, perchè dipinti inizialmente come fattori di dinamismo del mercato e di supporto ad aree del mercato in difficoltà, si sono rivelati colpi di grazia a situazioni di crollo generate dalla malapolitica come in Grecia e altrove.

Il Parlamento Europeo, tradizionalmente considerato uno strumento della finanza tecnocratica da alcune liste montane che però vi siedono tranquillamente oltre che da alcune delle forze autrici del raddoppiamento del già enorme debito pubblico nel loro paese, di fatto sta difendendo l’Europa dalle speculazioni ed oggi ha introdotto un divieto di commercio di credit default swap allo scoperto, ossia di acquistare contratti di assicurazione sul debito senza avere i relativi titoli (un’operazione che molte incertezze ha introdotto ad esempio nel caso greco quando questi divieti non esistevano). Risultano accresciuti anche i poteri dell’ESMA, l’European Securities and Markets Authority: un segnale che sarebbe stato ora di vedere in precedenza, dato che da una decina di anni a questa parte l’idea di lasciare che il mercato si “autoregolasse” senza altri interventi da parte degli stati che non fossero distruzioni varie di settori pubblici e l’aggiunta di politiche privatistiche che spesso si risolvevano nella creazione di monopòli ha dimostrato la sua debolezza sociale, economica e politica, questo in maniera esponenziale e disastrosa se si guarda agli ultimi tre anni.

Oltre alla legislazione mirata a impedire che i cds vengano acquistati al solo fine di speculare su paesi in difficoltà, si è intervenuti sulle vendite allo scoperto, purtroppo l’intento di regolare decisivamente le più rischiose di queste operazioni non è andata in porto a causa dell’opposizione dei governi nazionali (evidentemente i famosi tecnocrati favorevoli alla finanza tanto cari all’immaginazione di varie liste euroscettiche non stanno solo nelle metropoli federaliste ma anche e forse soprattutto nelle capitali e in qualche capoluogo degli stati componenti): queste regole perciò sono state un pò diluite. Un altro capitolo affrontato in Parlamento Europeo è stato quello della trasparenza, in pratica adesso i supervisori finanziari dovranno essere informati più rapidamente dei cambiamenti dei mercati. E’ importante che l’ESMA sia stata rafforzata nei suoi poteri, in particolare quello di limitare le vendite allo scoperto. Riguardo ai debiti sovrani, gli stati componenti si sono opposti ad attribuire maggiori poteri all’Esma, un aspetto che sarà bene ricordarsi quando si sente ripetere che la UE non prende iniziative efficaci per difendere gli stati dagli eventi macroeconomici: gli stati nazionali, anche in situazioni di emergenza non vogliono dargliene i mezzi. La risoluzione legislativa di cui si parla sulle limitazioni di particolari tipi di vendite è stata approvata con 507 voti a favore, 25 contrari e 109 astensioni ed in codecisione con la Commissione.

Aldo Ciummo

 

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Internazionale a Ferrara: l’Europa al primo posto

La Commissione europea continua ad organizzare dibattiti sull’Europa, orizzonte comune delle scommesse che attendono i ventisette paesi componenti

A Ferrara l’iniziativa della rivista di attualità “Internazionale” affronta ancora il tema dell’Europa, vale a dire l’argomento del futuro date le scelte che i ventisette si trovano di fronte e che non possono essere prese singolarmente: all’interno del festival organizzato dalla testata la Rappresentanza della Commissione Europea in Italia parteciperà per la seconda volta.

Diffondere il dibattito sulle istituzioni e sulle prospettive dell’Europa è fondamentale per raggiungere una vera integrazione, la cui mancanza si è fatta sentire in termini tutt’altro che astratti, mentre una mobilitazione sia pure parziale e carente delle strutture portanti della UE ha mostrato chiaramente il suo peso. Decine di migliaia di persone parteciperanno alla discussione e sostenibilità, energia, diritti fondamentali, mobilità, saranno al centro dell’attenzione.

Ci sarà anche uno stand europeo sugli interventi umanitari, organizzato in collaborazione con il Servizio per gli aiuti umanitari della Commissione. Sabato mattina, alle 10.00, andrà in onda presso il chiostro di San Paolo la trasmissione di Radio 24 “l’Altra Europa”. L’iniziativa si svolgerà dal 30 settembre al 2 ottobre 2011.

Aldo Ciummo

Le TV estranee alle ultime generazioni di europei

 

Secondo le conclusioni del Parlamento Europeo in materia di comunicazione, Radio e Televisioni hanno bisogno di unirsi alle nuove tecnologie per stare al passo con la società europea

Radio e televisioni pressate da esigenze economiche, indebolite nello specifico ruolo di soggetti indipendenti, in difficile confronto col mercato e spesso non in sintonia con giovani generazioni più abituate ai nuovi mass media: questi sono in sintesi i principali punti critici nel sistema della comunicazione di massa così come lo conosciamo e che tuttora è al centro della vita pubblica nella maggior parte dei paesi del continente.  A dirlo questa volta non è uno studio del settore ma il Parlamento Europeo, che il 25 novembre ha concluso così un dibattito che tocca uno dei nervi scoperti nella costruzione della democrazia europea.

Il paradosso dell’Europa è che il deficit di partecipazione nasce dall’unione di stati che per la stragrande maggioranza hanno forti e longeve tradizioni di dibattito pubblico e di rispetto dei diritti, ma che nella gelosa conservazione delle proprie vie nazionali alla democrazia finiscono per perdere la capacità di autorappresentarsi in una volontà politica comune, che di conseguenza è delegata ad un insieme di strutture burocratiche (le istituzioni dell’Unione Europea) a torto o a ragione percepito da moltissimi cittadini come distante dai propri problemi e dalle proprie aspirazioni e spesso dipinto per scopi demagogici addirittura come contraltare dei princìpi della rappresentanza assicurata dai parlamenti nazionali e come antagonista capace di indebolirli.

Il sistema radiotelevisivo è un nodo importante, perchè ogni paese sta sperimentando nel proprio mercato della comunicazione la miopia di politiche culturali tese a rinchiudere la prospettiva dei cittadini nella sfera nazionale. Certo, questo non avviene nei paesi più avanzati come il Regno Unito che hanno storicamente una prospettiva mondiale ed è un limite mitigato dalla consuetudine al confronto storico con altri culture anche in diversi altri casi di stati di grande peso nel continente, ma spesso avviene e specialmente ad Est e nel Mediterraneo radio e televisioni hanno giocato un ruolo che raramente è stato davvero europeista.

Le radio e le televisioni del servizio pubblico affrontano anche problemi di confronto con il mercato, ostacoli che l’ingerenza della politica non ha aiutato a superare. Con la risoluzione di Ivo Belet (PPE, Be), gli eurodeputati hanno affermato che l’indipendenza e la sicurezza finanziaria delle emittenti pubbliche ad oggi è pregiudicata da difficoltà di ogni ordine e grado.

Il documento, adottato con 522 voti a favore, 22 contrari e 62 astenuti, invita apertamente gli stati membri a porre fine alle interferenze politiche relative ai contenuti dei servizi offerti dalle emittenti di servizio pubblico, sottolineando che i valori europei della libertà di espressione, pluralismo dei media ed indipendenza dovrebbero essere la priorità per tutti i paesi membri.

Si immagini quanto occorrerebbe cambiare in profondità la situazione in Italia, dove sul pluralismo in un sistema monopolistico per la chiara riconducibilità delle emittenti presenti ad un unico soggetto privato ognuno può giudicare facilmente e dove la presenza di una evidente commistione tra pubblico e privato si accompagna ad un intervento sui contenuti che oltre ad ispirare il quadro generale raggiunge le singole puntate delle trasmissioni proposte ai cittadini.

Una proposta che viene dal parlamento di Strasburgo è quella di dare all’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo il mandato e le risorse di raccogliere dati e realizzare ricerche su come gli stati membri applicano tali principi, insistendo che dovrebbero essere chiamati a rispondere del mancato rispetto degli impegni.

 Ci sono in questa proposta due carenze che spesso sono notate dal comune cittadino quando guarda alle iniziative politiche europee: la prima è che ci si ferma alla dichiarazione d’intenti, perchè manca il “come” gli stati saranno chiamati a rispondere, lacuna che suggerisce agli abitanti “della strada” in Europa che subiranno esborsi di fondi pubblici per poter sapere come e quando i loro diritti non sono stati rispettati e contemporaneamente resteranno certi che la situazione resterà immutabile, la seconda è che il Parlamento chiamato dai cittadini (in quanto unico organo da loro direttamente eletto) a disegnare quale sarà l’Europa, non ha di fatto ancora poteri sufficientemente solidi per imporre la propria prospettiva, faticando pertanto ad essere riconosciuto come una assemblea eletta per qualcosa di cui potrà farsi responsabile di fronte a coloro che lo hanno nominato.

Un capitolo particolare su cui la UE continua a battere è anche l’opportunità di offrire contenuti online di qualità, una politica che guarda alla realtà dei consumi di media e di informazione, nel quadro della crescita dell’utilizzo del web soprattutto da parte delle ultime generazioni di utenti. A questo proposito il Parlamento Europeo si preoccupa del completamento delle disposizioni giuridiche in merito alle attività su internet del servizio pubblico di radiodiffusione, mancanti in alcuni paesi. E’ un pò come se si dicesse: spesso le televisioni hanno contribuito a costruire l’identità nazionale, oggi dovrebbero far parte del cemento che farà stare insieme l’Europa, non si può pensare di includervi soltanto le vecchie generazioni di europei.

Aldo Ciummo

L’impegno danese per una politica Ue comune

 

La Danimarca sostiene meccanismi di finanziamento e di decisione legati alla verifica dell’efficacia delle azioni intraprese

La politica agricola comune ha avuto una grossa parte nella costruzione dell’ Unione Europea e tuttora rappresenta una porzione significativa del suo bilancio. Nella prospettiva delineata dal governo danese, la PAC dovrebbe continuare ad assicurare un ruolo da giocare a tutti gli stati membri, ma il rafforzamento delle regole comunitarie appare come un requisito fondamentale.

Per la Danimarca, soltanto attraverso una politica agricola comune possono essere assicurate uguali condizioni per la produzione agricola europea. L’area nord europea nel suo insieme si muove sulla linea dell’armonizzazione delle politiche nel continente, per evitare che ci siano ventisette posizioni completamente diverse, che non riuscirebbero ad assicurare l’efficienza del mercato interno e la competitività globale dell’Europa.

Copenaghen sostiene gli sforzi di consolidare un mercato interno ben funzionante con 500 milioni di consumatori, a vantaggio delle esigenze dei cittadini che sono al centro di crescenti preoccupazioni riguardanti la protezione dell’ambiente e la sicurezza alimentare. La Politica Agricola Comune in altre parole dovrebbe diventare al più presto il quadro nel quale collocare una serie di impegni attesi da chi acquista, dalle regole comuni sugli standard di qualità del cibo alle norme di etichettatura.

Il documento con il quale il governo della Danimarca illustra la propria posizione affronta anche l’importanza delle regole di produzione per l’azione europea nei mercati esterni che, attraverso la progressiva apertura al commercio soprattutto in Giappone, USA, Federazione Russa e nei mercati emergenti dell’Asia e dell’America Latina, l’Europa può fare leva anche sull’agricoltura per rafforzare il suo impegno a favore dell’accesso dei paesi in via di sviluppo al commercio mondiale.

Aldo Ciummo