• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

I giovani federalisti europei a favore di una UE più unita

Il 13 marzo, quando si svolgerà il vertice Monti-Merkel, i federalisti europei organizzeranno un presidio

L’incontro tra il Primo Ministro italiano e la cancelliera tedesca che avrà luogo il 13 marzo sarà l’occasione per sottolineare, da parte degli europeisti appartententi a tutto l’arco delle forze politiche, conservatrici o progressiste che siano, che una Europa che intenda superare le attuali difficoltà deve esprimere una concreta solidarietà tra gli stati componenti e fornire una prospettiva alle parti della società che sono più pressate dalla situazione globale. Vittorio Cidone, vice presidente a Roma del Movimento Federalista Europeo (di cui i Giovani Federalisti Europei fanno parte e che comprende studenti e persone attive in tutte le forze politiche o nella società civile) è riuscito ad organizzare l’iniziativa in Piazza Montecitorio per il 13 marzo a partire dalle 14.00.

L’evento si intitola  “Per una Italia europea, per una Europa federale” ed intende evidenziare che occorre restituire alla Unione Europea una prospettiva più ampia rispetto a ciò che si è visto negli ultimi anni, con il grave ritardo ad esempio nella cooperazione con la Grecia: un programma che abbia la stessa capacità di superare steccati e coltivare una maggiore integrazione che hanno dimostrato i fondatori dell’Europa dopo avere sconfitto i totalitarismi.

Negli ultimi anni si è registrato un dibattito a volte abbastanza sterile, nel quale stati come la Germania, Finlandia, Regno Unito, Olanda sono stati additati come i componenti che avrebbero dovuto supportare i paesi in difficoltà, senza considerare che la condotta dei paesi (dalla Grecia all’Italia) che hanno lasciato crescere il proprio debito ed i ritardi nella ricerca, nell’istruzione e nella tecnologia ha appesantito l’intera costruzione europea. Questo non deve ovviamente consentire visioni rigide del riequilibrio delle economie. Non si risolvono le contraddizioni attuali accrescendo gli squilibri attraverso un rigore che penalizzi ulteriormente i più deboli e le parti produttive della popolazione della UE, ma non serve a nulla nemmeno attaccare stati come la Germania che hanno costantemente compiuto sforzi per aiutare l’intero continente, nell’ottica lungimirante di crescere meglio rafforzando tutta l’Europa, quindi a dover cambiare è l’impostazione generale del sistema federale non soltanto la politica di questo o quel paese.

L’Unione Europea ha bisogno di indirizzarsi verso le risorse principali odierne, che non sono più il carbone e l’acciaio ma l’istruzione e la conoscenza, le energie alternative e le tecnologie, che vanno valorizzati per ridurre gli squilibri sociali ed accrescere l’innovazione, al contrario di quanto si sta facendo spesso ancora oggi, rincorrendo in modo miope la precarizzazione e flessibilizzazione estreme del lavoro e della sicurezza sociale delineate dai modelli cinese e ultraliberista, che hanno mostrato entrambi i loro limiti, il primo generando un tipo di sviluppo cui difficilmente gli europei adatterebbero il proprio stile di vita e il proprio ambiente, il secondo portando alla crisi che oggi attanaglia l’intero occidente. La partecipazione delle popolazioni della UE è necessaria per arrivare ad uno sviluppo sostenibile.

Aldo Ciummo

 

NOTIZIE SU REGIONI E CULTURE DEL NORDEUROPA SUL SITO DI INFORMAZIONE      www.nordeuropanews.it      NORDEUROPANEWS

Dibattito a Roma: ci può essere democrazia in Europa?

Martedì 29 novembre a Roma gli europeisti si incontrano per discutere del libro del problema della partecipazione nell’Unione Europea

Martedì 29 novembre 2011, dalle 18.30 alle 20.00 presso la rappresentanza in Italia della Commissione Europea, lo Spazio Europa (Via IV Novembre, 149, Roma) si svolgerà il dibattito sul libro “Democracy in the EU after the Lisbon Treaty”, pubblicazione IAI, Notre Europe, Centro studi sul federalismo (a cura di Raffaello Matarazzo).

Parteciperanno all’incontro l’ambasciatore Rocco Cangelosi, il deputato Sandro Gozi, il professore di diritto dell’Unione Europea Gian Luigi Tosato e modererà Giampiero Gramaglia, giornalista e consigliere per la comunicazione allo Iai. Il tema del dibattito è la crisi del debito sovrano che colpisce i paesi della UE e che rende sempre più urgente il  controllo democratico delle istitituzioni.

La ricerca condotta dai tre istituti europei sottolinea le innovazioni contenute nei trattati comunitari. La legislazione della Ue comprende molte norme che se applicate possono rafforzare la legittimità democratica della UE, a partire dal consolidamento di una dimensione europea nelle forze politiche, fino ad arrivare al ruolo dei parlamenti nazionali.

Il problema della partecipazione si fa sempre più difficile perchè il legame della comunità (così come è stata organizzata) con i mercati stride con le crescenti sofferenze di popolazioni che subiscono le conseguenze degli squilibri economici e redistributivi alla base delle stesse crisi mondiali di questi anni. L’intenzione degli europeisti è portare la partecipazione dei cittadini in Europa facendo leva sulle possibilità di pressione democratica già presenti in molte parti dei Trattati esistenti e di quello di Lisbona, il quale prevede che le istituzioni europee non si limitino ad essere organizzazioni di controllo tecnico e monetario, ma conducano all’integrazione politica e sociale nella UE.

Aldo Ciummo

NOTIZIE SU REGIONI E CULTURE DEL NORDEUROPA SUL SITO DI INFORMAZIONE      www.nordeuropanews.it      NORDEUROPANEWS  

Europarlamento concentrato sul commercio

 

Il mese di marzo si è aperto con discussioni su temi disparati: due votazioni hanno riguardato problemi attuali dell’agricoltura e dei consumatori

Una settimana fa, con un atto non legislativo, l’assemble di Strasburgo si è espressa su un tema attuale nell’economia del continente. Una delle richieste che l’assemblea di Strasburgo ha inoltrato alla Commissione all’inizio di questo mese è di evitare concessioni commerciali che potrebbero sortire effetti negativi sull’agricoltura europea, quando si tratta di negoziare con paesi terzi. Target delle preoccupazioni degli eurodeputati sono i dialoghi aperti al riguardo con il Mercosur (organizzazione che rappresenta la maggior parte degli stati latinoamericani) e con il Marocco. La relazione preparata da Georgios Papastamkos (europarlamentare greco del Partito Popolare Europeo, Centrodestra) chiede all’esecutivo di non barattare l’accesso al mercato agricolo dei paesi terzi con decisioni che danneggiano il comparto.

Una critica è necessaria, perchè se è vero (e su queste pagine web è stato ribadito più volte) che la UE deve iniziare a difendere in maniera più coerente l’insieme dei propri interessi economici, culturali e valoriali, tra questi c’è un ruolo di potenza civile e che non è certo compatibile con la protezione di dazi di ogni genere e con l’ostacolo alle opportunità concorrenziali di paesi emergenti. A questo bisogna pure aggiungere che il settore agricolo manterrà sempre la sua importanza nella comunità, ma non è pensabile che lo faccia attraverso una tutela isitituzionale che rischi per di più di frenare altri settori che le concessioni le fanno appunto per aprirsi nuovi mercati nel pianeta.

Ricordato questo, è assodato che il settore agricolo europeo garantisce la sicurezza e la qualità alimentare, bene quindi l’inserimento nella relazione di quegli standard in materia di ambiente, fauna e flora e dell’applicazione delle regole anche ai beni importati, verificato beninteso che non sia un’altra scappatoia per stoppare beni in entrata provenienti da nazioni concorrenti magari già svantaggiate. Una richiesta giusta che viene dall’assemblea elettiva è sicuramente l’esigenza che i deputati siano informati sull’andamento dei negoziati (ne sono iniziati con Canada e Ucraina nel 2009 e ad oggi Strasburgo ancora ignora gran parte di quello che l’esecutivo sta facendo in materia).

I parlamentari europei riferiscono che una offerta definita molto generosa è stata fatta dalla UE nel quadro dell’agenda di Doha per lo sviluppo (ADS) senza ottenere equivalenti concessioni commerciali, ciò è senza dubbio da approfondire perchè tutto il ruolo dell’Europa si basa anche sul suo peso, non ultimo economico. Quando si sottolinea che non devono essere sostenuti atteggiamenti anticoncorrenziali non si intende certo affermare che non si debbano ricercare e determinare utilizzando la forza politica a disposizione aperture speculari da parte degli interlocutori, che non sono avversari ma soggetti in crescita che possono avere una posizione complementare a quella dell’Europa, nei casi in cui valutano bene la reale influenza che l’Unione Europea sta acquisendo, a partire dagli ultimi decenni ma in particolare in questa prima porzione di secolo, nel panorama internazionale.

E’ auspicabile quindi che la prossima Politica Comune Europea (PAC) non costituisca più uno strumento politico tradizionalmente protettivo di una categoria della produzione che oggettivamente mantiene talvolta più influenza del suo contributo reale all’economia attuale, ma soltanto una delle leve più importanti del bilancio europeo, regolata in maniera da contemperare le opportune (però un pò protezionistiche) preoccupazioni degli eurodeputati e gli indirizzi (spesso altrettanto sbilanciati dal lato liberista) di apertura a mercati che ci si augura non vengano visti dalla Commissione Europea soltanto come sbocchi commerciali per le produzioni europee ma anche come ambienti di sviluppo di istituzioni ed opportunità coerenti con i princìpi di partecipazione e solidarietà per i quali la nostra Europa è nata nel 1957 in Italia (che allora era un paese in via di sviluppo).

La conclusione di Strasburgo è stata che la Commissione dovrebbe sempre garantire concessioni tariffarie simmetriche, quando discute accordi di libero scambio, soprattutto con paesi che hanno un forte settore agricolo. Una critica plausibile è la ripresa dei negoziati con il Mercosur latinoamericano senza previa discussione con Consiglio e Parlamento, infatti il minimo che ci si aspetta, in una Unione Europea bisognosa di un contrappeso ai poteri acquisiti dall’esecutivo con il Trattato di Lisbona, è che gli organi che rappresentano direttamente i cittadini, come il Parlamento, possano svolgere la loro funzione accrescendo il loro ruolo, nel modo anch’esso previsto dalla carta di Lisbona.

Aldo Ciummo

Energia priorità per l’Europa

 

Ieri è stata approvata dal Parlamento Europeo una risoluzione che mette nero su bianco ciò che la cronaca aveva dimostrato: la UE deve migliorare la sua efficienza energetica prima di avviare politiche di autonomia nel settore

La risoluzione approvata ieri dal Parlamento Europeo (con 560 voti a favore, 52 contrari e 62 astensioni) ha messo in cima alla lista delle preoccupazioni comunitarie l’efficienza energetica, perno della strategia europea per l’energia per il 2011-2020. La legislazione esistente è in grado di fare fronte a molti dei problemi irrisolti, se applicata ed affiancata alla promozione di progetti nuovi nel settore e al rafforzamento della politica esterna.

L’obiettivo di Strasburgo è la creazione di un mercato davvero unico per l’energia, dotato di sicurezza di approvvigionamento e di prezzi. La risoluzione elaborata da Lena Kolarska – Bobinska (PPE, Pl) sottolinea il nodo delle forniture, che devono essere accessibili ai consumatori.

Per ridurre la dipendenza energetica della UE, dunque, il capitolo più importante comprende efficienza energetica e risparmio energetico,  elementi centrali anche nel contrasto al cambiamento climatico (oltre che ai fini del contenimento delle tariffe) e nell’introduzione di nuova occupazione. I deputati chiedono perciò alla Commissione di intensificare l’attuazione delle leggi e di adottare un piano di azione in materia. L’assemblea vuole che nel 2015  si arrivi all’installazione di contatori “intelligenti” nel 50% delle abitazioni europee e che gli stati membri ottengano, entro il 2020, che l’80% dei consumatori sia dotato di sistemi di misurazione degli sprechi.

Riguardo ai singoli progetti, emergono per importanza l’Anello Mediterraneo ed il Progetto di Interconnessione del Baltico, basi per una rete europea capace di portare ad un salto di qualità rispetto ad oggi. La risoluzione invita anche i governi nazionali a risparmiare le risorse necessarie per lo sviluppo di una rete off-shore nel Mare del Nord. Altri progetti motivatamente al centro dell’attenzione della politica europea sono “Desertec” (che si occuperà dello sviluppo dell’energia pulita nei deserti) e “Transgreen” (si tratta di reti di distribuzione di energie rinnovabili).

L’ottica nella quale ci si muove è l’esigenza dell’Europa di rafforzare il proprio ruolo internazionale in fatto di energia: quindi si è chiesto di estendere il Trattato Istitutivo della Comunità dell’Energia (ETC) ad un numero più elevato di paesi vicini all’Unione Europea e di potenziare la flotta europea per il trasporto energetico, in modo da rafforzare la sicurezza europea da questo punto di vista. Nella risoluzione è stato sottolineato anche il rapporto di collaborazione della Nato all’interno del nostro Occidente per procedere con coerenza tra le strategie adottate nel settore.

Aldo Ciummo

A Roma la Ue discute di coesione economica e sociale

 

La Rappresentanza in Italia della Commissione Europea presenterà domani la quinta relazione sull’argomento

Si svolgerà domani a Roma una sessione di informazione sulla coesione economica e sociale: la quinta relazione elaborata dalla Commissione Europea  sul tema sarà presentata alle 15.30 presso lo Spazio Europa, sede della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, in via IV Novembre 149. Il documento comprende una analisi dettagliata delle disparità regionali nell’Unione Europea e dell’impatto della politica di coesione sul territorio.

Il punto di vista che ha animato il presente sito fin dagli inizi si colloca nel quadro di una Europa basata sull’equilibrio sociale, in contrasto con la prospettiva di assalto da parte delle rendite acquisite ad ogni residuo di equilibrio sociale e pluralistico, come purtroppo stiamo vedendo continuativamente in molte parti d’Europa negli ultimi quindici anni, specialmente a sud nel continente e specialmente in Italia.

E’ evidente che riparazioni parziali del contesto socioeconomico e culturale, pur importanti come potrebbe essere il ritorno di una applicazione effettiva della Costituzione repubblicana in Italia, non basterebbero ad assicurare contenuto democratico alla UE.

La partecipazione dei cittadini in Europa richiede come presupposto la presenza di una Europa sociale, non limitata alle misure significative che le istituzioni comunitarie assumono e alla limitatissima conoscenza che le popolazioni ne hanno, ma che sia percepibile per il comune cittadino.

La maggioranza degli europei vecchi e nuovi sempre più spesso non appartiene alla categoria dei “colletti bianchi” come si usava dire in passato, nè a quella delle rendite e di profitti che sono esponenziali anche e soprattutto in tempi di crisi (secondo le statistiche non secondo gruppuscoli rivoluzionari) ma alle larghissime fasce dei liberi professionisti, dei precari, degli studenti, degli immigrati e dell’ex ceto medio, settori della cittadinanza da quest’ ultima sempre più di fatto esclusi e alle prese con le stesse questioni in tutta l’Europa.

L’Unione come istituzione può sperare di diventare uno stato soltanto riconoscendo l’esistenza di questa popolazione, non certo appoggiandosi su interessi ormai largamente indipendenti dalla volontà degli stati e spesso nettamente sovraordinati agli stati nazionali anche quando questi ultimi possono contare su dimensioni e pesi continentali (interessi finanziari che hanno dettato legge negli ultimi venti anni magnificando il liberismo incondizionato e che oggi continuano a dettare legge, dopo che in casi come la crisi greca hanno seriamente rischiato di trascinare l’intera Europa in una depressione dagli esiti più che incerti ed a oggi non scongiurati).

L’Unione Europea ha dimostrato nei decenni di avere la capacità e quindi la forza di riempire i suoi obiettivi economici di significati politici, solidamente fondati nel sentire degli europei ma strutturati ad un livello consapevole solo per delle élites cuturali: l’attuale situazione non permette più all’Europa di progredire nel suo percorso senza offrire elementi di democrazia formale e sostanziale ai cittadini, che solo in questo caso possono avere il tempo di accorgersi della sua esistenza e di occuparsene partecipando.

I dibattiti come quello di domani rappresentano quindi un valido contributo, che resterebbe inerte però senza la determinazione degli abitanti del continente a forzare la porta delle sedi decisionali e senza una scelta di classi dirigenti che politicamente corretto a parte esistono e sono determinanti in direzione di una costruzione realistica dello stato europeo, non ridotto a club dei potentati economici.

L’incontro verrà introdotto da Lucio Battistotti, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, interverranno Michele Pasca-Raymondo, vice direttore generale della Politica Regionale della Commissione Europea, Paolo Pasimeni (Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunità), Sabina De Luca (Direzione Generale per la Politica regionale comunitaria del Ministero dello Sviluppo Economico), Alessandra Tomai, Politiche per l’orientamento e la formazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Aldo Ciummo

Europa e Stati Uniti nella politica mondiale

 

Giovedì si è svolto l’incontro tra il Presidente del Parlamento Europeo Jerzy Buzek ed il Segretario di Stato degli Usa, Hillary Clinton

L’altroieri Jerzy Buzek ed i rappresentanti dei gruppi politici al Parlamento Europeo di Bruxelles hanno incontrato il Segretario di Stato americano Hillary Clinton. Il tema dell’incontro era l’insieme delle questioni internazionali, che correttezza politica a parte rappresentano un ambito nel quale il ruolo di Europa e Stati Uniti è più importante di quello di molte altre aree.

Difatti, al di là della innegabile ascesa economica di zone geopolitiche come la Cina o l’America Latina, di cui su queste pagine web si è più volte rimarcata la positività per l’affermazione di equilibri multipolari e più stabili, molte di queste crescite del prodotto interno lordo sono ancora attraversate da contraddizioni che attendono difficili soluzioni prima di caratterizzarsi come motori dello sviluppo in senso anche sociale delle intere nazioni coinvolte (così ad esempio è in America Latina), in altri casi ancora ci sono sistemi che, prodotto interno lordo o non, ci mettono di fronte a istituzioni statali (Iran, Cina) capaci di lapidare una ragazza o di sequestrare i parenti di un premio Nobel.

Va detto che, in fatto di chiarezza su quello che è accettabile e quello che non lo è, il Segretario di stato in visita nella UE avrebbe potuto dare delle lezioni all’Europa: forse perchè le istituzioni europee sono ancora in costruzione, forse perchè l’Unione si sente ancora appesa alle forniture energetiche ed alle nuove opportunità di contratti che si trovano al suo oriente, fatto sta che il nostro continente è spesso balbuziente quando si tratta di richiedere il rispetto dei diritti delle donne e dei diritti umani nel loro complesso, e spessissimo muto quando si tratta di porre condizioni per ottenere l’attuazione di questi valori democratici.

Non si ingnorano certo le contraddizioni e le violazioni delle norme internazionali da parte della politica estera degli Stati Uniti, però occorre dare atto, perlomeno nella politica inaugurata dalla attuale Amministrazione Usa, ad un approccio ben definito nel rapportarsi ai comportamenti statali che più stridono con la nostra concezione occidentale del rapporto tra poteri pubblici e cittadini, un atteggiamento chiaro da parte di Obama che ad esempio si è espresso nel prendere le distanze da regimi del Sud del Mondo che, al di là di varie forme aggressive di terzomondismo, ben poco hanno fatto per risolvere gli ostacoli alla partecipazione delle popolazioni allo sviluppo.

Altrove (in Italia ed in modo anche più massiccio in Francia) capi di stato la cui considerazione dei diritti dei cittadini è quantomeno carente da un punto di vista occidentale e da quello stabilito dalle dichiarazioni universali Onu sono stati accolti con vere e proprie celebrazioni.

Ma bisogna cogliere i segnali positivi sia del rafforzarsi del ruolo – e quindi speriamo pure della coscienza – dell’Unione Europea nel pianeta sia le avvisaglie della fine definitiva della tendenza unipolare manifestata dagli Stati Uniti in parte dell’ultimo decennio, fatti indicati anche da scelte come quella di coinvolgere il Parlamento Europeo nella costruzione di legami più stretti tra Europa e Stati Uniti.

Un dato che rafforza le capacità europee nella politica internazionale è la crescita di importanza del Parlamento Europeo nella legislazione e del bilancio, perchè ciò significa più partecipazione dei cittadini ed è questo che rende la politica efficace nella soluzione dei problemi e non progettare sistemi monocratici come di fatto (anche se attraverso una sorta di caos permanente) sta avvenendo in Italia e come sarebbe impossibile e disastroso fare in una realtà complessa e avanzata come la UE.

Il nuovo sistema di diplomazia europea non è un cambiamento cosmetico, ma un processo che porterà le ambasciate dei paesi costituenti ad essere ambasciate dell’Unione Europea e quest’ultima avere un proprio corpo diplomatico preparato per portare avanti assieme agli Stati Uniti un nuovo ruolo, rispettoso del consenso in un mondo diverso dal passato, ma determinato nel non recedere sulle politiche ambientali, la sicurezza energetica, la pacificazione esterna. In questo quadro le differenze vanno affrontate se necessario con durezza ma non bisogna dimenticare quali sono sempre stati i nostri cooperatori più validi ed affini al continente dentro l’Unione Europea, lo Spazio Economico Europeo  e l’Atlantico, sapendo che la politica internazionale funziona se questi si tengono stretti dal punto di vista della progettualità politica, strategica e socioeconomica.

A questo proposito è stata importante la dichiarazione di Buzek che la capacità dell’Europa di parlare con una voce sola sarà precondizione di rapporti più forti verso l’esterno da parte di Unione Europea e Stati Uniti insieme ed è stata indicativa l’affermazione della Clinton (condivisa dagli Europei) che ai Balcani è giusto dare una prospettiva europea realistica ed alla Federazione Russa riconoscere un coinvolgimento pieno nei problemi in comune, ma che di fronte a queste soggettività geopolitiche occorre tenere fissi quelli che sono i princìpi della democrazia occidentale.

Aldo Ciummo

Internazionale domani a Ferrara per l’Europa

 

Il settimanale il 23 settembre realizza l’evento nella città di Ferrara in collaborazione con la Rappresentanza della Commissione Europea

Domani, 23 settembre, il settimanale “Internazionale” promuove a Ferrara la presentazione di “Internazionale a Ferrara 2010”, realizzato in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

L’evento si svolgerà nella città centroitaliana dal primo al tre ottobre. La conferenza stampa si terrà giovedì mattina alla Sala Lorenzo Natali della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

Interverranno il direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lucio Battistotti, il direttore di “Internazionale” Giovanni De Mauro, l’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Massimo Maisto, il Presidente della Provincia di Ferrara Marcella Zappaterra, il Presidente dell’Arci Ferrara, Paolo Marcolini ed il Responsabile Comunicazione di “Medici Senza Frontiere”, Sergio Cecchini.

Nella scorsa edizione della manifestazione promossa da “Internazionale”, la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea ha partecipato ad alcuni dibattiti.

Adesso si è deciso di rafforzare la collaborazione europea all’iniziativa, apportando al dibattito i temi attuali della integrazione europea ed aprendo questo spazio ai cittadini con “L’angolo europeo”, nel quale la Commissione si sforzerà di far conoscere gli strumenti a disposizione delle persone comuni per partecipare all’approfondimento ed alla elaborazione dell’identità europea e delle questioni al centro delle vicende comunitarie.

Aldo Ciummo