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LETTERATURA|Giovani scrittori crescono e di distinguono: «Oggi il ’68 è un padre con cui rompere»

Al festival di Letteratura di Mantova il punto di Vincenzo Latronico sul tema dell’adolescenza e della precarietà nel mondo del lavoro

di Simone Di Stefano

C’è un libro che sta andando a vele spiegate nelle librerie, vendendo benissimo, che ha permesso al suo autore di vincere il premio Strega e c’è un libro che, invece, ha riscosso un buon successo dall critica, ma non altrettanto è riuscito a fare con il pubblico che in libreria preferisce comprare l’altro. Il primo, seicento mila copie vendute, uno dei più premiati bestseller dell’anno, è la solitudine dei numeri primi (Mondadori), mentre il secondo è Ginnastica e rivoluzione (Bompiani), di Vincenzo Latronico.

Entrambi lavorano nel campo dell’editoria ma, mentre Giordano può dirsi a pieno titolo avviato verso una brillante carriera di scrittore, Latronico appare più titubante se messo di fronte al problema ed esplicita tutte le sue perplessità riguardo al modo di vedere al futuro: «Io non mi definisco scrittore – ha sentenziato Latronico nella giornata inaugurale del Festival di Letteratura di Mantova, lo scorso 4 settembre – anche perché da scrittore non si campa, e mi accorgo che l’ingresso per la mia generazione nel mondo del lavoro è molto più fluido. Sono pochissimi coloro che finiscono l’università, firmano un contratto e iniziano a lavorare e rimangono in quel posto per il resto della vita. C’è una collaborazione lì, una consulenza là… conosco persone che a 50 anni stanno andando ancora avanti così. Indubbiamente il mercato trae molti vantaggi da questa situazione, ma la domanda che dobbiamo farci, ma a cui non saprei rispondere, è: cosa si prova a fare a 38 anni la vita di un ventunenne? Glielo dirò quando ci arriverò».

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LETTERATURA|Giovani, italiani e semplici i libri del Premio Berto

Presentata ieri a Roma la cinquina finalista della XX edizione del Premio di Letteratura “Giuseppe Berto”

«Leopardi sosteneva che gli anniversari sono un’occasione». Così Marcello Staglieno ha voluto ricordare il 30° anniversario della scomparsa di Giuseppe Berto, in apertura della conferenza di presentazione dei cinque finalisti, su 160 opere selezionate, del Premio Letterario intitolato all’omonimo scrittore, vincitore nel 1964 dei premi Viareggio e Campiello con Il male oscuro. Giunto quest’anno alla sua XX edizione, il premio, vinto in passato da nomi illustri come Elena Stancanelli e Francesco Piccolo, verrà assegnato il prossimo 7 giugno in piazza del Municipio a Ricadi (Vv), terra adottiva di Berto. Questi i nomi dei finalisti: Francesco Ceccamea (Silenzi vietati), Benedetta Cibrario (Rosso Vermiglio), Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi), Vincenzo Latronico (Ginnastica e rivoluzione) e Veronica Raimo (Il dolore secondo Matteo).

Obiettivo del concorso, tornato da quest’anno a essere aperto solo ad autori italiani, incoraggiare gli esordienti e valorizzare i talenti sconosciuti al pubblico. Linea comune tra le opere in finale la giovane età degli autori e uno spiccato senso dell’io, tutte caratterizzate da uno stile narrativo sobrio e leggibile. Un’occasione in più per ricordare Giuseppe Berto nella città che lo accolse a lungo: «Un uomo schivo – ricorda Marcello Staglieno, che lo intervistò per Il Giornale – e fortemente creativo. Scrittore neorealista ma che seppe rinnovarsi».

Simone Di Stefano – articolo scritto su L’Unità del 23-05-2008