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UE, obiettivi più stringenti per l’ecologia

Concluso anche un importante accordo con paesi africani e del Pacifico per frenare la riduzione delle foreste

Si avvicina la conferenza di novembre che si terrà in Polonia sul tema della riduzione dell’inquinamento ed i negoziati sono ancora in alto mare, come ha notato anche Connie Hedegaard, Commissario europeo per il Clima, in un intervento in materia poco più di una settimana fa.

Il problema è sempre lo stesso, cioè l’enunciazione di un cambio di passo in linea di principio cui non segue nulla in termini di cambiamento dei meccanismi economici ed industriali coinvolti nelle emissioni responsabili del riscaldamento globale. Agli stati industrializzati vecchi e nuovi si chiede quindi maggiore concretezza.

Hedegaard ha auspicato che si arrivi ad un accordo legalmente vincolante a partire dal 2015. Questa comunque non è l’unica questione ambientale alla quale l’Europa sta lavorando, c’è infatti anche un nuovo accordo per salvaguardare le foreste della Costa d’Avorio, ultima tappa di una intesa recentemente conclusa con Ghana, Camerun, Repubblica del Congo, Liberia, Repubblica Centrafricana ed Indonesia.

Il Commissario UE allo sviluppo, Andris Piebalgs, è intervenuto sull’argomento poco più di una settimana fa, sottolineando le positive implicazioni economiche di una crescita che preservi il patrimonio naturale dei paesi tropicali. L’Unione Europea ha l’opportunità di segnare una discontinuità con le politiche dei singoli stati nazionali europei che spesso hanno promosso uno sviluppo troppo frammentato da contraddizioni.

Aldo Ciummo

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La politica estera indiana guarda ad Occidente

 

In previsione delle sfide che attendono i rapporti internazionali nel 2010 Asia e Occidente vedono intensificarsi i loro rapporti economici, sociali e politici. Al termine del 2009 l’India attraverso il suo Ministero degli Esteri ha espresso apprezzamento per le linee guida della politica statunitense e stilato una lista di priorità dal punto di vista del proprio paese.

Shashi Tharoor, Ministro degli Esteri per gli Affari Esteri dell’India, in dicembre ha sottolineato attraverso una intervista all’International Herald Tribune Magazine le priorità che il suo paese vorrebbe vedere in cima all’agenda dell’amministrazione statunitense, dato che quest’ultima ha una forte influenza sui processi di pace e di ricostruzione economica al centro nel panorama mondiale odierno.

Come la più estesa democrazia nell’Est del Mondo, l’India esorta gli Stati Uniti, tramite le dichiarazioni del Ministro degli Esteri, a rafforzare le relazioni con il Sud del Mondo, contando sulla storia anche personale del nuovo presidente Usa, cresciuto nel Pacifico.

Un’altra richiesta è l’accelerazione del processo di disarmo nucleare, ma con il presupposto che non ci siano stati intitolati ad un maggiore sviluppo in questo settore rispetto agli altri.

Tharoor ha parlato anche di soluzioni multilaterali ai problemi, considerando la natura sovranazionale delle questioni ambientali, sociali e di sicurezza che si trovano sul piatto.

Nel discorso del politico indiano c’è stato posto anche per la riforma delle istituzioni globali: i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza sono ancora quelli scelti in base ad una guerra di sessantacinque anni fa, è stata la considerazione più importante di Tharoor, mentre il Belgio ha, nella Banca Mondiale, un peso maggiore della Cina, sebbene si conosca il peso concreto assunto da Pechino.

L’intervento del Ministro dell’India quindi è stato anche un richiamo ad una iniziativa per organizzare gli strumenti che dovranno risolvere problemi sempre più stringenti e complessi nella consapevolezza della realtà attuale, che non si può più affrontare con un approccio unipolare, laddove invece i centri di influenza socioeconomica, tecnologica, politica, si sono moltiplicati e le questioni si sono internazionalizzate.

DA EUROBULL | Una opinione sugli accordi in materia di clima

L'inquinamento minaccia l'ecosistema e con questo economia e rapporti sociali nel pianeta, il mondo sviluppato porta una significativa parte della responsabilità per la sorte dell'ambiente e di quale sarà la sua fisionomia futura

Oggi il sito propone – augurando buone feste ai lettori – l’invito alla lettura di un articolo di Antonio Longo apparso due giorni fa sul sito dei giovani europeisti, una opinione ed una esortazione ad un salto di qualità nella decisione di incidere da parte dell’Unione Europea di cui questi paragrafi sono l’introduzione. Longo esamina le ragioni degli insuccessi registratisi al vertice di Copenaghen

 

Quando un vertice così atteso si chiude con un accordo pressoché inesistente, un inevitabile senso di frustrazione e di impotenza pervade l’opinione pubblica, perfettamente consapevole del fatto che è in gioco il bene pubblico mondiale per eccellenza: il futuro di questo pianeta, a partire dalle prossime generazioni.

Ogni ‘gioco’ che riguarda la società nel suo complesso, nella sua parte più piccola (un semplice quartiere) come nella sua più grande (il mondo intero) viene giocato, come sempre, con le regole della politica. Ma le regole della politica che conosciamo sono ancora quelle della politica nazionale, mentre il bene pubblico in discussione – la salvezza del pianeta – è mondiale.

Qui sta la vera contraddizione, che quasi nessuno mette in evidenza, riducendo il tutto alla buona o la cattiva volontà dei governanti. Il problema non è tanto la loro buona o cattiva volontà, quanto il quadro di potere entro il quale agiscono. Se il quadro politico è nazionale, il loro punto di vista non può che essere nazionale. Xie Zenhua, capo-delegazione cinese a Copenhagen, lo ha detto in modo chiarissino: “Noi cinesi abbiamo preservato il nostro interesse nazionale e la nostra sovranità”.

Ma anche gli altri, americani, indiani, e via di seguito, ragionano allo stesso modo: al tavolo di qualsiasi trattativa internazionale ogni capo di governo si pone sempre il problema di cosa porta a casa per il proprio paese, non per l’intera umanità (per continuare la lettura, visitare il sito www.eurobull.it)

(questo è un articolo di Antonio Longo, l’articolo nella sua interezza si trova su Eurobull ed i pochi paragrafi pubblicati su www.skapegoat.wordpress.com rappresentano un invito a visitare Eurobull: nessun amico dell’Europa è un concorrente, NdR)