• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

  • Annunci

Regioni, mobilità, pari opportunità e progresso

 

Il caso del Friuli Venezia Giulia è una cartina di tornasole dei cambiamenti nel continente e nel paese nell’iniziativa editoriale della Ediesse Libri

Saggi diversi a cura di Ariella Verrocchio e Paola Tessitori sono stati raccolti nel libro “Il lavoro femminile tra vecchie e nuove migrazioni” che parla del territorio del Friuli Venezia Giulia e delle sue trasformazioni sociali. Le autrici si chiedono quale è il ruolo della emancipazione femminile nello scenario delle migrazioni internazionali e quali sono le continuità ed i mutamenti rintracciabili nel tragitto delle lavoratrici di ieri e delle migranti di oggi.

Il tema della pubblicazione è la mobilità femminile storica ed attuale e in questa prospettiva la vicenda approfondita dallo studio in questione appare come un argomento molto attuale in una realtà dove resistono purtroppo diseguaglianze nell’accesso al mercato del lavoro e disparità nelle retribuzioni.

Ariella Verrocchio è direttrice scientifica dell’istituto “Livio Saranz” di Studi, Ricerche e Documentazione sul Movimento sindacale a Trieste e nel Friuli Venezia Giulia, e docente a contratto di Storia delle Donne e di genere nell’Università degli studi di Trieste.

Paola Tessitori lavora nel settore immigrazione, intercultura, antidiscriminazione, cooperazione decentrata, sia svolgendo attività di ricerca che progettando e coordinando interventi finalizzati all’inclusione sociale dei migranti in Friuli Venezia Giulia.

Aldo Ciummo

Annunci

Oggi il Trattato di Lisbona al Parlamento Europeo

Firmato in Portogallo, arenatosi in Francia, discusso in Olanda e Irlanda, incagliatosi per l'ultima volta a Praga, il Trattato di Lisbona cambierà, al di là delle comprensibili critiche e degli eccessivi entusiasmi, la vita di tutti gli abitanti della Unione Europea: se non altro perchè aumentando i poteri del Parlamento Europeo li spingerà inevitabilmente a sentirsi partecipi della politica del continente e più determinati ad influenzarla. L'Europa ormai c'è, muove molto nel bene e nel male e non va lasciata in mano ad oligarchie di nessun tipo.

L’organo elettivo della Comunità assumerà più poteri con l’entrata in vigore del Trattato. I deputati hanno votato i cambiamenti al regolamento interno necessari ad adattarlo all’arrivo di diciotto nuovi deputati ed alla nuova procedura di bilancio che mette l’assise sullo stesso piano dei governi nazionali.

 

I diciotto deputati provenienti da dodici stati membri che si aggiungono agli attuali 736 sono solo il più evidente dei cambiamenti, perchè faranno il loro ingresso fisico nell’emiciclo. La cosa più importante, che ha un peso politico favorevole alla rappresentanza popolare in Europa, è l’aumento dei poteri legislativi del Parlamento Europeo. L’assemblea smette di essere una istituzione formale e comincia a operare come il luogo dove la sovranità degli europei chiede conto delle scelte e le determina.

Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, quasi tutte le politiche europee diventano soggette alla procedura legislativa ordinaria, quindi Consiglio dell’Unione Europea e Parlamento assumono la stessa importanza, mentre prima il Consiglio, sede dell’incontro tra esecutivi degli stati, prevaleva.  Adesso il Parlamento Europeo ha gli stessi poteri del Consiglio quando si tratta di decidere il bilancio della UE.

E’  molto entusiasta il relatore David Martin, del gruppo dei Socialisti e Democratici del Regno Unito, esponente di un paese spesso ingiustificatamente etichettato come distante dal nucleo degli euroconvinti, Martin ha affermato che con l’Atto Unico Europeo l’Europa ha cominciato a crescere, che i patti di Nizza e di Amsterdam la hanno portata all’età adulta ed il trattato di Lisbona è il compimento di questo processo.

Sempre nella seduta plenaria di oggi sono state approvate anche decisioni più vicine agli affari correnti, il Parlamento Europeo ad esempio ha chiesto di istituire una indicazione obbligatoria del paese di origine per prodotti tessili, abiti, calzature, borse, gioielli e mobili importati dai paesi extra Ue per consentire ai consumatori di conoscere le condizioni sociali, ambientali e di sicurezza della fabbricazione, condizione che garantirebbe anche una migliore concorrenza con i paesi che già si sono adeguati a questi standard.

Ed è il caso di aggiungere che il Parlamento Europeo, in quanto luogo che rappresenta gli abitanti del continente, dovrebbe cominciare ad interessarsi anche di verificare quale barbaro trattamento viene riservato agli animali in tutta una serie di processi economici e produttivi, dalla ricerca medica alla commercializzazione di prodotti, con standard meno indifferenti alle sofferenze delle specie coinvolte, rispetto alle norme attualmente in vigore e peraltro spesso disattese.

Aldo Ciummo