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Nel 2010 nasce il liceo musicale e coreutico

 

 

Arriva a completare l’offerta formativa nelle scuole superiori italiane il Liceo Musicale e Coreutico, la novità di richiamo maggiore tra le nuove proposte previste

Conservatori ed accademie di danza sui territori saranno probabilmente chiamati a implementare la novità rappresentata dai licei musicali e coreutici, dal momento che non esistendo in precedenza scuole superiori con questa specifica identità e con la diffusione nel paese che adesso si richiede agli insegnamenti previsti in uno dei maggiori raggruppamenti didattici tra quelli istituiti dalla nuova riforma della scuola, non esiste nemmeno una “tradizione” didattica apposita.

Si parla per ora di una quarantina di sezioni musicali e di dieci per il coreutico in Italia. Nel primo caso gli studenti saranno impegnati sia nella musica, che nella teoria musicale e nello studio della storia della musica. Si impareranno anche due lingue straniere, l’inglese più un altra europea, ed il latino. L’impostazione generale ricalca quella del Liceo Classico, con una caratterizzazione incentrata sulla musica più marcata di quanto avvenuto in qualsiasi sperimentazione.

Alle materie di “esecuzione ed interpretazione” e di “teoria, analisi e composizione” si aggiungeranno ore dedicate a laboratori di musica ed alle tecnologie musicali. Le ore settimanali previste sono 32. Al Musicale come al Coreutico ci sarà Storia della Musica (nella seconda tipologia di liceo, anche della Danza). Nelle sezioni ad indirizzo Coreutico, nel triennio si lavorerà molto in laboratorio sulle coreografie e le ore di Tecnica e di Teoria per la danza sostituiranno in pratica esecuzione ed interpretazione; teoria analisi e composizione, rispetto al Musicale.

Le competenze che dichiaratamente sono oggetto dell’offerta didattica in questi nuovi licei (che raccolgono e fondono naturalmente esperimenti precedenti) comprendono l’utilizzo base degli strumenti, la conoscenza delle principali tecnologie relative alla musica, l’apprendimento dei codici della scrittura musicale, l’approfondimento delle tradizioni maggiori e l’analisi di opere riconosciute (musicale); l’analisi del movimento nelle attività coreutiche, la conoscenza della terminologia, la conoscenza delle tecniche principali relative alla danza, l’acquisizione dell’abitudine ad interagire collettivamente, lo studio della storia della danza (coreutico). Questi aspetti saranno ovviamente affrontati in maniera più articolata quando le scuole si confronteranno nel concreto con l’avvio delle sezioni.

Aldo Ciummo

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In partenza il liceo delle Scienze Umane

 

E’ una delle maggiori novità all’interno del quadro delle offerte formative che si profila nel 2010 e riorganizza le sperimentazioni in ambito pedagogico

Nell’autunno 2010 prendono il via le nuove scuole superiori previste dalla riforma, prima di passare ad uno sguardo più approfondito sulla situazione di licei ed istituti superiori, naturalmente ancora chiusi, è possibile iniziare ad inquadrare le macroaree tematiche in cui le sperimentazioni cresciute nel corso degli anni sono state riorganizzate. Il Liceo delle Scienze Umane è una delle maggiori novità, forse più attuale delle altre dato il contesto culturale nel quale ci troviamo, nel quale il problema dell’istruzione e della formazione associato alle opportunità introdotte dalla crescente integrazione culturale è diventato preponderante.

Il Liceo delle Scienze Umane riprende contenuti e finalità del Liceo Sociopsicopedagogico, del Liceo delle Scienze Sociali e di altre sperimentazioni storicamente diramate dai vecchi istituti magistrali. Le materie che caratterizzano in modo più forte questo gruppo di corsi di studio sono Pedagogia, Sociologia, Psicologia, Antropologia, ma a queste si affiancano anche altre discipline “tradizionali” come storia e geografia. Argomenti come la geografia umana e politica acquisiscono anzi un ruolo particolare in una situazione che affida ad un’istruzione di questo tipo una funzione essenziale in tempi di rapidi cambiamenti e scambi culturali sempre più intensi.

Un aspetto da sottolineare quindi è una marcata tendenza a proiettare gli studenti verso l’Università, che non si distacca più nettamente negli argomenti trattati dall’itinerario formativo precedente, ma diventa un proseguimento delle linee principali del percorso di studio già avviato. La combinazione delle materie invece si adatta alle prospettive di professionalità immerse in un ambiente nel quale si moltiplicano le esigenze di mediazione e di cooperazione in Europa e nei territori. Una serie di competenze sociologiche hanno acquisito centralità nella gestione della vita e dell’attività in modo trasversale ai settori della produzione e dei servizi.

Novità come le lingue straniere, il diritto e l’economia erano già entrate nelle sperimentazioni un quindicennio fa, quando la commissione Brocca diede il via ai licei Sociopsicopedagogici, gradualmente sfumava il focus sulla formazione degli insegnanti e gli studenti (anche prima della chiusura dei corsi agli Istituti Magistrali nel 1999) proseguivano gli studi pedagogici in un’ottica che non aveva più al centro solo una specifica ipotesi di progetto professionale: si iniziava sia a considerare globalmente l’istruzione come un segno distintivo del periodo attuale, una materia in sè valida per interpretare un’epoca di formazione permantente, sia a valutare una serie di necessità professionali nel campo dell’integrazione, del sociale, del servizio pubblico competente nella psicologia.

Aldo Ciummo

Diverse scuole superiori più vicine, crescono culture straniere e scienze

 

I punti critici della riforma sono il ruolo limitato di geografia e storia e soprattutto le scarse risorse economiche che rischiano di compromettere tutto il discorso sull’avvicinamento dell’istruzione alla società, che però presenta anche linee condivisibili: crescita delle lingue straniere, delle materie scientifiche e l’introduzione di un maggiore interscambio con il mondo del lavoro possono avvicinare gli istituti superiori all’Europa.

 

La riforma nelle sue caratteristiche essenziali di riorganizzazione di scuole ed indirizzi ha già fatto la sua comparsa su queste pagine web, ed è destinata a ricomparirvi spesso, sia nel merito dei cambiamenti tecnici che nel vivo dell’autonomia dei licei presenti sul territorio di Roma ed in Italia, con il supporto contenutistico di amici impegnati nella medesima professione e sparsi in diversi settori e differenti territori .

Il sito continua ad approfondire gli argomenti al centro del nostro interesse in un’ottica europea:  rapporti tra cambiamenti istituzionali dell’Europa e partecipazione politica, protagonismo femminile e integrazione tra i territori europei; il contributo sempre maggiore della fascia settentrionale del continente nella crescita civile della nostra Europa;  infine la trasformazione della scuola italiana con l’introduzione di discipline più vicini al mondo del lavoro in un ambiente internazionale con la crescita e la comparsa nelle aule di culture straniere, scienze, moda, scienze umane, comunicazione.

Passiamo alle novità principali nei licei: a Classico, Scientifico, Linguistico ed Artistico si sono aggiunti i licei Musicale e delle Scienze Umane, al Classico aumentano le ore di scienze e matematica. L’inglese, come spesso già avveniva, ci sarà per tutti e cinque gli anni. Anche allo Scientifico la matematica sarà di più ed arrivano più lezioni in laboratorio (scienze applicate). L’offerta formativa del liceo Musicale è ricchissima, con quaranta sezioni musicali di cui dieci dedicate allo spettacolo. Il liceo sociopsicopedagico diventa “delle scienze umane” e avvia una sezione economico-sociale.

Una cosa nuova, che fa qualche differenza, è la possibilità di insegnare una seconda lingua straniera utilizzando la quota di autonomia in tutti i licei, dove la prima lingua straniera è sempre obbligatoria. La quota di autonomia è di un quinto del tempo disponibile nel primo biennio e nell’ultimo anno e di quasi un terzo nel terzo e quarto anno, nei licei. Della divisione in settori e indirizzi degli istituti superiori tecnici e professionali si è già detto su queste pagine, passiamo perciò a sottolineare l’aumento dell’attività in laboratorio, 264 ore nel biennio e 891 nel triennio, più la presenza di una parte della didattica che tiene in considerazione la situazione professionale del territorio di appartenenza.

Quindi, almeno negli auspici, tenendo in considerazione le risorse che poi effettivamente vengono o non vengono assegnate (e che sono indispensabili ad esempio perchè i laboratori vadano avanti) scuole radicate nelle possibilità di crescita professionale nella città, proiettate quanto a competenze sull’Europa e visto che si parla di più laboratori, stage, alternanza scuola e lavoro, magari gli istituti superiori delle città italiane vedranno comparire una maggiore partecipazione ed autonomia degli studenti e una istruzione in cui crescono la creatività ed il rapporto con il mondo del lavoro, che ne risulterebbe potenziato.

Forse un grosso capitolo della vicenda dell’autonomia scolastica e del sempre maggiore ruolo dell’istruzione nella costruzione di una identità europea e di una forte vicinanza alla società, attraverso la formazione al lavoro e la creazione di progetti attuali, si potrà approfondire proprio nel caso dei tecnici e dei professionali, che infatti acquisiscono una maggiore consapevolezza della loro importanza e con una quota di ore flessibili che arriva ad un quarto del tempo a disposizione nel primo biennio, a più di un terzo nei due anni successivi ed al quaranta per cento in quinto, potranno concorrere direttamente al conseguimento di qualifiche professionali per gli studenti.

Aldo Ciummo

Anno di progettazione per i licei

 

Le scuole superiori cambiano completamente con la riduzione degli indirizzi e l’aggiunta di nuove scuole, transizione che richiederà la partecipazione di studenti ed insegnanti, solleva nuove istanze di adeguamento alla società da parte dei fruitori dell’offerta scolastica e comporta l’avvicinamento alle esigenze formative di generazioni alle prese con un mondo del lavoro molto diverso da quello che circondava le scuole nate dal vecchio impianto legislativo.

Entra nel vivo il cambiamento della scuola italiana, una riforma che va a intervenire sul nucleo vitale del sistema dell’istruzione e cioè le scuole superiori, l’insieme delle classi che esce ormai dalla scolarità di base delle fasce d’età precedenti e precede l’attività universitaria orientata in senso specialistico. Nelle scuole superiori coesistono un indirizzo definito ma ancora aperto a opzioni professionali e anche di scelta universitaria molto differenti e una formazione generale che si intende rivolta al cittadino e non soltanto al destinatario di una particolare disciplina teorica o tecnica.

I nuovi licei, di cui si è parlato già moltissimo sui mass media sono il Liceo Musicale e quello delle Scienze Umane, mentre al Classico la lingua straniera si insedierà definitivamente per tutti e cinque gli anni, così come allo scientifico quell’indirizzo tecnologico di cui si era visto qualcosa a livello sperimentale.

I cambiamenti sono qualche cosa di più di novità decorative, anche se negli attacchi all’impianto delle riforme proposte in questi anni – questa inclusa – è presente un elemento di fatto non trascurabile e cioè che il mancato investimento di fondi maggiori e anzi la sottrazione di risorse alla promozione delle iniziative di studenti ed insegnanti nella scuola superiore e della ricerca nelle università vanifica in gran parte lo sforzo di introdurre novità. E altre contraddizioni ancora riguardano lo scarso peso assegnato alla storia, specialmente contemporanea, all’economia ed all’Europa.

Ma è importante la ricerca di un adeguamento della formazione alle esigenze di crescita professionale degli studenti e di ore facoltative, ad esempio di diritto e di scienze audiovisive, che potrebbero essere un vero laboratorio di partecipazione degli studenti alla definizione della scuola ed infatti il sito sarà presente nella preparazione di alcune scuole superiori di Roma a queste novità.

Il numero degli istituti tecnici e di quelli professionali si è ridotto vistosamente e nelle intenzioni la ripartizione risponde a criteri di chiarezza nell’avviamento a ambiti professionali concreti della società italiana ed europea del presente: gli istituti tecnici sono raggruppati in due soli settori, economico e tecnologico, divisi al loro interno in due specializzazioni il primo e in nove il secondo; gli istituti professionali a loro volta comprendono due settori, servizi ed industria ed artigianato.

Aldo Ciummo