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La Norvegia va avanti

Amici e famigliari delle vittime dell’attentato di estrema destra che ha colpito la riunione dei giovani laburisti un mese fa si sono incontrati oggi sull’isola di Utoya

di   Aldo Ciummo

Oggi centinaia di norvegesi si sono incontrati sull’isola che è stata teatro di uno degli avvenimenti più tristi della storia europea degli ultimi decenni per ricordare gli amici scomparsi a causa dell’attentato di un estremista di destra assicurato alla giustizia dalle autorità norvegesi subito dopo la strage. Il Primo Ministro Jens Stoltenberg era presente alla cerimonia, che lascia sperare che l’isola ritorni presto ad essere uno dei simboli del pluralismo e della democrazia norvegesi.

Le istituzioni e la popolazione norvegesi hanno risposto con grande equilibrio ad un dramma che ha inferto una ferita sentita in tutto il Nordeuropa alle abitudini di confronto e discussione consolidate in quest’area del nostro continente, rapidamente le attività sono riprese come sempre e tutte le organizzazioni della vita associata hanno espresso la ferma volontà di proseguire nella crescita civile che ha contraddistinto il paese negli ultimi secoli.

La società norvegese, incluse le forze di opposizione, ha espresso chiaramente la propria adesione ai sentimenti di parenti ed amici delle persone che si trovavano ad Utoya ed ha ribadito l’adesione ai princìpi di libertà e solidarietà che hanno caratterizzato la crescita socioeconomica e culturale della nazione scandinava nel contesto internazionale contemporaneo, valori che non vengono scossi da un gesto isolato e da posizioni ultraconservatrici nettamente minoritarie nel paese.

Lo stato norvegese assicura un livello molto alto di rispetto dei diritti individuali e sociali ed è stato classificato dal Wto come il paese con il più alto livello di parità di genere. La Norvegia è nota nel mondo per la tutela ambientale che porta avanti nel Grande Nord, nelle aree polari, oltre che per il massiccio impegno profuso nella cooperazione internazionale e nell’aiuto ai continenti in difficoltà. Oslo è da decenni un punto di riferimento per il supporto che fornisce ai paesi in via di sviluppo ed è un partner prezioso per gli altri paesi europei pur non facendo parte formalmente della UE, lavorando assieme ai vicini nello Spazio Economico Europeo.

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Dalla Biennale a Villa Manin, la cultura norvegese viaggia in Italia

 

Le espressioni artistiche norvegesi sono il tema scelto dalle istituzioni e dai cittadini norvegesi in Italia per promuovere una più articolata conoscenza del paese nordico nella penisola in questi mesi

di    Aldo Ciummo

Le associazioni, le aziende e le organizzazioni che rappresentano la comunità norvegese in Italia hanno avviato già dall’inizio dell’autunno una serie di concerti, esposizioni ed eventi di diverso genere, manifestazioni che in molti casi aprono anche l’inverno delle iniziative norvegesi nella penisola.

A Passariano di Codroipo, in provincia di Udine, resterà aperta fino al 6 marzo la mostra dedicata al pitttore espressionista Edward Munch ed intitolata appunto “Munch e lo spirito del Nord”.

Villa Manin infatti sta dedicando un progetto quadriennale ai rapporti tra le diverse aree della pittura europea ( “Geografie dell’Europa” ). L’esposizione attinge dal patrimonio artistico di musei americani ed europei, molti dei quali scandinavi.

Ed è ancora aperta fino al 5 novembre l’esposizione fotografica “Four Lines”, che raccoglie immagini realizzate con la Polaroid da Gabriele Chiapparini, Andrea Colombo, Anna Morosini e Elena Vaninetti. Gli scatti sono accompagnati da brevi testi e vengono anche proiettati alcuni video dei percorsi.

Una delle occasioni più importanti di conoscere l’arte norvegese nel contesto europeo è stata però la Biennale, dove a Palazzo Cini a San Vito Venezia  dal 18 settembre scorso  fino al 15 ottobre hanno partecipato alle esposizioni quattro artisti norvegesi: Jonny Andvik, Thomas Klevjer, Helene Knoop e Jan-Ove Tuv, pittori conosciuti soprattutto per la loro capacità di rappresentare la vita, al di fuori degli sperimentalismi o della riproduzione delle inquietudini contemporanee.

A partire dal milleottocento nel panorama artistico si è cominciato a definire kitsch questa ricerca di una continuità qualitativa nella creatività, perchè si è iniziato a privilegiare il percorso degli artisti all’interno delle correnti di riflessione sul contemporaneo nelle quali l’originalità dei pittori si esprimeva sempre più frequentemente.

Ecco come si arriva all’esposizione “Kitsch Biennale 2010”  che nel quadro delle manifestazioni culturali previste dalla Biennale raccoglie quegli autori che Odd Nerdrum ha rivalutato a partire dal 1996 come esponenti di una pittura kitsch nel senso di “sentimentale” e non ironica e che privilegia la qualità rispetto all’originalità, recuperandone caratteristiche positiva come la ricerca dell’eternità nell’arte.

Il vicepresidente Norvegese a Milano: “società più forti se le donne sono importanti nell’economia”

 

A Palazzo Marino ieri si è svolta la conferenza più importante tra quelle previste in questi giorni nell’ambito delle iniziative norvegesi, “la risorsa femminile: optional o opportunità”

 

di     Aldo Ciummo
 


Ieri mattina Milano ha ospitato il convegno messo dalle organizzazioni norvegesi al centro della iniziativa della Norweek10, che il sito sta seguendo interamente. L’ecologia invece è stata al centro dell’evento di questa mattina, a palazzo Turati. Ieri alle 19.00 è stata presentata la mostra di Marian Heyerdahl, curata da Lorella Scacco al Castello Sforzesco, che resterà aperta al pubblico fino al 27 giugno. Sulla giornata di oggi, dedicata all’ecosostenibilità, parleremo ancora e molto data l’estrema attualità del tema.
 
Il dibattito di ieri sulla parità non ha avuto soltanto l’obiettivo di illustrare risultati raggiunti in Scandinavia, ma anche quello di aprire una discussione su risorse che restano poco valorizzate: a questo proposito il Vicepresidente del Consiglio dei ministri norvegese, Karl Eirik Schjott-Pedersen, ha sottolineato che il capitale umano è ciò che conta di più per il benessere nazionale ed ha aggiunto che “le società sono più forti se le donne sono importanti nell’economia”.
 
Ci sentiamo di aggiungere che le società sono forti quando le donne sono considerate importanti in tutti i settori ed a questo proposito un altro elemento interessante è l’incremento progressivo delle settimane di licenza e la quota consistente che la parte di tempo destinata alla paternità si è aggiudicata, il che da una parte è una conquista importante nel privato per gli uomini, ma determina anche effetti significativi nella libertà di dedicarsi alle professioni da parte delle donne.
 
A questo proposito sono intervenute anche Mariolina Maioli, presidente del Comitato Pari Opportunità e assessore a scuola e politiche sociali del comune di Milano, ed Emily Barrera che è una rappresentante del Comitato citato. Il dibattito ha affrontato la necessità di apprestare strumenti di incentivo e di sostegno nelle fasce di maggiore difficoltà, ad esempio nelle questioni dell’integrazione poste dall’immigrazione consistente in città.
 
Marit Hoel, del “Centre for Corporate Diversity” ha detto che la prospettiva del Nord Europa è coniugare la forza del settore privato all’efficienza del welfare, che garantisce la funzionalità in tempi di crisi. Nel 2002, l’allora governo conservatore della Norvegia introdusse la quota minima del 40% che ha contribuito a fare della Norvegia un esempio di parità nelle cariche dirigenziali dell’economia. Anche Svezia, Finlandia e Danimarca hanno standard molto elevati in merito.
 
E’ stato di particolare interesse l’intervento di Morten Huse, della Norwegian School of Management, sulle donne nei cda nell’esperienza professionale norvegese. Huse ha pubblicato diversi studi, tra i quali “Gender Related Boardrooms Dynamics”, nei quali tratta estesamente anche il valore aggiunto conferito alle iniziative economiche dalla collaborazione di soggetti molto differenti tra loro e il ruolo della conoscenza delle culture e delle peculiarità personali nell’innovazione economica. Da segnalare gli spunti di Giovanna Dossena (Università di Bergamo) sulle opportunità per l’imprenditoria femminile, al di là della parità dichiarata, compresa la propensione all’impresa femminile favorita o meno nella società.
 
Un caso che ha fatto scuola è quello di Elisabet Norderup Michelson, la quale, partita da una laurea in chimica, dopo molti anni di lavoro imprenditoriale nell’area sviluppo ha fondato autonomamente una società che si occupa di sviluppo e vendita di materiali plastici come il poliuretano ma soprattutto, per quello che riguarda il dibattito specifico, ha promosso la cultura dell’iniziativa autonoma prendendo a prestito una immagine classica della letteratura locale “calzelunghe nel mondo del business” che è diventato un motto.
 
Michelson è stata premiata come imprenditrice dell’anno, riconoscimento istituito soltanto l’anno scorso in Norvegia. Per restare più vicini a noi Giovanna Mavellia, della Camera di Commercio di Milano, commentando gli studi effettuati dall’organizzazione ha potuto sottolineare un dato positivo di Milano, con un aumento molto netto dell’imprenditorialità femminile straniera in città che Mavellia ha definito un fatto culturale importante per quello che determina nella percezione dell’autonomia personale.
 
Tra gli altri interventi, che hanno toccato tematiche sulle quali ritorneremo e che sono un nostro ambito di analisi non da oggi, le riflessioni di Paola Dubini, dell’Università Luigi Bocconi, sul ruolo dal punto di vista economico, il discorso di Svein Hoppegart della Confederazione dell’Industria Norvegese Svein Hoppegaard, su donne e business leadership, i dati di Sara Annoni (Altis Università Cattolica) su rapporto tra lavoro e vita personale in Lombardia, l’introduzione del sindaco di Milano Letizia Moratti e la chiusura dei lavori da parte della presidente della Commissione Pari Opportunità del comune di Milano, Patrizia Quartieri. Svein Hoppegart della NHO ha affermato, con speciale convinzione data la sua posizione nelle politiche occupazionali, il valore strategico del peso femminile nell’impresa.