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Abbassamento dell’età elettorale, dibattito urgente

La proposta di Sandro Gozi e altri deputati sottolinea una contraddizione che trattiene l’Italia in una situazione di scarsa rappresentatività

di  Aldo Ciummo

Modificare gli articoli 56 e 58 della Costituzione, riguardanti l’elezione dei deputati e senatori: la recente proposta di Sandro Gozi e di altri deputati come Graziano, Formichella, Cementero (espressione di un lungo impegno in questo senso da parte dei sottoscrittori) mirata a permettere l’elezione in Parlamento di rappresentanti delle ultime generazioni ed il voto anche al Senato da parte di cinque milioni di cittadini che ad oggi non sono intitolati ad esercitarlo, potrebbe aprire un dibattito molto ampio, soprattutto considerando che l’Italia si trova vicina alla possibilità di un riavvicinamento all’Europa.

Logicamente si osserva, da parte dei promotori che l’abbassamento dell’età di elettorato dei candidati e dei votanti produrrebbe quasi automaticamente un maggior peso di temi oggi ignorati e una maggiore partecipazione di parte della popolazione. Ma a questi cambiamenti occorrerebbe aggiungere rilevanti modifiche delle dinamiche di partecipazione e di decisione a molti altri livelli della società, dato che la libertà politica si sviluppa in condizioni di effettiva partecipazione ed autonomia, aspetti il cui percorso oggi deve procedere in una situazione di fragilità della società italiana ben note a tutti.

Certo l’abbassamento dell’età necessaria per essere eletti in Senato da 40 a 25 anni e di quella richiesta per votare a 18 completerebbe la rappresentanza (per altro oggi inficiata dall’impossibilità di indicare le preferenze elettorali e dalla presenza di meccanismi di premio maggioritario distorsivi delle proporzioni che emergono dal voto). In realtà anche il limite di 25 anni d’età resterebbe un dato che si discosta da quello della maggiore età.  Alla Camera il limite alla eleggibilità andrebbe abbassato a 18 anni, come chiedono gli autori della proposta, consentendo l’apporto di una parte importante della cittadinanza a decisioni che soprattutto in questo periodo storico influenzano maggiormente il futuro di questo settore della popolazione, ad esempio in materia di istruzione, lavoro ed ambiente.

Attualmente l’Italia e Cipro sono i paesi europei con la più alta età richiesta per il riconoscimento dell’elettorato. In undici paesi nella UE l’età che consente di votare e di essere eletti negli organi rappresentativi è la stessa. Al di là della proposta specifica, che apre un dibattito importante in Italia, in un momento in cui l’agenda delle generazioni anziane è più forte e preponderante che mai in tutti i settori della vita associata e nella geografia istituzionale, si possono aggiungere alcune considerazioni sulle opportunità di democratizzare, in maniera realistica, le organizzazioni decisionali in Europa.

Nelle recenti elezioni regionali tedesche si è visto come il land di Brema abbia consentito il voto a partire dai sedici anni, una decisione che ha tenuto conto del fatto che proprio la parte della popolazione “in entrata” nella realtà del lavoro ha il maggior interesse e diritto di partecipare ai cambiamenti. I media europei ed  italiani hanno riportato l’intenzione, affermata dalle regioni di Brandeburgo ed Amburgo (che come Brema sono Stati della Repubblica Federale) di adottare regole simili per le future consultazioni. Meccanismi attivati non in uno stato “avventurista”, ma nella nazione che molto concretamente sta reggendo, con pochi vicini, l’intera UE.

Una riflessione che si può tagliare su misura per il caso italiano (di sovrarappresentazione della terza età in tutti i settori della vita associata) è il seguente: una correzione abbastanza incisiva dei sistemi di partecipazione e di decisione, inclusiva di parti della popolazione (giovani, donne, immigrati) oggi determinanti più che in passato nella gestione delle trasformazioni in atto, ma sottorapresentate politicamente, si tradurrebbe anche in un riequilibrio necessario in uno stato dove la preponderanza numerica delle anziani generazioni è di per sè un fattore che trattiene il paese in tendenze che lo allontanano dal resto del continente.

Nella proposta citata non si parla nè delle elezioni tedesche, che fanno parte della cronaca, nè di aspetti demografici del paese, che sono dinamiche di lunghissimo periodo. Ed anche volendo aggiungere, dopo aver letto la proposta, osservazioni sulla realtà italiana, occorre tenere fermo il principio che tutte le parti della società contribuiscono in maniera importante alla crescita italiana: purchè non ci si diriga in modo eccessivamente miope verso l’espulsione di  settori della popolazione dalla partecipazione alla vita del paese, come negli ultimi quindici anni si sta purtroppo cercando di fare in Italia contro le  recenti generazioni, che invece sono comprensibilmente al centro di significativi investimenti nelle aree più avanzate dell’ Unione Europea.

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UE: iniziative congiunte col Mercosur

Questa settimana l’Unione Europea ha portato avanti importanti contatti con l’America Latina, mercato ed ambiente istituzionale emergente

Martedì si è svolto in incontro tra il vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella (gruppo dei Socialisti e Democratici) ed il presidente del Paraguay, Fernando Lugo Mendez. Gli argomenti trattati erano l’avanzamento dei negoziati con il Mercosur, il processo di integrazione continentale in America Latina e la necessità di azioni congiunte nelle questioni mondiali.

L’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur è stato definito un accordo che deve essere in grado di gestire il settore del commercio attraverso concessioni reciproche. Pittella ha auspicato una conclusione positiva dei negoziati che sono ripresi recentemente.

Il Parlamento Europeo ha affermato la propria disponibilità a collaborare con i paesi dell’America Latina, se richiesto, per supportare con l’esperienza europea il processo di integrazione in corso nel continente nel rispetto delle differenze nazionali e con l’obiettivo di creare una organizzazione sovranazionale come avvenuto in Europa.

Il vicepresidente del Parlamento Europeo ha incoraggiato il presidente del Paraguay Fernando Lugo a continuare negli sforzi messi in atto con il Mercosur, con l’Unasur e con le varie organizzazioni a carattere sovranazionale dell’area ed ha sottolineato che nell’attuale situazione internazionale sono necessarie forme di governo mondiali per le questioni più importanti come sviluppo sostenibile e migrazioni.

Aldo Ciummo

Occidente unito nelle questioni internazionali

 

 L’Istituto Affari Internazionali IAI nella sua analisi sulla sicurezza globale richiama ad una più forte cooperazione UE-USA a protezione dello spazio  atlantico

 

di Aldo Ciummo

Una cooperazione tra Europa e Stati Uniti più forte e concrieta a protezione dello spazio atlantico favorirebbe la sicurezza globale nel suo insieme.

Per l’Istituto Affari Internazionali di Roma l’Europa si trova di fronte alla necessità di acquisire maggiore visione per arrivare ad una difesa effettiva.

Si è più volte ripetuto che la situazione attuale richiede il superamento di prospettive antiche e l’adozione di una collaborazione tra i soggetti storicamente vicini per interessi e valori condivisi.

L’Unione Europea dovrebbe giungere a livelli di elaborazione paragonabili a quelli statunitensi e trasformare il supporto in vera e propria partnership.

Su queste basi i due paesi possono accordarsi su punti di partenza comuni e iniziare a lavorare su temi specifici, a cominciare dai vari capitoli della sicurezza interna ed esterna.

Una maggiore condivisione delle informazioni porterebbe ad un risposta più rapida ai problemi ed a una nuova cooperazione tra Europa e Nato. L’obiettivo più importante è una collaborazione integrata di sicurezza e politica.

Stallo in Ulster, speranza fino a domani

Peter Robinson, primo ministro dell'esecutivo autonomo nordirlandese

 

La tre giorni di colloqui promossa da U.K ed Eire non ha convinto i protestanti “duri” del DUP ed i cattolici irlandesi dello Sinn Fein, se entro domani i due partiti nordirlandesi che coabitano senza parlarsi nel governo dell’Ulster non si accordano, polizia e giustizia restano a Londra.

Gordon Brown e Brian Cowen, primi ministri rispettivamente del Regno Unito e della Repubblica d’Irlanda, ce l’hanno messa tutta e ieri notte i colloqui sono giunti all’alba, ma il loro omologo nordirlandese Peter Robinson, che si è autosospeso temporaneamente dopo che uno scandalo ha coinvolto la moglie ed il vice dell’esecutivo dell’Ulster Martin McGuinness non sono convinti, per motivi opposti, e speculari.

Robinson, rappresentando il Democratic Unionist Party, che ha fatto la sua fortuna elettorale sull’avversione ad una pace (1998, Good Friday Agreement, NdR) considerata arrendevole verso i nazionalisti cattolici, vede ogni devoluzione all’Ulster come una vittoria della vecchia I.r.a irlandese, che infine consegnerebbe alla comunità “verde” la piena cittadinanza.

McGuinness, politico targato Ira che ha traghettato i nazionalisti armati nella democrazia, deve difendere la ragione d’essere identitaria ed elettorale dello Sinn Fein, la riunificazione col sud. Risultato: polizia e giustizia, simboli e sostanza dell’autonomia e dell’autogoverno, restereranno molto probabilmente a Londra perpetuando il drammatico gioco delle parti di DUP e Sinn Fein e alimentando la partita molto più inquietante giocata dai loro dissidenti armati, protagonisti negli ultimi mesi di scontri, attentati e minacce.

Finchè Londra è impossibilitata a trasferire alla popolazione dell’Ulster i pieni poteri di autodeterminazione, in un contesto di partnership sempre più stretta con l’Eire e di normalità dell’amministrazione, i “duri” protestanti potranno continuare a considerarsi i tutori di una sovranità ereditata dal passato ed i nazionalisti irlandesi troveranno terreno fertile per presentarsi come gli alfieri dei pari diritti e dell’emancipazione della parte “verde” della comunità.

In realtà il processo di pace nordirlandese ha avuto molti autori, tra cui  Blair e Bertie Ahern durante i loro lunghi mandati a Londra ed a Dublino, il partito filoirlandese moderato SDLP e il partito dell’Alleanza (a maggioranza protestante) con l’aggiunta degli elementi più pragmatici dell’UUP lealista. DUP e Sinn Fein, rafforzati elettoralmente negli anni da posizioni massimaliste in senso opposto tra loro, in seguito agli Accordi del Venerdì Santo del 1998 proprio mentre crescevano hanno dovuto fare i conti con la realtà, già imposta dal quadro istituzionale concordato da Regno Unito e Repubblica di Irlanda. Un enorme contributo alla soluzione del conflitto è venuto dagli Stati Uniti e anche dalla sua società civile.

Nel 2005 l’Irish Republican Army rivelò in base ai patti dove si trovavano le armi ad una Commissione speciale presieduta da un generale canadese a riposo, John De Chastelain. Nel 2007 i due partiti-comunità nemici, DUP e Sinn Fein, accettarono di governare insieme (e con SDLP e UUP), ma quando si è trattato di fare davvero un passo avanti, come adesso, si sono fermati.

Il piano cui si dovrebbe arrivare prevederebbe che, dopo nuove elezioni, a maggio i poteri vengano trasferiti a Belfast. Se domani DUP e Sinn Fein non si accorderanno, U.K ed Eire spingeranno loro perchè venga attuata una nuova proposta, probabilmente più in linea con le aspirazioni della gente comune nel nord dell’isola rispetto alla prigionia nel passato dei leader politici disponibili oggi.

Aldo Ciummo