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L’Istituto Affari Internazionali entra nel Council of Councils

Lo IAI è entrato a far parte di una rete dei maggiori istituti internazionali di politica estera, con l’obiettivo di promuovere il dibattito sulla governance globale

L’Istituto Affari Internazionali (IAI) è stato chiamato a far parte del Council of Councils, una rete dei maggiori think tank internazionali di politica estera, organizzata dal Council on Foreign Relations di New York. L’obiettivo è la promozione del dibattito sui temi centrali della cooperazione multilaterale.

Gli altri centri di ricerca coinvolto sono diciotto, la composizione del Council of Councils rispecchia quella del G20. Il 12 e 13 marzo lo IAI ha partecipato all’inaugurazione del progetto a Washington.

Gli istituti che fanno parte dell’organizzazione sono il Lowy Institute of International Policy (Australia), il Center for European Policy Studies (Belgio), Getulio Vargas Foundation (Brasile), Center for International Governance Innovation (Canada), Shanghai Institutes for International Studies (Cina), East Asia Institute (Corea del Sud), French Institute of International Relations (Francia), German Institute for International and Security Affairs (Germania), Genron NPO (Giappone), Center for Strategic and International Studies (Indonesia), Institute for National Security Studies (Israele), Istituto Affari Internazionali (Italia), Mexican Council on Foreign Relations (Messico), Chatam House The Royal Institute for Strategic Studies (Regno Unito), Institute of Contemporary Development (Federazione Russa), S.Rajaratnam School of International Studies (Singapore), Council on Foreign Relations (Stati Uniti), South African Institute of International Affairs (Sudafrica), Global Relations Forum (Turchia).

 

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La lingua Sami in Finlandia, un patrimonio da tutelare

Lo stato finlandese tutela le minoranze linguistiche, ma oggi la popolazione si concentra nelle città ed assicurare lo sviluppo delle culture minoritarie diventa sempre più difficile

La questione delle minoranze linguistiche in Finlandia fa riferimento un patrimonio culturale interessante e frastagliato come il profilo dei suoi mille laghi. Negli ultimi mesi, alcune analisi demografiche riportate dalla televisione finlandese YLE hanno sollevato un timore: metà dei bambini Sami, ormai residenti nelle città, difficilmente trovano insegnanti madrelingua, nonostante la tutela assicurata dallo stato alla lingua Sami nell’insegnamento. Helsinki è una metropoli dove chi tra i Sami continua a studiare nella propria lingua spesso costituisce da solo l’intera classe del proprio insegnante.
La questione attiene più ai fenomeni demografici che non alle tutele linguistiche, ampiamente presenti (anche se per ovvie ragioni numeriche il Sami non ha lo stesso status del finlandese e dello svedese, ma è regolato a parte): la trasformazione delle abitudini della popolazione rende difficile l’applicazione di norme nate quando quasi tutti i Sami risiedevano nell’estremo nord finlandese. Una inchiesta del governo ha riconosciuto che gli sforzi messi in atto fin dagli anni sessanta devono essere riformulati in base ai cambiamenti, se si vuole assicurare un futuro alle lingue Sami.
Nella regione dei Sami (la Lapponia finlandese famosa per la città turistica di Rovaniemi) su circa centottantamila abitanti solo millecinquecento parlano in maniera esclusiva le lingue Sami (parlate anche in Svezia, Federazione Russa e Norvegia, venticinquemila persone madrelingua in tutto, le stime non sono precise). La Norvegia dal 1988 ha assicurato ai Sami uno speciale riconoscimento nella sua costituzione ed esiste un parlamentino Sami norvegese riconosciuto dallo stato. Nella Federazione Russa invece c’è il problema del mancato riconoscimento del Sami, mentre nella UE si dibatte sulla difficoltà di interloquire con una comunità distribuita in nazioni diverse.
E’ importante in Finlandia anche la questione di un’altra lingua minoritaria, lo svedese, esiste un piccolo partito dei finlandesi che lo parlano come prima lingua, lo “Svenska Folkpartiet”, al governo in Finlandia oggi come spesso in passato, il candidato dei Socialdemocratici (“Sosialidemokrattinen Puolue”), Paavo Lipponen, ha sottolineato, durante la recente campagna presidenziale la propria volontà di tutelare coloro che parlano svedese in Finlandia, mentre il candidato dei Veri Finlandesi (“Perussuomalaiset”) ha definito come eccessive le spese pubbliche in favore dello svedese, lingua ufficiale dello stato come il finlandese. La cultura svedese è un aspetto importante della storia della Finlandia, che ha fatto parte a lungo del Regno di Svezia. La popolazione finlandese di lingua svedese è concentrata sulle costa sudoccidentale e meridionale della Finlandia e rappresenta circa il cinque e mezzo per cento della popolazione finlandese. A differenza del Sami, allo svedese viene riconosciuto praticamente lo stesso status del finlandese.
Aldo Ciummo

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Il governo norvegese promuove lo sviluppo sostenibile e la cooperazione

Nel 2012 partono due importanti progetti, uno porterà energia nel Sud del Mondo, l’altro rafforzerà il mercato dell’energia alternativa in Scandinavia

Due progetti significativi per l’economia globale ed interna sono stati approvati recentemente in Norvegia. Energia e solidarietà sono al centro dell’avviamento del progetto “Energising Development”, con il quale la Norvegia sta contribuendo a fornire energia ai paesi in via di sviluppo, con 64 milioni di corone nei prossimi tre anni.

“Energising Development” è un progetto che riguarda celle solari, piccoli impianti elettrici, biogas, ampliamento della rete elettriche di scuole. Il Ministro per l’Ambiente e lo Sviluppo, Erik Solheim (del Partito della Sinistra Socialista), sta seguendo attentamente il progetto che è stato già sperimentato, nel Sud del Mondo, da Germania ed Olanda dal 2005, interessando 8 milioni di persone ed 11.000 scuole.

Inoltre nella prima parte del 2012 Norvegia e Svezia hanno dato inizio con un accordo al mercato unico dei certificati verdi per la produzione di energia rinnovabile. La Norvegia si è assunta, dalla fine del 2011, l’impegno di aumentare fino al 67,5% la propria quota di uso di energia rinnovabile, entro il 2020.

Anche se la Norvegia non fa parte della UE, a differenza della Svezia, i due stati cooperano strettamente in molti importanti progetti come quello qui menzionato. Il Ministro per l’Energia, Ola Borten Moe, ha chiarito che lo scopo è gettare le basi  per rendere fondamentale l’energia rinnovabile nei due paesi. 

Aldo Ciummo

 

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Passi avanti negli accordi tra Serbia e Kosovo

La progressiva distensione nei Balcani rientra nella prospettiva di integrazione della regione nella comunità europea

Alla fine della settimana le maggiori agenzie di stampa hanno dato notizia dell’avanzamento dei contatti tra la Serbia ed il Kosovo, che probabilmente saranno anche oggetto delle discussioni sulla candidatura della Serbia, che si terranno lunedì e martedì prossimo (la Serbia potrà acquisire soltanto in seguito lo status di candidato all’adesione). Un accordo tra le due realtà balcaniche è quindi positivo in questa prospettiva, che riguarda non solo Belgrado ma l’area dei Balcani in generale.

L’accordo raggiunto riguarda le frontiere e altri aspetti degli impegni stipulati in passato. Le posizioni di Serbia e Kosovo sono tuttora distanti su molti punti e l’accordo non fa riferimento alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, il cui parziale riconoscimento nel 2010 è indubbiamente un precedente che evidenzia una serie di problemi in molte situazioni che esistono sul terreno, ad esempio all’interno delle ex repubbliche sovietiche.

Vengono riportate le risoluzioni dell’Onu e della Corte Internazionale. Sono stati attenti al contesto balcanico sia il Commissario Europeo all’Allargamento, Stefan Fule, che Catherine Ashton, Alto Rappresentante per la Politica Estera UE. Per quanto riguarda il Kosovo, la Commissione UE esaminerà le possibilità di avviare un Accordo di Associazione o ASA, che rappresenta un’avvicinamento all’adesione futura alla comunità.

Nonostante una serie di posizioni estreme abbiano attaccato nel tempo il ruolo della cooperazione occidentale nei Balcani, oggi risulta chiaro che lo sviluppo delle garanzie democratiche e della crescita economica e sociale in questa regione stanno aprendo una nuova fase in questa area dell’Europa, che andrà integrandosi progressivamente nel quadro dell’Unione Europea.

Aldo Ciummo

 

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L’Europa va avanti

La Grecia nonostante le fortissime pressioni sulla popolazione sceglie l’Europa, in Germania il nuovo presidente della Repubblica esprime l’impegno per la libertà in Europa

Si può essere ottimisti sul cammino dell’integrazione in Europa, se, come attestano i sondaggi che giungono dalla Grecia, la stragrande maggioranza dei cittadini di questo stato messo a dura prova dalle discutibili libertà della finanza internazionale e da una interpretazione a dire poco miope del rigore da parte della UE è ancora a favore dell’Unione Europea. I greci si sforzano di trovare una alternativa alla gestione che ha condotto il paese nella situazione attuale e nel novanta per cento dei casi non se la prendono con l’Europa. Il settantacinque per cento dei cittadini del paese attanagliato dalla crisi finanziaria vuole restare nell’euro.

Ciò significa che, come alcune delle ultime elezioni svoltesi nel continente hanno evidenziato, l’euroscetticismo populista di destra non attecchisce nell’area geografica che, assieme agli Stati Uniti d’America, ha più difeso la democrazia come incontro di equilibrio sociale, economia sociale di mercato, libertà regolata d’impresa e diritti individuali. Fino a oggi, nè la collettività nè i singoli hanno mai fatto molti progressi nelle aree geopolitiche che si sono affidate alle teocrazie (Iran) ed agli statualismi (Cina) oppure che sono rimasti condizionati dall’integralismo liberista del mercato, come è avvenuto spesso in America Latina e purtroppo continua ad accadere in molti stati del Sud del Mondo per responsabilità che coinvolgono anche importanti settori dell’Occidente. Anche quella sorta di riedizione sovietica in forma di mercato con stato monopolista (Federazione Russa) che vediamo alle porte dell’Europa frena ancora milioni di persone, in forme diverse dal passato,  e i nazionalismi ed i populismi di destra ne sono solo una variante peggiorativa.

Una novità degna di nota è la scelta di un presidente come Joachim Gauck in Germania, che è stato il candidato di Socialdemocratici e Verdi e che, per la sua autobiografia, rappresenta nello stesso tempo l’Unione Europea che non si è mai piegata agli autoritarismi, fascisti o sovietici che fossero, e la comunità civile europea consapevole del fatto che i diritti politici e sociali si costruiscono in un orizzonte concreto, un concetto che bisognerebbe spiegare alle istituzioni europee, oggi che queste pensano di incoraggiare il futuro dei cittadini greci spingendo il governo della Grecia a tagliare i redditi di impiegati e operai che stanno perdendo la casa ed a licenziare persone in uno stato dove i negozi chiudono. Joachim Gauck era attivista per i diritti civili nella ex repubblica popolare tedesca nell’est e c’è da augurarsi che la sua influenza in uno stato che con Angela Merkel come Primo Ministro ha già fatto molto per l’Europa porti la Germania a fare ancora di più, correggendo l’impostazione concentrata sul ruolo della moneta e dei parametri finanziari, che rischia di accentuare la distorsione a sfavore delle tematiche sociali in atto.

L’opinione tuttora europeista della maggior parte dei greci, dei tedeschi che hanno fatto scomparire nelle recenti consultazioni i partiti che come i liberali avevano puntato sull’antieuropeismo, dei finlandesi che hanno archiviato nelle presidenziali l’euroscetticismo, indica che i populismi di destra sono sempre più deboli e che l’Europa non deve ridare spazio alle forze che la danneggiano, siano queste rappresentate dai nazionalismi euroscettici e dai razzismi leghisti o dagli autoritarismi dell’ultraliberismo e dei monopòli di stato, come la sinistra non deve lasciare spazio ai populismi di destra assimilandosi al liberismo ed abdicando al proprio ruolo di progressismo.

L’Unione Europea deve sviluppare la sua azione sociale, promuovendo la concorrenza delle migliori pratiche, l’integrazione degli immigrati, la coesione al proprio interno e la partecipazione dei territori (che non vanno affossati come sta avvenendo con la Grecia, ma rafforzati attraverso un maggiore equilibrio della redistribuzione del reddito e della produzione) attraverso il sostegno all’istruzione ed alla formazione, all’iniziativa ed alla cooperazione. La sinistra non deve rincorrere modelli falliti di filosofia politica (il liberismo), che hanno destrutturato la società da una parte e dall’altra dell’Atlantico, ma associarsi allo sforzo che viene portato avanti sia negli Stati Uniti che in Europa per rendere lo sviluppo sostenibile socialmente e a livello ambientale e promuovere la redistribuzione e la partecipazione. L’Europa e l’occidente hanno le capacità ed i mezzi per fare questo lasciandosi alle spalle le epoche di Reagan e di Bush e riportandosi al centro dello sviluppo e della diffusione dei diritti sociali e civili.

Aldo Ciummo

 

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Elezioni in Finlandia, Haavisto in crescita

Oggi i finlandesi scelgono il Presidente della Repubblica nel secondo turno: il risultato emerso dal primo turno è l’europeismo della maggioranza

di Aldo Ciummo

Il Centrodestra liberale di Sauli Ninistö (Partito della Coalizione Nazionale, “Kansallinen Kokoomus”) è in vantaggio, ma Pekka Haavisto (Verdi) può contare sull’effetto novità dato dall’aver sconfitto diversi grandi partiti nel primo turno, sulla probabile convergenza degli elettori progressisti e sulla crescita dell’affluenza, registrata nelle elezioni in anticipo di molte sezioni durante questa settimana.

Sauli Ninistö, favorito dai sondaggi e dal trentasette per cento dei voti che ha conquistato nel primo turno, è più forte tra gli ultra-sessantenni: nelle altre fasce di età i due candidati appaiono più ravvicinati. Nella capitale Helsinki nel primo turno hanno prevalso i Verdi (Vihreä Liitto), che a livello nazionale si sono assicurati il diciannove per cento. Sauli Ninistö in passato è stato Ministro delle Finanze in governi di grande coalizione a guida socialdemocratica.

Ninistö è stato vicepresidente della Banca Europea degli Investimenti: molti dei populisti euroscettici dei “Veri Finlandesi” (Perussuomalaiset”) finiti al nove per cento al primo turno probabilmente si asterranno, viste le sue credenziali europeiste e le caratteristiche di sinistra dello sfidante ambientalista: Pekka Haavisto è stato il primo verde in Europa a diventare ministro, del 1995 al 1999, conducendo in seguito importanti progetti ambientali in diversi paesi del mondo per le Nazioni Unite.

Haavisto potrà fare affidamento sui voti Socialdemocratici (sette per cento al primo turno) e degli attivisti di sinistra (al cinque per cento), oltre a quelli del suo partito, i Verdi (arrivati al diciannove), mentre molti sostenitori del Centro (diciassette per cento) e dei liberali del Partito degli Svedesi (tre) potrebbero essere una incognita, ma una maggioranza di questi stando ai sondaggi sembra essere favorevole ai conservatori nel secondo turno.

La presidente uscente, Tarja Halonen, ha detto questa settimana che Pekka Haavisto ha fatto un buon lavoro, nel portare di fronte all’elettorato i diritti legati all’orientamento sessuale (per i quali la stessa Halonen si era impegnata pur essendo eterosessuale, negli anni ottanta, assumendo un ruolo importante nell’organizzazione per la parità dei diritti “Seta”). La dichiarazione favorevole di una presidente di centrosinistra che ha avuto un enorme e trasversale consenso durante i dodici anni dei suoi due mandati potrebbe sul serio assicurare all’ambientalista un appoggio più solido da parte di vari personaggi socialdemocratici e laici, il cui impegno anche finanziario a sostegno dei Verdi ha registrato una vera e propria impennata dopo il successo di Pekka Haavisto al primo turno, mentre a favore di Sauli Ninisto si esprimeranno con ogni probabilità i cristianodemocratici (tre per cento) oltre alla stragrande maggioranza dei sostenitori del Partito della Coalizione Nazionale cui Ninistö appartiene ed a molti centristi.
I due candidati, Sauli Ninistö e Pekka Haavisto, sono stati cordiali tra di loro nell’incontro trasmesso martedì mattina dalla televisione finlandese YLE, dimostrando vedute non lontanissime in politica estera, a sostegno dell’autonomia decisionale della Finlandia e della cooperazione con le maggiori istituzioni internazionali e occidentali. Una parte importante delle competenze del “Suomen Tasavallan Presidentti” (il presidente della Repubblica della Finlandia) leggermente orbato delle sue prerogative in politica comunitaria europea dalle riforme introdotte nel 2000, resta tuttora la politica estera.
Pekka Haavisto ha sottolineato la questione, sollevata dalla leader del partito di Centro Mari Kiviniemi, della necessità di assicurare una maggiore condivisione di informazioni con il Parlamento unicamerale finlandese (“Eduskunta”) riguardo alle mosse del Presidente nella gestione della politica internazionale, in particolare quando si tratta dei colloqui con la Federazione Russa, che storicamente riveste un ruolo importante nel quadro delle relazioni internazionali della Finlandia (che ha fatto parte dell’impero russo tra 1809 e 1917 ed è stata fortemente influenzata dalla sua vicinanza all’ex Urss).
In questi giorni, sui media finlandesi, oltre alle vicende elettorali hanno avuto molto risalto le visite di Tarja Halonen agli stati vicini (lunedì scorso in Estonia) dove la presidente uscente è stata ringraziata dal suo collega estone Toomas Hendrik Ilves, per avere sostenuto le richieste di adesione all’Unione Europea di Tallin negli anni novanta, quando lei non era ancora in carica come presidente della Repubblica.
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Sarà un ambientalista il prossimo presidente della Finlandia?

La Finlandia sceglie il presidente: Ninisto con il 37 per cento dei voti al primo turno e Haavisto con quasi il 19 per cento sono in pista al secondo turno

di    Aldo Ciummo
Al termine delle elezioni di domenica 22 gennaio, con le quali i finlandesi hanno votato per scegliere il Presidente della Repubblica dopo i due mandati della socialdemocratica Tarja Halonen, i giornali dei paesi limitrofi descrivono il voto come un referendum a favore della UE, scrivendo che la crisi economica e la tradizione di solidarietà e pragmatismo dei paesi nordici hanno archiviato le tentazioni xenofobe di partiti che non sono stati ammessi al governo.
Il Centrodestra di Sauli Ninistö (Partito della Coalizione Nazionale) ha vinto ma con il 37 per cento, meno delle previsioni che tre mesi fa lo volevano presidente al primo turno e significativamente al di sotto a di quelle che pochi giorni fa gli assegnavano  più del 40 per cento dei voti. Ninistö ed Haavisto, Centrodestra e Verdi, vanno al secondo turno il 5 febbraio. Ninistö rappresenta il Centrodestra moderato e liberale ed Haavisto è molto conosciuto per le sue iniziative a favore dei diritti umani a livello internazionale. Haavisto ha portato avanti per la UE i colloqui di pace in Sudan e diversi programmi ambientali dell’ONU in Iraq, Afghanistan, Kosovo, Romania, Liberia.
I partiti  di Centrosinistra che partecipano al governo di Jyrki Katainen (Governo di coalizione guidato dal Centrodestra) non hanno potuto presentarsi come forze di opposizione in una campagna elettorale come quella che si è svolta. Il candidato socialdemocratico Lipponen nei sondaggi non è arrivato al sette per cento, pur essendo stato il Primo Ministro più duraturo (dal 1995 al 2003) alla guida di due governi di coalizione e presidente del Parlamento (dal 2003-2007 durante il primo governo di Matti Vanhanen, rappresentante del partito di Centro all’epoca in coalizione con i Socialdemocratici, “Suomen Sosialidemokraattinen Puolue).
Timo Soini (Veri Finlandesi, “Perussuomalaiset”) è rimasto al 9,5 per cento, poco più degli ultimi sondaggi ma molto meno delle ultime elezioni. Fortunatamente, la cultura europeista che ha portato alla formazione di un governo di unità nazionale piuttosto che includere nel governo liste isolazioniste come i Veri Finlandesi sembra abbia già ridimensionando, oggi come in passato, una forza che presenta sfumature preoccupanti di chiusura, ad esempio in fatto di immigrazione. Ad Helsinki non sono novità nè nè le grandi coalizioni nè gli exploit elettorali effimeri tipici di stagioni euroscettiche.
Paavo Väyrynen, candidato del Partito del Centro (“Suomen Keskusta”), l’altro escluso dal governo e con qualche posizione euroscettica, sembrava l’unico che possa contendere il secondo posto ai Verdi ma con il 17,5 per cento è rimasto dietro ai Verdi quanto basta per concedere agli ambientalisti di passare al secondo turno. Väyrynen è stato Ministro fin dagli anni settanta, agli Esteri più volte, dal 1977 al 1982, dal 1983 al 1987 e dal 1991 al 1993. Il candidato del partito del Centro è rimasto nella sua linea di moderato euroscetticismo e di netto non allineamento (inclusa l’opposizione all’ingresso della Nato in tempi rapidi) e di buone relazioni con la Federazione Russa.
Sono cresciuti molto infatti gli ambientalisti (“Virheä Liitto”) guidati da Pekka Haavisto, arrivando al 18,8 per cento, in pratica già ad un quinto degli elettori. Haavisto è stato il primo ministro dei Verdi in un governo nazionale nel mondo, quando nel 1995 è entrato a far parte del governo Lipponen (coalizione a guida socialdemocratica), come Ministro dell’Ambiente dal 1995 al 1999.
Paavo Arhinmäki, candidato dell’Alleanza di Sinistra (Vasemmistoliitto) è andato bene tra i giovani, numericamente e socialmente importanti in Finlandia come in molti paesi vicini. Già nei sondaggi che precedevano le consultazioni elettorali il traino delle campagne antieuropeiste dei Veri Finlandesi pareva esaurito e il ribasso evidente dei movimenti euroscettici in questi anni comincia ad essere rispecchiato dalla vivacità dell’ altra parte dell’arco politico finlandese, con la definizione più chiara delle posizioni dei Verdi, ormai non più solo alternativi, e dell’Alleanza di Sinistra. Ma sono gli ambientalisti, I Verdi che affronteranno Sauli Ninisto, mentre ormai è finito l’ascendente degli euroscettici populisti di Timo Soini ed anche la presa dell’altro candidato abbastanza euroscettico, Paavo Väyrynen (Centro).
Il Centrodestra ha perso terreno rispetto ai sondaggi precedenti, mentre crescevano gli ambientalisti di Pekka Haavisto, (arrivati al 19%, con un guadagno di sette punti percentuali in pochi giorni). L’affluenza minore delle aspettative (72%) indica disaffezione alle proposte coincidenti con il Governo in carica (guidato dal partito di Sauli Ninistö, che esprime il Primo Ministro, Jyrki Katainen) mentre restano alla sua sinistra elettori che adesso vedono che Pekka Haavisto, ambientalista di governo (il suo partito fa parte della grande coalizione escludere gli euroscettici e i populisti di destra) può farcela se i cittadini orientati verso i socialdemocratici, la sinistra e i liberali al primo turno lo sceglieranno nel secondo, che si terrà il 5 febbraio.
Conferma la crisi dei Socialdemocratici il 6,7 per cento di Paavo Lipponen, ex Primo Ministro, si pensi che nel recente passato, dopo la lunghissima presidenza centrista di Urho Kekkonen negli anni ’60 e ’70, cioè dall’inizio degli anni ottanta ad oggi, i presidenti che si erano succeduti sono stati in seguito tutti socialdemocratici. Eva Biaudet (Partito degli Svedesi) al 2,7 e Sari Essayah (Critistianodemocratici) al 2,5 hanno fallito di fatto nelle elezioni presidenziali di domenica scorsa.
La carica di Presidente della Repubblica in Finlandia (Suomen Tasavallan Presidentti) sta vedendo a partire dalla riforma del 2000 una riduzione dei propri poteri, ma nella Costituzione Finlandese mantiene prerogative non indifferenti ad esempio in politica estera. La riforma costituzionale di poco più di un decennio fa ha smussato le possibilità di azione del presidente in materia di politiche europee, spostando progressivamente queste ultime nell’ambito della politica interna, che ricade sotto i poteri del Primo Ministro e del Governo.  Il ruolo del Presidente rimane centrale nella gestione della politica estera extraeuropea, con la capacità di influire su questioni centrali in Finlandia come i rapporti con la Federazione Russa e sul dibattuto ingresso di Helsinki nella Nato, tuttora improbabile nel breve e medio termine.
Quanto al favorito, Sauli Ninistö, il candidato del Partito della Coalizione Nazionale, Ninistö , ha ricoperto importanti cariche, è stato ad esempio Ministro delle Finanze dal 1996 al 2003, più a lungo di tutti i politici finlandesi, in governi di coalizione guidati dagli avversari socialdemocratici di Paavo Lipponen.  Il candidato del Partito della Coalizione Nazionale ha una vasta esperienza delle istituzioni europee e dei meccanismi economici europei. Sauli Ninistö è stato anche presidente del Parlamento unicamerale finlandese (Eduskunta) dal 2007 al 2011, durante i governi a guida centrista di Matti Vananhen (2007-2010) e di Mari Kiviniemi (2010-2011), di cui il Partito della Coalizione Nazionale faceva parte:  è identificato come un sostenitore dell’impresa e del rigore.
Paavo Arhimäki ha trentacinque anni, il programma del suo partito, l’Alleanza di Sinistra, include il rafforzamento della protezione sociale delle fasce sociali più deboli, più attenzione alle tematiche giovanili, difesa della laicità, sostegno alle unione civili anche tra coppie dello stesso sesso, protezione dell’ambiente. Arhinmaki e la lista che rappresenta sono contrari all’ingresso nella Nato e si oppongono ad una Unione Europea più chiusa.
Eva Biaudet è la candidata del Partito degli Svedesi (“Ruotsalainen Kansanpuolue”), una importante minoranza in Finlandia (dove anche lo svedese è lingua ufficiale), la sua lista ha una lunga storia, ha espresso personalità di governo in ruoli centrali in diversi decenni e differenti esecutivi, incluso l’attuale governo. Biaudet è il difensore dei diritti delle minoranze (Ombusdsman) in Finlandia e componente del forum dell’ONU sulle questioni indigene (in Finlandia c’è la comunità lappone): ha posizioni liberali.
Sari Essayah è la candidata dei Cristianodemocratici (“Kristillisdemokraatit”), europarlamentare dal 2009 e segretaria del partito dal 2007 al 2009. E’ contraria all’aborto e si oppone all’eventuale entrata della Finlandia della Nato. E’ nata da madre finlandese e padre marocchino ed è una sportiva (atletica) ha vinto premi mondiali ed europei. Il 5 febbraio occorrerà valutare a chi andranno i consensi di Lipponen e di Arhimaki (intorno al 6 o 7 per cento a testa) e i pochi punti percentuali di cristianodemocratici e partito degli svedesi. I progressisti di vario orientamento e gli indecisi che al primo turno pensavano non ci fosse modo di affrontare il Centrodestra potrebbero essere determinanti.
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