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Commissari europei sotto esame

Oggi comincia il giro di domande degli europarlamentari ai Commissari, sorta di ministri della comunità, anche se con un profilo molto più tecnico, che nasce dalla natura delle istituzioni della Unione e dal metodo consensuale con il quale vengono scelti tra i gruppi politici maggiori e in rappresentanza di tutti i paesi coinvolti.

 

 

 

Le commissioni parlamentari dell’organo elettivo del Parlamento Europeo esamineranno competenze ed intenti di ogni commissario a partire da oggi. La Commissione precedente ha terminato le proprie funzioni il primo novembre 2009 e i due mesi e mezzo che sono trascorsi hanno alimentato curiosità accademiche ed interessi prosaici da parte di addetti ai lavori, gruppi economici e amministratori di ogni sorta.

Il Trattato di Lisbona, entrando in vigore, ha causato dei ritardi rispetto alla normale prassi. Quella che non è ancora una vera e propria costituzione europea, ma una base senza precedenti per l’unione politica della nostra comunità sul continente  è entrata in vigore il primo dicembre.

Da allora fino ad oggi i Commissari hanno potuto lavorare assieme ai funzionari che operano in base alle loro direttive e l’opinione pubblica ha iniziato a vagliare i profili di personaggi più esposti all’attenzione, come il francese Michel Barnier (nuovo commissario al mercato interno).

Aldo Ciummo

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Charlie Mc Creevy: “Sarkozy vede la Commissione solo per la Francia”

 
 

Charlie McCreevy: anche in Europa dirla fuori dai denti non va troppo di moda ma a volte le cose vengono cavate fuori con le tenaglie: così il commissario irlandese al mercato interno non ha resistito ed ha detto la sua sull'opinione di Sarkozy che esistano un capitalismo continentale buono ed uno anglosassone che invece sarebbe controproducente secondo l'establishment francese

 

Il Commissario uscente al mercato interno, l’irlandese Mc Creevy, ha sottolineato, in un intervento prima di Natale, gli squilibri di una Unione Europea sbilanciata verso gli interessi storici del sud del continente e del blocco storico che ha dato vita alla Comunità.

 

 

Open Europe ed EuObserver hanno riportato, appena prima delle festività, la posizione sfuggita fuori dai denti all’irlandese Charlie McCreevy, commissario uscente al mercato interno, riguardo all’operato di Sarkozy in chiave europea.

Il Presidente francese, infatti, ha espresso una opinione quantomeno eterodossa, rispetto all’assunzione che coloro che assumono incarichi europei li devono portare avanti per tutta l’Unione, felicitandosi per la nomina a prossimo Commissario per il Mercato Interno di Michel Barnier e dichiarando che questa nomina rappresenterebbe una sconfitta per quello che Sarkozy ha chiamato “capitalismo anglosassone”.

Il capitalismo anglosassone, che il Presidente francese vede come un fattore negativo per l’Europa, è uno dei principali elementi che ha portato l’Unione Europea ad essere la potenza mondiale che è, oltre ad avere posto le basi per istituzioni democratiche in grandissima parte del mondo.

Le bizzarre conclusioni di Sarkozy, affascinato come altri membri fondatori, soprattutto Germania e Italia, dall’idea che un direttorio formato dalle nazioni pioniere dell’europeismo possa assicurare un sicuro sviluppo all’Europa, non tengono conto del fatto che una economia capitalistica furoreggia in tutta Europa e non soltanto in una parte di quest’ultima, con la differenza che laddove nel Regno Unito esiste un alto grado di concorrenza altrove sono stati ereditati monopòli largamente assistiti dall’intervento statale, spesso irregolare dal punto di vista UE.

Di fronte alla convinzione di Sarkozy di avere “sconfitto” il “capitalismo anglosassone” il commissario uscente irlandese Charlie McCreevy ha avuto un motivo giustificato per attaccare una concezione dell’Europa, purtroppo molto diffusa sul continente, insensatamente ostile ai paesi più produttivi economicamente e più avanzati sul terreno dei diritti: “le dichiarazioni di Sarkozy ci dicono che come molti suoi colleghi lui non vede la Commissione Europea come un mezzo per l’avanzamento degli interessi dell’Europa ma come uno strumento per il successo degli interessi della Francia” ha sottolineato il politico irlandese.

McCreevy ha concluso il suo intervento all’Associazione dei Giornalisti Europei a Dublino dichiarando che la Francia storicamente ha ottenuto una grande conoscenza di come la burocrazia lavora a Bruxelles ed è arrivata ad una grande influenza sugli affari europei. Sicuramente, si potrebbe aggiungere all’opinione di McCreevy, una influenza meno giustificata rispetto al peso della Germania (visto anche enorme contributo finanziario tedesco alla UE).  Ma questa parte del discorso del commissario irlandese appare un pò eccessiva dato che la divisione dei compiti istituzionali ha regole abbastanza precise.

Quello che effettivamente emerge, assieme ad una tendenza generalizzata a trasferire sul piano europeo aspirazioni di espansione politico economica che meglio sarebbe convogliare assieme per il progresso dell’intera Europa come paese, è l’atteggiamento poco propenso alla valorizzazione delle migliori pratiche messe in atto dai vicini, da parte di paesi in affanno nel campo dello sviluppo, della redistribuzione e dei diritti, stati come Spagna, Polonia, Grecia, Repubblica Ceca, Francia e parzialmente anche la Germania, rispetto a tutta una area del continente che comprende non solo il Regno Unito e il blocco più avanzato i paesi scandinavi, ma anche paesi più piccoli come Olanda e Irlanda, la fascia nord della Ue che a partire da questi ultimi trenta anni si sta dimostrando responsabile di una gran parte dei progressi registratisi in Europa.

                                                                                                                                                                                                                                                                 Aldo Ciummo