• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

  • Annunci

L’Amsi a Roma: “integrazione anche nella sanità”

 

All’inizio di maggio a l’Associazione dei Medici Stranieri in Italia ha rilanciato la propria azione.

 Il 4 maggio a Roma l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della provincia ha patrocinato la conferenza dedicata all’argomento “Integrazione e Prevenzione: la donazione di sangue”, con l’organizzazione dell’Avis Comunale di Roma.

L’evento è stato promosso con la collaborazione della Commissione Affari Esteri e Medicina Internazionale dell’Ordine dei Medici di Roma e Provincia. La conoscenza di tutti gli aspetti della donazione del sangue tra medici, operatori sanitari, popolazione ed associazioni degli stranieri residenti è alla base del miglioramento del settore sanitario.

La giornataè stata moderata da Baleanu e da Sabri (AMSI). Il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma e provincia, Mario Falconi, ha sottolineato il ruolo dei medici in un sistema sanitario che abbia al centro i cittadini e affermato che occore una informazione più capillare sulla donazione. Il presidente dell’Avis comunale di Roma, Raniero Ranieri ha detto che i medici stranieri in Italia sono stati molto attivi nella diffusione della donazione.

Foad Aodi, come presidente dell’Amsi e coordinatore della commissione sanità mediterranea (Co-mai) e della Commissione Affari Esteri e Medicina Internazionale dell’Ordine dei Medici di Roma ha descritto i risultati della collaborazione tra medici di diversa nazionalità e lanciato un appello alle diverse comunità per un impegno ancora maggiore.

Aldo Ciummo

Annunci

Intervista a Mattias Broman | Istruzione europea per competere in un mondo aperto

 
 

L'Università, i licei, i luoghi della formazione professionale, della creazione artistica, della socialità, i luoghi immateriali della comunicazione e la mobilità crescente, l'apertura reciproca dei paesi europei sono vettori di quella integrazione la cui forza sarà, nelle intenzioni espresse negli obiettivi di Lisbona, proprio la conoscenza intesa come processo in grado di mettere gli europei in condizione di andare verso gli altri e competere nel mondo odierno.

La costruzione della Unione Europea, della socialità europea, passa innanzitutto attraverso la cultura, quest’ultima non ha un posto preciso nelle istituzioni comunitarie finora, ma inizia ad essere posta al centro di una serie di iniziative, tendenti a rafforzare l’Europa attraverso la sua identità.

Il processo di integrazione europeo ha bisogno della partecipazione popolare o meglio gli abitanti dell’Europa sentono la spinta ad andare gli uni verso gli altri, al di là delle rigidità istituzionali ormai superate dalle ultime generazioni, per le quali la mobilità culturale prima ancora che professionale è un dato acquisito: le fondamenta per una crescita sociale della Comunità sono i mezzi che permettono alle persone di esprimere più liberamente questa propensione. E le basi per la crescita sociale di cui si parla sono l’istruzione, la comunicazione e la cultura.
 
Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 26 e 27 novembre ha messo al centro la cultura, la chiave necessaria a tirare fuori la creatività. Non la cultura di pochi che sanno, ma lo scambio dei saperi sociali, professionali, artistici, che può moltiplicare le risorse dei singoli paesi europei. La Svezia ha una tradizione lungimirante in questo senso ed adesso il paese scandinavo vuole che la cooperazione tra i paesi Ue in materia di istruzione e di sostegno ai ragazzi cresca.
 
Mattias Broman, Consigliere dell’Ambasciata di Svezia a Roma, è parte di quella generazione di europei che ha avuto la possibilità di sperimentare la vita in altri paesi d’Europa, prima partecipando ad un programma Erasmus in Francia (nel ’94 e ’95) e poi al Collegio Europeo di Varsavia nel 98′ e ’99.  Nel College of Europe, o College Eurepeann, di Varsavia, c’erano all’epoca 73 persone, provenienti da quaranta paesi. E anche la natura dinamica dell’Europa, proiettata a unirsi con numerosi altri stati confinanti negli ultimi anni dovrebbe far riflettere in positivo.

“In Svezia, dal 2006 esistono le scuole libere – ha riferito Mattias Broman – si tratta di una novità introdotta gradualmente, a partire da un decennio fa. Questi istituti non sono propriamente scuole private, in alcuni casi sono società, oppure gruppi di cittadini che entrano nell’amministrazione della scuola, nei casi in cui le amministrazioni locali non ce la fanno a portare avanti l’educazione, in centri abitati molto piccoli. Si sta affermando anche la presenza di scuole dedicate maggiormente ad una materia oppure ad un’altra, quindi con una caratterizzazione scientifica più marcata, oppure più tendente ad altre discipline. Per questo vengono chiamate scuole libere, ed è lo stato che adesso se ne fa carico finanziariamente. Dal 2006 si sta affermando anche la proposta legislativa di avere un giudizio più articolato anche nelle prime classi, per conoscere i punti deboli degli studenti in tempo utile per colmarli.”
 
L’istruzione è strategica nella Unione Europea e non si può pensare di limitarla a chi si affaccia ora alla vita civile, sociale e professionale, ma occorre preoccuparsi anche di tutta una parte della popolazione che porta già con sè le proprie esperienze ma ha bisogno di passi avanti.
“In Svezia diciamo che si dovrebbe imparare tutta la vita – ha affermato il Consigliere – perciò la Presidenza della Ue considera importante raggiungere più trasparenza nella qualità dell’educazione degli adulti. L’Europa, negli ultimi due anni, ha chiesto di far crescere i risultati degli alunni immigrati ed è stato elaborato un Green Book dalla Commissione Europea nell’autunno del 2008.
A maggio e nell’autunno del 2008 il Governo svedese ha preso l’iniziativa di elaborare delle relazioni ufficiali su questo tema. Si tratta di far crescere la qualità del sistema educativo. ”
 
Ma quale è la priorità della Svezia, paese che è Presidente di turno dell’Unione Europea?  “ci dedichiamo soprattutto a quello che chiamiamo il triangolo della conoscenza: noi teniamo molto alla educazione nelle università. Le cose che contano per noi sono nuova conoscenza, individui ben educati, ricerca, innovazione tecnica, imprenditorialità. E’ una parte del triangolo della conoscenza – ha detto Mattias Broman –  perchè questo concetto comprende anche una sorta di ponte che vogliamo costruire, tra università ed imprese. La possibilità che gli studenti hanno di entrare nel mondo del lavoro.”  Tra 31 agosto e 2 settembre 2009, a Gotemborg, si è svolta una iniziativa ufficiale svedese che si è concentrata soprattutto su aree come medicina e scienza, tecnologia ed arte, impresa ed educazione.
 
Un altro capitolo importante, soprattutto in un ambito di qualità del lavoro, come la formazione e l’educazione, è la mobilità degli insegnanti
“Il focus è nell’interazione tra educazione, ricerca, innovazione, a livello nazionale in Svezia ed anche a livello europeo e nel come fare crescere questo intreccio positivo. Precedentemente ci si è influenzati molto sulla ricerca. Esiste il libero movimento di tutti i lavoratori. Ma la mobilità degli insegnanti è particolarmente importante in Europa. E’ una delle questioni cui abbiamo dato la priorità, soprattutto nella crescita professionale e nell’assistenza nel muoversi – ha spiegato ancora il rappresentante dell’ambasciata – a Gotemborg c’è stato un incontro ministeriale informale il 23 e 24 settembre e poi il 26 novembre ne è seguito un incontro ministeriale ufficiale, proprio in merito agli incontri professionali degli insegnanti. C’è da fare tanta ricerca su questa materia sulla competenza degli insegnanti perchè per l’Europa è un fatto centrale.”

L’iniziativa della Presidenza Svedese apporta le esperienze di una tradizione molto attenta alle questioni educative, che si estende anche oltre la Svezia e i lettori del sito avranno ancora occasione di confrontarsi con le caratteristiche di altri sistemi dell’istruzione, in Finlandia, in Danimarca e riguardo ad altri paesi europei ma anche in maniera crescente con i cambiamenti di quello italiano. Ma, soprattutto, un tema di analisi che non potrà essere evitato è proprio la sorte del capitolo istruzione nella comunità, laddove l’Unione Europea deve ancora definire in gran parte il suo ruolo in quello che è un elemento centrale della vita di ogni nazione e che lo sarà inevitabilmente anche nella nostra Europa.
 
Aldo Ciummo

Finalmente la crudeltà contro gli animali sarà reato in Italia

Gli animali nella maggior parte delle loro inclinazioni sono incapaci di crudeltà e danno tutto per i loro amici, per noi, se trattati adeguatamente. Nuove norme sanciscono a livello continentale la protezione delle creature domestiche con le quali siamo abituati a vivere ma alle quali stranamente si pensa spesso di non dovere rispetto

Almeno su uno degli aspetti riguardanti la violenza contro gli animali, l’uccisione di un cane o un gatto domestico, la camera dei deputati e la comunità europea stanno avviando  una inversione di tendenza.

Però il percorso legislativo non si è concluso e poi ci sono tutti quegli animali con i quali siamo meno abituati a convivere e che ancora sono torturati per scopi scientifici ed economici.

Quasi all’unanimità, la camera ha accolto la richiesta della comunità europea di ratificare la convenzione per la protezione degli animali cosidetti da compagnia. Troppo spesso accade che i mici e i cani domestici vengano prima adottati per capriccio e poi maltrattati da gente che sfoga tendenze negative su creature che sono impossibilitate a difendersi. Ora il disegno di legge passa al senato per l’approvazione.

La pena (da tre a diciotto mesi di carcere, anche poco) se approvata giustamente condurrà al carcere anche chi uccide senza l’aggravante di avere commesso atti di crudeltà. La ratifica della convenzione UE in questione determinerà la galera per chi provoca volontariamente la morte di un animale. In base alle nuove norme, che andranno ora al vaglio del senato saranno vietate anche tutte le mutilazioni che non sono necessarie alla salute dell’animale.

Anche per i “semplici” maltrattamenti saranno previste pene da tre a quindici mesi di reclusione (pochi) e multe da tre a 18.000 euro, norma discutibile perchè la sanzione unicamente pecuniaria tratta l’animale come una proprietà e non come un essere animato e dotato di intelligenza che invece è. Verrà introdotta una aggravante per coloro che organizzano un traffico illecito di animali da destinare al combattimento, tipico esempio di comportamento violento tipico dell’uomo imposto ad animali innocenti addestrati a tale scopo.

Adesso c’è da augurarsi che l’Europa come istituzione ed i singoli paesi si adoperino per far cessare anche le altre violenze su animali domestici e non, mici, cani, topini e cavie di ogni specie che vengono utilizzati in laboratorio per progressi che interessano soltanto l’uomo e addirittura per scopi di avanzamento commerciale, per testare prodotti. Non si giustifica un divario di trattamento e di sensibilità così grande per questi esseri animati rispetto all’uomo.

Delle specie più vicine all’uomo ma anche di altre tradizionalmente meno considerate è accertata non solo l’intelligenza, nei diversi ambiti di vita cui appartengono, ma anche la sensibilità innata ed infatti è oramai un dato acquisito in medicina quanto gli animali aiutino terapeuticamente nell’alleviare il dolore e favorire la guarigione in tutta una serie di patologie, fatto in larga parte dovuto all’empatia di cui sono capaci gatti, cani ed altre creature.

Aldo Ciummo