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Cultura estone a Roma

Lo scorso fine settimana a Roma il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ha ospitato una iniziativa culturale promossa dal paese baltico per due giorni

Conferenze sulla storia del patrimonio archeologico romano ed esposizioni delle tradizioni comuni ai paesi baltici hanno scandito le due giornate della iniziativa “Festa d’inverno lungo le vie dell’ambra” portata avanti il 9 e 10 febbraio dall’Estonia a Roma, in collaborazione con la Lituania e con la regione Basilicata. Molte abitudini, come l’uso di strumenti musicali antichi oggi conosciuti in Italia soprattutto nelle comunità montane, sono presenti in zone d’Europa anche molto distanti tra loro (come appunto l’area baltica ed il sud dell’Italia).

Gli organizzatori della manifestazione hanno perciò voluto dare un taglio particolare all’iniziativa, alternando l’esposizione di miti e storie della regione italiana a quella del paese al centro dell’evento. Già nello scorso dicembre l’Estonia è stata protagonista dell’iniziativa “Luce dalle terre dell’ambra: dalle rive del Baltico al Mediterraneo” che era stata organizzata assieme a Lettonia, Lituania e Presidenza della Repubblica Italiana.

Sono intervenuti, durante il corso del fine settimana dedicato al tema dei rapporti culturali tra il Baltico ed il Mediterraneo, Ulle Toode, della Ambasciata della Repubblica d’Estonia in Italia; Ulve Karpuk, nel settore dello scambio culturale tra le due aree europee; Daiva Vaitkeviciene, docente dell’Istituto della Letteratura e Folclore Lituano di Vilnius; Claudio Strinati, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Alfonsina Russo, soprintendente archeologo per l’Etruria Meridionale; Nicola Timpone, Presidente del GAL “La cittadella del sapere”; Catlin Jaago Magi, esperta di musica tradizionale estone; oltre a gruppi tradizionali con le maschere della festa d’inverno (Estonia) e musicali (Ro:Toro, dalla Lituania). Sono stati inoltre consegnati alla Associazione Peter Pan Onlus i fondi raccolti in occasione dell’evento.

Aldo Ciummo

Europa: fare passi avanti sulle unioni civili

In una risoluzione giovedì il Parlamento Europeo ha condannato gli atteggiamenti delle istituzioni che incoraggiano le discriminazioni omofobiche

 

Giovedì è stata approvata con un’ampia maggioranza una risoluzione del Parlamento Europeo con la quale l’assemblea ha affermato che gli stati componenti la UE dovrebbero dare l’esempio nella lotta contro l’omofobia. In particolare, gli eurodeputati hanno invitato governi e parlamenti nazionali ad elaborare istituti giuridici come le unioni registrate rispettando così i diversi orientamenti sessuali delle persone.

Esiste il problema di paesi che non fanno parte della Unione Europea ma che aspirano ad intrattenere crescenti contatti con la UE (Federazione Russa, Ucraina, Moldavia) e nei quali il discorso politico purtroppo non è esente da incitamenti all’odio verso settori minoritari della popolazione, discriminazioni che includono l’ostilità verso alcuni orientamenti sessuali. Gli accordi della UE con paesi terzi sono subordinati al rispetto dei diritti fondamentali.

Nella risoluzione presentata dai gruppi del Partito Popolare Europeo, Socialisti e Democratici, Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, Verdi/Alleanza Libera Europea e GUE/NGL (Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica) si sottolinea che tutti i cittadini europei debbono vedersi riconosciuto lo stesso rispetto. Strumenti legislativi come le unioni registrate rappresentano un passo avanti fattibile, se negli stati esiste la volontà politica, dato che la maggioranza dei cittadini negli stati sono già favorevoli al riconoscimento di pari diritti alle coppie.

Il documento è stato approvato con 430 voti a favore, 105 contrari e 59 astensioni. Nella risoluzione si registrano le violazioni dei diritti fondamentali tuttora frequenti nell’Unione Europea e si esprime preoccupazione per gli sviluppi che limitano la libertà di espressione e di associazione: in sei paesi (Federazione Russa, Ucraina, Moldavia, Lituania, Lettonia, Ungheria) alcuni dei quali facenti parte della UE, sono state purtroppo introdotte norme liberticide che sono state utilizzate per arrestare e multare cittadini di orientamento sessuale diverso dalla maggioranza ed anche cittadini eterosessuali che hanno espresso sostegno verso i diritti di omosessuali, lesbiche, norme che il Parlamento Europeo ha individuato come elementi che legittimano le violenze e l’intolleranza.

Aldo Ciummo

Lettonia, se il referendum passa il russo diventerà una lingua UE

La consultazione riguarda l’annosa disputa sul ruolo della minoranza e può avere effetti a livello comunitario. Intanto sull’immigrazione il governo olandese fa discutere

Oggi si tiene in Lettonia il referendum sul ruolo del russo, se dovesse essere introdotto come lingua ufficiale, in seguito lo stato potrebbe chiederne l’inserimento nelle lingue dell’Unione Europea. La minoranza russa in Lettonia è stata al centro di dibattiti per i mancati riconoscimenti di diritti che sono stati spesso lamentati, ma in seguito all’attivismo dei movimenti politici che la rappresentano ed alla distensione con la vicina Federazione Russa molte cose sono cambiate negli ultimi venti anni.

La Commissione UE ha spiegato ieri che soltanto i linguaggi ufficiali possono diventare linguaggi UE, dopo che gli stati nei quali vengono parlati ne hanno fatto esplicita richiesta al Consiglio dell’Unione Europea. Quando la lingua ufficiale è una seconda lingua, come avverrebbe nel caso della Lettonia, il costo della traduzione dei documenti europei in questa lingua è a carico del paese che lo richiede.

Le questioni delle minoranze, non solo europee, sono state evidenziate in questi giorni anche dal Partito Popolare Europeo, il PPE, che attraverso il capogruppo in Parlamento Europeo, Joseph Daul, ha chiesto al primo ministro olandese, Rutte, di prendere iniziative nei confronti del Pvv guidato da Gert Wilders, il partito xenofobo in questione in fatti ha avviato una grave campagna di intolleranza, creando un sito per denunciare gli immigrati. Purtroppo, una iniziativa di intolleranza simile è stata in seguito imitata in Italia da noti esponenti della Lega. Questo tipo di propaganda è stata giustamente descritta da Joseph Daul come contraria ai valori europei.

In tutta Europa i partiti populisti di destra, spesso alleati con la destra liberista che ha portato alla crisi economica attuale e molto spesso alleata anche di forze politiche che in Parlamento Europeo, malgrado le buone intenzioni del capogruppo Joseph Daul, fanno parte anche del PPE, se la prendono con il fenomeno dell’immigrazione per sviare l’insofferenza popolare verso le difficoltà sociali dalle vere causa della crisi: lo squilibrio nella distribuzione delle risorse, l’inequità nell’organizzazione del lavoro, la negazione di diritti agli immigrati che rende possibile il gioco al ribasso nell’applicazione dei diritti del lavoro e la mancanza di programmazione, di sperimentazione e di ricerca tipica di una versione particolarmente retrograda del liberismo, particolarmente evidente in Italia a partire dagli ultimi venti anni.

Aldo Ciummo

 

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