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Nel 25 aprile le radici della libertà italiana

Il percorso iniziato da arditi del popolo e partigiani che negli anni venti e quaranta si opposero al fascismo continua in difesa dei diritti nella Ue

di Aldo Ciummo

Gli arditi del popolo che in Italia si opposero al fascismo fin dalle prime prevaricazioni da parte della dittatura ed i partigiani che proseguirono la loro opera abbattendo la dittatura con l’aiuto del Regno Unito e degli Usa vanno ricordati nel quadro europeo che già allora vedeva tutte le popolazioni d’Europa, operai, intellettuali, contadini, immigrati (l’immigrazione esisteva già e molti operai provenienti da altri paesi europei si sacrificarono assieme agli arditi del popolo, repubblicani e comunisti, già negli anni venti in favore della nostra libertà di italiani nelle città in cui il fascismo attaccava sedi di partito e fabbriche) combattere unita per la propria libertà dal nazifascismo.

L’unità europea nacque da quel sacrificio e rimase capace di conservare la democrazia in Europa durante le tensioni mondiali che seguirono nel mezzo secolo dopo. Le grandi manifestazioni francesi che impedirono agli antisemiti di conquistare il potere a Parigi mentre l’Italia purtroppo cadeva in mano ai fascisti, gli scontri di Londra contro gli squadristi di Mosley e nelle aree agricole irlandesi contro le Blueshirts, i partigiani che come quelli italiani reagirono agli occupanti tanto in Norvegia quanto in Grecia, assieme agli interventi statunitense e russo determinarono la libertà dell’Europa.

Oggi l’Italia è libera, anche in presenza di squilibri e ingiustizie macroscopiche che contraddicono la carta costituzionale che comunisti, cattolici, liberali, socialisti e repubblicani hanno scritto con il sacrificio di persone rare, l’Europa cresce ed assieme agli Stati Uniti ed a tutta l’area anglosassone che ha dato così tanto per la nostra libertà è un insieme di paesi dove i diritti delle persone sono presenti in maniera imparagonabile rispetto ad altre regioni del pianeta, dove il mercato si esprime con un liberismo selvaggio ancora più stridente con la nostra costituzione solo parzialmente applicata, anche a causa delle responsabilità che il nostro occidente porta con il suo mercato ineguale, l’occidente è diventato un’area sociopolitica ed economica dove la democrazia è infinitamente più avanti nelle opportunità individuali rispetto a paesi dove sopravvivono totalitarismi convertiti al mercato o teocrazie.

Le lotte dei lavoratori e l’impegno per il pluralismo politico hanno condotto l’Italia, la Germania, il Regno Unito, la Francia e gli stati che si sono liberati più tardi e che oggi non vanno lasciati alle loro difficoltà, Spagna, Portogallo, Grecia, a liberarsi ed a liberare i propri vicini. Non è un caso che l’Italia, avendo subìto la dittatura e le sue conseguenze, conosca ancora problemi simili a quelli di altri stati mediterranei, nonostante i progressi sociali conquistati dagli operai, dalle donne, dai lavoratori nei decenni passati. Non è pensabile una Unione Europea che affronti le sfide attuali, della speculazione, dell’inquinamento, della precarietà, del cambiamento delle società che diventano multiculturali, attraverso gli strumenti deviati della chiusura o del neoliberismo.

Il successo socioeconomico di paesi guida dell’occidente come Regno Unito, Germania, Stati Uniti, pur tra contraddizioni ed errori gravi, è avvenuto grazie alle scelte ed ai mezzi dell’apertura multiculturale, della riduzione delle diseguaglianze e della garanzia dei meriti e delle opportunità, in maniera molto diversa in ognuno di questi paesi. La sinistra deve essere unita oggi come settanta anni fa perchè ci sono tuttora le minacce, in Europa ricompaiono la povertà ed il razzismo e occorre impegnare la politica sociale perchè gli stati europei ed occidentali non esportino gli uni negli altri le cattive pratiche del populismo e del ribasso sui diritti sociali ma vedano cooperare i movimenti sociali di giovani, lavoratori, immigrati, per costruire alternative democratiche alle nostalgie destrorse ed al pensiero unico del mercato. Dopo i successi elettorali dei progressisti nelle regionali in Germania, dei Verdi in Finlandia, del Labour in Irlanda, delle sinistre in Danimarca ed ora in Francia (senza dimenticare che sia pure in maniera incompleta le riforme sociali procedono anche negli Stati Uniti) in Unione Europea ed in Occidente qualcosa si sta muovendo a sinistra per la costruzione di un superamento dei danni globali del conservatorismo politico, dovremmo portare un contributo in ogni territorio.

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Tilt con la Fiom: “in nome dell’austerità si ipoteca anche il futuro”

All’assemblea della Fiom a Bologna è intervenuta l’associazione della sinistra diffusa “Tilt” che riunisce giovani appartenenti a diverse forze progressiste ed alla società civile

di  Aldo Ciummo 

Un futuro di diritti, che il presente ingombro di dogmi ultraliberisti e conservatori riciclati dalle fallimentari esperienze finanziarie globali degli ultimi due decenni sembra avere archiviato, è invece la domanda che proviene dal paese reale, difficilmente rappresentato dagli studi sulle curve quotidiane dello spread che sembra essere l’unica passione della destra tecnica che governa oggi l’Italia.

La destra tecnica dei Monti, Fornero, della noia del lavoro e della sfortuna dello studio, propone ed impone a tamburo battente ricette che in Portogallo hanno raddoppiato in un anno il debito ed incrementato la mortalità tra i pazienti della spesa sanitaria pubblica tagliata con l’accetta ed in Grecia hanno portato il paese nelle condizioni conosciute, a cui anche l’Italia comincia per gradi ad assuefarsi.

Sono trascorsi soltanto pochi mesi dal passaggio, comprensibilmente indolore, dalla destra populista delle campagne mediatiche contro la cultura dei diritti e del lavoro ad una destra tecnica dei fatti quotidiani contro contro un assetto democratico fondato anche sulla partecipazione sostanziale alle opportunità di istruzione, lavoro, autonomia e partecipazione di tutte le parti della popolazione.

Tilt è una associazione a cui appartengono ragazzi di diversi partiti di sinistra, studenti, lavoratori, immigrati, precari, il cui orientamento comune è il rifiuto di una logica distorta, che vorrebbe mettere l’operaio che difende le conquiste realizzate nei decenni e lo studente che vede l’assetto attuale della società cercare di prevenire in anticipo la sua libertà e la sua autonomia attraverso la negazione dei diritti allo studio ed alla formazione, la stessa logica distorta che attraverso le televisioni e le campagne stampa dei governi Berlusconi e Monti ha cercato in questi anni di mettere precari contro immigrati.

Difendere l’articolo 18 e condividere il percorso della Fiom in questo senso, unitamente a sottolineare il valore della sua difesa della dignità ed espressione dei lavoratori nei luoghi di produzione, significa promuovere il diritto di tutti quei giovani che sono spesso cittadini di serie B a causa di un debito creato da altri (impoverendo anziani e adulti) solo per approdare ad una crisi di sistema che dovrebbe diventare finalmente il punto di partenza per cambiare le cose e non per riproporre i soliti dogmi neoliberisti e conservatori di destra che hanno rovinato intere società, da un lato e dall’altro dell’Atlantico.

Nello stesso modo, per i lavoratori ed i professionisti dei luoghi di produzione e del malconcio sistema imprenditoriale italiano, indebolito dalla impossibilità di espandere o conservare i consumi da parte del sessanta per cento della popolazione, condividere il percorso di quanti oggi iniziano il liceo o un istituto professionale con la sicurezza di non potersi iscrivere all’università (o di poter scegliere di farlo soltanto per approdare a maggiori disagi al termine del proprio impegno) significa tutelare i propri diritti, salvaguardandoli dalla concorrenza certa di una riserva di “stranieri in patria”, nati con una cittadinanza formale ma costretti dall’assenza di tutele minime e di prospettive civili a concorrere al ribasso nel mondo del lavoro con anziani esodati che gli studiosi dello spread considerano un ingombro.

I sindacati italiani sono stati la forza che ha impedito alle resistenze alla modernizzazione (da parte di gruppi che hanno sempre cercato di fare dell’Italia un terreno di sperimentazione di forme autoritarie di capitalismo) di trattenere indietro l’Italia: Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Fiom, la Fiom più di altri e pagando prezzi maggiori, hanno consentito al paese di trasformare il testo della sua Costituzione, una delle più complete in fatto di diritti sociali, in qualcosa di vissuto veramente nella consapevolezza dei diritti propri e dei diritti altrui, motivo per cui i sindacati, specialmente quelli di sinistra, hanno difeso giustamente sia italiani che nuovi cittadini sui luoghi di lavoro, coscienti del fatto che salvaguardare la dignità degli altri significa lottare concretamente per la propria.

E’ importante che questa solidarietà tra componenti diverse della vera sinistra, che non accetta il razzismo e non accetta lo smantellamento della Costituzione nata dalla Resistenza, non cambi e anzi trovi adesso nella rinnovata ostinazione dei ragazzi, studenti, immigrati, precari, professionisti a non accettare un futuro a due corsie (per la maggior parte della popolazione da una parte e per i figli dei tecnici dall’altra) il collante per una opposizione sociale ai programmi di concentrazione delle opportunità e delle risorse che il Centrodestra ha confusamente portato avanti per venti anni e che la destra tecnica sta finalizzando con efficienza scientifica e con profitto, avvantaggiandosi cinicamente del disorientamento creato dalla crisi economica e dalle speculazioni finanziarie che l’hanno creata.

Per questo Tilt ha sottolineato a Bologna e sta evidenziando in tutta Italia che i tecnici e la destra non devono arrogarsi il diritto di togliere tutele ai lavoratori ed ai disoccupati, agli immigrati ed ai pensionati, permettendosi, vergognosamente, di farlo in nome di generazioni di studenti e di ragazzi che non conoscono e di cui attaccano i diritti definanziando la scuola, la ricerca e la formazione.

Per gli stessi motivi, la parte della popolazione nata quando ormai l’Unione Europea nel senso attuale del termine era già stata costruita e il suo Parlamento era ormai votato dai cittadini sa che questa Unione Europea non può dirsi compiuta, se le garanzie sociali scritte nel manifesto di Ventotene non vengono difese dai cittadini europei attraverso la partecipazione politica quotidiana. Vicino alla lotta per la tutela dei diritti dei lavoratori più attaccati oggi c’è la promozione di strumenti come il welfare universalistico in Europa, che incontrano un solo ostacolo nel divario di patrimoni e opportunità in Europa, in maniera particolarmente accentuata in Italia.

Professionisti, precari, immigrati devono collaborare con i lavoratori delle industrie e con i disoccupati se vogliono fronteggiare quel mondo composto da concentrazioni patrimoniali, mediatiche, politiche (aggravatesi con la legge elettorale che consente alle dirigenze di autonominarsi nelle elezioni), che sta aggredendo da un nuovo ventennio a questa parte, le fasce più deboli e produttive della popolazione con una vera e propria lotta di classe alla rovescia. Tilt rappresenta soltanto una delle realtà della sinistra italiana e dell’opposizione alla destra populista dei Berlusconi e dei Bossi ed a quella destra tecnica che ne è la continuazione scientifica.

L’interesse dell’esperienza di Tilt risiede nella collaborazione di ragazzi di diversi partiti di sinistra e di non iscritti ai partiti, anche in considerazione della costante consegna alla destra del paese che è stata causata da una litigiosità tra gruppi di orientamento di sinistra incomprensibile per chiunque ritenga prioritario portare avanti politiche progressiste, rispetto all’elezione di un esponente o di un altro, evidentemente più importante per tutte quelle liste che a turno hanno anteposto a tutto l’esigenza di lucidare vecchi simboli sconosciuti alla maggior parte dell’elettorato.

Per queste ragioni Tilt e le altre forze di sinistra che di tale non hanno conservato soltanto il nome sono state in piazza a Bologna e sono in strada in Italia per affermare con iniziative concrete che la logica del “si salvi chi può”, promossa cinicamente dai tecnici della destra per frammentare il mondo del lavoro dividendolo da quello del precariato e spezzando l’uno e l’altro in partite iva, ricercatori e altro ancora non deve interessare tutti coloro i cui diritti sono sotto attacco in questo momento e che perciò debbono preoccuparsi di proporre un modello diverso di paese e di Europa.  

 

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