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Norvegia, tra i temi di governo anche la Ue

L’ alternanza di governo sottolinea i crescenti problemi comuni anche alla UE, di cui il paese ancora non fa parte, piuttosto che un fatto imprevisto

La formazione del governo in Norvegia è appena agli inizi e parte da una situazione in cui non ci sono forze politiche che abbiano nettamente sorpassato le altre, i Conservatori hanno vinto (come singolo partito rimangono secondi, la maggiore forza politica restano i Laburisti, Det Norske Arbeiderparti): il Partito del Progresso (Fremskrittspartiet, destra populista antitasse), hanno visto i loro voti calare, la loro retorica contro l’immigrazione (mitigata dal 2006 e poi dal 2011) non piace a nessuno, nemmeno a Cristianodemocratici (Kristelig Folkeparti) e Liberali (Venstre) che probabilmente entreranno nell’esecutivo di cui è in corso la formazione.

Non è servita ai populisti la carta delle promesse fiscali, per evitare la marginalizzazione che da un paio di anni tocca a questi partiti in tutto il Nord Europa (nel caso della Norvegia l’equilibrio attuale gli lascia una chance di entrare nel governo, ma non certo come decisori): a vincere le elezioni, sono stati i Conservatori (Høyre) un fatto sfuggito ai mezzi di comunicazione che ormai avevano preparato un resoconto – poi lasciato inalterato – su un Nord Europa ormai finito in mano ai Populisti, una grossa inesattezza, i populisti hanno perso moltissimi voti e il partito che ha le carte in mano è un partito conservatore, non esattamente nell’accezione continentale.

I Conservatori (Høyre), pur ovviamente discutibile in molti dei suoi assunti (in materia di riduzione dell’intervento pubblico nell’economia e di limitazione della progressività delle imposte) rappresentano nondimeno una delle poche aggregazioni politiche invariabilmente europeiste nel corso della storia norvegese, tanto che hanno perso due referendum pro-ingresso nella UE e in conseguenza di questo tipo di prese di posizione hanno perso anche a volte il governo, ma hanno continuato sulla stessa linea, condivisa da avversari come i Laburisti, che allo stesso modo hanno affermato più volte che un referendum in materia non è necessario a tutti i costi.

Insomma, sorpresa per i commentatori ansiosi di descrivere una Norvegia in mano ai populisti (a tal punto da scriverlo ovunque anche dopo che le elezioni sono finite diversamente) l’unico paese scandinavo che si trova fuori della UE in realtà ora è più europeista di prima, in forza dei partiti come Conservatori e Laburisti che hanno prevalso davvero.

Il Partito Conservatore che va a guidare la Norvegia, sia pure senz’altro caratterizzato da evidenti limiti nella sua critica ad un welfare state che è sicuramente alla base del benessere cresciuto in questi anni, assai difficilmente può essere immaginato come soggetto proponente di un capovolgimento neo-liberista delle basi socialdemocratiche del sistema nordico ed il Erna Solberg, la quale sarà il nuovo Primo Ministro in Norvegia, ha dichiarato che non farà niente del genere. Sulle tematiche comunitarie poi i Conservatori sono a tratti ancora più europeisti dei Laburisti.

Certo, non è che sul nuovo governo sventolerà proprio una bandiera blu con le stelle della UE, considerata la presenza dei populisti, sia pure come appoggio esterno, e dato che i Liberali ed i Cristianodemocratici (che quasi sicuramente faranno parte dell’esecutivo oppure saranno almeno vicini a quest’ultimo) storicamente hanno dato sempre battaglia rispetto alle ipotesi di ingresso norvegese nella UE.

Ma qualsiasi preferenza si abbia sulle politiche, di sicuro lo stendardo dell’europeismo non sventolava incondizionatamente neppure sul precedente governo, perché se i Laburisti hanno portato avanti l’avvicinamento a Bruxelles – con frequenti differenziazioni nel partito – la Sinistra Socialista (Sosialistisk Venstreparti) ed il Partito del Centro (Senterpartiet) hanno spesso espresso posizioni meno euroentusiaste.

L’allargamento della Unione Europea non si può fare in un giorno, si è visto nel 2004 con l’arrivo di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lituania, Lettonia, Malta e Cipro e con tutti i contrasti e le difficoltà che ne sono seguiti, non sempre dovuti alle diversità economiche. La Norvegia già coopera con l’Unione Europea attraverso lo Spazio Economico Europeo ed attraverso una serie di accordi.

Una apertura incondizionata ai meccanismi comunitari non serve a nessuno, ogni paese può offrire il migliore contributo alla costruzione della UE entrandovi quando il tema è stato dibattuto in tutti i suoi aspetti e l’Unione Europea può imparare molto dai meccanismi democratici della Norvegia prima di accoglierla.

La questione del fondo sovrano norvegese, studiato per conservare il livello di welfare attuale in diverse condizioni di disponibilità di risorse e di contesti finanziari internazionali, dimostra che oggi non ci sono in nessuna parte del continente paesi persuasi che tutte le situazioni possano essere risolte per sempre autonomamente, e la convinzione che gli stati europei possono farcela soltanto insieme non ha bisogno di venire imposta.

Aldo Ciummo

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Norway, balance between the coalitions

Easing the tax burden is one of the proposals that have enabled the center-to overcome Labor, but form the executive will be a difficult task

 

 

The appreciation towards Jens Stoltenberg seemed to have sheltered the Centre-Left from all the temptations offered to the Norwegians by the opposition, as the promise of easing the tax burden: things have turned out differently, more and more people have ascribed the economic prosperity enjoyed during the two terms of office (from 2005 to present) to events such as the new oil extractions in the Barents Sea or to the new reserves in the North Sea.

After eight years when the Labour Party (still in first place, retaining the thirty-one per cent of the votes) seemed to be back to its former identification with the state as in the fifteen years after World War II, on September 9th it was the turn of Conservatives (Høyre) to take over the government thanks to Erna Solberg, born 52 years ago in Bergen. The new leader reassures that the basics of the Nordic social model won’t be affected: “we are a liberal party, we do not make revolutions”.

In a country that keeps a growth of 2.5 per cent and an unemployment rate limited to 3 percent, everyone believes that healthcare and education should remain public, but impatience is growing about the tie that  binds the government to annually spend no more of 4 percent drawn from economic return of the sovereign wealth fund (that has now reached 750 billion dollars and that is devised to deliver to future generations a welfare comparable to the existing one). Showing different degrees of caution, Centre-Right’s political parties plan to use a larger portion of annual revenues of the fund to improve infrastructure, healthcare, public services and education.

Aldo Ciummo

Norvegia, equilibrio tra le coalizioni

L’alleggerimento della pressione fiscale è una delle proposte che hanno permesso al Centrodestra di superare i Laburisti, ma formare l’esecutivo sarà complesso
La popolarità di Jens Stoltenberg non è riuscita a superare la tendenza, parzialmente registrata anche prima delle elezioni, ad un cambio di governo in Norvegia, l’opposizione ha puntato su proposte come l’alleggerimento della pressione fiscale e sempre più persone hanno attribuito la prosperità goduta durante le due recenti legislature a guida laburista ad eventi come le nuove estrazioni di petrolio nel Mare di Barents o ai nuovi giacimenti nel Mare del Nord.
Dopo otto anni in cui Det Norske Arbeiderparti, il partito Laburista, che è tuttora primo col trentuno per cento del voti,  sembrava di nuovo identificarsi con lo stato, come nei quindici anni del secondo dopo guerra, all’inizio di questa settimana i Conservatori (Høyre) a conquistare il governo. Erna Solberg, che sarà in base al risultato elettorale il nuovo premier, ha assicurato che le caratteristiche del sistema inclusivo non verranno toccate: “siamo un partito liberale, non facciamo rivoluzioni”.

In un paese che mantiene una crescita al 2,5 per cento e una disoccupazione limitata al 3 per cento, tutti ritengono che salute e scuola debbano rimanere pubblici, ma cresce l’insofferenza sul vincolo che permette di spendere annualmente solo il 4 per cento del ritorno economico proveniente dal fondo sovrano alimentato dalle risorse petrolifere, che ammonta ormai a 750 miliardi di dollari ed è finalizzato a consentire alle future generazioni un welfare simile a quello attuale). Con diversi gradi di cautela, i partiti che formeranno il nuovo governo vogliono usare parte maggiore dei ricavi annuali del fondo per migliorare infrastrutture, sanità, servizi, istruzione.

Aldo Ciummo

Il governo norvegese promuove lo sviluppo sostenibile e la cooperazione

Nel 2012 partono due importanti progetti, uno porterà energia nel Sud del Mondo, l’altro rafforzerà il mercato dell’energia alternativa in Scandinavia

Due progetti significativi per l’economia globale ed interna sono stati approvati recentemente in Norvegia. Energia e solidarietà sono al centro dell’avviamento del progetto “Energising Development”, con il quale la Norvegia sta contribuendo a fornire energia ai paesi in via di sviluppo, con 64 milioni di corone nei prossimi tre anni.

“Energising Development” è un progetto che riguarda celle solari, piccoli impianti elettrici, biogas, ampliamento della rete elettriche di scuole. Il Ministro per l’Ambiente e lo Sviluppo, Erik Solheim (del Partito della Sinistra Socialista), sta seguendo attentamente il progetto che è stato già sperimentato, nel Sud del Mondo, da Germania ed Olanda dal 2005, interessando 8 milioni di persone ed 11.000 scuole.

Inoltre nella prima parte del 2012 Norvegia e Svezia hanno dato inizio con un accordo al mercato unico dei certificati verdi per la produzione di energia rinnovabile. La Norvegia si è assunta, dalla fine del 2011, l’impegno di aumentare fino al 67,5% la propria quota di uso di energia rinnovabile, entro il 2020.

Anche se la Norvegia non fa parte della UE, a differenza della Svezia, i due stati cooperano strettamente in molti importanti progetti come quello qui menzionato. Il Ministro per l’Energia, Ola Borten Moe, ha chiarito che lo scopo è gettare le basi  per rendere fondamentale l’energia rinnovabile nei due paesi. 

Aldo Ciummo

 

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La Norvegia va avanti

Amici e famigliari delle vittime dell’attentato di estrema destra che ha colpito la riunione dei giovani laburisti un mese fa si sono incontrati oggi sull’isola di Utoya

di   Aldo Ciummo

Oggi centinaia di norvegesi si sono incontrati sull’isola che è stata teatro di uno degli avvenimenti più tristi della storia europea degli ultimi decenni per ricordare gli amici scomparsi a causa dell’attentato di un estremista di destra assicurato alla giustizia dalle autorità norvegesi subito dopo la strage. Il Primo Ministro Jens Stoltenberg era presente alla cerimonia, che lascia sperare che l’isola ritorni presto ad essere uno dei simboli del pluralismo e della democrazia norvegesi.

Le istituzioni e la popolazione norvegesi hanno risposto con grande equilibrio ad un dramma che ha inferto una ferita sentita in tutto il Nordeuropa alle abitudini di confronto e discussione consolidate in quest’area del nostro continente, rapidamente le attività sono riprese come sempre e tutte le organizzazioni della vita associata hanno espresso la ferma volontà di proseguire nella crescita civile che ha contraddistinto il paese negli ultimi secoli.

La società norvegese, incluse le forze di opposizione, ha espresso chiaramente la propria adesione ai sentimenti di parenti ed amici delle persone che si trovavano ad Utoya ed ha ribadito l’adesione ai princìpi di libertà e solidarietà che hanno caratterizzato la crescita socioeconomica e culturale della nazione scandinava nel contesto internazionale contemporaneo, valori che non vengono scossi da un gesto isolato e da posizioni ultraconservatrici nettamente minoritarie nel paese.

Lo stato norvegese assicura un livello molto alto di rispetto dei diritti individuali e sociali ed è stato classificato dal Wto come il paese con il più alto livello di parità di genere. La Norvegia è nota nel mondo per la tutela ambientale che porta avanti nel Grande Nord, nelle aree polari, oltre che per il massiccio impegno profuso nella cooperazione internazionale e nell’aiuto ai continenti in difficoltà. Oslo è da decenni un punto di riferimento per il supporto che fornisce ai paesi in via di sviluppo ed è un partner prezioso per gli altri paesi europei pur non facendo parte formalmente della UE, lavorando assieme ai vicini nello Spazio Economico Europeo.