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Il Parlamento Europeo: “la soluzione in Palestina deve trovarsi nell’Onu”

I negoziati delle Nazioni Unite rappresentano la strada giusta per gli eurodeputati, che chiedono alla UE di fare la propria parte

 La richiesta di riconoscimento dello stato palestinese è legittima, secondo la maggioranza degli eletti a rappresentare i cittadini europei. In una risoluzione non legislativa approvata oggi, gli eurodeputati chiedono ai governi della UE di assumere una posizione comune a tale proposito, ma ribadiscono anche che il riconoscimento dovrebbe essere il risultato di negoziati in seno alla Assemblea Generale.

Il testo approvato afferma sia il diritto del popolo palestinese alla autodeterminazione, sia il diritto all’esistenza dello stato di Israele entro frontiere sicure. L’Europarlamento ha ribadito il suo sostegno alla soluzione dei due stati sulla base dei confini del 1967, con Gerusalemme capitale dei due stati ed ha chiesto la ripresa dei negoziati.

La risoluzione europea si oppone a modifiche rispetto ai confini precedenti il 1967, eccetto quelle concordate tra le parti.  L’assemblea eletta dai cittadini europei ha chiesto all’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, Catherine Ashton, oltre che agli stati componenti la comunità, di raggiungere una posizione comune sulla richiesta palestinese, per evitare divisioni.

Il Parlamento Europeo ha confermato che la comunità internazionale deve garantire la sicurezza di Israele ed ha chiesto al governo israeliano di interrompere la costruzione e l’ampliamento degli insediamenti in Cisgiordania ed a Gerusalemme est e sottolineato che occorre arrivare ad una tregua definitiva.

L’Università de L’Aquila e gli studenti stranieri

Il 23 settembre è stato inaugurato il centro polifunzionale per studenti dell’Università de L’Aquila, partecipi i parenti di Hussein Hamade

I genitori di Hussein Hamade, studente palestinese scomparso a causa del crollo della casa degli studenti durante il terremoto del 2009, hanno partecipato alla inaugurazione del centro polifunzionale per studenti. Una parte della nuova struttura infatti è stata dedicata alla memoria di Hamade, nativo di Kapul, un centro vicino Haifa in Israele.

La madre di Hussein, presente con il marito Smin ed il figlio Mahmud, ha ringraziato i presenti e le istituzioni italiane. Foad Aodi, presidente dell’Associazione Medici Stranieri in Italia e della comunità del mondo arabo in Italia, ha sottolineato il significato della decisione nel rapporto tra le due culture.

I genitori di Hussein sono arrivati a Roma il 22 settembre e sono tornati ad Haifa il 26. L’iniziativa rappresenta un incoraggiamento anche per i tanti studenti arabi in Italia che stanno affrontando le difficoltà burocratiche legate agli esami di ammissione universitaria, occorre ricordare che l’Europa ha bisogno di integrazione e di creare le condizioni positive per accogliere tutte le competenze necessarie.

Aldo Ciummo

L’ex presidente finlandese Maarti Ahatisaari: “solo la cooperazione scioglie i conflitti”

 
 

Immagine da panorama.it

 

Il politico socialdemocratico, poco prima della fine dell’anno 2009,  ha delineato le priorità per la comunità internazionale, in base alla sua lunga esperienza di mediatore in Indonesia, Irlanda del Nord e Balcani.

 

Maarti Ahatisaari, Presidente della Finlandia dal 1994 al 2000 e premio Nobel per la Pace nel 2008, ha una lunga storia di operatore nelle aree più difficili (dal punto di vista della ricomposizione sociale e politica necessaria al termine dei conflitti). Ahatisari ha lavorato alla transizione che ha portato all’indipendenza della Namibia e alla tutela delle diverse comunità autoctone e di origine europea negli stati meridionali dell’Africa, laddove le contraddizioni del passato rischiavano di sfociare in una inaccettabile ostilità tout court contro la popolazione bianca o contro i differenti gruppi etnici. Ed ha mediato a lungo anche nel nostro continente, in Irlanda del Nord come nei Balcani.
 
In una intervista, rilasciata al magazine dell’International Herald Tribune alla metà di dicembre, Ahatisaari ha fatto appello ai principali attori del mondo attuale, soprattutto agli USA, per una azione determinata a spegnere i conflitti più gravi, che rischiano di segnare non solo il decennio che si apre, ma anche quelli successivi. “C’è una grande urgenza di risolvere il problema israelo-palestinese – ha scritto l’ex presidente finlandese – se non si ottiene un progresso nel 2010 il conflitto può trasformarsi radicalmente e sfide inedite alla sicurezza possono emergere.” Per rendere più sicura la regione, prosegue il politico socialdemocratico, bisogna affrontare i problemi in Israele, Siria e Libano.
 
Secondo Ahatisaari, la vera priorità nei paesi più a rischio è la prospettiva delle nuove generazioni, delle quali va ridotta la disoccupazione. Questo sito ha sempre insistito soprattutto su un aspetto dello sviluppo, il ruolo dell’istruzione, non a caso agli argomenti trattati su queste pagine si aggiungerà nel 2010 in maniera crescente la scuola, partendo anche dalla realtà del territorio romano ed italiano, accanto all’Europa e al Nord Europa ed oltre al ruolo della partecipazione femminile nelle strutture politiche ed economiche.

Il politico socialdemocratico, poco prima della fine dell’anno 2009, ha delineato le priorità da affrontare per la comunità internazionale, in base alla sua lunga esperienza di mediatore in Medio Oriente, Indonesia, Irlanda del Nord e nei Balcani

L’Unione Europea ancora fa fatica ad essere presente nella vita dei territori, la partecipazione nel governo della società conosce ancora squilibri maschilisti e l’area nord dell’Unione Europea e di tutta l’Europa (Svezia, Finlandia, Danimarca, ma anche Norvegia ed Islanda) rappresenta una risorsa anche come esempio di rapporto tra i cittadini e la comunità e tra la crescita della comunità e l’innovazione.                           

L’istruzione è, probabilmente la chiave di volta nelle società che vanno sostenute nel raggiungimento di una libertà di espressione e di iniziativa efficace, in Iran come in Afghanistan, chiaramente a partire dalle energie della cultura autoctona.
 
L’ex presidente finlandese, da parte sua, chiede un esempio agli stati più forti, auspicando un accordo tra Federazione Russa e Stati Uniti in direzione del disarmo nucleare. Resta da osservare che una soluzione di questo genere, senz’altro positiva nei suoi effetti anche culturali, non basterebbe da sè a risolvere il problema in un mondo che, fortunatamente, è sempre più multipolare ma che con ciò è pure sempre più complesso.

Non stupisce che un intervento puntuale e dotato di un fondato ottimismo venga da soggetti che hanno mediato sul campo e che, in questo caso, contemporaneamente sono espressione di un paese come la Finlandia che, nonostante un nuovo attivismo in politica estera con l’avvicinamento progressivo a tutte le istituzioni internazionali occidentali, resta un punto di riferimento per le strategie cooperative nel mondo.

Aldo Ciummo

Bjarne Reuter, noto autore danese, pubblica in Italia il suo ultimo libro “L’impostore umbro” con la casa editrice Abramo

Bjarne Reuter è uno dei più grandi scrittori danesi contemporanei, il suo ultimo romanzo parla dell'Italia da diversi punti di vista e la sua diffusione si inscrive nel quadro di una generale scoperta di opere, anche cinematografiche, provenienti dall'area scandinava

Noto soprattutto al pubblico danese e scandinavo, l’autore è apprezzato anche in molti altri paesi e ora viene proposta ai lettori italiani la sua ultima opera, ambientata nel Medio Evo e intrecciata delle credenze e delle storie di potere e di conoscenza che rendono affascinante per molti le vicende dimenticate della penisola.

 

Bjarne Reuter è uno dei più grandi scrittori danesi contemporanei. Tradotto in undici lingue e molto noto in tutti i paesi scandinavi, è un autore di teatro e di cinema e tra gli scrittori nordici è uno dei più valorizzati dai registi cinematografici contemporanei, tra cui Bille August.  Particolarmente famoso in Danimarca, Reuter risulta un autore molto conosciuto anche fuori dalla Scandinavia.

In Israele l’ultimo libro pubblicato è stato a lungo nella lista dei bestseller e in tutti gli altri paesi in cui è stato tradotto sta trovando riscontri nel pubblico e da parte della critica. Come romanziere Reuter è uno scrittore nuovo per il pubblico italiano.

La casa Editrice Abramo sta proponendo al pubblico italiano “l’Impostore umbro“, ambientato nell’Italia medievale del XIV secolo e dedicato al nostro paese da più di un punto di vista. Nella storia, un uomo è a un passo dalla realizzazione della ricetta della vita eterna. 

E’ il 1348, quando Giuseppe Emanuele Pagamino, nel romanzo, sfida la Chiesa cattolica. “È un profanatore di tombe, un impostore, un assassino, un ladro, un eretico eppure mette in allarme il Papa ad Avignone, il vescovo a Lucca e i cardinali a Roma. La sua vita si regge in bilico sull’orlo dell’abisso. Ma chi tiene una mano sulla testa di Giuseppe ha tutt’altri piani per L’impostore umbro. Piani più grandi della vita stessa” questa è la descrizione che Mauro Minervino dà del protagonista.

Bjarne Reuter da parte sua ha affermato: “Non mi sono mai riconosciuto né in un’etichetta né in un genere preciso. Ho sempre goduto del privilegio di scrivere quasi in tutti i generi nel tentativo di affrontare nuovi mondi e nuove forme espressive come la scrittura teatrale e cinematografica e di sedici dei miei romanzi è stato fatto un adattamento filmico. Scrivere è per me un processo di ricerca che dura tutta la vita, e quando ho scritto L’impostore umbro ho sentito di aver fatto un grande passo in avanti”. La post-fazione del libro è di Carola Scanavino.

Aldo Ciummo

MEDIO ORIENTE|Olmert annuncia le sue dimissioni da premier. «Non prima di aver trovato un successore»

Sono le inchieste molteplici che pendono sulla sua testa ad averlo convinto ad avanzare le dimissioni da premier e presidente del partito Kadima. Intanto avanzano diverse candidature. Tra i favoriti a rivestire la importante carica Tzipi Livni e Shaul Mofaz

Cala il gelo in Israele all’indomani dell’annuncio del Premier, Ehud Olmert, di dimettersi dalla carica di primo ministro a seguito delle diverse inchieste della polizia a suo carico. Olmert però ha anche ribadito quanto sia importante per lo stato israeliano trovare un suo degno successore entro il suo partito, il Kadima. «Mi dimetterò da primo ministro quando un nuovo presidente (del partito Kadima, ndr) sarà scelto per permettere la creazione di un nuovo governo, rapidamente e con efficacia».

L’annuncio cade come un macigno, in quanto il premier israeliano era stato chiaro nel voler conquistare una pace con i nemici palestinese, un passo che aveva avuto il suo punto di svolta nell’ultimo incontro a Parigi ,in occasione del club Mediterraneé. In quell’occasione vennero annunciati nuovi ritiri delle truppe israeliane dai territori palestinesi e soprattutto emerse la volontà congiunta di ottenere il più presto possibile la pace in Medio Oriente.

Il premier ha annunciato la sua decisione nel corso di un breve discorso televisivo nel quale ha elencato l’opera positiva svolta dal suo governo in diversi campi e si è detto «orgoglioso di essere cittadino di un paese in cui anche un primo ministro può essere indagato dalla polizia come un semplice cittadino». Ha inoltre detto di avere risposte esaustive ai sospetti degli inquirenti.

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MEDIO ORIENTE|Tregua possibile tra Israele e Hamas

Firmato l’accordo di cessate il fuoco bilaterale, tra le due forze resta da capire se sia possibile farlo rispettare

Simone Di Stefano – Articolo pubblicato il 20-06-2008 su Dazebao, l’informazione on line

Carri armati ritirati dai confini, varchi alle frontiere che verranno riaperti progressivamente e tante speranze che si scontrano con una dura e instabile realtà. La tregua firmata martedì scorso tra l’Esercito di Israele e il movimento fondamentalista islamico di Hamas, ed entrata in vigore ieri alle 6 del mattino (le 5 ora italiana), sembra scontrarsi già con i soliti problemi legati alle ostilità tra i due frangenti, quello di Israele da una parte e quello del movimento fondamentalista dall’altra. Questo accordo arriva dopo che Israele aveva già risolto una tregua storica con la Siria per le alture del Golan.

E potrebbe anche non essere l’ultimo. Fonti vicine a Israele infatti insistono nel sostenere che la politica del Primo Ministro Ehud Olmert e del ministro della Difesa, Ehud Barak, è incentrata a una progressivo ripresa del dialogo. Secondo il quotidiano Haaretz si sarebbe già intavolata un’altra trattativa sul fronte del Libano, per trovare un accordo tra lo stesso Israele e Hezbollah, i cui carri armati da un mese hanno abbandonato la capitale Beirut.

Nella sua visita a sorpresa a Beirut il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, avrebbe parlato con il governo libanese della restituzione delle fattorie di Shebaa, nel sud del paese dei cedri, occupate dai soldati israeliani nell’ultima guerra.

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MEDIO ORIENTE|Gaza, le morti non terminano mai

Proseguono i colloqui e le trattative in Egitto per arrivare a un accordo di tregua tra Israele e Hamas, il partito fondamentalista islamico che da un anno controlla la striscia di Gaza. Due piani e due possibili soluzioni per lo stato ebraico. Possibile tregua oppure invasione di Gaza già pronta nel caso in cui Hamas non voglia concedere aperture.

Il consiglio di difesa israeliano ha deciso «di sostenere gli sforzi intrapresi dall’Egitto per conseguire la calma a sud e la fine degli attacchi quotidiani dei terroristi di Gaza contro civili israeliani», ha detto alla fine della riunione Mark Regev, portavoce del primo ministro, Ehud Olmert, pur precisando che Gerusalemme chiede un perfezionamento della proposta di mediazione messa sul tavolo dal Cairo nelle scorse settimane. Nello stesso tempo – ha aggiunto Regev – il governo ha dato peraltro «istruzione ai militari a continuare in parallelo i preparativi (di un’offensiva), nella sfortunata ipotesi che l’iniziativa egiziana si rivelasse infruttuosa».

Intanto prosegue la violenza al confine con la Palestina. E’ notizia di poche ore fa la morte di un palestinese che,  secondo fonti mediche locali, sarebbe stato colpito dal fuoco delle forze israeliane in prossimità di Jebalia, nella Striscia di Gaza.  Altre due persone, identificate come miliziani palestinesi armati, erano state uccise in mattinata mentre cercavano di attaccare un posto di controllo militare al confine fra la Striscia e lo Stato ebraico.

A Bet Lahiya, sempre nella striscia, ammontano a quattro le vittime per l’avvenuta esplosione di uno stabile di due piani. Una ventina sarebbero invece i feriti. Secondo quanto si apprende dalle fonti, all’interno del palazzetto vi abitava un comandante delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, braccio armato di Hamas. Sarebbe dovuto essere lui il bersaglio del fuoco a cinque punte. Infatti fonti locali hanno riferito che lo scoppio è stato causato da una bomba lanciata da un aereo israeliano, anche se le autorità israeliane si sono dichiarate estranee all’esplosione, secondo loro dovute a «cause interne».

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