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Svezia, Maud Oloffson per una ristrutturazione del settore energetico

 

Si affaccia in Svezia l’ipotesi di una parziale privatizzazione della compagnia Vattenfall

Maud Oloffson, la quale è Ministro dell’Energia oltre che leader del Partito di Centro, si dichiara favorevole ad una parziale privatizzazione del gigante dell’energia Vattenfall, una operazione capace di generare dieci milioni di corone.

L’obiettivo della scelta ipotizzata è l’investimento in una nuova compagnia, Framtidsenergi  AB (Energia Futura) destinata ad investire in nuove soluzioni per l’energia e scommettere sull’occupazione ecosostenibile in collaborazione con il settore privato. Maud Olofsson lo ha scritto ieri nel Dagens Nyheter, importante testata svedese.

Il Ministro dell’Impresa, Energia e Comunicazione ha anche affermato che la Svezia ha potenzialità ancora maggiori di quelle attuali e che queste possono essere liberate se i capitali accettano sfide più significative.

Le nuove tecnologie e le produzioni sostenibili per l’ambiente assieme ai crescenti investimenti esteri possono essere apripista di questo processo di innovazione che troverebbe terreno fertile in uno dei paesi più competitivi e avanzato nella ricerca.

Maud Oloffson ha spiegato che per arrivare ad una parziale privatizzazione di Vattenfall occorre che lo stato svedese mantenga comunque il controllo delle risorse idroelettriche del paese e che parte dei profitti sia reinvestita nel Norrland, regione che allo sviluppo del settore ha dato un grande contributo.

Aldo Ciummo

 

Ambiente: si rischia un mondo senza felini selvatici

 

Tra le prospettive di deterioramento dell’ecosistema e il permanere di fenomeni di bracconaggio il numero di quelli che sono tra gli animali più belli della terra si riduce pericolosamente

di   Aldo Ciummo

Quattro quarti delle specie conosciute di felini selvatici risultano in declino secondo un rapporto pubblicato da diverse organizzazioni impegnate nella difesa della vita dei diversi animali nel pianeta, tra le quali figurano l’International Fund for Animal Welfare (Ifaw), Panthera, Wildlife Conservation Society e Unione Mondiale per la Conservazione della Natura. Non è molto più roseo il panorama di volpi e lupi, che non sono felini ma canidi selvatici. Anche la loro condizione illustra lo stato generale dell’ecosistema in vaste aree del mondo.

In ventisei paesi dove il leone era presente, oggi è un ricordo, in altri, nonostante si riduca drammaticamente il numero degli esemplari (in Africa i leoni che cento anni fa erano 200.000 sono oggi soltanto 30.000) quelli che erano conosciuti come i re della foresta sono tuttora bersaglio del bracconaggio, una infamia accresciuta dal fatto che gli animali, spesso confinati in spazi limitati, non hanno la concreta possibilità di difendersi o di sottrarsi alla propria uccisione.

Gli studi compiuti dalle associazioni animaliste internazionali riferiscono che la battaglia per la protezione delle specie minacciate non concerne soltanto la difesa di animali in assoluto tra i più belli della terra, come leoni, tigri e leopardi, ma anche la tutela di fragili ambienti di vita naturale, la cui sopravvivenza così come le popolazioni locali li conoscono oggi dipende strettamente dalla presenza degli “inquilini” citati.

A volte l’alta mortalità non naturale che colpisce i felini (e di cui l’imputato principale è solitamente l’essere umano) dipende anche da limiti economici e culturali del territorio che li circonda: accade ad esempio che per proteggere attività agricole e di allevamento qualcuno spari. Ma il valore economico di trofei di varia natura e utilizzo è il killer principale di razze i cui esemplari si contano oramai in poche migliaia, come i leopardi delle nevi.

Spesso a stringere un cerchio già esiguo è l’antropizzazione di nuove aree del pianeta, associata allo sfruttamento intensivo di risorse che coincidono con l’habitat dei felini: uno dei più minacciati è europeo, la lince iberica, forse ne restano meno di cento. L’alterazione degli ambienti originari che conduce alla estinzione (il rischio è in molti casi a questo livello) si aggrava con la riduzione e la scomparsa delle specie, perchè queste contribuiscono all’equilibrio dei diversi ambiti naturali, generando così un cerchio che ha come esito un ecosistema sempre più povero ed inospitale per tutti i suoi abitanti.

Con questo, l’International Fund Animal for Welfare (Ifaw) sottolinea che, sterzando in direzione di politiche di tutela delle famiglie più minacciate, non soltanto evitiamo di ritrovarci in un mondo senza felini selvatici e della bellezza di cui arricchiscono gli ambienti unici cui appartengono, non soltanto elimineremmo la prospettiva di limitarne la presenza agli zoo, ma si inizierebbe gradualmente a proteggere anche una serie di altri animali, che dall’equilibrio incrinato di diversi settori dell’ecosistema vedono dipendere la loro sopravvivenza.

Finlandia, avanti con istruzione e ricerca

 

Riepilogo Area Nord Europa 2009-2010: Le iniziative del Governo di Helsiki in favore di una innovazione ecosostenibile della produzione si accompagnano ad una strategia che mette al primo posto istruzione e ricerca

La Finlandia, recentemente, ha deciso di passare dall’attuale ventotto per cento di energie pulite al trentotto per cento nel giro dei prossimi dieci anni.  Due terzi di questo incremento potrebbero venire proprio da campi e foreste. Eolico, solare, idroelettrico possono contribuire a portare ancora di più il paese nordico all’avanguardia quanto a coscienza ambientale.
 
Il governo di Helsinki sta raggiungendo, in maniera particolarmente efficace negli ultimi anni, obiettivi molto elevati di riduzione delle emissioni nocive per l’atmosfera e di aumento della quota di energie rinnovabili utilizzate e ha sostenuto efficacemente queste idee anche negli ultimi vertici mondiali.
 
La Finlandia ha registrato nel 2009 un primato significativo, rappresentato dalla scarsa incidenza delle differenze sociali nel percorso formativo degli alunni, riconosciuto dalla Foundation of European Progressive Studies, nell’ultima parte dello scorso anno il Helsinki ha sancito il diritto alla conoscenza inclusa la presenza di connessioni web veloci nelle aree rurali, una scelta che la pone all’avanguardia in tale ambito.
 

Aldo Ciummo

Ue più presente in seguito alla presidenza svedese

 

Riepilogo Area Nord Europa 2009-2010: l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha coinciso con un periodo di forte attivismo da parte della Svezia che incaricata alla fine del 2009 della presidenza della nostra comunità UE, ha promosso ambiente, cooperazione e diritti

Questi ultimi due anni si sono caratterizzati per l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona che ha avviato l’Europa verso decisioni più incisive: il ruolo stabilizzatore che il continente ha giocato nei confronti della crisi si è incrociato con lotta al cambiamento climatico, messa al primo posto dalla Svezia durante il suo semestre, ormai concluso, di presidenza dell’Unione Europea. Il turno svedese ha lasciato il segno in positivo come occasione di una ristrutturazione dell’economia secondo criteri di ecosostenibilità, nella quale Stoccolma è all’avanguardia.
 
La tradizione ambientalista dello stato nordico e la rinnovata preoccupazione europea nei confronti delle conseguenze socioeconomiche dell’inquinamento si sono saldate in qualche modo durante l’ultima parte del mandato svedese, che ha avuto anche il compito di inoltrare a Copenaghen obiettivi precisi: L’Unione Europea ha inteso fare la parte della protagonista nel promuovere elevati standard da raggiungere in materia ambientale: entro quaranta anni la comunità vorrebbe arrivare a ridurre di più dei quattro quarti le emissioni di gas nocivi dalle abitazioni e intanto ridurre tutte le emissioni “incriminate” del venti per cento entro il duemilaventi.
 
La Presidenza Svedese che si è conclusa con il duemilanove ha incardinato la scommessa ecologista all’interno di tutte le sue politiche, tracciando anche nelle linee della politica economica una mappa di priorità segnata da efficenza energetica, ricerca, valorizzazione delle risorse che presuppone il metodo “verde” come principale possibilità di innovare l’economia, includere i lavoratori, rendere eque le relazioni internazionali e quindi promuovere lo sviluppo socioeconomico dell’Europa e dei suoi vicini.

Aldo Ciummo

Si muove il Congresso Usa per definire la politica ambientale

 

E’ stato appena presentato un disegno di legge per regolamentare i gas a effetto serra, in contrapposizione a quello prospettato dall’EPA, l’agenzia di protezione ambientale, che due mesi fa dichiarava i gas a effetto serra dannosi per la salute umana.

di    Gabriele Tribulato Ragusa 

L’Agenzia statunitense di protezione ambientale aveva aperto la strada alla regolamentazione delle emissioni inquinanti, anche senza il parere del Congresso, già a Copenaghen, durante il vertice sul clima dello scorso dicembre. Il disegno di legge del Congresso invece bloccherebbe la  regolamentazione dell’EPA riguardo sei gas, tra cui l’anidride carbonica, il protossido di azoto e il metano, principali responsabili del riscaldamento globale, e rimuoverebbe inoltre due blocchi per un maggiore uso di biocombustibili.

Da un’analisi effettuata si evince che il 6% dei pascoli e del raccolto degli Stati Uniti potrebbe essere trasformato col tempo in boschi, causando così l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Altri critici affermano che l’effetto di limitare emissioni di gas a effetto serra sarà quello di far aumentare il prezzo del petrolio e ritardare così la crescita dell’economia.

Il disegno di legge, cui il Presidente Obama è contrario, prevede l’utilizzo cospicuo di biomasse tra cui letame, alghe, alberi e colture utilizzabili per la produzione di combustibili rinnovabili. Il presidente della Commissione Agricoltura, Peterson, afferma che l’EPA, nell’ambito del Clear Air Act, una legge per regolare l’inquinamento dell’aria varata negli anni settanta dall’Epa stessa, non possa regolare gas a effetto serra senza creare gravi danni all’economia statunitense.

La senatrice repubblicana Murkowski che sta lavorando su una risoluzione per bloccare il regolamento EPA sul biossido di carbonio, è appoggiata da 39 dei 100 senatori ed afferma di star continuando a lavorare sui voti, almeno per i prossimi due mesi. I legislatori del Congresso dicono che dovrebbero definire loro la politica ambientale e non i “burocrati non eletti”.

Al Gore ha inviato ai cittadini, tramite la sua organizzazione Re-power America, decine di migliaia di email per contrattaccare le mosse dei Repubblicani. Egli afferma «È oltraggioso. Invece che far progredire la legge sull’energia pulita e sul clima, qualcuno propone politiche che rimanderebbero gli Usa indietro di 20 anni. L’emendamento inserito nel testo è stato letteralmente il frutto delle lobby».

l’Unione Europea vuole passi in avanti sul clima

 

Per l’Unione Europea il sistema secondo il quale si svolgono le discussioni sul clima nelle Nazioni Unite dovrebbe essere cambiato, per evitare che i vertici sul contrasto ai danni provocati dall’inquinamento diano come esito un nulla di fatto.

 

Nell’ultimo vertice sul riscaldamento globale si è veduto un peso eccessivo dei veti contrapposti e ciò ha impedito che le indicazioni positive che pure erano venute dalle elaborazion i della Unione Europea, dalla generosità dei paesi anglosassoni e dalle esperienze di economia sostenibile molto avanzate dei paesi scandinavi si traducessero in una decisione accettata da tutti.

A Copenaghen hanno pesato, probabilmente, la crisi economica che ha messo un freno alla politica ecologica di Obama e il mancato accordo con i paesi meno sviluppati, per i quali una politica industriale oculata in fatto di ambiente significherebbe effettivamente dover rallentare una crescita finanziaria di cui le popolazioni hanno bisogno in quei luoghi.

L’attuale presidenza della Unione Europea, attraverso il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos ha affermato che bisogna introdurre nuovi elementi se si vuole far funzionare le discussioni in materia di clima.

Nel 2012 “scade” il protocollo di Kyoto e il vertice che si è concluso il 19 dicembre con l’obiettivo di rimpiazzarlo ha prodotto un documento che auspica forti riduzioni delle emissioni di sostanze che provocano il riscaldamento del pianeta, ma non vincola le nazioni a risultati precisi in tal senso.

La Commissione Europea sostiene che questa situazione è incresciosa e Moratinos, per la presidenza spagnola della Unione Europea, ha dichiarato ieri che la UE intende arrivare ad un grado maggiore di impegno nel prossimo vertice che si terrà il prossimo dicembre in Messico. La Ue ha anche esortato gli Usa a sostenere questa posizione.

Aldo Ciummo