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Il mondo dell’informazione saluta Morrione, testimone europeo

Lunedì a Palazzo Valentini i colleghi salutano per l’ultima volta Roberto Morrione, protagonista della prima tv all news italiana

Si è spento nella capitale Roberto Morrione, a lungo direttore di Rainews noto per il suo impegno al fianco dell’associazione di don Ciotti, contro la malavita nel meridione del nostro paese:  il suo impegno in collaborazione con Enzo Biagi in Rai (in “Rotocalco Televisivo” ed in seguito con “Servizi Speciali”) risale al 1962.

Attraverso un percorso che ha compreso “TV Sette” con Brando Giordani ed il Tg1, Morrione ha contribuito molto all’identità del servizio pubblico italiano. All’inizio degli anni novanta il giornalista diventa attivo nel Tg3, con servizi e dirette da diversi stati europei. Nel 1994 e nel 1995 il giornalista è stato vicedirettore nel Tg2.

Dal 1996 il giornalista trasforma l’iniziale immagine “secondaria” di Rai International in una realtà importante nel Pacifico ed in America, questa è l’anticipazione di ciò che costruirà dal 1999 con Rainews24, prima emittente all news italiana e ai primi posti nel mondo (che si è aggiudicata con Morrione il premio Horbird Tv Awards).

L’attività di Morrione è stata caratterizzata dall’interesse per i temi del Sud del Mondo, della cooperazione internazionale, dell’immigrazione. Rainews24 e l’Usigrai hanno ricordato il collega anche sullo spazio web della emittente all news  che Morrione ha diretto per sette anni e lo saluteranno infine lunedì pomeriggio a Palazzo Valentini nel commiato pubblico.

EDITORIA|Semper serà a la vida, ma nos secure niente di best

Perché le grandi inchieste trovano sempre meno spazio sui quotidiani?Quanto agli Usa, il vento soffia a Oriente

Simone Di Stefano/SG

 

Siamo agli antipodi del mondo se il nostro mondo è ancora fatto di carta, cartelle semi pagate e righi di inchiostro tossico che in pochi ancora leggono. Girando per la programmazione televisiva notturna mi sono imbattuto, ieri sera, in un tavolo di conversazione con, fra gli altri, un bel Bruno Vespa che presentava il suo ultimo libro, che non voglio citare perché sicuramente qualche altro media – pagato profumatamente per pubblicizzarlo – fra tre secondi ve lo avrà già detto e tre secondi dopo ve lo avrà ricordato (se invece non siete usi leggere giornali, guardare la tv o andare su internet, beh, allora siete fuori dal mondo e quindi non vi serve nemmeno sapere il titolo dell’ultimo libro di Vespa).

Un altro giornalista dunque che pubblica una sua inchiesta non su un giornale (anche se recentemente ho letto Vespa anche su Panorama, ma era meglio che facevo finta di niente…). Perché le grandi inchieste trovano sempre meno spazio sui quotidiani? Semplice: i giornalisti sono sempre più portati ad esemplificare i risultati delle loro ricerche scrivendo libri.

Certo per chi è in polemica con la poligrafia sarà una bella botta al cuore, ma effettivamente quello che si sta accennando in questi ultimi anni di crisi dell’editoria è che i capo redazione, (capo servizio, in gergo) chiedono sempre più spesso un’inchiesta più lunga ma che poi possa diventare un best seller da poter vendere in libreria alla stregua di Saviano. Lo fanno anche i nuovi editori, che non si accontentano più della raccolta di pezzi che diventa un libro, ma vogliono quasi il romanzo di quella che per loro era la verità.

Sapete che non c’è niente di peggio che chiedere a comando un prodotto intellettuale. Così però succede in molti campi dell’arte, nella musica, nel cinema, ecc. E d’altronde già nel «Codice Da Vinci», di Ron Howard, avevamo visto gli effimeri effetti che genera un romanzo quando pretende di essere cronaca.

Ultime notizie: negli Usa ormai non sorprende più nulla e con la scusa della crisi anche le testate si regolano di conseguenza. Il quotidiano Pasadena Now ha pensato bene di fare quello che da anni perpetrano le aziende multinazionali occidentali, esternalizzare non solo i dipendenti ma l’intero processo produttivo. E così i dipendenti, quindi la redazione, sono stati tutti licenziati in tronco e il quotidiano da un po’ di tempo viene realizzato in outsourcing a Mysore, in India.

Saranno contenti gli indiani che così avranno più possibilità di lavorare, ma pensate che perversione: quanto potrà essere attendibile e quanto filtrato un fatto che si svolge a migliaia di chilometri di distanza, confezionato e prodotto dall’altra parte del globo e che arriva la mattina con il primo volo postale per presentarsi come nulla fosse davanti ai giardinetti ordinati e ignari dei lettori d’oltreoceano? Un fatto che è accaduto a pochi metri da casa magari…

Simone Di Stefano/SG

COMUNICAZIONI|Giornalisti contro il razzismo

I media rispettino il popolo rom

In un momento storico di così ampia portata per il nostro paese, non potevamo esimerci dal pubblicare l’appello promosso dal sito giornalismi invitando tutti gli operatori del settore dell’informazione a trattare argomenti quali l’integrazione delle minoranze etniche e/o culturali in un paese come l’Italia, pervaso da un crescente clima di xenofobia e intolleranza dovuta a una campagna discriminatoria promossa da alcuni organi di stampa più impegnati a fare campagna politica che non informare imparzialmente e correttamente i propri lettori. Di seguito il testo dell’appello originale:

I MEDIA RISPETTINO IL POPOLO ROM

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una forte campagna politica e d’informazione riguardante il tema dell’immigrazione. Siamo rimasti molto impressionati per i toni e i contenuti di molti servizi giornalistici, riguardanti specialmente il popolo rom. Troppo spesso nei titoli, negli articoli, nei servizi i rom in quanto tali – come popolo – sono stati indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, fonte di problemi per la nostra società.

Purtroppo l’enfasi e le distorsioni di questo ultimo periodo sono solo l’epilogo di un processo che va avanti da anni, con il mondo dell’informazione e la politica inclini a offrire un caprio espiatorio al malessere italiano.

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