• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

  • Annunci

La Finlandia a favore di un rapporto equilibrato con l’ambiente

 

Uno dei punti di forza della politica ambientale finlandese è la promozione di tecnologie avanzate su tutto il territorio, nel massimo rispetto dell'ambiente naturale, in linea con le politiche verdi dei paesi scandinavi ed a rafforzamento delle richieste europee di un accordo ambizioso che punti alla soluzione dei problemi climatici

Nell’incontro che si è tenuto all’ambasciata del Canada di Roma il 19 novembre buona parte della giornata è stata dedicata alla cultura finlandese ed ai suoi legami con la natura della regione, una delle più belle e fredde aree del continente

 

L’ambasciatore finlandese a Roma, Pauli Makela, nel corso dell’incontro dedicato all’Artico che si è tenuto all’ambasciata canadese ha ricordato l’impegno del governo di Helsinki per la tutela di tutte le popolazioni presenti nell’area del Polo Nord. Makela ha sottolineato il fatto che gli stati scandinavi hanno riconosciuto l’identità dei Sami e che stanno lavorando anche per la conservazione dell’ambiente naturale della zona.

La Finlandia negli ultimi anni ha accelerato le iniziative per uno sviluppo economico sostenibile, portando anche nei progetti ad alto tasso di conoscenza e di tecnologia l’utilizzo delle energie pulite e la consapevolezza della necessità di una crescita equilibrata. Questa politica nel grande nord del nostro continente assume un valore particolare, perchè si tratta di regioni particolarmente fragili dal punto di vista dell’ecosistema e importanti per l’equilibrio climatico di tutto il pianeta.

Durante la giornata è stato proiettato il film “people of the ice”, dedicato agli Inuit e che attraverso le parole di Sheila Watts-Cloutier, presidente dell’Inuit Circumpolar Conference dà voce all’esigenza dei gruppi autoctoni di affrontare i cambiamenti salvaguardando le tradizioni. Un altro spunto di riflessione proiettato è stato Henna’s Song (Henna Leu’dd), pellicola che attraverso la storia di una ragazza Sami porta a conoscenza del pubblico una lingua e delle sonorità che rischiano la scomparsa.

Il ministro di Sagajoga invece è una commedia di Paul-Anders Simma che nel contesto tragico della Seconda Guerra Mondiale racconta la storia di un ricercato che conquista la fiducia di un villaggio e riesce effettivamente ad aiutare gli abitanti. Al di là degli effetti comici e della cornice storica, la commedia traccia un reale ritratto di un paese che ha superato i conflitti con spirito favorevole alla maggiore integrazione possibile e dipinge le vicende di una popolazione abituata a vivere positivamente il rapporto con l’ambiente naturale circostante senza devastarlo.

Aldo Ciummo

Annunci

Finalmente si parla anche di scuola

Le conoscenze innescheranno la reazione di cui l'Europa ha bisogno?

Le conoscenze innescheranno la reazione di cui l'Europa ha bisogno?

L’istruzione è la grande assente nelle iniziative comunitarie: la Presidenza Svedese spinge perchè si facciano passi avanti

 
 
Educazione e cultura sono da sempre gli oggetti preziosi di famiglia che gli stati nazionali non vogliono proprio mollare, a cui giustamente tengono ma che a furia di restare protetti dalla polvere (e soprattutto dai cambiamenti in un mondo interdipendente) rischiano di ridursi appunto a questo, a ninnoli inutili che la vita reale degli scambi umani ed internazionali lascia in un angolo.
L’Unione Europea si è sempre concentrata sul mercato e più recentemente sulla politica, progressivamente dei diritti, ma fin dal dopoguerra l’istruzione, i mezzi di comunicazione e la cultura sono stati quasi tabù perchè da una parte tutto era soggetto alla trasformazione derivante dal flusso di prodotti culturali e simboli provenienti dall’alleato USA, dall’altro gli stati nazionali, a cominciare dalla Francia, volevano conservare il controllo di sistemi educativi e industrie editoriali che sembravano i soli ambiti che le nazioni fossero in grado di preservare.
Oggi però i paesi isolatamente sono poca cosa di fronte ai colossi dell’editoria multimediale, alle tendenze di consumo che coinvolgono intere categorie di persone oltre i confini, non solo nazionali ma anche attraverso i continenti, allo scambio continuo con le culture emergenti: l’Europa ha la storia e l’identità per non essere passiva di fronte alla crescita della società globale ma deve avere anche la capacità di farlo valere, iniziando ad occuparsi di formazione e di promozione della partecipazione alle comunicazioni, non soltanto riparando qualche danno quando ci sono disfunzioni evidenti.
La mattina del 14 ottobre a Bruxelles si svolgerà un incontro dedicato alla Cooperazione Europea nel campo della formazione giovanile nel corso del quale oltre a definire l’agenda delle prossime iniziative si acquisiranno tutte le informazioni utili dalla Commissione e il gruppo di lavoro che si chiama “Youth Working Party” metterà insieme una bozza per la cooperazione in tutti i settori riguardanti la formazione. La Svezia ritiene, in sostanziale accordo con gli altri paesi scandinavi, che un maggiore attivismo e una qualità verificabile nel campo dell’istruzione siano la chiave d’accesso e soprattutto di permanenza nell’arena mondiale dei cambiamenti economici e sociali.
 Un incontro che si è svolto il 7 ottobre a Kalmar in Svezia ha inquadrato proprio il problema della valutazione, mentre un altro iniziato ieri a Vàsteras (Svezia) è tuttora in corso fino a lunedì e sta affrontando più nello specifico il tema delle vocazioni professionali e lo scambio di esperienze tra gli operatori dei diversi paesi. Oltre ai rappresentanti della Commissione e dei vari soggetti sociali coinvolti partecipano ai tre workshop anche la European Training Foundation (ETF) e lo European Centre for the Development of Vocational Training (Cedefop). Già il 24 settembre Goteborg ha ospitato un incontro dei ministri dell’Istruzione, nel quale il ministro dell’Educazione dello stato svedese Jan Bjorklund ha sottolineato come vi sia bisogno di garantire agli insegnanti la possibilità di proseguire nella formazione durante il percorso professionale, in considerazione dei rapidi cambiamenti che attraversano le società europee oggi.
Era presente anche Jàn Figel, il Commissario Europeo per l’istruzione e la cultura, che ha introdotto un argomento che probabilmente diventerà una questione principale in questi anni: agli insegnanti dovrebbe essere facilitato il compito di spendere più tempo per continuare ad imparare come insegnare, perchè ad oggi sono troppo assorbiti da incombenze amministrative.
Si è parlato anche di uno studio di Michael Barber, che è stato consulente nel Regno Unito sul sistema dell’istruzione e ha individuato nel reclutamento dei professori, in particolare nel rendere l’insegnamento più appetibile per gli studenti più qualificati, e nel riconoscimento delle competenze, i nodi da sciogliere per elevare i risultati. Barbara Ischinger, direttrice per l’educazione all’OECD, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che riunisce i paesi occidentali, ha ricordato anche che uno dei metodi migliori che si sta sviluppando è quello di incoraggiare lo studio e la formazione oltre i confini nazionali.

Aldo Ciummo