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Charlie Mc Creevy: “Sarkozy vede la Commissione solo per la Francia”

 
 

Charlie McCreevy: anche in Europa dirla fuori dai denti non va troppo di moda ma a volte le cose vengono cavate fuori con le tenaglie: così il commissario irlandese al mercato interno non ha resistito ed ha detto la sua sull'opinione di Sarkozy che esistano un capitalismo continentale buono ed uno anglosassone che invece sarebbe controproducente secondo l'establishment francese

 

Il Commissario uscente al mercato interno, l’irlandese Mc Creevy, ha sottolineato, in un intervento prima di Natale, gli squilibri di una Unione Europea sbilanciata verso gli interessi storici del sud del continente e del blocco storico che ha dato vita alla Comunità.

 

 

Open Europe ed EuObserver hanno riportato, appena prima delle festività, la posizione sfuggita fuori dai denti all’irlandese Charlie McCreevy, commissario uscente al mercato interno, riguardo all’operato di Sarkozy in chiave europea.

Il Presidente francese, infatti, ha espresso una opinione quantomeno eterodossa, rispetto all’assunzione che coloro che assumono incarichi europei li devono portare avanti per tutta l’Unione, felicitandosi per la nomina a prossimo Commissario per il Mercato Interno di Michel Barnier e dichiarando che questa nomina rappresenterebbe una sconfitta per quello che Sarkozy ha chiamato “capitalismo anglosassone”.

Il capitalismo anglosassone, che il Presidente francese vede come un fattore negativo per l’Europa, è uno dei principali elementi che ha portato l’Unione Europea ad essere la potenza mondiale che è, oltre ad avere posto le basi per istituzioni democratiche in grandissima parte del mondo.

Le bizzarre conclusioni di Sarkozy, affascinato come altri membri fondatori, soprattutto Germania e Italia, dall’idea che un direttorio formato dalle nazioni pioniere dell’europeismo possa assicurare un sicuro sviluppo all’Europa, non tengono conto del fatto che una economia capitalistica furoreggia in tutta Europa e non soltanto in una parte di quest’ultima, con la differenza che laddove nel Regno Unito esiste un alto grado di concorrenza altrove sono stati ereditati monopòli largamente assistiti dall’intervento statale, spesso irregolare dal punto di vista UE.

Di fronte alla convinzione di Sarkozy di avere “sconfitto” il “capitalismo anglosassone” il commissario uscente irlandese Charlie McCreevy ha avuto un motivo giustificato per attaccare una concezione dell’Europa, purtroppo molto diffusa sul continente, insensatamente ostile ai paesi più produttivi economicamente e più avanzati sul terreno dei diritti: “le dichiarazioni di Sarkozy ci dicono che come molti suoi colleghi lui non vede la Commissione Europea come un mezzo per l’avanzamento degli interessi dell’Europa ma come uno strumento per il successo degli interessi della Francia” ha sottolineato il politico irlandese.

McCreevy ha concluso il suo intervento all’Associazione dei Giornalisti Europei a Dublino dichiarando che la Francia storicamente ha ottenuto una grande conoscenza di come la burocrazia lavora a Bruxelles ed è arrivata ad una grande influenza sugli affari europei. Sicuramente, si potrebbe aggiungere all’opinione di McCreevy, una influenza meno giustificata rispetto al peso della Germania (visto anche enorme contributo finanziario tedesco alla UE).  Ma questa parte del discorso del commissario irlandese appare un pò eccessiva dato che la divisione dei compiti istituzionali ha regole abbastanza precise.

Quello che effettivamente emerge, assieme ad una tendenza generalizzata a trasferire sul piano europeo aspirazioni di espansione politico economica che meglio sarebbe convogliare assieme per il progresso dell’intera Europa come paese, è l’atteggiamento poco propenso alla valorizzazione delle migliori pratiche messe in atto dai vicini, da parte di paesi in affanno nel campo dello sviluppo, della redistribuzione e dei diritti, stati come Spagna, Polonia, Grecia, Repubblica Ceca, Francia e parzialmente anche la Germania, rispetto a tutta una area del continente che comprende non solo il Regno Unito e il blocco più avanzato i paesi scandinavi, ma anche paesi più piccoli come Olanda e Irlanda, la fascia nord della Ue che a partire da questi ultimi trenta anni si sta dimostrando responsabile di una gran parte dei progressi registratisi in Europa.

                                                                                                                                                                                                                                                                 Aldo Ciummo

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I conservatori verso un ruolo decisivo nel Regno Unito

 
l'UK contribuisce al rafforzamento dei legami culturali ed economici tra la propria area storica e la UE

l'UK contribuisce al rafforzamento dei legami culturali ed economici tra la propria area storica e la UE

Cameron, favorito alle elezioni, ha fatto capire che non userà il referendum come strumento per frenare il Trattato UE .

 

 Chi pensa che le riserve nutrite da alcune fasce di popolazione verso la situazione istituzionale europea nascondano euroscetticismo e che per questo il ruolo di un paese come il Regno Unito debba essere marginale  all’interno dell’unione probabilmente non ricorda che quando nel 1973 gli inglesi entrarono nella Comunità questo significò per noi europei diventare la prima potenza commerciale, portando a completamento un capovolgimento mondiale dei rapporti di forza economici e una crescita civile e sociale iniziati con la ricostruzione nel dopoguerra e successivamente con la creazione della CECA dal 1950 e poi nel 1957 del mercato comune, la CEE, e dell’Euratom.       

David Cameron, voce del partito conservatore, che plausibilmente formerà il prossimo governo, nella conferenza dei Tories a Manchester sabato scorso ha di fatto escluso la possibilità di indire un referendum se il Trattato sarà già stato sancito dagli altri stati (eventualità più che probabile dopo il sì irlandese), vanificando le pressioni dell’ala contraria all’integrazione europea e ridando slancio alla parte pro-europea del partito, che nel suo complesso ha vissuto molte fasi favorevoli all’Unione Europea (anche più dei Laburisti, ad esempio nel dopoguerra e all’inizio degli anni settanta).

I promotori di un referendum mirato revisionare il Trattato (tra i quali il sindaco di Londra Boris Johnson) resteranno naturalmente in assetto propagandistico e premeranno sui vertici dei Tories per rallentare l’avanzamento istituzionale previsto. Richard Sheperd e Daniel Hannan dicono che la consultazione è vitale ed alla loro posizione si è adeguato il ministro-ombra per gli Esteri William Hague, ma altri esperti esponenti dei Conservatori come Leon Brittan, che è stato ministro degli Interni durante la prima metà degli anni ’80, affermano a chiare lettere che per il Regno Unito sarebbe un errore abbandonare le linee di politica estera che hanno permesso all’isola di dare all’Unione Europea uno dei contributi più significativi alla sua crescita economica e civile.

E’ vero che le tendenze alla diffidenza verso le istituzioni della UE sono fortemente rappresentate, anche in termini numerici, tra i deputati tories, ma autorevoli rappresentanti e tecnici dello stesso gruppo sono di avviso diverso. Anche se lo stesso David Cameron è stato sostenuto nella sua ascesa nel partito proprio da politici contrari al Trattato come Sheperd e Hannan, tanto che talvolta il candidato premier ha frenato le correnti più favorevoli all’Unione Europea come quella rappresentata dal ministro-ombra per l’Economia, Kenneth Clarke, ad oggi risulta abbastanza chiaro che Cameron non aprirà un confronto sterile con Bruxelles, ma negozierà le legittime istanze del suo paese nel quadro di un avanzamento dell’architettura istituzionale europea, qualora eletto primo ministro.

Kenneth Clarke e Greg Clark che è il rappresentante dei Tories per l’Energia rappresentano d’altronde la parte dei conservatori più vicina allo sforzo di rinnovamento elaborato da David Cameron e si trovano maggiormente in sintonia con la società attuale se è vero (come quasi tutti i sondaggi indicano) che il gradimento riscosso dalla “nuova” leadership è molto più esteso di quello raccolto dal “vecchio” partito, ormai da dodici anni all’opposizione.

Aldo Ciummo