• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

  • Annunci

Renata Polverini ed Emma Bonino, una competizione che svecchia la politica nella regione

 

La sede della regione Lazio

Le candidature che si sono profilate nel Lazio delineano una situazione nuova, in un’area che (per la presenza della capitale) fornisce indicazioni generali al paese. E sono innovative da almeno tre punti di vista: perchè si presentano in controtendenza al panorama sessista delle istituzioni più visibili, più vicine alla società come si è manifestata in questi anni ed espressione di culture politiche non tradizionali

 

di    Aldo Ciummo

 

Nella regione di Roma i giochi per le candidature sembrano fatti e i volti che sono stati messi in campo appartengono ad una sindacalista di area conservatrice ed a una attivista per i diritti civili che hanno costruito presenze politiche a partire dai luoghi del sociale e del civile nel corso di lunghi anni. Polverini e Bonino rappresentano categorie molto distanti non soltanto dal politico in senso stretto ma anche dall’impresa dello spettacolo o dall’autorità del mezzobusto televisivo, insomma dal personaggio di potere come si è insediato dall’immaginario italiano nel decennio che si conclude.

Si tratta di candidature in qualche modo fuori dal circuito autoreferenziale della politica, perlomeno in misura maggiore di ciò che si vede nel resto dell’attualità delle coalizioni. I personaggi presentati hanno riscosso l’apprezzamento e la vicinanza del pubblico degli elettori, Renata Polverini come rappresentante di categorie del lavoro largamente marginalizzate nel dibattito mediatico, che di queste fasce di popolazione è stata comunque riconosciuta come espressione (da tempo si è dovuto accettare il dato che il sindacalismo di area non di sinistra esiste e conta numeri significativi) ed Emma Bonino come portavoce di un insieme laico di istanze che la portò a sfiorare il dieci per cento in una elezione europea un decennio fa.

Inoltre, l’una per l’appartenenza ad una parte politica tuttora non riconducibile agli “azionisti di maggioranza” del partito conservatore e con sfumature più sociali, l’ex An, l’altra per la provenienza da un movimento “altro” rispetto alle sinistre ed agli apparati tradizionali del mondo progressista, il partito Radicale, le candidate nel Lazio spostano l’obiettivo rispetto al panorama immobilizzato nello scontro tra i due poli, omologhi rispetto alla filosofia iperliberista, ai sistemi di mantenimento degli equilibri e al rapporto con i poteri forti tradizionali in Italia.

In un paese dove l’area “progressista” fatica non tanto a riprendersi dalle emorragie elettorali e dalle disfatte strategiche, quanto ad elaborare una alternativa capace di chiedere sostegno e partecipazione sulla base di proposte, la scelta dell’area “conservatrice” di candidare una donna attiva nel sociale ha probabilmente influito sulla decisione del Centrosinistra di non fare affidamento su un calcolo che sarebbe stato trito e poco efficace (cercare l’appoggio di aree ultramoderate come l’UdC cattolico) e di puntare a propria volta su una novità sostanziale: una attivista che rappresenta una forza, i Radicali, che ha fatto leva più volte sulle idee piuttosto che sul numero, per modernizzare il paese, riuscendovi.

Al di là delle opinioni personali (per quanto riguarda la mia, almeno per chi segue il sito non sarà difficile immaginare una maggiore propensione per la candidatura di Emma Bonino, le cui posizioni laiche, anche da un punto di vista politico, darebbero un segnale culturale di cui c’è bisogno in una Italia che sembra rinchiudersi in uno strano pensiero unico a metà tra l’iperliberismo e le culture ultra tradizionali della chiesa e dei partiti) entrambe le scelte segnano una discontinuità concreta e non soltanto perchè in controtendenza col sessismo dominante. Anche la novità di una candidatura importante proveniente dal mondo del lavoro in uno schieramento conservatore va verso una laicizzazione, auspicabile, della politica italiana e di un suo parziale riavvicinamento alla società.

Annunci

STORIE D’EUROPA | Il nuovo ministro della Salute tedesco Philipp Roesler è il volto di un Occidente capace di andare oltre i diversi razzismi

 

 

Philipp Roesler e la moglie, medico di origine asiatica ed esponente di un partito di destra, sintetizza una Europa reale che si impone agli opposti razzismi etnici e politici

Philipp Roesler con la moglie, medico di origine asiatica ed esponente di un partito di destra, Philipp Roesler sintetizza una Europa concreta che si impone agli opposti razzismi etnici e politici

Il nuovo Governo di Centrodestra in Germania formato da popolari (Cdu-Csu) e liberali della Fdp presenta, al di là delle considerazioni politiche, una fisionomia indicativa dell’Europa contemporanea. Un asiatico per la prima volta ministro.

 

 

 

La riconferma di Angela Merkel, questa volta alla testa di una coalizione dai caratteri più chiaramente di Centrodestra, dopo la fine della Grosse Coalition, ha avuto un certo spazio mediatico (meno del dovuto se si pensa a quanta esposizione hanno le vicende domestiche e mondiali e alla scarsità di notizie dagli altri paesi europei). Ci sono molti aspetti delle vicende politiche tedesche sulle quali varrebbe la pena di soffermarsi.

Lasciamoci incuriosire da un volto, quello di Philipp Roesler, una faccia asiatica, sicuramente consueta per i giovanissimi ma probabilmente una sorpresa per gran parte della popolazione, anche perchè è il primo cittadino di origine asiatica ad entrare in un governo del suo paese, lui è il ministro della Salute del nuovo gabinetto targato Merkel. Ma è soprattutto un esponente dell’Europa contemporanea, ha 36 anni, la moglie è tedesca, lo stesso Roesler porta questo nome perchè è cresciuto in Germania dopo essere stato adottato da piccolissimo.

La tendenza in molti paesi d’Europa, non solo i più avanzati come Regno Unito, Olanda e Svezia ma, molto limitatamente anche la Francia, è di rappresentare la popolazione nella gestione della cosa pubblica, da qui l’accesso alle più alte cariche da parte di cittadini che non hanno origine strettamente locale. Si tratta di processi spesso graduali, in Irlanda cambiamenti di questo genere stanno avvenendo per adesso soprattutto al livello delle consultazioni amministrative e si notano in particolare per il coinvolgimento di altri europei, che sono anche i più numerosi in realtà, in Francia il progresso è relativo, perchè poi come si vede tutti gli anni nella cronaca, sussistono situazioni di scarsa fusione delle comunità.

Un altro fatto meritevole di attenzione è che Philipp Roesler fa parte di una coalizione e di un governo di Centrodestra, e non in funzione di ornamento orientalista ma di qualificato esponente della sua componente più favorevole al mercato e più strutturata in senso politico, la Fdp (Liberali). Questo attira la curiosità degli elettori cresciuti in contesti fortemente ideologizzati come Italia, Francia e Spagna, dove da una parte l’area Conservatrice non trova facile assimilare la realtà sociale, trasformata dall’immigrazione e dalla sua larga integrazione nella vita quotidiana o trova difficile digerire fenomeni come l’etica laica della maggior parte della popolazione, ma dall’altra l’area tradizionalmente autointesa come progressista cura assai di più la difesa di una visione del mondo (poniamo, che un immigrato non debba stare a destra oppure che chi è a destra non possa dedicarsi sinceramente all’integrazione)  e la rendita di poteri che ne deriva di quanto non curi la concreta cooperazione con cittadini stranieri e con altre categorie e in generale più di quanto non si impegni ad essere presente nella società al di là di una funzione di testimonianza.

Roesler, tipico europeo dei nostri tempi, è stato adottato in un orfanotrofio vietnamita e quindi ha speso quasi tutta la sua vita in Germania, affrontando una infanzia non comune dopo il divorzio dei genitori e lavorando nell’esercito, dove è stato anche medico. A 19 anni si è unito alla Fdp, partito storicamente molto avanzato sui diritti civili e liberale in economia, nel 2003 è diventato ministro dell’Economia della Bassa Sassonia dopo essere stato eletto nelle consultazioni di quella regione (incarichi nei laender in uno stato federale quale la Germania sono spesso importanti test per incarichi di governo). Oggi è Ministro della Salute ed anche la scelta di una persona in età lavorativa e non necessariamente nell’età della pensione per un incarico di governo è un fatto largamente diffuso in Europa, non solo nel Nord ma ad esempio pure in Spagna.

Aldo Ciummo