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L’Istituto Affari Internazionali entra nel Council of Councils

Lo IAI è entrato a far parte di una rete dei maggiori istituti internazionali di politica estera, con l’obiettivo di promuovere il dibattito sulla governance globale

L’Istituto Affari Internazionali (IAI) è stato chiamato a far parte del Council of Councils, una rete dei maggiori think tank internazionali di politica estera, organizzata dal Council on Foreign Relations di New York. L’obiettivo è la promozione del dibattito sui temi centrali della cooperazione multilaterale.

Gli altri centri di ricerca coinvolto sono diciotto, la composizione del Council of Councils rispecchia quella del G20. Il 12 e 13 marzo lo IAI ha partecipato all’inaugurazione del progetto a Washington.

Gli istituti che fanno parte dell’organizzazione sono il Lowy Institute of International Policy (Australia), il Center for European Policy Studies (Belgio), Getulio Vargas Foundation (Brasile), Center for International Governance Innovation (Canada), Shanghai Institutes for International Studies (Cina), East Asia Institute (Corea del Sud), French Institute of International Relations (Francia), German Institute for International and Security Affairs (Germania), Genron NPO (Giappone), Center for Strategic and International Studies (Indonesia), Institute for National Security Studies (Israele), Istituto Affari Internazionali (Italia), Mexican Council on Foreign Relations (Messico), Chatam House The Royal Institute for Strategic Studies (Regno Unito), Institute of Contemporary Development (Federazione Russa), S.Rajaratnam School of International Studies (Singapore), Council on Foreign Relations (Stati Uniti), South African Institute of International Affairs (Sudafrica), Global Relations Forum (Turchia).

 

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Non tutte le strade ci portano nel mondo

Domani a Napoli l’Unione Europea discuterà di un tema apparentemente spicciolo: come facilitare i trasporti con i nostri vicini, l’Africa. Le vie di comunicazione rappresentano uno dei motori più potenti della internazionalizzazione (e della nostra trasformazione in comunità)

L'integrazione europea e la sua apertura all'esterno passa dalle vie di comunicazione                              FOTO di Aldo Ciummo                      Strade d'accesso alla città portuale di Genova

L'integrazione europea (e l' apertura Ue all'esterno) passa dalle vie di comunicazione FOTO di Aldo Ciummo Strade d'accesso alla città portuale di Genova

 

Il nostro sito segnala ai suoi lettori, tradizionalmente sensibili alle questioni estere o perlomeno ad un’immagine aperta dell’Italia, una conferenza interministeriale che si svolgerà domani e dopodomani a Napoli ed avrà come argomento esclusivo il problema dei trasporti e delle vie di comunicazione in Europa.  Apparentemente circoscritto ad un ambito tecnico, il tema delle “strade”, detto in termini spiccioli, è al centro della capacità delle aggregazioni umane che abitano un territorio di incidere con la propria presenza e la propria cultura quest’ultimo ma, più importante, di aprirlo agli scambi con i vicini e anche con le realtà che vicine non sono.

Il titolo dell’evento è “Il futuro delle reti transeuropee di trasporto. La costruzione di ponti tra l’Europa ed i suoi vicini Il Mediterraneo e L’Africa”. E’ opportuno che non ci si lasci ingannare dalla terminologia tecnica utilizzata e dal fatto che il grosso degli incontri previsti si svolgeranno a porte chiuse, per quanto ciò induca senz’altro a riflettere sulla necessità di rilanciare in Italia e sperimentare in Europa forme di democrazia partecipativa e di promuoverle con meno rumore e più decisione e concretezza dal basso: quello di cui si parla è vicinissimo alla vita dei cittadini, specialmente delle attuali generazioni, perchè si discuterà di come collegare meglio tra loro UE, Mediterraneo e Africa.

L’ultimo decennio ha visto gli enormi danni causati dalla contrapposizione socioeconomica e politico-militare nel Mediterraneo, che a tratti ha rischiato di diventare uno scontro Nord-Sud e perfino un redivivo contenzioso Est-Ovest, per quanto ciò non sia mai stato vero per la maggioranza delle popolazioni. E’ stato vero però per una leadership di parte del mondo sviluppato che ha pensato di poter recuperare con una strategia di breve periodo evoluzioni inarrestabili dell’economia mondiale e dei suoi rapporti di forza. A ciò si è aggiunta una ancora più criticabile forma di terzomondismo semplificato, secondo il quale l’apporto di cultura, di civiltà istituzionale e di cooperazione economica delle nazioni industrializzate e delle componenti della popolazione di origine occidentale nel Sud del mondo sarebbe stato sempre da considerarsi negativo, semplificazione caratterizzata da una forma di razzismo sia pure opposto a quello tradizionale e da una mentalità che non ha dato un grande contributo all’integrazione reciproca in una società globalizzata.

Le reti di trasporto sono chiaramente una delle pagine strategiche della prospettiva europea, perchè la UE molto più che attraverso il Prodotto Interno Lordo ha potuto ritagliarsi uno spazio tra i giganti della terra attraverso un’ attitudine di relazione con i vicini, anche con quelli in difficoltà, politica che ha permesso all’Unione Europea di veder spesso preferita nelle transazioni la sua valuta, l’euro, ad altre che erano anche più forti momentaneamente, nel frangente in cui poi alcuni di quegli stati si sono risollevati o hanno anche raggiunto un peso significativo.

Questo, che può essere letto come opportunismo è lo è anche nella misura in cui i legami geopolitici lo sono sempre stati, però era anche un approccio multipolare di gestione delle decisioni e delle relazioni internazionali che si è rivelato in qualche modo confermato come valido dal gravissimo fallimento che agli estremi opposti è stato sperimentato da una parte dal tentativo di instaurare un controllo unipolare neoconservatore e dall’altro lato dall’insensatezza della mentalità che “i poveri”, superficialmente identificati in un eterogeneo schieramento (dai fondamentalisti religiosi alle fasce svantaggiate della popolazione dell’America Latina), avessero dovuto attaccare indistintamente una parte del mondo senza disporre di un progetto alternativo.

L’evento di domani, che ospiterà 10 workshop e 3 tavole rotonde, a cui parteciperanno ministri degli stati UE e di paesi terzi, membri del parlamento europeo e amministratori delegati i gestori ed operatori di infrastrutture, prevede una sessione ministeriale sull’avanzamento del piano dei Trasporti di cui si parla (che si chiama TEN-T Brdo, che è la sigla del titolo in inglese dell’iniziativa) ed il piano d’azione Europa-Africa. E’ auspicabile che anche all’interno dell’Europa le decisioni sui trasporti non vengano prese al di sopra della testa dei cittadini e che questi premano con ogni mezzo per esserne coscienti e diventarne protagonisti anche quando si vorrebbe escluderli. Altrettanto importante però sarà che gli abitanti dei territori prendano coscienza delle dimensioni che il fenomeno dello sviluppo assume in Europa, e che convoglino verso la politica le proprie esigenze anche ambientali in maniera propositiva.

Le forze politiche che avevano ipotizzato di opporsi a priori alla europeizzazione e alla internazionalizzazione dell’economia in Italia oggi sono disintegrate, perchè quell’approccio aveva condotto lo stesso sforzo legittimo di partecipazione dei territori alle scelte in un vicolo cieco dove ai movimenti favorevoli alla democrazia partecipata era consentito soltanto dire di no. Ma non come.

Aldo Ciummo