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Sport|Un pareggio annunciato e l’Italia evita il temibile Brasile

CALCIO Un patto di non belligeranza tra le due squadre cui bastava un punto per non correre rischi. Nella prossima partita, il 15, per gli azzurri ci sarà il Belgio

Caldo eccessivo, campo ai limiti della praticabilità e gare troppo ravvicinate l’una all’altra. Il calcio azzurro si scontra con gli incessanti ritmi olimpici e dopo due vittorie nette si è fermato sullo 0-0, ieri, contro il Camerun. Di fronte alle migliaia di spettatori dell’Olimpico di Tianjin, tra cui il presidente della Fifa, Sepp Blatter, il pareggio a reti bianche di ieri serve solamente a regalare agli azzurrini l’accesso ai quarti da primi del girone,contro il Belgio, il prossimo 15 agosto.

L’avvio di gara vede il primo sussulto al 14’ , quando l’arbitro, l’uruguaiano Martin Vazquez, fischia un rigore dubbio a Bocchetti che l’ottimo Viviano para, negando la gioia del gol a Chedjou. Segue una caduta in area camerunense di Giovinco che non raccoglie l’attenzione dell’arbitro che lascia proseguire. Per il resto solo melina, con i leoni d’Africa rimasti in undici dal 32’ del primo tempo, a causa dell’espulsione di Mandjeck, per fallo su Nocerino. Un punto a testa, tanto basta per evitare a Giovinco e compagni le temute Argentina e Brasile, che ieri hanno superato rispettivamente, 2-0 la Serbia e 3-0 la Cina passando così al turno successivo, con il pieno dei punti in palio. Un pareggio che qualifica anche il Cameurn.

A fine gara il ct azzurro Pierluigi Casiraghi, ha giustificato così la brutta prestazione dei suoi: «Abbiamo fatto fatica per il caldo e per il pessimo campo. Abbiamo cercato di giocare, ma negli ultimi minuti non abbiamo rischiato». Dello stesso avviso il presidente della Figc, Giancarlo Abete: «Il pubblico ha fatto bene a fischiare, ma noi avevamo diversi diffidati e un obiettivo da raggiungere. Insomma, una brutta partita ma un ottimo risultato».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 07-08-2008

 

SPORT|La rabbia di Donadoni: «Sul mio esonero poca correttezza»

NAZIONALE L’ex ct in una lunga intervista a Sky tv parla della sua esperienza in azzurro: «Situazioni non chiare»

A un mese di distanza dalla sconfitta di Vienna contro la Spagna, l’ex ct della Nazionale di calcio italiana, Roberto Donadoni, torna a parlare, di sé e del suo rapporto con i vertici azzurri. Sui quali getta l’ombra di un comportamento poco corretto nei suoi confronti. La sua cavalcata sulla panchina azzurra ebbe inizio in un clima ancora ebbro del Mondiale vinto dal suo predecessore e successore, Marcello Lippi. Tre sole sconfitte in due anni di gare ufficiali.

A pesare è stato un Europeo giocato male, anche se perso soltanto ai rigori. Una lotteria che a Lippi regalò la gloria, a lui invece la gogna mediatica e un esonero a caldo. È questo il punto: «Forse le cose sono state molto accelerate e, onestamente, mi aspettavo qualcosa di diverso, nei modi – ha spiegato ieri, ai microfoni di Sky, l’ex commissario Tecnico azzurro – Io so come mi sono comportato quindi, da questo punto di vista, non ho davvero nulla da rimproverarmi».

E l’ombra di Lippi quando ancora Donadoni era in piena corsa all’Europeo? «Ognuno può valutare questo come meglio crede: le cose sono andate in questo modo, io ne ho preso atto senza fare troppi discorsi o storie». Alza la testa, Roberto da Cisano Bergamasco, e rincara la dose: «Non so se ci sia stata correttezza assoluta da parte di tutti quanti. So di guardare in faccia una persona e poterla guardare dritta negli occhi, senza avere difficoltà e se c’è qualcuno che abbassa lo sguardo perché è in difetto, non è certo il sottoscritto». Al presidente della Figc, Giancarlo Abete, l’artefice principale del suo licenziamento, fischieranno ancora le orecchie. «Vivo in questo mondo da tanti anni – prosegue Donadoni – quindi so quali sono gli eccessi. Sicuramente c’è stato molto di eccessivo, ci sono stati anche dei fraintendimenti e situazioni poco chiare».

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