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Finlandia, avanti con istruzione e ricerca

 

Riepilogo Area Nord Europa 2009-2010: Le iniziative del Governo di Helsiki in favore di una innovazione ecosostenibile della produzione si accompagnano ad una strategia che mette al primo posto istruzione e ricerca

La Finlandia, recentemente, ha deciso di passare dall’attuale ventotto per cento di energie pulite al trentotto per cento nel giro dei prossimi dieci anni.  Due terzi di questo incremento potrebbero venire proprio da campi e foreste. Eolico, solare, idroelettrico possono contribuire a portare ancora di più il paese nordico all’avanguardia quanto a coscienza ambientale.
 
Il governo di Helsinki sta raggiungendo, in maniera particolarmente efficace negli ultimi anni, obiettivi molto elevati di riduzione delle emissioni nocive per l’atmosfera e di aumento della quota di energie rinnovabili utilizzate e ha sostenuto efficacemente queste idee anche negli ultimi vertici mondiali.
 
La Finlandia ha registrato nel 2009 un primato significativo, rappresentato dalla scarsa incidenza delle differenze sociali nel percorso formativo degli alunni, riconosciuto dalla Foundation of European Progressive Studies, nell’ultima parte dello scorso anno il Helsinki ha sancito il diritto alla conoscenza inclusa la presenza di connessioni web veloci nelle aree rurali, una scelta che la pone all’avanguardia in tale ambito.
 

Aldo Ciummo

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La proposta danese una delle più avanzate sul clima

La Danimarca è portatrice, con altri paesi come Finlandia e Olanda, di una visione sostenibile dell'economia che si misura in fatti: una quota sempre crescente di energia prodotta proveniente da tecnologie pulite. Nell'Efta, la Norvegia ha politiche ambientali molto avanzate. L'Unione Europea conta su di una tradizione favorevole al controllo delle emissioni e la Presidenza Svedese in particolare sta lavorando per affermare in tutta Europa una forte prospettiva ecologica

Il mondo si prepara al vertice di Copenaghen, la Danimarca vuole evitare un compromesso al ribasso

Lunedì prossimo inizia il vertice sul clima a Copenaghen, si concluderà solo il 18 dicembre. Dalle decisioni che verranno prese dipende molto del futuro del pianeta, sia in termini di possibilità di sviluppo per i paesi più poveri che di opportunità di reale crescita economica, compatibile con la vita umana.

L’indicatore principale delle emissioni è l’anidride carbonica e il rischio più vistoso il riscaldamento globale che minaccia di cancellare dalla carta geografica o di porre a dura prova le zone costiere di interi paesi, spesso le più densamente popolate, produttive e ricche di storia.

La Danimarca che è il paese che ospita il vertice è anche un esempio di politiche energetiche virtuose, con progetti crescenti in ambito di energie pulite e obiettivi di riduzione delle emissioni molto ambiziosi. In questo è accompagnata dallo sforzo svedese di promuovere l’economia verde in Europa ed è accompagnata da politiche ambientali molto avanzate anche da parte della Finlandia e nell’Efta (European Free Trade Agreement) dalla Norvegia.

La proposta danese prevede l’assunzione come parametro della riduzione delle emissioni il 1990 (ciò significa scegliere un anno in cui erano già più basse rispetto ad altre date) e l’obiettivo di ridurre l’immissione di gas serra della metà entro il 2050.

Un altro elemento particolarmente responsabile della proposta danese è la previsione di accollare i quattro quinti del taglio delle emissioni ai paesi industrializzati, data la necessità per i paesi meno sviluppati di utilizzare il traino dell’industria per mettersi al passo con gli altri.

Dopo il 2020, secondo gli auspici di Copenaghen, ci dovrebbe essere l’inversione di tendenza che, bisogna ricordare, non porterà alla soluzione dei problemi creati da uno sviluppo incontrollato, ma potrà limitare, e parzialmente, i danni passibili di essere causati dalle emissioni future.

Aldo Ciummo