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Michael Higgins presidente dell’Irlanda, la città di Dublino sempre più a sinistra

I dubbi sulla regolarità di alcuni episodi nell’ex partito di governo sono stati fatali per le aspirazioni di Sean Gallagher, mentre il candidato del Labour, Higgins, è stato riconosciuto come proposta autorevole

di   Aldo Ciummo

L’Irlanda continua nello spostamento significativo di vecchi equilibri, scomparsi assieme al ruolo di partito semi-permanente di governo accordato nei decenni passati al Fianna Fàil (una forza conservatrice di centro nazionalista), dopo la vittoria alle politiche di quest’anno dell’alleanza formata da Fine Gael (centrodestra liberale) e Laburisti, che ha portato Enda Kenny alla carica di Taoiseach (Primo Ministro).

Adesso è la volta della Presidenza della Repubblica, il nuovo Uachtaràn na hEireann è Michael D. Higgins, sostenuto dal Partito Laburista, una forza che partendo da un ruolo storicamente secondario (non oltre il quattordici per cento ancora in anni recenti) ha compiuto un ingresso ragguardevole nell’arena dei maggiori soggetti politici in Irlanda, a partire dalle elezioni europee del 2009 che hanno anche anticipato il peso che i laburisti stavano acquisendo a Dublino, dove oggi sono il primo partito e hanno raccolto un altro successo con l’elezione, nelle suppletive del collegio di Dublino Ovest, di Patrick Nulty. Il Fianna Fàil scompare da Dublino.

Sean Gallagher era favorito fino all’inizio di questa settimana, con un vantaggio di una decina di punti percentuali su Higgins, mentre gli altri candidati rimanevano molto indietro. L’emergere di una possibile irregolarità nelle modalità della raccolta dei fondi per il Fianna Fàil, in realtà del tutto presunta e legata ad una limitata donazione di un privato al FF (non in questa elezione) ha fatto crollare in pochi giorni il consenso di Gallagher.

Probabilmente a permettere a Higgins di diventare il nono presidente della repubblica irlandese è stata anche la voglia di riportare al centro una figura in grado di ricordare l’immagine presidenziale che lo stesso candidato del Labour ha tratteggiato dichiarando di voler essere “un presidente di cui andare fieri”. Il suo maggiore avversario, Sean Gallagher, ha detto “sono sicuro che sarà quel presidente” e lo ha ringraziato per la campagna positiva. Ma il primo a contratularsi con Michael Higgins è stato David Norris, uno dei candidati sconfitti, che ha una lunga storia per i diritti delle minoranze in Irlanda.

Sono stati battuti anche la cattolica Dana Rosemary Scallon, la civica Mary Davis e Gay Mitchell, che correva per il Fine Gael (il maggior partito di governo, mentre il secondo è il Labour in base alle ultime elezioni politiche nazionali), mentre ha avuto un buon risultato, che supera quello del partito, il candidato dello Sinn Féin Martin Mc Guinness, uno dei dirigenti dello Sinn Fein in Irlanda del Nord, con un passato nell’Ira: la lista nazionalista con sfumature socialiste ha intercettato molto del malcontento dovuto alla crisi in questi ultimi anni ed alle elezioni politiche di questa primavera ha tallonato i tre partiti maggiori.

I primi risultati sono arrivati da Dublino Midwest e danno Higgins oltre il 40 per cento, Gallagher poco sopra il 20, Mc Guinness al 16 per cento, Norris intorno al dieci, Gay Mitchell al sei, Mary Davis e Dana Scallon intorno al tre per cento a testa. Gli esiti che arrivano dalle altre circoscrizioni non sono molto diversi. Dublino Sudovest ricalca praticamente la situazione del collegio precedente, in particolare per i due principali contendenti. Ieri mattina Michael Higgins, accompagnato dalla moglie Sabina e dai figli Michael e Daniel è rimasto per un pò intrappolato nel traffico nella zona ovest di Galway, hanno riportato i giornali.

Nel Kildare i due politici in testa sono preponderanti con il 45 per Higgins e il 25 per Gallagher. Mc Guinness è un pò più debole a Dublino Ovest e Sud ed in quest’ultima ripartizione Higgins va ancora più forte, con oltre il 50% dei voti. In Dun Laoghaire (Dublino) la storia è la stessa, con Gallagher e Mc Guinness meno votati che in altre aree. Il conteggio finale arriverà questa sera ma le indicazioni sono chiare. Il Fianna Fàil, teoricamente più vicino a Gallagher e seriamente destabilizzato dalle elezioni che alcuni mesi fa lo hanno visto spintonato da largamente primo (e longevo) partito di maggioranza a malapena terzo, si è congratulato con Higgins attraverso il leader del FF Michael Martin, che ha affermato: ” sarà un eccellente presidente e rappresentante per l’Irlanda”.

Nel Tipperary (sud) Higgins e Gallagher sono testa a testa e McGuinness è un candidato forte con il 13 per cento, mentre a Donegal Nordest (vicino l’Irlanda del Nord) il primo è McGuinness dello Sinn Fein con il 32 per cento ed in controtendenza seguono Gallagher (ventotto) e dietro Higgins (ventitre), a Limerik (sud della repubblica) Higgins prende più della metà dei voti, in Cavan Monaghan (appena a sud dell’Irlanda del Nord, a nordovest di Dublino) è primo Gallagher e seguono, alla pari Higgins e McGuinness.

Ritornando alle elezioni suppletive di Dublino circoscrizione Ovest, con l’elezione di Patrick Nulty il Labour conferma l’andamento positivo avviato diventando il primo partito della città nelle elezioni europee del 2009 e (nella capitale) anche alle politiche, ma un altra corrente di sinistra maggioritaria riconferma la sua forza in città, l’area movimentista che permise alle liste a sinistra del Labour di ottenere un eurodeputato (sui dodici irlandesi a Strasburgo) del Socialist Party e che con la formula dell’United Left Alliance (ULA) ha portato quattro deputati del Socialist Party e del People Before Profit nel parlamento irlandese questo marzo.

Ruth Coppinger (Socialist Party) infatti ha ottenuto circa il 20 per cento nella circoscrizione ovest chiamata alle urne per un seggio del Dàil Eireann, composto da 166 deputati. Il Fianna Fàil qui ha ottenuto il 21 per cento con un altro McGuinness, David, da non confondere con quello più noto dello Sinn Fèin, Martin. Il FF però resta senza rappresentanti a Dublino e questo è indicativo dell’attuale situazione del partito che ancora con Bertie Ahern e Brian Cowen pareva in grado di reggere questa crisi di consenso come aveva fatto in tante occasioni nei decenni. Riguardo all’eletto, Patrick Nulty (28 anni) si è impegnato molto per i senzatetto.

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Anche l’Irlanda colpita dalle inondazioni

Famiglie irlandesi e inglesi senza riparo in molte zone dopo le intemperie di questi giorni. I danni sono elevati e le previsioni lasciano temere altre piogge torrenziali. L'Europa deve essere rapida in caso di necessità ad assicurare al Regno Unito ed all'Irlanda lo stesso supporto che loro hanno reso immediatamente disponibile nei disastri recenti (si ricordino le proposte di uomini e mezzi in occasione del terremoto in Abruzzo)

L’ondata di maltempo che ha causato tanti danni nel Regno Unito sta colpendo anche Dublino, Galway, Cork e costringendo il governo guidato da Brian Cowen a misure di emergenza

 

Negli ultimi due anni l’Irlanda sta fronteggiando eventi meteorologici straordinari rispetto al passato, già nella prima metà dell’agosto 2008 le piogge torrenziali avevano costretto molte aree agricole a chiedere aiuti per ripagare le perdite finanziarie subite, ma la situazione tra ieri e oggi è ancora peggiore. L’esercito è stato chiamato dallo stato in supporto degli abitanti delle zone più colpite. Il Ministro dell’Ambiente John Gormley (Green Party) ha affermato che ieri si è verificato qualcosa che non accadeva da ottocento anni, quanto a quantità ed intensità con la quale l’acqua si è abbattuta sulle cose, ed ha aggiunto che è quasi un miracolo l’assenza di vittime (nel Regno Unito putroppo ve ne sono state).

Gli eventi atmosferici hanno determinato anche disagi generalizzati, a Cork 18.000 case sono rimaste senza acqua corrente e simili interruzioni dei servizi basilari si registrano in tutta l’isola, anche riguardo l’erogazione di energia elettrica. Inoltre, un dato negativo che per completezza dell’informazione non può essere taciuto è il problema generale dell’equilibrio tra ambiente ed antropizzazione del territorio nella Repubblica, perchè gli anni del boom finanziario in Irlanda da una parte hanno portato benefici abbastanza equamente distribuiti rispetto ad altre nazioni e sono stati accompagnati da una redistribuzione accogliente anche verso i nuovi cittadini dell’Eire, ma dall’altra hanno spinto l’isola ad uno sviluppo edilizio ed infrastrutturale rapidissimo e non sempre attento alle esigenze ecologiche. Lo si sta vedendo con la facilità con la quale si verificano gravissimi danni.

Intanto, mentre le città costiere temono danni maggiori perchè le previsioni del tempo non sono incoraggianti, anzi avvertono che l’intensità delle precipitazioni e l’aggravarsi del maltempo potrebbero essere maggiori, l’esercito si muove per offrire assistenza alle zone del sud della repubblica, dove città come Cork (la seconda per importanza e dimensioni dopo Dublino) sono state colpite in maniera particolarmente grave.  A Cork, il fiume Lee è straripato e la centrale che eroga l’acqua alla maggior parte delle abitazioni è stata danneggiata e si pensa che non potrà essere riparata prima di una settimana.

A Galway, nell’ovest, le autorità hanno consigliato agli automobilisti di non mettersi in viaggio, la situazione delle coste è preoccupante. L’Associazione degli Agricoltori (Irish Farmers Association) ha reso noto che migliaia di ettari sono letteralmente sommersi.  Non soltanto a Galway, ma anche in molte città minori dell’ovest, molte case sono state evacuate e si sono anche registrati problemi con abitanti che anche in assenza di energia elettrica hanno insistito per rientrare nelle proprie dimore, mentre molti sono stati alloggiati provvisoriamente in alberghi.

Si temono soprattutto i rischi di inquinamento. Mentre il Regno Unito e l’Irlanda vengono messi a dura prova, specialmente le persone comuni, non si può non ricordare la disponibilità di uomini e di mezzi che questi paesi hanno proposto immediatamente quando l’Italia ha sofferto per il terremoto dell’Aquila, ragione in più per cui è auspicabile che lo Stato italiano e l’Europa in generale si muovano con la solidarietà qualora i nostri vicini europei inglesi ed irlandesi abbiano bisogno di supporto in seguito agli eventi incontrollabili che si stanno verificando.

Riguardo alle condizioni del territorio ed al dibattito sulla messa in sicurezza dell’ambiente e delle strutture urbane, chiaramente andrà affrontato il discorso sia a livello europeo che nei singoli paesi, soprattutto in quelli come l’Irlanda che hanno avuto una crescita economica e demografica spesso non abbastanza accompagnata da adeguata attenzione agli aspetti ecologici. Il Fine Gael, principale partito d’opposizione, ha già chiesto per bocca di Phil Hogan un inchiesta indipendente sui sistemi di allarme e sulle competenze delle autorità locali in casi del genere in questione. Intanto, oggi pomeriggio il primo ministro Brian Cowen (Fianna Fail) presiederà una riunione d’urgenza del governo per le misure urgenti.

Aldo Ciummo

Spunta un candidato irlandese per la Presidenza Europea

 

John Bruton, ex premier targato Fine Gael e candidato alla presidenza UE

John Bruton, ex premier appartenente al principale partito di opposizione nella Repubblica Irlandese, fa evidentemente suo il motto americano che da noi potremmo tradurre con un eccesso di ottimismo "chiunque può diventare presidente degli Stati Uniti d'Europa"

Ieri si è proposto l’ex primo ministro John Bruton, appartenente al Fine Gael, principale partito d’opposizione in Irlanda e forza vincente nelle elezioni europee che si sono tenute a giugno, in accordo con la tradizione locale il Governo di Dublino non ha potuto fare altro che accordargli il proprio sostegno

 

E’ uno scherzetto di Halloween che il Governo di Brian Cowen, Fianna Fail, non si aspettava, e che non gli ci voleva adesso. John Bruton, ambasciatore europeo a Washington, è andato a dire a tutti gli ambasciatori dei 27 negli Usa che lui vuole diventare il primo Presidente stabile della Unione Europea, risultato: il governo, che aveva dato l’ok all’inglese Blair, ha dovuto dire quello che si dice da quelle parti in questi casi, che una volta che un irlandese si è fatto avanti, l’Irlanda lo sostiene (“once an Irishman is going forward, we’re supporting the Irishman” così il ministro degli esteri Michael Martin ieri).

Toni di circostanza a parte, la candidatura mette in luce il partito liberale (Fine Gael) che ha stravinto le elezioni europee e che minaccia concretamente le scarse speranze del Fianna Fail di restare al potere: partito degli umili, della nazione e della spesa, il Fianna Fail nel tempo è rimasto solo il partito della spesa, ciò che è stato visto come un merito negli anni ’90 e in gran parte degli ultimi anni quando c’erano soldi da spendere, ma che non è più accettato a cuor leggero adesso che la crisi ha investito in pieno gli Stati Uniti e con loro anche l’Irlanda, legatissima all’economia stelle e strisce.

L’imbarazzo è accentuato dall’atteggiamento tenuto dal leader del Fine Gael, Enda Kenny, che prima ha premuto sul Governo perchè quest’ultimo preparasse un terreno favorevole a promuovere Bruton al rango di Commissario nella legislatura europea, poi ha fatto saltare fuori in questo modo la candidatura – un fatto compiuto – a Presidente della UE (la notizia è arrivata in Irlanda direttamente con una lettera dell’ambasciatore irlandese negli Usa, Michael Collins, che ha avvisato il Governo lasciandolo cadere letteralmente dalle nuvole).

Dotato di una sua logica, sia pure molto debole, nel contesto favorevole a candidati di medio profilo che si è venuto a creare, il passo di Bruton si configura però soprattutto come una tattica di politica interna, laddove sembra che Mary Robinson, candidato molto credibile, si sia esclusa dalla corsa e nello stesso tempo l’area geografica in questione, nella sua interezza, conta su Tony Blair che è un personaggio forte, alla cui figura politica sarebbe realistico contrapporre soltanto valide alternative, che al momento non sono molte, a parte Lipponen e Balkenende. In questo quadro non sarà un dettaglio insignificante la posizione dell’Irlanda, sperando che la Repubblica riesca ad acquisirne davvero una, al di là dell’appoggio formale a Bruton, perchè il Governo di Brian Cowen ha ricevuto, nella persona del Taoiseach (primo ministro) stesso, una serie di applausi dai leaders europei sempre ieri, per il ruolo dimostrato da Dublino nel successo di forma e di sostanza nel referendum pro-costituzione europea del 2 ottobre.

Aldo Ciummo

INTERNAZIONALE|Quadrifoglio sottosopra, Dublino pure un pò più “rossa”

Dopo le elezioni europee ed amministrative nella Repubblica vacilla il monopolio centrista del Fianna Fàil, i liberisti del Fine Gael spingono per il ricambio, avanzano le sinistre e si ferma l’inventore del no a Lisbona, in Ulster invece lo Sinn Fein ha ottenuto un risultato storico diventando il primo partito


di Aldo Ciummo

Il doppio colpo ricevuto dal partito di governo centrista Fianna Fàil a Dublino da una parte ha permesso ai suoi avversari liberisti del Fine Gael di diventare il primo partito nelle europee, dall’altra ha messo in luce una grande e articolata crescita della sinistra locale nell’altra competizione fatale all’immagine del premier Brian Cowen, le amministrative. A Dublino il Labour ha superato tutti ottenendo 19 consiglieri su 51 ed esprimendo il sindaco, Emer Costello, ed il vicesindaco Kevin Humphreys. La sconfitta per il Fianna Fàil anche da parte del Fine Gael è stata anche più dura rispetto al voto politico delle europee, solo 6 eletti a fronte di 12.

Nelle elezioni europee il Labour è arrivato terzo, ma ha sottolineato la propria aspirazione a partito di massa avvalorandola soprattutto nell’est, intorno a Dublino e fortemente in città. Se il Fianna Fàil ha vissuto il voto nel suo complesso o come un giudizio sulla gestione della crisi economica ma anche su quel rapporto privilegiato con i ceti medi e popolari che faceva del Fianna Fàil il partito quasi eterno di governo con la sua formula che univa conservativismo e assistenzialismo, drasticamente ridotto per fare fronte alla crisi, a Dublino il Labour ha raggiunto nel voto per il Parlamento Europeo il 20 per cento, eleggendo così Proinsias De Rossa, la cui storia parte da Democratic Left, (una costola riformista del vecchio partito marxista Workers Party nato da una parte di sinistra dell’Ira degli anni settanta).Democratic Left si unì al Labour negli anni ’90 senza apportare grandi consensi, ma De Rossa è diventato uno dei personaggi trainanti del Labour. Il Fine Gael guidato da Enda Kenny batte le forze del premier Brian Cowen 29 a 23 per cento,  ma questo da solo non basterà a farne il partito che succederà al potere del Fianna Fàil, abituato a percentuali quasi doppie alle attuali.

Scelte europee ed amministrative a Dublino hanno battuto entrambe un colpo in positivo per l’estrema sinistra, che qui ha colto il suo successo più significativo mandando un outsider in Parlamento Europeo, Joe Higgins, il trotzkista che facendo si potrebbe dire il percorso inverso rispetto a Proinsias De Rossa, abbandonò il Labour per formare il Socialist Party, che ha raccolto a Dublino il 12 per cento dei consensi: molto radicato su questo territorio urbano, per un decennio tra 1997 e 2007 ne è stato tra i rappresentanti nel parlamento nazionale. Nel consiglio comunale sono andati abbastanza bene lo Sinn Fein che ha portato in aula sette consiglieri, il People Before Profit Alliance che è una sorta di gruppo civico in stile social forum che un pò dappertutto nelle città si è fatto vedere a partire da battaglie su temi locali e legati all’estensione dei diritti ed alla partecipazione che ce ne ha portati due e vari indipendenti.

In ogni caso queste elezioni europee segnano evidenti trasformazioni della geografia elettorale sia in Irlanda che in Ulster. Declan Ganley, che creò Libertas per opporsi al trattato di Lisbona e ci riuscì col referendum di giugno non è riuscito a farne un progetto politico radicato in Irlanda, si è fermato al 6 per cento e ha dichiarato che abbandonerà la politica. I Verdi sono stati quasi cancellati dall’alleanza di governo, sotto al 2%. Il Labour, gruppo che più volte ha lavorato con il principale partito di opposizione raccogliendo percentuali  intorno al 10-12 per cento, con Eamonn Gilmore come leader si è orientato a candidarsi autonomamente come alternativa, avendo raggiunto il 14% in queste consultazioni, grazie soprattutto al risultato della circoscrizione di Dublino. Sempre a Dublino il Fine Gael, primo partito in tutta la Repubblica nelle europee, ha eletto Gay Mitchell. Il Fine Gael avrà quattro europarlamentari, il Fianna Fàil tre ed anche il Labour ne avrà tre. Oltre al parlamentare di sinistra Joe Higgins ce l’ha fatta anche una indipendente nel nordovest. Lo Sinn Fein, il partito dei repubblicani che vuole la riunificazione dell’isola, pur non eleggendo nessuno al sud per il parlamento Ue è cresciuto fino ad arrivare all’undici per cento, contemporaneamente alle buone notizie che ha avuto dal nord.

Per la prima volta in assoluto lo Sinn Fein è diventato la prima forza dell’Ulster col 26 per cento dei voti grazie alle divisioni del campo unionista protestante, dove i duri e puri di Ian Pasley (il Democratic Unionist Party trainato al 18% da Diane Dodds) subiscono la concorrenza del Traditional Unionist Party (13%), ostile al processo di pace che vede il DUP insieme allo Sinn Fein nell’esecutivo dell’Ulster. L’UUP, (unionisti moderati) si è fermato al 17 e l’SDLP (repubblicani di centro) al 16. Nell’Irlanda del Nord cominciano ad affacciarsi forze estranee ai due campi nazionali, come i verdi (intorno al 3 per cento). E’ il segno di una maggiore attenzione a problemi “laici” e concreti come scuole, ospedali ed ambiente.

Riguardo alle altre circoscrizioni europee della Repubblica, nel Nord Ovest è stato il Fianna Fàil a prevalere e dovrebbe eleggere Pat “the cope” Callagher, mentre un altro Higgins, Jim, da non confondere col “rosso” Joe di Dublino, andrà a Strasburgo per il Fine Gael. Anche Marian Harkey, indipendente, pare avercela fatta, i dati da questa circoscrizione sono in ritardo. Qui Declan Ganley ha raccolto ben il 13 per cento con la sua creatura politica, Libertas, ma questo non è bastato all’imprenditore che combatteva il Trattato di Lisbona, per ottenere un seggio. Nel Sud, che comprende anche buona parte dell’ovest, e dove la competizione ha visto andare bene lo Sinn Fèin (13%) il Fine Gael ha eletto Sean Kelly, il Fianna Fàil Brian Crowley e il Labour Alan Kelly. La circoscrizione Est è stata indicativa delle tendenze nazionali, con un Fine Gael che ha quasi doppiato il FF arrivando al 40 per cento e un risultato del Labour vicino a quello di Dublino. Sono stati eletti Mairead McGuinness per il Fine Gael, Nessa Childers del Labour e Liam Aylward per il Fianna Fàil. Tutti gli indipendenti hanno raccolto in Eire circa l’undici per cento del voto. In Irlanda gli elettori esprimono tre preferenze, in modo che se la prima scelta non ha possibilità di raggiungere la soglia necessaria oppure il voto eccede una soglia già raggiunta dal candidato, si conta il suo secondo voto, fino al terzo se anche il secondo non è stato “fortunato”, per permettere la maggiore rappresentanza possibile.

Quanto all’Ulster, Bairbre De Brun è stata eletta per lo Sinn Fèin, Jim Nicholson per gli unionisti moderati (Uup) e Diane Dodds per il DUP, che fino a ieri era il partito dei duri e puri (si erano opposti agli accordi del Venerdì Santo firmati nel 1998 dal premier David Trimble, dell’Uup e avevano conquistato la maggioranza su questa base intransigente prima di arrivare alla formazione di un governo di unità nella primavera del 2007). Oggi la bandiera dell’Union Jack sventola in mano a Jim Allister, del Traditional Unionist Party, che pur non raggiungendo un seggio, col 13% rappresenta quella parte della comunità unionista che non accetta l’entrata dello Sinn Fèin e quindi dell’Ira nelle istituzioni.


INTERNAZIONALE|Dublino. Il partito di maggioranza sempre più in difficoltà

Il Fianna Fàil fronteggia il malumore dei suoi sostenitori insieme con la crisi economica e corre ai ripari tassando i redditi elevati

di Aldo Ciummo

Il primo ministro Brian Cowen fiuta la scontentezza crescente dentro il partito di maggioranza, mentre si moltiplicano le proteste nella scuola e nel settore dell’agricoltura. Sono proprio i tagli che colpiscono nel sociale a mettere in difficoltà una forza come il Fianna Fail che nella parte più esposta della società ha sempre avuto la propria roccaforte, consolidata grazie ad un misto di tradizione nazionale e attenzione alla solidarietà.

I 280 consiglieri del partito dovrebbero incontrarsi a febbraio, ma in questo ultimo mese il Fianna Fail ha perso tre deputati “ribelli”, sfilatisi uno alla volta su singole questioni, sempre legate alla scuola o alla sanità e sempre in fatto di tagli. L’ultimo, McDaid, non ha accettato di risparmiare sulla prevenzione del cancro gratuita alle preadolescenti.

Intanto la crisi economica e il bilancio del governo hanno messo in fibrillazione le categorie più disparate e 6000 agricoltori hanno manifestato ieri nel Leitrim, il presidente della loro associazione (“The Irish Farmers Association”) Padraigh Walshe ha dichiarato che 60.000 agricoltori possono essere danneggiati dalle diverse riduzioni dei sussidi e che nella parte occidentale dell’isola 1200 posti di lavoro in questo settore sono a rischio.

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INTERNAZIONALE|Cambia il panorama politico irlandese con la scomparsa dei Progressive Democrats

Nato 23 anni fa da una costola del Fianna Fàil più favorevole al mercato e alle privatizzazioni, il piccolo partito dei PDs esce di scena privato di consenso, giovani e parlamentari

di Aldo Ciummo

In settimana il partito dei Progressive Democrats si riunirà per decidere le modalità legali di uno scioglimento che era stato annunciato durante tutto l’autunno. Nato 23 anni fa, il gruppo poteva ricordare per certi versi i radicali, a chi lo avesse guardato dall’Italia. Se i radicali italiani infatti erano la costola più liberale del Partito Liberale stesso, i Progressive Democrats irlandesi sono fuoriusciti dal vecchio partitone nazionale del Fianna Fàil perchè volevano più libertà individuali ma soprattutto più mercato.

Des O’ Malley fondò questo partito nel 1985, dopo essere stato espulso dal Fianna Fàil per le sue posizioni liberiste in economia e liberali sui diritti civili. A lui si uni’ Michael McDowell, proveniente dal Fine Gael, la principale forza di opposizione. Inizialmente la nuova formazione anche raggiunse il 12% dei consensi, due anni dopo aveva solo il 5%, ma entrò nel governo col Fianna Fail, all’epoca diretto dal Taoiseach (primo ministro) Charles Haughey.

Dopo le dimissioni di Haughey e la conseguente uscita dal governo, la cui popolarità era in calo, nel 1993 la leader del partito divenne Mary Harney, che oggi è ministro della Salute e che sta affrontando le polemiche sui tagli alla spesa pubblica in questo settore, tradizionalmente protetto in un paese molto meno liberista nel welfare di quello che spesso si pensa e che infatti deve ad una solida tenuta della solidarietà gran parte del suo benessere (gli immigrati regolari godono di reali aiuti per la casa e il servizio che supporta gli irlandesi nella ricerca del lavoro, la FAS, supporta esattamente nello stesso modo i cittadini europei, metodo quasi unanimemente condiviso, tanto è vero che una isolata proposta di finanziare il rientro in patria degli immigrati UE senza lavoro ha sollevato vivaci reazioni basate sul presupposto che ogni europeo ha gli stessi diritti sull’isola).

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INTERNAZIONALE|Il governo irlandese vacilla sui tagli alla scuola

Il partito di maggioranza, il Fianna Fail, ha isolato e perduto due parlamentari a causa dell’osteggiato progetto

di Aldo Ciummo

Paese che vai, tagli che trovi, ma sembra che di fronte alla crisi economica globale il rimedio subito presente alla mente dei governanti sia comunque uno: risparmiare sulla Sanità e sulla Scuola. A Dublino nelle scorse settimane la maggioranza in carica ha quasi fatto il botto sul primo capitolo, con una proposta di ridurre le garanzie sanitarie per gli anziani capace di far rivoltare mezzo partito di governo, cosi’ il Taoiseach (qui il termine sta a significare più o meno Primo Ministro, ma non ne ha proprio i poteri come nel Regno Unito) ha fatto marcia indietro sul tema Sanità.

Adesso sono i tagli all’Istruzione che stanno seminando una protesta meno rumorosa che altrove ma molto diffusa e tenace, anche perché stiamo parlando di un paese dove la metà della popolazione è giovane e quelli sotto i 21 anni, già da soli, sono quasi un terzo degli abitanti, mentre buona parte degli altri porta ogni giorno uno o più bambini all’asilo o a scuola. Joe Behan e Finian McGrath, uno del Fianna Fail e l’altro indipendente, ma organico al partito di maggioranza, si sono opposti ai tagli e sono stati rimossi dalle Commissioni di cui erano incaricati (rispettivamente Giustizia ed Educazione) e rimpiazzati da politici maggiormente legati alle direttive del Taoiseach, Brian Cowen.

Intanto, la Teachers Union of Ireland e The Children Rights Alliance, che raccoglie una ottantina di associazioni, hanno elaborato una stima che prevede una crescita delle spese scolastiche di circa 2000 euro l’anno prossimo, per una famiglia tipo con quattro ragazzi e ragazzini in vari livelli dell’istruzione. La stima include l’aumento delle spese di iscrizione, delle tasse universitarie e quelle derivanti dalla riduzione di servizi, che ricadrebbero quindi sui genitori e sugli studenti, per quelli che vanno all’università.

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