• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

Prospettive nel Mediterraneo per la Ue

 

Il 7 giugno a Barcellona si svolgerà il secondo summit dell’Unione per il Mediterraneo, ambito pressato da molti problemi in questo frangente

Al Parlamento Europeo è stato presentato un progetto di risoluzione (a firma di Vincent Peillon, eurodeputato francese del gruppo dei Socialisti & Democratici) teso ad assicurare un maggiore impegno da parte dei governi riguardo al consolidamento delle istituzioni cooperative dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

I lavori dell’Unione Per il Mediterraneo (UPM) si sono fermati alla fine del 2008 per le difficoltà dovute al conflitto di Gaza in Palestina e le riunioni ministeriali sono riprese soltanto nel settembre 2009. La maggior parte dei progetti dell’UPM riguarda lo scambio tra scuole ed università. Esiste il progetto di creare un vero e proprio Erasmus a livello di Mediterraneo.

Secondo le valutazioni dei deputati europei, la struttura istituzionale dell’UPM per essere completata deve passare attraverso l’assemblea parlamentare euromediterranea (Apem). L’Unione Per il Mediterraneo, nodo centrale della strategia politica comunitaria nei confronti di una regione geografica da sempre particolarmente fatta oggetto di attenzione da parte di Bruxelles e di Strasburgo per i rapporti peculiari che intrattiene con l’economia e la società continentale, ha come suo primo obiettivo in questa epoca la rivitalizzazione del processo di Barcellona. 

Il documento in questione, promosso a Parigi nel luglio del 2008, prevede il potenziamento di sei aree di progetti che sono le vie di comunicazione marittime e terrestri, la bonifica del mare Mediterraneo come valorizzazione della ricchezza naturale della regione, la protezione civile dei territori, lo sviluppo dell’energia solare, la crescita degli affari nel Mediterraneo e l’università euromediterranea come avanguardia della prospettiva europea a Sud.

Aldo Ciummo

Europa: il dibattito è aperto

 

Ad eleggere la nuova Commissione oggi è stato un Parlamento Europeo il cui peso è stato accresciuto dal Trattato di Lisbona. La sfida adesso è assicurare all’Unione un peso ed una incisività corrispondente alle sue potenzialità

 

E’ stata resa nota oggi la composizione della Commissione Europea che resterà in carica fino al 31 ottobre 2014 e che guiderà la UE in un periodo doppiamente cruciale, perchè caratterizzato dalla crisi economica e sociale e e e dalla presenza di un nuovo soggetto politico nel mondo, l’Europa uscita dal Trattato di Lisbona con un profilo più forte e definito.

Partito Popolare Europeo (Centrodestra), Socialisti e Democratici e l’ALDE (Liberali) avevano annunciato il sostegno all’ esecutivo ed hanno ottenuto 488 voti favorevoli, mentre Verdi-Alleanza Libera Europea, la GUE/NGL (Sinistra Europea Unita e sinistra verde nordica) e l’Europe of Freedom and Democracy (gruppo di destra che unisce gli ex gruppi di IND-DEM cioè Indipendenza e Democrazia e di Unione per una Europa delle Nazioni o UEN) avevano detto no ed hanno raggruppato 137 contrari. Le astensioni sono state 72, riferibili all’ECR  (Conservatori e Riformisti Europei).

José Manuel Durao Barroso, Presidente della Commissione Europea, ha commentato il debutto del nuovo esecutivo affermando che adesso l’Unione Europea è chiamata dal momento storico impegnativo che ci troviamo di fronte a dimostrare di non essere soltanto la somma delle sue parti.

Joseph Daul, deputato francese del PPE (Centrodestra), durante il suo intervento ha sottolineato la deludente presenza europea in diversi momenti di difficoltà importanti, mentre il tedesco Martin Schultz (S&D, Centrosinistra) ha criticato l’assenza di dibattito da parte dei Commissari, designati in base ad un compromesso politico voluto dal presidente della Commissione, Barroso.

Il liberale belga Guy Verhofstadt ha auspicato un’Europa sempre più indipendente dalle pressioni dei singoli stati membri, in forza delle nuove regole introdotte dal Trattato, che saranno anche  approfondite, nelle prossime settimane su queste pagine web.

Daniel Cohn-Bendit, per i Verdi, ha attaccato la prassi di votare in base ad accordi tra i maggiori gruppi rappresentati a Strasburgo (PPE, S&D, Alde, N.d.R) ed ha sottolineato che chi vota contro le proposte maggioritarie in assemblea non è, per questo, contro l’Europa.

L’elezione della Commissione, preceduta dalle valutazioni delle Commissioni parlamentari europee e dalla Conferenza dei Presidenti, comprendente Jerzy Buzek (Presidente del Parlamento Europeo) ed i presidenti dei diversi gruppi politici, segue di pochi mesi l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che rafforza il ruolo di controllo e di proposta del Parlamento e (anche in forza di questa garanzia democratica) affida un più forte mandato alla Commissione Europea, l’esecutivo, nella formulazione delle politiche comunitarie.

Aldo Ciummo