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REPORTAGE|Un cantiere a cielo aperto. Bruxelles, delitti e virtù dell’eurocapitale (1)

Un viaggio alla scoperta della capitale dell’Unione Europea. Una città dalle due facce, in continua evoluzione, con cantieri, gru e uomini al lavoro in ogni angolo della strada per costruire il volto di domani. Una città che dovrebbe servire da esempio a tutte le metropoli del continente unito, dove quello che funziona sono la multiculturalità e i servizi, ma che troppo spesso cade nelle sue stesse contraddizioni. proviamo a spiegare perché.

Davanti alla Cattedrale di Bruxelles, a Sinter-Goedelevoorplein, si è riunito sotto una pioggia battente uno sparuto gruppo di manifestanti. Tra striscioni e slogan ripetuti reiteratamente al ritmo dei tamburi, quello che colpisce particolarmente è un brano cantato a gran voce dall’uomo al microfono, vicino al furgoncino parcheggiato proprio sotto la scalinata in marmo della chiesa, di fronte a lui gli striscioni, uomini, donne e qualche bambino, molti vestiti in abiti tradizionali di qualche paese del sud del mondo.

«Una mattina – cantava il tipo – mi son svegliato, po po po, oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao. Una mattina, po po po, mi sono svegliato, po po po, ed ho trovato l’invasor». I manifestanti sono quelli dell’Udep (Union De Defense des Personnes Sans Papierse); il cantante è un omone belga, alto, biondo, sulla cinquantina; probabilmente nostalgico dei canti partigiani italiani e non solo.

Tutti riuniti per far blocco contro l’arresto di dodici clandestini, “sans-papiers” da queste parti, che avevano protestato a loro volta contro le autorità belghe, ree di aver “indotto” alla disperazione un loro compagno, un altro clandestino, un giovane camerunense di 32 anni che, costretto a lasciare il paese, si è impiccato all’interno della toilette del campo in cui soggiornava dallo scorso mese di aprile, situato a pochi chilometri da Anversa.

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L’OPINIONE|Il “Paccotto” sicurezza

Maroni vorrebbe far vedere che ha il pugno di ferro, ma Bucarest avverte e lui fa marcia indietro

«Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla». Quanto scriveva Alexis De Tocqueville nel 1840 in La Démocratie en Amérique, mi sembra quanto mai appropriato per descrivere l’atmosfera incontro cui stiamo da tempo navigando nella bufera che ha investito dal 14 aprile la nostra democrazia. Le pagine da cui ho tratto questo breve tratto di saggistica ottocentesca sono de “Il Diario” diretto da Enrico Deaglio e gliene devo dar merito, se non altro per aver colto con sagacia l’assoluta assonanza con le parole dello scrittore e le contemporanee circostanze italiane con le quali ben combaciano.

La parola d’ordine oggi è sicurezza. Dalle pagine di SkapeGoat abbiamo spesso recentemente affrontato il tema dell’immigrazione e soprattutto grazie all’aiuto di Aneta Carreri (bellissimo il suo ultimo articolo sui rom), stiamo cercando, e continueremo a farlo, di sensibilizzare le teste di molti italiani – e magari di qualche francese se ci legge per sbaglio – riguardo al tema dell’immigrazione e dei rom. La settimana scorsa dalle pagine di Liberazione il direttore, Pietro Sansonetti, lanciava un appello che dire accorato è poco, contro le nuove leggi sull’immigrazione e quindi sul nuovo “pacchetto sicurezza” che il neo ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si sta apprestando a portare a estremo concepimento. Sansonetti richiamava dalle pagine del suo giornale le similitudini che questi provvedimenti avrebbero con le leggi razziali emanate nel ’38 dal regime fascista, con la differenza che allora si parlava di “ebrei” e oggi si parla di “rom”.

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