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POLITICA|Padova al ballottaggio. Una prova importante per il centrosinistra veneto

Decisive saranno le indicazioni di voto di Udc e Beppe Grillo

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on-line

Archiviate le elezioni europee e gran parte di quelle amministrative restano da definire le sorti di quei comuni che andranno al ballottaggio. Sarà un altro banco di prova importante per verificare la tenuta del centrosinistra, soprattutto in quelle circoscrizioni dove si è andata esaurendo la spinta dei voti della coalizione e, gioco forza, si dovrà far leva sulle indicazioni delle liste escluse dal voto.

E se Bologna e Firenze sono storiche roccaforti rosse che rischiano ora di passare dall’altra parte, particolare attenzione merita anche il ballottaggio per la carica a sindaco di Padova.

Non sarà facile per la coalizione di centrosinistra uscire indenne in uno dei più grandi comuni del Veneto, dove a farla da padrone è il Pdl e la Lega. Seppur separati, alle europee i due partiti dell’attuale maggioranza al governo hanno totalizzato, nella circoscrizione nord orientale, più della metà dei seggi, trovando sulla loro strada soltanto l’opposizione del Pd. A Padova, tuttavia, si gioca in una situazione di sostanziale equilibrio, un bipartitismo perfetto che segna da un lato, con il 45,7%  delle preferenze, il sindaco uscente del Pd, Flavio Zanonato, dall’altra, con il 44,9%, l’esponente del centrodestra, Marco Marin, dentista ed ex olimpionico.
Nel comune patavino il dato percentuale premia su tutti il partito di Franceschini, che risulta essere il più votato (28,4%), seguito da Pdl (23,8%) e Lega (11%). A pesare dalla parte di Zanonato è stata la lista civica Padova con Zanonato, ma anche una coalizione formata da Idv, Sinistra per Padova, Prc, Pdci e Partito Socialista.
Cosa deciderà le sorti di questa importante piazza? Il ballottaggio dello scorso anno a Roma può servire da esempio. Alemanno scalzò Rutelli dal Campidoglio nonostante il candidato del Pd si presentava allo spareggio con una buona dose di vantaggio. A pesare a Padova potrebbero essere i voti degli elettori di Udc e Lista Grillo. La prima lista è il serbatoio più ampio con il 3,3% del totale, interlocutore privilegiato del Pd – così ha sostenuto Casini prima del voto del week end -, mentre lo showman anti-casta ha totalizzato l’1,1% delle preferenze. Difficilmente potrebbero far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra i voti delle liste della destra estremista, poco cospicui. Insomma, se ci sarà una forte affluenza, cosa tutta da verificare, il centrosinistra potrebbe approfittare dei voti di Pierferdi e di Beppe Grillo, mentre il Pdl ha già esaurito i jolly a disposizione.
La questione di Padova sarà l’ultimo tassello per il PD in tutto il Veneto. E in seno alla sezione veneta del Pd si apre la questione del rinnovamento, con un occhio particolare ai risultati delle europee. «Il nostro risultato qui è in linea con quello nazionale – ha spiegato il senatore e segretario regionale del Partito Democratico del Veneto, Paolo Giaretta – e certamente non ci può soddisfare perché restiamo poco sopra il 20%. È evidente che lo scontro PDL-Lega ha finito per monopolizzare la contesa, tuttavia bisognerà attendere i risultati delle amministrative. Il PD in molte realtà importanti ha tenuto anche sul voto delle europee».

«Non dobbiamo però trascurare un elemento – ha concluso il segretario regionale -. Dal voto di preferenza arriva alla dirigenza una forte richiesta di rinnovamento. Bisognerà tenerne conto con coraggio e con coerenza anche nella vita interna di partito».

POLITICA|La fiducia a Berlusconi? Solo apparente

Sale quella percepita, ma non quella effettiva. Bene Prc e Sl; il Pd meglio nei comuni


di Simone Di Stefano

Sale la fiducia nel premier, ma avanza anche la sinistra. Questo è quello che si evince se si incrociano i dati del sondaggio pubblicato oggi da Digis e quelli Ispo con cui dalle pagine del Corriere della Sera ieri Renato Mannheimer confezionava un articolo dai toni trionfalistici, intitolato «La notorietà del Premier mai così alta». In quest’ultimo si riportava che gli italiani hanno ancora più fiducia nel Premier (48%) di quanta ne avevano prima del terremoto in Abruzzo.

Nessuno ha spiegato però che a essere aumentata in realtà è solo la sensazione degli intervistati circa il pensiero degli italiani in generale. Tanto che la percentuale di gradimento al governo crolla repentinamente (26%) dal momento in cui si chiede il parere personale al soggetto campione, aumentando del 18% la voce «La stessa fiducia di prima comunque bassa». È pur sempre vero che secondo i dati Digis il Pdl, in vista delle europee 2009, continua a guadagnare punti rispetto alle ultime elezioni politiche del 2008.

In questo caso è il Pd che perde l’8%, a favore dell’Italia dei Valori che continua a rosicchiare consensi al resto della coalizione. La parte del leone la fa tuttavia la sinistra. fuori dal Parlamento ma ancora radicata nel territorio. La scissione nei due rami, Rifondazione Comunista e Sinistra e Libertà, sembra aver addirittura beneficiato se è vero che i favori, pur sempre da doversi spartire, sono quasi raddoppiati (4,6% Prc; 2,2 Sl; 4,1% nel 2008).

Per quanto riguarda i comuni è tutt’altra partita. In questo caso conta molto più la gestione amministrativa delle giunte uscenti. _Concentrando l’attenzione su Ferrara e Rieti, due dei comuni più grandi tra quelli interessati alle prossime amministrative, la situazione si capovolge ulteriormente perché in entrambi i casi c’è un netto dominio dei candidati del Pd, Fabio Melilli a Rieti (53,2%) e Marcella Zappaterra a Ferrara (31,8%).