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MEDIO ORIENTE|Olmert annuncia le sue dimissioni da premier. «Non prima di aver trovato un successore»

Sono le inchieste molteplici che pendono sulla sua testa ad averlo convinto ad avanzare le dimissioni da premier e presidente del partito Kadima. Intanto avanzano diverse candidature. Tra i favoriti a rivestire la importante carica Tzipi Livni e Shaul Mofaz

Cala il gelo in Israele all’indomani dell’annuncio del Premier, Ehud Olmert, di dimettersi dalla carica di primo ministro a seguito delle diverse inchieste della polizia a suo carico. Olmert però ha anche ribadito quanto sia importante per lo stato israeliano trovare un suo degno successore entro il suo partito, il Kadima. «Mi dimetterò da primo ministro quando un nuovo presidente (del partito Kadima, ndr) sarà scelto per permettere la creazione di un nuovo governo, rapidamente e con efficacia».

L’annuncio cade come un macigno, in quanto il premier israeliano era stato chiaro nel voler conquistare una pace con i nemici palestinese, un passo che aveva avuto il suo punto di svolta nell’ultimo incontro a Parigi ,in occasione del club Mediterraneé. In quell’occasione vennero annunciati nuovi ritiri delle truppe israeliane dai territori palestinesi e soprattutto emerse la volontà congiunta di ottenere il più presto possibile la pace in Medio Oriente.

Il premier ha annunciato la sua decisione nel corso di un breve discorso televisivo nel quale ha elencato l’opera positiva svolta dal suo governo in diversi campi e si è detto «orgoglioso di essere cittadino di un paese in cui anche un primo ministro può essere indagato dalla polizia come un semplice cittadino». Ha inoltre detto di avere risposte esaustive ai sospetti degli inquirenti.

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MEDIO ORIENTE|Tregua possibile tra Israele e Hamas

Firmato l’accordo di cessate il fuoco bilaterale, tra le due forze resta da capire se sia possibile farlo rispettare

Simone Di Stefano – Articolo pubblicato il 20-06-2008 su Dazebao, l’informazione on line

Carri armati ritirati dai confini, varchi alle frontiere che verranno riaperti progressivamente e tante speranze che si scontrano con una dura e instabile realtà. La tregua firmata martedì scorso tra l’Esercito di Israele e il movimento fondamentalista islamico di Hamas, ed entrata in vigore ieri alle 6 del mattino (le 5 ora italiana), sembra scontrarsi già con i soliti problemi legati alle ostilità tra i due frangenti, quello di Israele da una parte e quello del movimento fondamentalista dall’altra. Questo accordo arriva dopo che Israele aveva già risolto una tregua storica con la Siria per le alture del Golan.

E potrebbe anche non essere l’ultimo. Fonti vicine a Israele infatti insistono nel sostenere che la politica del Primo Ministro Ehud Olmert e del ministro della Difesa, Ehud Barak, è incentrata a una progressivo ripresa del dialogo. Secondo il quotidiano Haaretz si sarebbe già intavolata un’altra trattativa sul fronte del Libano, per trovare un accordo tra lo stesso Israele e Hezbollah, i cui carri armati da un mese hanno abbandonato la capitale Beirut.

Nella sua visita a sorpresa a Beirut il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, avrebbe parlato con il governo libanese della restituzione delle fattorie di Shebaa, nel sud del paese dei cedri, occupate dai soldati israeliani nell’ultima guerra.

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MEDIO ORIENTE|Gaza, le morti non terminano mai

Proseguono i colloqui e le trattative in Egitto per arrivare a un accordo di tregua tra Israele e Hamas, il partito fondamentalista islamico che da un anno controlla la striscia di Gaza. Due piani e due possibili soluzioni per lo stato ebraico. Possibile tregua oppure invasione di Gaza già pronta nel caso in cui Hamas non voglia concedere aperture.

Il consiglio di difesa israeliano ha deciso «di sostenere gli sforzi intrapresi dall’Egitto per conseguire la calma a sud e la fine degli attacchi quotidiani dei terroristi di Gaza contro civili israeliani», ha detto alla fine della riunione Mark Regev, portavoce del primo ministro, Ehud Olmert, pur precisando che Gerusalemme chiede un perfezionamento della proposta di mediazione messa sul tavolo dal Cairo nelle scorse settimane. Nello stesso tempo – ha aggiunto Regev – il governo ha dato peraltro «istruzione ai militari a continuare in parallelo i preparativi (di un’offensiva), nella sfortunata ipotesi che l’iniziativa egiziana si rivelasse infruttuosa».

Intanto prosegue la violenza al confine con la Palestina. E’ notizia di poche ore fa la morte di un palestinese che,  secondo fonti mediche locali, sarebbe stato colpito dal fuoco delle forze israeliane in prossimità di Jebalia, nella Striscia di Gaza.  Altre due persone, identificate come miliziani palestinesi armati, erano state uccise in mattinata mentre cercavano di attaccare un posto di controllo militare al confine fra la Striscia e lo Stato ebraico.

A Bet Lahiya, sempre nella striscia, ammontano a quattro le vittime per l’avvenuta esplosione di uno stabile di due piani. Una ventina sarebbero invece i feriti. Secondo quanto si apprende dalle fonti, all’interno del palazzetto vi abitava un comandante delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, braccio armato di Hamas. Sarebbe dovuto essere lui il bersaglio del fuoco a cinque punte. Infatti fonti locali hanno riferito che lo scoppio è stato causato da una bomba lanciata da un aereo israeliano, anche se le autorità israeliane si sono dichiarate estranee all’esplosione, secondo loro dovute a «cause interne».

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