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Svezia esempio negli aiuti allo sviluppo

 

 

Diverse relazioni riportano il fatto che lo stato scandinavo guida la classifica nell’Unione Europea per quanto riguarda gli aiuti allo sviluppo

La quota di ricchezza pro capite che gli svedesi spendono per aiutare i paesi svantaggiati ad organizzare propriamente l’economia è la più grande all’interno dell’Unione Europea (1,12 per cento contro la media europea che è complessivamente allo 0,46 per cento quest’anno e che scende ancora al di sotto nel caso di alcuni grandi paesi come Italia e Francia).

Oltre a AidWatch, anche Concord, coordinamento europeo per le organizzazioni non governative che si occupano di ricostruzione e di sviluppo, riporta dati simili. Ma quest’anno la Svezia ha ottenuto anche un altro riconoscimento riguardante il modello di società e basato su sedici liste dedicate a diversi aspetti della vita associata.

Occorre aggiungere che i paesi scandinavi complessivamente raggiungono posti molto alti in questa classifica, risultato di una iniziativa della Fondazione Tallberg, portata avanti però da altri soggetti, organizzazioni internazionali e fondazioni indipendenti.

Diritti di accesso pubblici, processi collettivi di decisione, innovazione nella gestione della proprietà privata, meccanismi di solidarietà sono tra gli elementi sottolineati dalle ricerche completate ed indicano una generale stabilità ed anche un accentuamento del ruolo positivo nella definizione di alti standard di diritti umani e di efficienza della vita associata, così come già tradizionalmente riconosciuto ai paesi nordici, di cui viene apprezzata molto anche la volontà di includere la difesa dell’ecosistema nei diritti dei cittadini da tutelare per primi.

Aldo Ciummo

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Il vicepresidente Norvegese a Milano: “società più forti se le donne sono importanti nell’economia”

 

A Palazzo Marino ieri si è svolta la conferenza più importante tra quelle previste in questi giorni nell’ambito delle iniziative norvegesi, “la risorsa femminile: optional o opportunità”

 

di     Aldo Ciummo
 


Ieri mattina Milano ha ospitato il convegno messo dalle organizzazioni norvegesi al centro della iniziativa della Norweek10, che il sito sta seguendo interamente. L’ecologia invece è stata al centro dell’evento di questa mattina, a palazzo Turati. Ieri alle 19.00 è stata presentata la mostra di Marian Heyerdahl, curata da Lorella Scacco al Castello Sforzesco, che resterà aperta al pubblico fino al 27 giugno. Sulla giornata di oggi, dedicata all’ecosostenibilità, parleremo ancora e molto data l’estrema attualità del tema.
 
Il dibattito di ieri sulla parità non ha avuto soltanto l’obiettivo di illustrare risultati raggiunti in Scandinavia, ma anche quello di aprire una discussione su risorse che restano poco valorizzate: a questo proposito il Vicepresidente del Consiglio dei ministri norvegese, Karl Eirik Schjott-Pedersen, ha sottolineato che il capitale umano è ciò che conta di più per il benessere nazionale ed ha aggiunto che “le società sono più forti se le donne sono importanti nell’economia”.
 
Ci sentiamo di aggiungere che le società sono forti quando le donne sono considerate importanti in tutti i settori ed a questo proposito un altro elemento interessante è l’incremento progressivo delle settimane di licenza e la quota consistente che la parte di tempo destinata alla paternità si è aggiudicata, il che da una parte è una conquista importante nel privato per gli uomini, ma determina anche effetti significativi nella libertà di dedicarsi alle professioni da parte delle donne.
 
A questo proposito sono intervenute anche Mariolina Maioli, presidente del Comitato Pari Opportunità e assessore a scuola e politiche sociali del comune di Milano, ed Emily Barrera che è una rappresentante del Comitato citato. Il dibattito ha affrontato la necessità di apprestare strumenti di incentivo e di sostegno nelle fasce di maggiore difficoltà, ad esempio nelle questioni dell’integrazione poste dall’immigrazione consistente in città.
 
Marit Hoel, del “Centre for Corporate Diversity” ha detto che la prospettiva del Nord Europa è coniugare la forza del settore privato all’efficienza del welfare, che garantisce la funzionalità in tempi di crisi. Nel 2002, l’allora governo conservatore della Norvegia introdusse la quota minima del 40% che ha contribuito a fare della Norvegia un esempio di parità nelle cariche dirigenziali dell’economia. Anche Svezia, Finlandia e Danimarca hanno standard molto elevati in merito.
 
E’ stato di particolare interesse l’intervento di Morten Huse, della Norwegian School of Management, sulle donne nei cda nell’esperienza professionale norvegese. Huse ha pubblicato diversi studi, tra i quali “Gender Related Boardrooms Dynamics”, nei quali tratta estesamente anche il valore aggiunto conferito alle iniziative economiche dalla collaborazione di soggetti molto differenti tra loro e il ruolo della conoscenza delle culture e delle peculiarità personali nell’innovazione economica. Da segnalare gli spunti di Giovanna Dossena (Università di Bergamo) sulle opportunità per l’imprenditoria femminile, al di là della parità dichiarata, compresa la propensione all’impresa femminile favorita o meno nella società.
 
Un caso che ha fatto scuola è quello di Elisabet Norderup Michelson, la quale, partita da una laurea in chimica, dopo molti anni di lavoro imprenditoriale nell’area sviluppo ha fondato autonomamente una società che si occupa di sviluppo e vendita di materiali plastici come il poliuretano ma soprattutto, per quello che riguarda il dibattito specifico, ha promosso la cultura dell’iniziativa autonoma prendendo a prestito una immagine classica della letteratura locale “calzelunghe nel mondo del business” che è diventato un motto.
 
Michelson è stata premiata come imprenditrice dell’anno, riconoscimento istituito soltanto l’anno scorso in Norvegia. Per restare più vicini a noi Giovanna Mavellia, della Camera di Commercio di Milano, commentando gli studi effettuati dall’organizzazione ha potuto sottolineare un dato positivo di Milano, con un aumento molto netto dell’imprenditorialità femminile straniera in città che Mavellia ha definito un fatto culturale importante per quello che determina nella percezione dell’autonomia personale.
 
Tra gli altri interventi, che hanno toccato tematiche sulle quali ritorneremo e che sono un nostro ambito di analisi non da oggi, le riflessioni di Paola Dubini, dell’Università Luigi Bocconi, sul ruolo dal punto di vista economico, il discorso di Svein Hoppegart della Confederazione dell’Industria Norvegese Svein Hoppegaard, su donne e business leadership, i dati di Sara Annoni (Altis Università Cattolica) su rapporto tra lavoro e vita personale in Lombardia, l’introduzione del sindaco di Milano Letizia Moratti e la chiusura dei lavori da parte della presidente della Commissione Pari Opportunità del comune di Milano, Patrizia Quartieri. Svein Hoppegart della NHO ha affermato, con speciale convinzione data la sua posizione nelle politiche occupazionali, il valore strategico del peso femminile nell’impresa.

Norvegia oltre la crisi

 

Nel rapporto presentato dall’ OECD questo otto marzo risulta che lo stato scandinavo ha superato la crisi meglio degli altri paesi industrializzatograzie all’efficienze delle regole applicate

Le banche e gli istituti finanziari con base a Oslo, come le altre realtà economiche da quelle parti, ce l’hanno fatta meglio degli altri gruppi economici situati altrove in questo difficile frangente, secondo gli studi dell’OECD: a fare la differenza sono state le iniziative prese dallo stato oltre che il controllo che c’era a monte.

L’OECD è l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ed esiste formalmente dal 1961 pur originata da un nucleo di paesi già esistente nel 1948, formata da paesi sviluppati allo scopo di confrontare e comporre esperienze riuscite nel quadro delle istituzioni democratiche e del libero mercato.

Gli indirizzi applicati dalla Norvegia alla politica finanziaria ed il fondo pensionistico statale hanno dato il loro apporto ad una stabilità maggiore della media. Non sono mancate neppure le iniziative significative in fatto di politica economica e finanziaria mirate a contrastare la crisi.

L’ OECD ha naturalmente sottolineato anche gli aspetti perfettibili, quali una maggiore attenzione ai fondi petroliferi e il miglioramento dell’efficenza dei servizi statali. Il rapporto contiene un importante riconoscimento delle iniziative promosse dalla Norvegia in campo ambientale.

Il documento infatti contiene una parte specifica riguardante lo sviluppo sostenibile, la tutela del paesaggio, la pesca e sui costi associati a tali politiche.

Economia più forte grazie alle donne, soprattutto in Occidente

 

Mentre il segretario dell’Onu Ban Ki-Moon invoca pari diritti, si moltiplicano gli studi che indicano gli effetti positivi della crescita del protagonismo femminile nell’economia reale degli ultimi decenni. I miglioramenti emergono soprattutto in Occidente e i paesi anglosassoni si trovano un passo avanti.

 

L’Economist, all’inizio di quest’anno ha dedicato un suo numero alla crescita quantitativa e qualitativa delle professionalità femminili (attualmente ci troviamo al 46% del totale in Europa e al 50% negli Stati Uniti, considerando naturalmente la parzialità dei dati perchè poi intervengono le distorsioni dovute al precariato di molte forme di lavoro). Come si è rilevato più volte anche su queste pagine web esiste però il sottodimensionamento delle competenze, evidente nella esiguità delle donne ai vertici delle aziende in molti paesi, quelli dell’Europa meridionale si trovano in una situazione particolarmente drammatica da questo punto di vista.

I progressi in fatto di avanzamento professionale, anche per ciò che riguarda la retribuzione, sono evidenti nei paesi anglosassoni, che ancora una volta si confermano un passo avanti nelle questioni di democrazia effettiva e di funzionamento delle strutture sociali formali ed informali. L’ Herald Sun in Australia ha potuto riscontrare un incremento del 13% delle donne con reddito molto alto dal 1996 ad oggi e mettere direttamente in relazione le variazioni di posizione professionale con le effettive competenze acquisite nel frattempo negli studi di medicina, economia, legge.

Come riportato più volte anche in merito a notizie di carattere più istituzionale, i progressi in Occidente sono visibili, la composizione dei governi inglese, olandese, statunitense, testimoniano una sensibilità democratica impeccabile, che peraltro dovrebbe essere scontata riguardando semplici criteri di rappresentanza della popolazione e di riconoscimento delle capacità, sensibilità civica del tutto carente in una ampia fascia dell’Europa del Sud e dell’Est e in generale a livello continentale.

In Europa, oltre al ben noto alto livello di partecipazione democratica e rispetto dell’inclusione sociale da parte di Regno Unito, Olanda, Irlanda, si può registrare soprattutto per quanto riguarda la parità effettiva nelle istituzioni l’elevato standard promosso da Svezia, Finlandia, Danimarca e all’esterno dell’Unione Europea dalla Norvegia, che ha stabilito i criteri più paritari per la selezione della classe dirigente.

Il sito porge sentiti auguri alle donne nella giornata dell’ 8 marzo !

 

L’ Europa chiede garanzie per i migranti stagionali impiegati illegalmente

 

La delegazione della Commissione Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni del Parlamento Europeo sarà a Rosarno dal 15 al 17 febbraio.
 
 
di Aldo Ciummo
 
 
A Rosarno il 7 ed 8 gennaio la befana ha portato soltanto carbone, il residuo scuro delle garanzie democratiche. Garantite soltanto a chi è nato in Italia, concesse a malapena a chi, pur avendo conquinstato un permesso di lavoro, rimane nel limbo del lavoro sottopagato nei campi. Per altri, quelli arrivati sulle nostre coste “clandestinamente”, il riconoscimento del diritto all’esistenza è del tutto assente.  Ed il 7 gennaio ha portato alla luce anche “il carbone” dell’Europa, che deve fare i conti con i confini sui quali si gioc la scommessa di diventare una patria di diritti aperta al mondo, piuttosto che una fortezza dove si consuma una messinscena identitaria.
 
Per questo acquista una rilevanza particolare la prossima visita a Rosarno della commissione per le Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo, presieduta da Fernando Lopez Aguilar e composta da undici deputati europei, tra i quali gli italiani Salvatore Iacolino (vice presidente della commissione LIBE), Roberta Angelilli (vice presidente del Parlamento Europeo), Mario Borghezio, Clemente Mastella e Gianni Vattimo.
 
L’assemblea elettiva della comunità sta effettuando una revisione delle norme comunitarie in materia di immigrazione e di lavoro e chiede maggiori garanzie per i lavoratori migranti stagionali provenienti da paesi terzi ed impiegati illegalmente negli stati europei.
 
La delegazione per prima cosa incontrerà le autorità regionali di Reggio Calabria, il Presidente della regione Agazio Loiero, il prefetto Luigi Varratta ed il questore Carmelo Casabona, mentre martedì 16 febbraio si terrà una riunione con le autorità locali di Rosarno, in presenza anche del commissario straordinario per il comune di Rosarno, Domenico Bagnato.
 
Successivamente si svolgeranno due sessioni, una per consentire il confronto con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali (CGIL, Sergio Genco, Cisl, Paolo Tramonti, UIL, Roberto Castagna) e delle associazioni agricole (CIA, Giuseppe Mangone, Confagricoltori Nicola Cilento, Coldiretti Pietro Molinaro); un altro incontro invece con i rappresentanti delle associazioni Caritas e Croce Rossa e delle ONG (LIBERA, Don Pino De Masi, ARCI, Filippo Miraglia, MSF, Rolando Magnano) che lavorano nell’assistenza agli immigrati e nella lotta alla criminalità organizzata in questa area.
 
Mercoledì 17 febbraio la delegazione si sposterà a Roma, dove incontrerà il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca e del vice capo Missione Italia di Medici senza Frontiere, Rolando Magnano e parteciperà all’incontro con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Chiuderà i lavori l’incontro con il procuratore anti-mafia Pietro Grasso.

Norvegia all’avanguardia nella parità, Unione Europea ancora indietro

 

Europa ancora dispari sulle pari opportunità in molte aree geografiche ed in diversi settori dell’economia, oltre che da molti punti di vista in ambito di libertà e di opportunità sociali.

Dal dislivello nelle retribuzioni alle pressioni sociali, la partecipazione femminile nella comunità non è ancora valorizzata adeguatamente. Il Parlamento Europeo ha adottato ieri con 381 voti favorevoli, 253 contrari e 31 astensioni una relazione di Marc Tarabella, deputato belga dei Socialisti e Democratici. Il documento sottolinea la necessità di rafforzare le politiche di parità tra i sessi ed in particolare di raggiungere concretamente tale obiettivo al di là delle norme generali. I piani di ripresa economici basati sul supporto all’industria tradizionale, ritenuta al centro della crisi, incoraggiano principalmente settori dove la maggior parte degli occupati sono maschi. La relazione chiede una azione mirata a promuovere l’imprenditorialità femminile ed a fornire strutture di consulenza professionale.

 Il Parlamento ha potuto osservare che il differenziale retributivo medio tra donne e uomini stagna letteralmente tra 14 e 17,4 per cento dal 2000 e questo non è certo un dato positivo in una fase in cui gli obiettivi europei si erano invece proposti di valorizzare le migliori energie sociali, scientifiche ed economiche attraverso lo stimolo di una economia della conoscenza. Il fatto preoccupante è che la Commissione non ha ancora presentato una proposta legislativa sulla revisione della legislazione vigente sulla applicazione del principio della parità di retribuzione tra donne ed uomini, senza spiegare i motivi di tale ritardo.

 Il danno maggiore che si può verificare in tempi di crisi planetaria è la riduzione delle risorse destinate ai servizi sociali ma anche di quelle mirate ad assicurare la possibilità di autodeterminazione professionale delle persone, attraverso la formazione ed il sostegno all’impresa. Associato agli altri dubbi del parlamento è l’attuale limite costituito dall’assenza di un congedo di paternità a livello europeo, dato che quest’ultimo permette anche nel frangente della nascita di famiglie un grado di libertà individuale femminile accettabile per i princìpi europei.

Nel documento i deputati toccano anche il tema della rappresentanza istituzionale, laddove nel Parlamento Europeo ci troviamo ancora con uno scarso 35% di donne elette ed anche le presidenze delle commissioni parlamentari si ferma al 40%. Un altro tema, che richiede maggiori investimenti di volontà politica nel tempo è la diffusione di una cultura meno sessista che porti la società verso una maggiore libertà femminile anche attraverso un accesso più agevole al diritto alla contraccezione ed alla consultazione in questo ambito.

 Il Parlamento Europeo nella relazione approvata appoggia apertamente la decisione del governo norvegese (che non fa oggi parte della Unione Europea) di assicurare un peso delle donne di almeno il 40% nei consigli di amministrazione delle società private e di imprese pubbliche, sottolineando come la presenza nelle strutture decisionali faccia parte dell’autopromozione delle persone nella società odierna, invitando la Commissione a considerare l’iniziativa norvegese come un esempio da seguire nella Ue.

Aldo Ciummo

Strasburgo, in crescita il ruolo del Parlamento Europeo

 

Il Parlamento Europeo ha approvato i princìpi da attuare nell’accordo di cooperazione con la Commissione. I cambiamenti riflettono l’accresciuta importanza dell’assemblea dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

 

di     Aldo Ciummo

Le responsabilità politiche ed il coordinamento legislativo tra Commissione e Parlamento Europeo sono sotto revisione.  L’approvazione dei nuovi indirizzi di Strasburgo da parte del Presidente della Commissione Europea Manuel Barroso riflette l’accresciuta importanza dell’organo elettivo della Ue.

Alla fine del mese scorso, i negoziatori delle due istituzioni hanno raggiunto un accordo, che è stato seguito da un voto del Parlamento Europeo sull’insieme di princìpi stabilito.

L’accordo è vincolante per i prossimi cinque anni e quindi rappresenta una base per l’avviamento del Trattato di Lisbona, che prevede appunto una maggiore garanzia di partecipazione dei cittadini, attraverso l’azione di controllo e di proposta del Parlamento Europeo e allo stesso tempo introduce una forte presenza dell’esecutivo (la Commissione) come voce e braccio della volontà europea nel mondo.

Il presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, ha affermato che questo accordo quadro stabilisce le nuove regole sulla base delle quali l’organo eletto dagli europei e la Commissione nominata dal Parlamento lavoreranno insieme quotidianamente.

Entro giugno del 2010 inizierà una seconda fase dei negoziati, che, dopo il completo insediamento della Commissione, porterà ad un accordo quadro più dettagliato e dotato di obiettivi più avanzati, un testo che dovrà passare per l’approvazione del Parlamento Europeo riunito in sessione plenaria, cioè per esaminare intensivamente le linee di indirizzo principali della politica comunitaria.

La novità è rappresentata certamente dall’impegno della Commissione di rispettare il principio della parità di trattamento tra Parlamento e Consiglio, per quanto riguarda l’accesso alle riunioni ed alla documentazione completa delle riunioni della Commissione con gli esperti nazionali.

Tradizionalmente il Consiglio della Unione Europea che riunisce i ministri degli esecutivi nazionali raggruppati nei singoli settori di competenza (Economia, Agricoltura, etc…) è stato privilegiato, sottolineando il ruolo degli stati nazionali componenti la comunità.

Viene introdotto quindi un diverso grado di controllo e di partecipazione dei cittadini, attraverso la crescita del peso attribuito al Parlamento Europeo, una importanza che l’assemblea di Strasburgo si è ritagliata progressivamente fin dalla sua prima elezione diretta nel 1979.

Un altro elemento che va nella direzione di un controllo effettivo del Parlamento (sulle vicende dell’esecutivo e quindi del concreto governo dell’Europa) è la comparsa di un’ora di interrogazioni con i Commissari nelle sessioni plenarie del Parlamento Europeo. In tali occasioni potranno essere interpellati anche l’Alto Rappresentante dell’Unione per la Politica Estera e la Sicurezza, divenuto una sorta di Ministro degli Esteri dell’Unione Europea in base al Trattato entrato in vigore alla fine del 2009, il Trattato di Lisbona il cui iter è stato tanto tormentato e discusso in ogni paese e in alcuni fonte di lunghe divisioni trasversali agli schieramenti politici.

Sostanziale è anche l’impegno assunto dalla Commissione riguardo al seguito concreto da dare alle richieste di iniziativa legislativa, l’esecutivo europeo infatti sarà tenuto ad informare il Parlamento sulle azioni intraprese entro tre mesi ed a presentare una proposta legislativa entro un anno in conseguenza delle richieste avanzate dal Parlamento Europeo.

Una svolta emerge pure nella questione della politica estera, settore nel quale più problematica è la capacità di controllo da parte dei cittadini e in cui si esprime in maniera visibile la presenza di strutture tipiche dello stato, anche di una nazione di tipo nuovo quale l’Unione Europea: il Parlamento Europeo sarà protagonista dei negoziati internazionali e otterrà lo status di osservatore (attraverso il Presidente della delegazione del Parlamento) nelle conferenze internazionali.

Di questo capitolo, destinato a diventare sempre più significativo, in un pianeta globalizzato dove gli attori macroregionali svolgono un compito di raccordo fondamentale tra stati indeboliti da protagonismi locali e correnti transnazionali di diversa natura, fa parte anche la definizione del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), argomento apparentemente tecnico, ma in realtà corpo diplomatico che segnerà la presenza concreta dell’Europa e degli interessi dei suoi cittadini nel mondo.

La Commissione Europea, in base agli accordi di cui si è parlato in questo articolo, appoggerà il Parlamento nei negoziati necessari a garantire la piena responsabilità del SEAE davanti ai cittadini, soprattutto con una procedura chiara di nomina dei rappresentanti speciali e degli ambasciatori.