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SPORT|Coni, Valverde nel mirino. «Era dopato, verrà deferito»

Il ciclista spagnolo sentito dalla Pocura antidoping riceve anche un avviso di garanzia. I legali invocano il difetto di competenza. Ma dal Foro replicano: «Azione legittima»

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Simone Di Stefano/L’Unità

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SPORT|Piepoli in procura esce dalla scia di Riccò: «Nego tutto»

DOPING Il ciclista pugliese sentito come persona informata dei fatti dal procuratore Torri: dietrofront dopo le voci di una sua ammissione di colpa

Riccò, Piepoli, Saunier-Duval. Un puzzle in cui si aggiunge un tassello e se ne perdono due. Dopo il mercoledì da leone di Riccò, quello di ieri era senza dubbio il giorno in cui si attendevano risposte concrete dal 37enne ex Trullo Volante, Leonardo Piepoli. Atteso anch’esso a deporre, accompagnato dal proprio avvocato, Giuseppe Di Carlo, dinnanzi al procuratore antidoping del Coni, Ettore Torri.

Stesso luogo – lo stadio Olimpico di Roma – in cui, 24 ore prima, il suo ex compagno di squadra, Riccardo Riccò, aveva dichiarato di essersi dopato allo scorso Tour de France. Una verità incontrovertibile, limpida, con cui gettare la faccia in pasto al pubblico. 

Chi tuttavia sperava in una seconda eclatante mattinata di ammissioni si è presto scontrato con il silenzio e i «no», secchi, che il corridore pugliese ha spiattellato in faccia al procuratore Torri. «Sono stato interrogato solo come testimone – si è giustificato Piepoli, a margine di un interrogatorio durato circa quaranta minuti – ho detto quello che dovevo dire, niente di più, niente di meno». Troppo poco però da non accontentare affatto Ettore Torri, rimasto, anzi, decisamente deluso dalla scarsa vena collaborativa del pugliese: «Non ha detto nulla di importante relativamente all’istruttoria – ha lamentato Torri – Ha negato tutto». Sebbene poi lo stesso procuratore abbia precisato che il ciclista è stato sentito esclusivamente come «un testimone, non è indagato, non è positivo, l’abbiamo sentito come persona informata dei fatti». E prosegue la querelle.

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LE INTERVISTE|«Pechino? Anche i negativi possono essere dopati»

Il professor Dario D’Ottavio, perito in diversi processi ed ex membro della Commissione antidoping

Professor D’Ottavio, cosa dobbiamo attenderci dalle prossime Olimpiadi sul fronte doping?

«A Pechino il Cio farà i soliti controlli di routine. Ma l’atleta che risulta negativo a questi controlli non è detto che sia pulito. Esistono tanti modi di “mascherare” la sostanza dopante. Tra i più noti c’è quello della sostituzione, in sede di controllo, delle urine sporche con quelle pulite che l’atleta conserva liofilizzate».

Ma le autorità non se ne accorgono?

«Dipende. All’ultimo Tour de France i commissari seguivano gli atleti fino al controllo, impossibile così barare. Questo in Italia non avviene».

Quali sono le sostanze più difficili da individuare?

«Il Cera per esempio, di cui ora si parla tanto. Il sottoscritto aveva già messo in guardia da tempo sugli effetti di questo nuovo farmaco. Si basa su una tecnica di eritropoietina coniugata in modo particolare. Inoltre ci sono diverse sostanze che, poco dopo l’assunzione, non lasciano più tracce nel sangue. È il caso del Gh, l’ormone della crescita, che sparisce dopo sole 24 ore e l’eritropoietina, dopo 48 ore».

Sono queste le sostanze da combattere alle Olimpiadi?

«È possibile, ma gli atleti non sono degli stupidi. Oggi la preparazione dopante avviene due o anche tre mesi prima dell’evento. Gli atleti giungono alla competizione puliti, ma usufruiscono dei vantaggi che scaturiscono dal doping».

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