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L’Estonia presenta la storia del Baltico

La raccolta di saggi presentata all’Ambasciata d’Estonia approfondisce i legami tra i paesi dell’area

Il Baltico è fin dall’antichità un campo di forze in cui la storia delle migrazioni e quella degli sviluppi urbani delle popolazioni dei paesi circostanti si confondono fino a diventare una singola rete di vicende.

La raccolta di saggi (a cura di Giovanna Motta) presentata giovedì 20 febbraio presso l’ambasciata d’Estonia non a caso si intitola “Il Baltico: un mare interno nella storia di lungo periodo” e segue le strategie di Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lettonia, Lituania, Polonia, Russia e Svezia, definite come uno spazio comune per le scelte politiche, religiose, commerciali.

Il ricorso a discipline diverse arricchisce la riflessione storica su regioni rilevanti per il contatto con i paesi baltici: la penisola scandinava, le isole appartenenti alla Danimarca, l’Europa centrale ed orientale.

Gli spunti suggeriti comprendono storie nazionali e complesse interazioni fra paesi che risultano allo stesso tempo connessi ma differenti.

Elementi come le tradizioni, la lingua, la religione, la mitologia, contribuiscono a ricostruire la genesi dei popoli baltici attraverso indizi che nel tempo definiscono una identità, spesso mortificata da attacchi di potenze europee come Svezia, Polonia, Russia, Germania, a lungo in contrasto per assicurarsi una posizione strategica nell’area nordeuropea.

Sono anche i segni evidenti di quelle differenti influenze esterne che definiscono un contesto la cui impronta sul mare “interno” caratterizza gli stati del Baltico.

Aldo Ciummo

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Difendere la vera Europa federale contro i fascismi

Il Movimento Federalista Europeo in coordinamento con l’ANPI esprime preoccupazione per l’avvicinarsi di una manifestazione di estrema destra

La vera Europa è democratica e federale, non ha nulla a che vedere con ideologie fondate sulla sopraffazione e sullo sfruttamento come quei fascismi di cui l’Europa si è liberata attraverso tanti drammi. La sezione “Altiero Spinelli” che raccoglie federalisti del Movimento Federalista Europeo di diversi orientamenti politici, esprime una forte preoccupazione (così come esprime preoccupazione l’Anpi, che rappresenta i partigiani e tiene viva la memoria delle lotte popolari in Italia ed in Europa contro l’oppressione fascista) per il fatto che l’estrema destra ha organizzato una manifestazione che si terrà a Roma sabato, chiamata dagli estremisti di destra “euroribellione” e che utilizza il nome dell’Europa per veicolare contenuti ultraconservatori di cui il continente non ancora è riuscito a liberarsi.
Il Movimento Federalista Europeo (Mfe) formato da persone di ogni orientamento politico convinte della necessità di una maggiore integrazione democratica del continente, si ispira agli ideali antifascisti del Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli e da Ernesto Rossi, durante il confino nell’isola di Ventotene che era stato imposto dalla dittatura fascista.
“Quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione d’insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità – vi scrivevano – bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l’unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli possano svolgere sulla base di pacifica cooperazione”, su questi princìpi l’Europa è cresciuta fin dal secondo dopoguerra nella libertà.
L’Europa libera ed unita per cui il MFE (Movimento Federalista Europeo) si batte fin dagli anni della Resistenza, coerentemente con la Costituzione repubblicana, può essere soltanto democratica e federale, come espresso anche nella “Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea” che individua i valori fondanti della UE nel rispetto della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà, dello stato di diritto, con la persona al centro dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia rappresentato dall’Unione Europea: ecco perchè, in accordo con l’ANPI e con tutte le forze politiche che si ispirano ai princìpi da cui è nata la democrazia italiana considerano grave lo svolgersi di una manifestazione che ha dato appuntamento alle peggiori tendenze populiste di destra.
La matrice dell’iniziativa che si svolgerebbe a Roma infatti è chiaramente quella di estreme destre nostalgiche delle dittature di cui l’Europa si è liberata al termine della Seconda Guerra Mondiale a prezzo di terribili sacrifici, inoltre i gruppi di estrema destra che promuovono la manifestazione estremista indicano in Mosca, la capitale della Federazione Russa, un esempio cui guardare, dimenticando cosa succede nella Russia di Putin e quali sono le pessime condizioni del rispetto dei diritti umani e del pluralismo in quel paese oggi, una provocazione probabilmente intenzionale da parte di quelle minoranze populiste di destra che ancora oggi ripropongono spettri di tendenze politiche fasciste che avevano ridotto l’Europa ad un insieme di macerie nel secondo conflitto mondiale e che non a caso scelgono per attaccare la democrazia europea di porre ad esempio regimi neonazionalisti di paesi a democrazia ridotta e controllata.
Il Movimento Federalista Europeo chiama perciò i cittadini a rifiutare i contenuti antidemocratici delle iniziative neofasciste ed a riaffermare l’urgenza di costruire una Europa sempre più democratica, federale, solidale al suo interno ma anche con le altre popolazioni, nello stesso spirito di progresso che ha permesso al continente di sconfiggere i fascismi e costruire la democrazia.
Aldo Ciummo

La UE chiede più sicurezza per la navigazione

 Il Parlamento Europeo ritiene che gli strumenti militari non siano sufficienti a rimuovere le cause dell’insicurezza delle rotte marittime
Durante la settimana scorsa, giovedì, l’Europarlamento ha chiesto ai governi con una risoluzione che la protezione delle navi europee venga sì rafforzata, ma nel quadro di progetti che affrontino anche le cause del fenomeno della pirateria sulle rotte marittime. In particolare, a livello europeo ormai si ritiene che sia necessario un maggiore coordinamento tra l’Unione Europea e la Nato.
All’inizio del 2012 le navi che erano state messe a disposizione dagli stati componenti l’Unione Europea per rafforzare l’operazione UE Navfor Atalanta sono state ridotte da otto a tre, perciò esiste una criticità anche sul versante difensivo tradizionale oltre che un problema legislativo che i deputati europei propongono di affrontare mediante l’istituzione di tribunali speciali per questi reati.
Centonovantuno marinai di navi europee si trovano tuttora in ostaggio e sette navi non sono state ancora rilasciate. Esiste poi il problema di autorità regionali, diverse dallo stato di bandiera, che arbitrariamente ordinano provvedimenti di arresto o di blocco di navi, un fatto che in base al diritto internazionale è assimilabile ad un sequestro illegale.
I fenomeni di pirateria che si sono andati moltiplicando negli ultimi anni hanno posto un altro problema ancora, ossia l’accordo ormai urgente su regole comuni per disciplinare l’uso di personale armato che è sempre più frequente sulle navi e che in assenza di una adeguata legislazione internazionale sulla minaccia alle rotte commerciali viene utilizzato come soluzione. La risoluzione è stata approvata con 434 voti favorevoli, 100 contrari e 5 astensioni.
Aldo Ciummo

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Unione Europea: Strasburgo chiede nuove norme a favore della agricoltura

Il Parlamento europeo si muove per proteggere il settore dell’allevamento da un uso eccessivo dei brevetti che potrebbe finire per scoraggiare l’innovazione

Un utilizzo eccessivo dei brevetti potrebbe frenare il progresso nel settore agricolo e dell’allevamento: partendo da questa constatazione il Parlamento Europeo ha approvato giovedì 10 maggio una risoluzione non legislativa che mira ad impedire la possibilità di brevettare prodotti ottenuti con tecniche convenzionali.

Gli eurodeputati sottolineano che, sebbene i brevetti siano importanti per lo sviluppo della tecnologia, la concessione di una tutela eccessivamente ampia attraverso i brevetti potrebbe danneggiare i piccoli e medi produttori, perchè questi rischierebbero di non avere più accesso alle risorse genetiche nell’allevamento e nell’agricoltura.

Il Parlamento Europeo ha chiesto all’Ufficio europeo competente in materia di escludere dalla possibilità di venire brevettati i prodotti derivati da metodi convenzionali e questa risoluzione è stata approvata giovedì con 354 voti a favore, 192 contrari e 22 astenuti.

Nella stessa sessione l’assemblea ha approvato, nel quadro dei conti della Commissione Europea per il 2010, i bilanci della maggioranza delle agenzie e delle istituzioni europee e del Fondo di Sviluppo Regionale.

Aldo Ciummo

 

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Sì, l’Europa

L’andamento elettorale in Francia conferma l’affermazione della sinistra, che segue la riuscita dei progressisti in Danimarca, Irlanda, regionali in Germania

Il populismo non paga, se Sarkozy prende i voti di Le Pen perde quelli dei centristi: non dappertutto in Europa i vari leghismi sono accettati perfino dai maggiori partiti di origine progressista, il razzismo in Europa è chiamato col suo nome e determina, ad esempio in Francia, l’allontanamento anche di forze conservatrici come i centristi di Bayrou da chi vergognosamente scende a patti col Fronte Nazionale con le sue politiche populiste di destra, anacronistiche in un paese multiculturale come la Francia e come è l’Europa unita.

La vittoria di Hollande, se saranno confermate le previsioni, determinerà uno spostamento a sinistra dell’intera Unione Europea, che per fortuna di qualsiasi prospettiva di crescita inizierà a lasciarsi alle spalle il metodo del rigore a tutti i costi. Un altro fatto positivo sarà che verranno nuovamente nominate le classi sociali, di cui la destra economica politica e sociale non vuole parlare, preferendo giocare al bersaglio con le parti più deboli della popolazione come gli immigrati, ma le classi esistono e nel caso delle più privilegiate vengono appoggiate dalle varie destre populiste e tecniche, che hanno approfittato dell’emergenza delle crisi che hanno determinato per instaurare uno stato di democrazia controllata dove la partecipazione è pressochè sparita.

Ecco perchè le forze di sinistra in Europa non devono barricarsi nel principio della difesa di simboli scomparsi e dello scontro tra conventicole politiche che tengono in ostaggio partiti e asfissiano movimenti, ma affrontare l’avversario che è la destra nelle sue varianti liberista, tecnocratica, populista, conservatrice, spesso associate tra loro. Il progressismo non è una funzione inutile di testimonianza, ma serve a innescare una alternativa europea al disastro creato dai conservatori negli ultimi venti anni.

Aldo Ciummo

 

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Dibattito a Roma: ci può essere democrazia in Europa?

Martedì 29 novembre a Roma gli europeisti si incontrano per discutere del libro del problema della partecipazione nell’Unione Europea

Martedì 29 novembre 2011, dalle 18.30 alle 20.00 presso la rappresentanza in Italia della Commissione Europea, lo Spazio Europa (Via IV Novembre, 149, Roma) si svolgerà il dibattito sul libro “Democracy in the EU after the Lisbon Treaty”, pubblicazione IAI, Notre Europe, Centro studi sul federalismo (a cura di Raffaello Matarazzo).

Parteciperanno all’incontro l’ambasciatore Rocco Cangelosi, il deputato Sandro Gozi, il professore di diritto dell’Unione Europea Gian Luigi Tosato e modererà Giampiero Gramaglia, giornalista e consigliere per la comunicazione allo Iai. Il tema del dibattito è la crisi del debito sovrano che colpisce i paesi della UE e che rende sempre più urgente il  controllo democratico delle istitituzioni.

La ricerca condotta dai tre istituti europei sottolinea le innovazioni contenute nei trattati comunitari. La legislazione della Ue comprende molte norme che se applicate possono rafforzare la legittimità democratica della UE, a partire dal consolidamento di una dimensione europea nelle forze politiche, fino ad arrivare al ruolo dei parlamenti nazionali.

Il problema della partecipazione si fa sempre più difficile perchè il legame della comunità (così come è stata organizzata) con i mercati stride con le crescenti sofferenze di popolazioni che subiscono le conseguenze degli squilibri economici e redistributivi alla base delle stesse crisi mondiali di questi anni. L’intenzione degli europeisti è portare la partecipazione dei cittadini in Europa facendo leva sulle possibilità di pressione democratica già presenti in molte parti dei Trattati esistenti e di quello di Lisbona, il quale prevede che le istituzioni europee non si limitino ad essere organizzazioni di controllo tecnico e monetario, ma conducano all’integrazione politica e sociale nella UE.

Aldo Ciummo

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Ormai solo l’Europa investe su innovazione e coesione

Mentre si assiste alla perseveranza di alcuni stati, Italia in testa, nel trascinare indietro lo sviluppo continentale con politiche recessive, la UE inizia ad affrontare la difficile situazione economica internazionale

di  Aldo Ciummo

I duri fatti economici fanno venire a galla anche i dati politici: le forze che in Europa, soprattutto a sud, proponevano di affrontare la crisi ripetendo che andava tutto bene, nell’intenzione probabile di tamponare la recessione economica spingendo alla spesa di risorse residuali o inesistenti e nell’intento più che probabile di rimandare di qualche mese o anno il conto in termini di consenso e di posizioni acquisite hanno danneggiato assieme ai singoli stati tutti i componenti della UE. Di fronte a questa situazione, su queste pagine si è ripetuto più volte che la crescita degli euroscetticismi nei paesi che hanno gestito adeguatamente le proprie finanze non era del tutto priva di giustificazioni oggettive. La finanza creativa o negligente ha danneggiato anche i vicini, che hanno sostenuto l’Italia con generosità.

Un’altra idea curiosa di alcune delle maggiori voci televisive, a cominciare da quella pubblica, è l’immagine di una Europa che detta dure condizioni e che viene presentata quasi come la responsabile delle difficoltà (di posizioni curiose non ne mancano nella corrente maggioritaria dell’informazione, a partire dall’opinione che un paese declassato tre volte in tempi record sia dotato di credibilità internazionale e che la sua guida politica sia considerata affidabile) : il Parlamento Europeo oggi ha approvato un bilancio comunitario per il 2012 per stimolare la crescita e l’innovazione, al contrario di diversi parlamenti nazionali, alcuni formati da personale selezionato dai capi delle segreterie, che annaspano disperatamente per sopravvivere mentre fuori dai corridoi del palazzo i servizi essenziali agonizzano.

Il Parlamento Europeo di Strasburgo, con una maggioranza di 431 voti a favore, 120 contrari e 124 astenuti ha approvato un bilancio di 133 miliardi di euro. Ulteriori riunioni della Commissione Bilancio sono previste per l’8 ed il 18 novembre e l’approvazione definitiva potrebbe arrivare già a dicembre. L’azione politica europea, nel difficile contesto di questi anni, è stata quella che concretamente ha creato un’area di stabilità nella quale la società ha potuto aprirsi e progredire: lo stesso non si può dire di gruppi regionalisti e contrari all’integrazione che hanno piuttosto peggiorato gli standard delle finanze pubbliche attraverso una serie di iniziative folcloristiche finalizzate al mantenimento dei ruoli ottenuti nello stato centrale.

I settori che vengono più favoriti dalle iniziative dell’Unione Europea sono, non a caso, “Ricerca e Sviluppo” e “Fondi di Coesione e Strutturali”, gli stessi che contribuiscono all’affermazione di una società aperta, basata su criteri certi di adozione delle decisioni: libera da eccessi ultraliberisti, chiusure anacronistiche e personalismi inefficienti (gli elementi che hanno portato in molti paesi alla crisi, alcuni dei quali a diventare un fanalino di coda all’interno del già difficile contesto generale). Ricerca e Sviluppo è un settore che vede aumenti di quasi il 9% per cento e i Fondi Strutturali e di Coesione superano il 10%.

Sostenere stati in difficoltà ma in crescita durante i periodi in cui ve ne è bisogno ed opportunità significa che l’Europa nel suo insieme è poi in grado di supportare anche nazioni che si ritenevano più solide nel momento in cui queste scoprano di averne bisogno più di tutti gli altri: che poi è il caso concreto in cui si trova l’Italia, con una Unione Europea che si troverebbe nelle condizioni di indicare regole meno rigide se gli stati fondatori avessero fatto la loro parte in tempo quando sono iniziate le crisi economiche nel continente e se avessero aiutato con un pò più di convinzione (e meno ricatti di liste elettorali montane o nostalgiche) i componenti di recente ingresso, molti dei quali probabilmente stanno per battere ironicamente una mano sulla spalla a soci UE più vecchi e sulla carta importanti.

Un altro capitolo su cui l’Unione Europea vuole investire di più è “Libertà, Sicurezza e Giustizia”, un settore storico della comunità e necessario a gestire i confini e preparare l’integrazione, perchè senza fondi e impegni complessi tanta sbandierata voglia di controllo del territorio da parte di molti si riduce ad un insieme di triti slogan elettorali, che ripetendosi nelle stagioni hanno cambiato in peggio, negli ultimi quindici anni, la cultura di paesi mediterranei che fino all’inizio degli anni novanta almeno erano conosciuti come abbastanza tolleranti.

Certo l’Europa nel suo insieme non sfugge da tristi coazioni a ripetere, come i tagli proposti dal Consiglio al Fondo per i Rifugiati, che avrebbe come contrappeso un aumento per il bilancio dell’Agenzia per le Frontiere Esterne Frontex: è verò che questa svolge compiti che non si limitano al controllo, ma il segnale è lugubre per una costruzione geopolitica cui piace chiamarsi potenza civile. L’Unione Europea continua però ad essere una forza stabilizzatrice importante nella cooperazione ed è stato approvato un aumento di cento milioni di euro di aiuti alla Palestina, al processo di Pace in Medio Oriente ed al Fondo per i rifugiati palestinesi dell’Onu (UNRWA) e ventisette milioni di euro per la cooperazione per Asia e America Latina.

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