• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

  • Annunci

Diritti, ora si riconoscano anche quelli degli immigrati

Il Consiglio dei Ministri ha parificato i nati nel matrimonio o non, l’aula regolarizzi ora anche i nati in Italia

Il decreto del Consiglio dei Ministri che ha riconosciuto l’uguaglianza tra nati nel matrimonio o meno all’interno del codice civile, sia pure riferito ad una residua distinzione formale, contribuisce a definire l’Italia come un paese civile. E’ auspicabile che ora sia il Parlamento a superare i diversi ostacoli posti negli anni scorsi da gran parte delle compagini conservatrici (e da una eccessiva incertezza nel campo alternativo a queste ultime) e riconosca come cittadini italiani quanti sono nati nel territorio nazionale e vi hanno studiato e lavorato.

La valutazione delle diverse situazioni è necessaria, così come l’obiettivo di una integrazione effettiva e comprensiva dell’acquisizione dei princìpi della democrazia costituzionale di cui si entra a far parte, ma ai nuovi cittadini, provenienti da altre parti del mondo, è urgente dare una prospettiva chiara di diritti ottenibili in tempi certi e realistici, non più attraverso un calvario annoso che non tiene conto della realtà di centinaia di migliaia di persone, spesso professionalmente qualificate ed ormai integrate da anni, anzi molte volte italiani di fatto dopo un percorso scolastico ed in tutte le esperienze di attività nel paese ospitante, persone che il paese ostacola frenando il suo stesso sviluppo.

La comunicazione distorta di un sistema più interessato a evidenziare esclusivamente tematiche securitarie ed a determinare deprezzamenti del valore del lavoro attraverso il ricatto di permessi brevi, che non a rendere maggiormente semplice e logica la vita di tutti i cittadini, inclusi gli immigrati, rende difficile da anni riconoscere i diritti dei nuovi cittadini, nati in Italia o che vi lavorano e vivono da tanti anni:  lo ius soli è una realtà nella gran parte d’Europa e del mondo occidentale, un princìpio portatore di maggiore equità nella certezza della dignità delle persone e del lavoro dell’intera popolazione e non solo di un segmento, un parlamento che intenda rappresentare un paese laico nel senso più ampio del termine deve riconoscere al più presto anche questo diritto.

Annunci

Immigrazione, diritti a punti?

L’Associazione dei Medici Stranieri in Italia chiede una maggiore volontà di integrazione alle istituzioni italiane

L’accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato del Consiglio dei Ministri prevede che gli stranieri che entrano in Italia per la prima volta  possano stipulare un accordo con lo Stato attraverso un impegno ad acquisire la conoscenza della lingua italiana e della cultura civica e della vita civile in Italia.

 Lo Stato assicura allo straniero la partecipazione gratuita ad una sessione di formazione civica di durata tra le 5 e le 10 ore e lo straniero che frequenta i corsi parte con 16 crediti e deve arrivare alla soglia di 30 crediti. Al termine del biennio si svolge gratuitamente un test. Per i crediti inferiori a 30 ci sara’ una proroga annuale dell’accordo, ma per i crediti pari o inferiori a zero ci sara’ l’espulsione dello straniero.

Il presidente dell’Associazione Medici Stranieri in Italia, Foad Aodi, ha commentato “questa è una notizia positiva, però noi siamo a favore della completa integrazione attraverso l’insegnamento della lingua e cultura italiana, con il principio dei diritti e doveri ma senza mettere il cittadino straniero sotto esami continui, faccendolo sentire immigrato per sempre o un cittadino di passaggio.” 

 L’AMSI chiede al Ministro dell’Interno quanti crediti spettano ai medici, operatori sanitari stranieri e professionisti  cui viene impedito di sostenere concorsi pubblici o di diventare medici di famiglia, perche’ non sono in posseso di cittadinanza italiana nonostante lavorino e paghino le tasse.” Un altro aspetto irrisolto riguarda i giovani stranieri nati in Italia e tuttora condizionati dalla doppia identità amministrativa, senza aver acquisito la cittadinanza italiana. L’Associazione dei Medici Stranieri in Italia si impegna affinchè i medici ed operatori di origine straniera che lavorano in Italia regolarmente da più di cinque anni possano sostenere i concorsi pubblici.

Aldo Ciummo

Il Commissario UE al bilancio in visita in Italia

 

Janusz Lewandowski domani sarà in Italia per la sua prima visita ufficiale come responsabile per la programmazione finanziaria ed il bilancio

Il Commissario Europeo Janusz Lewandowski arriverà in Italia domani, 14 settembre, per incontrare una serie di esponenti del Governo Italiano, tra cui il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, il Ministro degli Affari Regionali Raffaele Fitto ed il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

L’Unione Europea, le cui competenze restano spesso avvolte nell’indefinito quando non guardate con sospetto per ampi settori dell’opinione pubblica in Italia, copre con il suo bilancio quote quantitativamente limitate, ma strategiche, della copertura finanziaria per lo sviluppo delle aree depresse, dell’avvio di progetti economiche emergenti e per l’equilibrio tecnologico tra le diverse regioni del continente.

L’Unione Europea non è soltanto il volano efficace di una economia e di una cultura integrata che comprende i paesi di recente ingresso, i fondatori e importantissime nazioni che si sono aggregate nel tempo a partire dagli anni settanta con l’ingresso di Regno Unito, Irlanda e Danimarca, ma rappresenta anche anche uno spazio di cooperazione istituzionale assieme al quale lavorano anche gli altri paesi sviluppati della sua area che ancora formalmente non ne fanno parte.

Il Bilancio è uno dei mezzi che l’Europa ha per fare il passo in avanti rappresentato dalla politica, perchè non si ripeta il vuoto che nella crisi greca ha permesso che le speculazioni colpissero così duramente uno stato membro e con questo potenzialmente lesionassero l’intera costruzione comunitaria, che difatti ne ha risentito in maniera significativa.

E’ bene che il rapporto tra gli stati costituenti e le istituzioni della UE si rafforzi ulteriormente, perchè si arrivi a meccanismi di sostegno automatico in casi di gravi difficoltà di una regione, costestualmente però sarà necessario rendere più rigorosi i controlli, per evitare che il peso degli errori compiuti da paesi in difficoltà venga fatto ricadere sempre sulle nazioni che come Germania e Svezia hanno trainato la crescita della Ue in questi anni anche grazie a criteri coerenti di rigore finanziario.

In occasione della visita del Commissario  alla programmazione finanziaria ed al bilancio Lewandowski si svolgerà anche una audizione davanti alle Commissioni Affari Europei e Bilancio congiunte di Camera e Senato.

Aldo Ciummo

A palazzo Turati le imprese norvegesi promuovono l’economia sostenibile

 

Questa mattina, nell’ambito della settimana promossa da Ambasciata, Innovasjonnorway e Consolato Norvegese di Milano, diversi esponenti hanno dibattuto sulle opportunità del settore.

 

di   Aldo Ciummo

Oggi, nell’ambito delle iniziative con le quali la Norvegia si sta facendo conoscere a Milano in questi giorni, a Palazzo Turati in via Meravigli, il vicepresidente norvegese Karl Eirik Schjott-Pedersen e diversi esponenti norvegesi ed italiani delle imprese e delle istituzioni, a vario titolo interessati alle questioni ambientali ed al mercato dell’energia, hanno dibattuto davanti ad un pubblico abbastanza ampio di addetti ai lavori.

Ad Oslo, come ricordato dal vicepresidente del Consiglio dei Ministri Norvegese, esiste una lunghissima esperienza nel campo dell’energia idroelettrica e nel 2007, quando i gruppi economici coinvolti hanno scelto le priorità (tra cui l’efficienza energetica e l’aspetto sociale del business) si è iniziato a creare centri finanziati per i prossimi dieci anni e che studiano i differenti aspetti della questione, compresa la sostenibilità paesaggistica.

Già nel 2001 il Governo norvegese ha stabilito l’agenzia Enova e nel settembre 2009 Norvegia e Svezia hanno elaborato una sorta di protocollo comune a favore dell’ecosostenibilità. Oggi per “Enova” c’era Kjell Olav Skjolsvik, che è responsabile del Dipartimento Nuove Tecnologie per le Rinnovabil. L’agenzia creata dal Governo infatti interviene soprattutto nel momento della trasformazione delle opportunità in azioni economiche sostenibili.

Paolo Massari, assessore all’ambiente del Comune di Milano, ha parlato dei progetti di riforestazione della cintura urbana e di riduzione delle emissioni prevista basandosi sulla nascita stabilita di due nuove linee di metropolitana entro il 2015. Il Comune di Milano ha sostenuto fortemente tutta l’iniziativa norvegese, anche ieri in merito alle pari opportunità con la presenza del sindaco Letizia Moratti.

Il direttore editoriale del Sole24 ore Business Media e direttore di Energia24, Mattia Losi, durante l’incontro odierno ha affermato che il tema dell’energia è l’argomento più importante nei fatti per i prossimi quaranta anni, mentre le risorse tradizionali si esauriranno rendendo le energie alternative e rinnovabili la base dell’economia, quella nella quale già si investe di più nel mondo ed in cui i paesi scandinavi si trovano all’avanguardia.

Da parte delle aziende nordiche, complessivamente proiettate verso queste forme di economia, c’è un forte interesse verso le opportunità offerte dall’ambiente italiano ad esempio nel solare, tanto soggetti come la Statskraft (che gestisce 11 impianti di energia idroelettrica ma per aumentare la sua capacità sul solare punta esplicitamente sul Lazio) quanto altri come REC che nel 2009 ha rafforzato la sua posizione internazionale nel solare si stanno per dedicare in modo speciale all’Italia. per Rec, che ha lanciato un nuovo pannello più efficiente nella cattura dell’energia solare, è intervenuto Ivano Zanni.

Per la Statskraft sono intervenuti Matteo Neri e Knut Fjerdingstadt, vice presidente della Corporate Communication della Statskraft, che rappresenta il 35% dell’energia in Norvegia, ma che vede l’Italia e i territori cui si dedica nel Mediterraneo e nel Sud del Mondo come spazi di sviluppo in cui restare ed investire a lungo ed anche sugli aspetti sociali. La scelta strategica è andare dove c’è il maggiore irraggiamento sul solare.

Anche imprese come Hag (per la quale è intervenuto Karl Peter Aaser, l’environmental manager), che produce sedie ed opera nel campo del design, avendo acquisito diversi certificati riguardanti l’impatto ambientale e sulla vita di consumatori e dipendenti, hanno voluto impiegare tutto il tempo disponibile nell’incontro di oggi per spiegare al pubblico e potenziale acquirente il modo in cui acciaio e materiali riciclati vengono usati pensando all’ambiente come risorsa.

Un tema cruciale per lo sviluppo ecosostenibile è la capacità di coordinamento delle nazioni.Vittorio Chiesa, professore e direttore di Energy Strategy Group del Politecnico di Milano, ha sostenuto con forza la possibilità di occupare un grande spazio disponibile in questo mercato anche in stati come l’Italia che vi hanno investito per un lungo tempo meno di paesi come quelli dell’area nord europea.

In Norvegia si intende proseguire sulla strada delle rinnovabili anche oltre idrico ed eolico. Jacob Johansen , direttore di divisione della rete idrica di Oslo, che ha collaborato a lungo con il Ministero dell’Ambiente Norvegese, ha parlato molto delle opportunità di risparmio energetico ed economia di scala insite nell’utilizzo delle bioenergie.

Liv Monica Bargem Stubholt, presidente del Consiglio di Amministrazione e Direttore Investimenti di Aker Clear Carbon (e nel recente passato viceministro dell’Energia) ha sottolineato che le fonti energetiche tradizionali sopravviveranno ancora per molto ed è quindi necessario renderle meno inquinanti, la Aker lo sta facendo anche in una centrale a carbone “antica” , quella di Longannet vicino Edimburgo nell’UK, impegnandosi a livello internazionale per un maggiore coordinamente delle competenze e delle imprese del settore, soprattutto in Europa.

Non tutte le strade ci portano nel mondo

Domani a Napoli l’Unione Europea discuterà di un tema apparentemente spicciolo: come facilitare i trasporti con i nostri vicini, l’Africa. Le vie di comunicazione rappresentano uno dei motori più potenti della internazionalizzazione (e della nostra trasformazione in comunità)

L'integrazione europea e la sua apertura all'esterno passa dalle vie di comunicazione                              FOTO di Aldo Ciummo                      Strade d'accesso alla città portuale di Genova

L'integrazione europea (e l' apertura Ue all'esterno) passa dalle vie di comunicazione FOTO di Aldo Ciummo Strade d'accesso alla città portuale di Genova

 

Il nostro sito segnala ai suoi lettori, tradizionalmente sensibili alle questioni estere o perlomeno ad un’immagine aperta dell’Italia, una conferenza interministeriale che si svolgerà domani e dopodomani a Napoli ed avrà come argomento esclusivo il problema dei trasporti e delle vie di comunicazione in Europa.  Apparentemente circoscritto ad un ambito tecnico, il tema delle “strade”, detto in termini spiccioli, è al centro della capacità delle aggregazioni umane che abitano un territorio di incidere con la propria presenza e la propria cultura quest’ultimo ma, più importante, di aprirlo agli scambi con i vicini e anche con le realtà che vicine non sono.

Il titolo dell’evento è “Il futuro delle reti transeuropee di trasporto. La costruzione di ponti tra l’Europa ed i suoi vicini Il Mediterraneo e L’Africa”. E’ opportuno che non ci si lasci ingannare dalla terminologia tecnica utilizzata e dal fatto che il grosso degli incontri previsti si svolgeranno a porte chiuse, per quanto ciò induca senz’altro a riflettere sulla necessità di rilanciare in Italia e sperimentare in Europa forme di democrazia partecipativa e di promuoverle con meno rumore e più decisione e concretezza dal basso: quello di cui si parla è vicinissimo alla vita dei cittadini, specialmente delle attuali generazioni, perchè si discuterà di come collegare meglio tra loro UE, Mediterraneo e Africa.

L’ultimo decennio ha visto gli enormi danni causati dalla contrapposizione socioeconomica e politico-militare nel Mediterraneo, che a tratti ha rischiato di diventare uno scontro Nord-Sud e perfino un redivivo contenzioso Est-Ovest, per quanto ciò non sia mai stato vero per la maggioranza delle popolazioni. E’ stato vero però per una leadership di parte del mondo sviluppato che ha pensato di poter recuperare con una strategia di breve periodo evoluzioni inarrestabili dell’economia mondiale e dei suoi rapporti di forza. A ciò si è aggiunta una ancora più criticabile forma di terzomondismo semplificato, secondo il quale l’apporto di cultura, di civiltà istituzionale e di cooperazione economica delle nazioni industrializzate e delle componenti della popolazione di origine occidentale nel Sud del mondo sarebbe stato sempre da considerarsi negativo, semplificazione caratterizzata da una forma di razzismo sia pure opposto a quello tradizionale e da una mentalità che non ha dato un grande contributo all’integrazione reciproca in una società globalizzata.

Le reti di trasporto sono chiaramente una delle pagine strategiche della prospettiva europea, perchè la UE molto più che attraverso il Prodotto Interno Lordo ha potuto ritagliarsi uno spazio tra i giganti della terra attraverso un’ attitudine di relazione con i vicini, anche con quelli in difficoltà, politica che ha permesso all’Unione Europea di veder spesso preferita nelle transazioni la sua valuta, l’euro, ad altre che erano anche più forti momentaneamente, nel frangente in cui poi alcuni di quegli stati si sono risollevati o hanno anche raggiunto un peso significativo.

Questo, che può essere letto come opportunismo è lo è anche nella misura in cui i legami geopolitici lo sono sempre stati, però era anche un approccio multipolare di gestione delle decisioni e delle relazioni internazionali che si è rivelato in qualche modo confermato come valido dal gravissimo fallimento che agli estremi opposti è stato sperimentato da una parte dal tentativo di instaurare un controllo unipolare neoconservatore e dall’altro lato dall’insensatezza della mentalità che “i poveri”, superficialmente identificati in un eterogeneo schieramento (dai fondamentalisti religiosi alle fasce svantaggiate della popolazione dell’America Latina), avessero dovuto attaccare indistintamente una parte del mondo senza disporre di un progetto alternativo.

L’evento di domani, che ospiterà 10 workshop e 3 tavole rotonde, a cui parteciperanno ministri degli stati UE e di paesi terzi, membri del parlamento europeo e amministratori delegati i gestori ed operatori di infrastrutture, prevede una sessione ministeriale sull’avanzamento del piano dei Trasporti di cui si parla (che si chiama TEN-T Brdo, che è la sigla del titolo in inglese dell’iniziativa) ed il piano d’azione Europa-Africa. E’ auspicabile che anche all’interno dell’Europa le decisioni sui trasporti non vengano prese al di sopra della testa dei cittadini e che questi premano con ogni mezzo per esserne coscienti e diventarne protagonisti anche quando si vorrebbe escluderli. Altrettanto importante però sarà che gli abitanti dei territori prendano coscienza delle dimensioni che il fenomeno dello sviluppo assume in Europa, e che convoglino verso la politica le proprie esigenze anche ambientali in maniera propositiva.

Le forze politiche che avevano ipotizzato di opporsi a priori alla europeizzazione e alla internazionalizzazione dell’economia in Italia oggi sono disintegrate, perchè quell’approccio aveva condotto lo stesso sforzo legittimo di partecipazione dei territori alle scelte in un vicolo cieco dove ai movimenti favorevoli alla democrazia partecipata era consentito soltanto dire di no. Ma non come.

Aldo Ciummo