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SPORT|Coni, Valverde nel mirino. «Era dopato, verrà deferito»

Il ciclista spagnolo sentito dalla Pocura antidoping riceve anche un avviso di garanzia. I legali invocano il difetto di competenza. Ma dal Foro replicano: «Azione legittima»

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Simone Di Stefano/L’Unità

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SPORT|Cassarà, l’ultima stoccata: «Ma se ero sparring di Andrea…»

Il fiorettista deluso dalle insinuazioni del «positivo» Baldini Che si corregge: «Sono confuso, non ho accusato nessuno»

DUELLO È durato appena qualche ora il silenzio di Andrea Cassarà attorno all’ipotesi di complotto avanzata ieri da Andrea Baldini. Sospeso dal Coni per doping, al fiorettista livornese era subito venuto in mente il nome del suo sostituto alle prossime Olimpiadi. Un silenzio che il Coni aveva dettato a Cassarà, a caldo, per evitare che la situazione degenerasse in una grottesca querelle fratricida. Vano è stato il dietrofront di Baldini ieri sera che ha ammesso di essere «molto confuso» ma anche di «non aver mai fatto il nome di Cassarà».

Il caso ormai era montato, con il Coni a fare ambiziosamente la voce grossa nella contesa. E così al sintetico e schivo Cassarà di venerdì sera: «Sulla vicenda non posso rilasciare commenti», si è aggiunto quello più freddo e deciso di ieri, che ha replicato alle accuse di Baldini. «Sono molto dispiaciuto – ha detto Cassarà -. Capisco che Baldini sia in stato confusionale ma non è giusto dire certe cose. Pensare che gli avevo fatto da sparring partner fino all’altro giorno».

Già, perchè i due erano stati in ritiro fino a qualche giorno prima: «E io lì a prender stoccate per fare andare in forma piena gli altri, in particolare Baldini». Mastica amaro Cassarà, come tutta la scherma italiana costretta a digerire il boccone a pochi giorni dai Giochi: «Mi allenavo per fare allenare bene lui – continua il bresciano -. Ora mi dovrò preoccupare di recuperare io la condizione migliore, anche se nella mia disciplina il lato fisico conta relativamente. Piuttosto devo gestire la pressione». Dopo aver disdetto le vacanze in Canada, il fiorettista azzurro arriverà lunedì a Pechino, dove lo attende il capo delegazione Cipressa.

Lo stesso giorno in cui sono previste le controanalisi che determineranno, o meno, la positività di Andrea Baldini al furosemide. Una sostanza diuretica che lui ha sempre negato di aver assunto, tanto da essere arrivato a concepire una sorta di scambio delle bottiglie: «Probabilmente ho bevuto quella sostanza da una delle bottiglie d’acqua che stavano dietro la pedana». Baldini dovrà spiegare perché i vertici avrebbero dovuto rinunciare a un candidato all’oro come lui, per preferirgli un atleta meno favorito e fuori condizione fisica. Resta una squadra olimpica decimata dalle sospensioni e ferita da veleni che tolgono serenità. E non aiuta nemmeno guardare al giardinetto del vicino per accorgersi che non siamo i soli a «bluffare».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 03-08-2008

SPORT|Onta azzurra. Per ora l’Italia è prima nel doping

Trovato positivo il campione di fioretto Baldini «È tutto un complotto». Ma il Coni è furioso

ANCORA E l’italia sale a quota tre. Non di medaglie vinte ma di sospensioni per doping, quindi di medaglie perse alle prossime olimpiadi. Pesa soprattutto perdere credibilità per farmaci di poco conto o spesso inutili. A farne le spese è l’immagine dello sport azzurro ormai identificato in siringhe e pastiglie proibite. Dopo Riccò e la Bastianelli, ieri è stata la volta del fiorettista Andrea Baldini, positivo al furosemide. Nel giro di pochi giorni l’Italia ha bruciato così tre potenziali medaglie alle prossime Olimpiadi, mandando su tutte le furie il Coni che senza pensarci un attimo ha subito provveduto a sostituire l’atleta con Andrea Cassarà.

Baldini è stato trovato positivo durante gli Europei che si sono tenuti a Kiev dal 5 al 10 luglio scorsi. Il controllo è stato effettuato dal laboratorio antidoping di Praga, su incarico della Confederazione europea. La Federscherma ha subito chiesto le controanalisi, che si terranno lunedì, e per voce del suo presidente, Giorgio Scarso, ha espresso grande rammarico «pur riconoscendo la correttezza sempre manifestata in passato dall’atleta». Sconvolto, ma sicuro di sé l’azzurro: «Cammino a testa alta perché sono pulito. Non ho dormito tutta la notte. Vengo privato ingiustamente di una partecipazione olimpica, è una botta tremenda perchè non è una sconfitta maturata sulla pedana».

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SPORT|L’Italia di Pechino è fatta: «Vogliamo 30 medaglie»

Meno atleti (347), il 39% sono donne. Il Coni: «Ripetere Atene e Sydney»

Vanessa Ferrari

LA DELEGAZIONE Quattro anni di dura preparazione per prender parte alla lista. Quella presentata ieri, dalla Giunta Nazionale del Coni con i nomi dei 347 atleti azzurri che rappresenteranno il tricolore alle prossime olimpiadi di Pechino. Di questi ben 135 saranno donne, il 39%. Compresi nella lista anche due atleti la cui presenza è ancora incerta: la triatleta Nadia Cortassa rischia di non partire a causa di una idoneità temporaneamente sospesa, mentre l’altro caso sub-judice riguarda il nuotatore Federico Turrini, sulla cui testa pende un giudizio presso il Tas di Losanna su una non negatività al nandrolone.

Meno quantità, più qualità Sarà comunque una rappresentanza numericamente inferiore rispetto alla passata olimpiade di Atene. Motivo, la mancata qualificazione a Pechino delle squadre di basket, baseball e softball. Di contro c’è la prima partecipazione nel badminton, con Agnese Allegrini nel singolare femminile. «Una squadra comunque numerosa e ben preparata – secondo Raffaele Pagnozzi, capo missione olimpico e segretario generale del Coni – Le condizioni per far bene ci sono tutte». Atleti provenienti da tutte le parti d’Italia, con una prevalenza della regione della Lombardia. «Sarà una squadra che rappresenterà in maniera dignitosa e positiva tutto il Paese – ha spiegato Raffaele Pagnozzi – Ripetere Atene non è stato possibile per la mancanza di alcune squadre ma, allo stesso tempo, a Pechino salirà la partecipazione agli sport individuali». Andranno a completare la presenza azzurra in Cina altri 274 tra officials, tecnici e dirigenti.

Le medaglie In Cina sarà impresa ardua riuscire a eguagliare il medagliere di Atene 2004 (10 ori, 11 argenti e 11 bronzi). Il Presidente del Coni, Gianni Petrucci, assieme allo stesso Pagnozzi predicano calma e basso profilo: «Ripetere questi trend sarebbe un’impresa straordinaria, ma i nostri atleti hanno dimostrato il proprio valore con continuità nel corso delle massime competizioni internazionali, anche se non dovessero andare bene alle olimpiadi».

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