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La Commissione Europea: “ripresa attraverso l’occupazione”

Il Commissario agli Affari Sociali Laszlo Andor ha indicato nelle telecomunicazioni, nell’assistenza sociale e nella produzione ecosostenibile le leve della ripresa

L’Unione Europea vuole creare più di diciassette milioni di nuovi posti di lavoro nel territorio dei ventisette nei prossimi otto anni, puntando su telecomunicazioni, assistenza sociale ed economia verde per favorire una ripresa durevole, basata sull’effettiva inclusione dei cittadini e sulla valorizzazione del loro ruolo al di là delle superate frontiere degli stati. L’obiettivo della Commissione europea è arrivare ad un tasso di occupazione molto alto nel 2020, il settantacinque per cento escludendo le persone in età scolare o oramai in pensione.

La Commissione, attraverso Laszlo Andor, commissario agli affari sociali, afferma anche di voler prevenire la crescente povertà tra i lavoratori attraverso l’introduzione di un salario minimo, allo scopo di mettere un freno alla corsa al ribasso del costo del lavoro. Occorrerebbe ricordare che le direttive europee che hanno consentito negli anni passati di basarsi sul prezzo del miglior offerente oltre i confini nazionali, di per sè motivate da fondate considerazioni di concorrenza, hanno però innescato il deprezzamento del lavoro, in assenza di misure che contemporaneamente all’introduzione della liberalizzazione dei costi del lavoro oltre i confini degli stati tutelassero le professioni e l’occupazione.

L’Unione Europea fa un passo avanti, proponendosi di attingere ai fondi della Ue per potenziare i sussidi rivolti alla creazione di lavoro, alla diminuzione del costo del lavoro non riconducibile alla retribuzione degli occupati, oltre che scommettendo su salute ed assistenza sociale, economia verde e telecomunicazioni per rimettere in crescita il mercato unico europeo, facilitando anche la mobilità attraverso il riconoscimento delle competenze, un ambito ancora reso incerto dalla diversità dei quadri legislativi.

I settori indicati però si trovano alle prese con le contraddizioni dell’economia ultraliberista come la si è conosciuta in questi anni, che hanno portato prima ad un impoverimento di fatto della maggior parte della popolazione ed alla disarticolazione dei diritti sociali e civili così come erano stati faticosamente costruiti in lotte decennali contro i fascismi e contro le concentrazioni economiche, e successivamente ad una fase di disordine anche nell’economia finanziaria, che non poteva restare completamente slegata dall’economia reale che la finanza aveva compromesso attraverso le sempre più frequenti speculazioni.

Risulta molto difficile oggi pensare che drenare risorse dalle fasce più in difficoltà delle popolazioni europee e soprattutto sottrarre diritti e prospettive a lavoratori, giovani, immigrati, possa consentire dei miglioramenti nella società e nell’economia, perchè i danni che una simile impostazione da parte delle organizzazioni finanziarie meno colpite dalla crisi economica possono creare al tessuto sociale difficilmente potranno essere recuperati con qualche contromisura sociale o innovativa sostenuta con risorse derivate dalla ulteriore tassazione delle parti più deboli della società.

Aldo Ciummo

 

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Poca concorrenza in Italia

Bruxelles

 

L’ENI ha deciso di dismettere le proprie partecipazioni in alcuni gasdotti internazionali dopo una indagine della Commissione Europea sul conflitto di interessi che aveva rappresentato un ostacolo all’ingresso di altri operatori nel settore dell’energia.

 

Il 6 marzo del 2009, con una Comunicazione ufficiale, la Commissione Europea ha indicato che ENI poteva aver abusato della sua posizione dominante nei mercati della vendita di gas e del trasporto di gas naturale all’Italia rifiutando ai propri concorrenti l’accesso alla capacità di trasporto disponibile sui propri gasdotti. Si configurava in pratica l’infrazione di accaparramento di capacità, capacity hoarding, offrendo l’utilizzo delle strutture in modo da limitarne il valore (degrado di capacità o capacity degradation) e di ridurre strategicamente l’investimento (limitazione strategica dell’investimento – strategic underinvestment) sul sistema di infrastrutture di trasporto internazionale.

La Commissione ha specificato che questi comportamenti sul mercato avvenivano in presenza di una significativa domanda di capacità da parte di operatori terzi e che le azioni messe in atto hanno indebolito la concorrenza a danno dei consumatori. Eni ha presentato degli impegni di rimedi strutturali per rispondere alle preoccupazioni espresse dalle istituzioni europee in merito alla modalità di gestione e all’operatività delle infrastrutture di trasporto di gas naturale da parte di Eni. Nella situazione indagata dalla Commissione infatti risultava parzialmente violato l’insieme delle regole sulla concorrenza (Articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).

Eni ha proposto di dismettere le sue partecipazioni azionarie in tre infrastrutture internazionali di trasporto del gas, nei gasdotti TAG, TEMP e Transitgas. La Commissione adotterà una decisione ai sensi dell’articolo 9 del regolamento 1/2003 e cioè rendere gli impegni (acquisiti dall’impresa in base alla propria proposta) obbligatori. Oggi la Commissione Europea ha dato un parere favorevole alla proposta dell’azienda.

Le imprese integrate verticalmente e quindi capaci di occuparsi di tutta la filiera produttiva e distributiva rischiano facilmente di incappare in un conflitto di interessi nocivo per la concorrenza e per i consumatori e gli impegni adottati dalle aziende in ottemperanza alle indicazioni europee possono essere un mezzo per promuovere la concorrenza. La Commissione attualmente sta proseguendo nella conduzione di attività istruttorie riguardo alla concorrenza nel settore dell’energia.

Aldo Ciummo