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La politica agricola comune europea e gli interventi per la crescita

Giovanni La Via (PPE) ha descritto la riapertura dei termini della PAC come un modo di affrontare la crisi

“Il percorso delle trattative è bene parta da una base consolidata – ha affermato l’eurodeputato Giovanni La Via dopo l’incontro tra le istituzioni europee del 17 aprile sulla Politica Agricola Comune – la semplificazione per gli agricoltori e gli addetti al settore resta una delle priorità individuate dal Parlamento Europeo”. La Via nel corso del dibattito svoltosi il 12 marzo a Strasburgo, prima della votazione che il 13 marzo ha aperto la strada all’attuale fase di dibattito tra le diverse istituzioni europee coinvolte nella ridefinizione della PAC, aveva anche sottolineato che la lettera indirizzata dagli europarlamentari del PPE a Mario Monti, Primo Ministro italiano, contiene la richiesta di uno sganciamento (dai limiti di bilancio) finalizzato ad un miglioramento della Politica Agricola Comune: “I miliardi di euro degli enti locali paralizzati, mentre il greening giustamente è finalizzato ad una maggiore caratterizzazione ambientale della PAC, si inseriscono in un contesto in cui le piccole imprese italiane faticano rispetto al greening, a causa della difficoltà di applicare economie di scala – ha dichiarato La via – riteniamo lo sviluppo rurale strategico per l’economia italiana.” Il PPE ha sottolineato l’impegno perché venga riconosciuto un sostegno ad interventi di protezione ambientale. Il Consiglio dei Ministri UE, per il Parlamento Europeo, non sta rispettando la codecisione in maniera adeguata.

Aldo Ciummo

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Cosa vogliamo noi progressisti per l’Italia

Si sta votando in diverse città italiane e il risultato, in combinazione con la crescita a sinistra in Francia e Regno Unito può influire sulla politica italiana

 

di  Aldo Ciummo

Questo fine settimana si vota in diverse città italiane, alcune molto importanti. Il risultato potrà influire sulla vita politica italiana soltanto se la partecipazione popolare darà mandato ad una vera opposizione politica, capace di contrapporsi all’alleanza dei poteri forti rappresentata da PDL e dai resti del Centrodestra e subìta passivamente dal PD.

Le forze che hanno causato la crisi economica globale con la loro firma in bianco in favore del liberismo selvaggio e con le politiche di destra conservatrice, spesso appoggiata da liste xenophobe e nostalgiche che hanno contribuito a peggiorarne i singoli provvedimenti, sono organizzate nella società e non potranno essere certo scalzate, dalle posizioni che hanno acquisito, con delle semplici invettive (e agglomerati di intenzioni complessivamente buone ma contraddittorie e confuse) messe in piedi da comici e altri intrattenitori, da quelli usciti direttamente dai teatri fino a quelli che fino a oggi hanno fatto show razzisti sulle sponde di qualche fiume veneto o lombardo, passando per i tutori della legge che appoggiano leggi elettorali per tagliare fuori i partiti minori: stelle varie e liste civiche, leghe e difensori dei valori (non si è ancora capito se di sinistra o di destra) continueranno a fare quello che hanno fatto fino ad adesso, rumore, mentre la gente ha i problemi veri.

Nelle forze politiche rappresentate in Parlamento e nelle regioni di progressisti ne sono rimasti sfortunatamente pochi: qualche frangia di sinistra del Partito Democratico, (convertito per tutto il resto al rigore solo per i molti che lo hanno già assaggiato nel ventennio del centrodestra), il Partito della Rifondazione Comunista e la Fiom, il movimento di Sinistra e Libertà e parte delle nuove liste e qualche esponente delle altre forze di sinistra, più i partiti minori come i Verdi.

I progressisti vogliono poche cose semplici per l’Italia, cambiamenti di cui anche l’Europa nel suo complesso ha un grande bisogno ma nei quali il resto della UE è molto più avanti, spesso anche quando in Germania e negli altri paesi governa il Centrodestra: i progressisti, oggi confinati nell’estrema sinistra (Sel, Prc, ambientalisti) pensano che le tasse vadano pagate, perchè esistono anche gli altri, ma che vadano riscosse in maniera progressiva, non all’inverso, come accade oggi, con grandi patrimoni che non sono intaccati minimamente, redditi enormi che vengono spezzettati in diversi paesi per pagare meno del dovuto ed uno squilibrio di opportunità che si aggrava ogni giorno all’interno della popolazione.

I progressisti vogliono che, come hanno fatto con successo Germania e Finlandia, le crisi vengano affrontate attrezzando le nuove generazioni con gli strumenti più efficaci in tempi in cui si approssima un futuro complesso: con il potenziamento con l’istruzione e non con il suo smantellamento per investire in navi e aerei militari, come fa l’Italia. Una politica progressista non regala le città ai costruttori vicini alla chiesa maggioritaria, perchè ritiene invece che la valorizzazione dell’ambiente sia un investimento molto più vantaggioso. La sinistra, favorevole ad una prospettiva di progresso, considera un valore aggiunto l’integrazione dei nuovi cittadini, a cui vergognosamente viene negata la cittadinanza anche quando nascono qui, nella nostra Europa, studiandovi e lavorandovi per anni.

I progressisti non accettano che la società sia divisa in caste, come di fatto sta avvenendo in una società come quella italiana dove tutte le statistiche (soprattutto quelle internazionali) indicano che le diseguaglianze crescono e che lo stato non pone neppure nella sanità, nella giustizia e nell’istruzione strumenti minimi di tutela delle pari opportunità, il progressismo politico infatti ritiene un pericolo la crescita del razzismo e del maschilismo che si fa strada in questa disgregazione della società guidata da un mercato senza controllo, ma un’altra cosa che tutti coloro che sono di sinistra distinguono chiaramente è questa: gli attuali equilibri non possono essere sostituiti da nulla di decente se questo pretende di nascere da agglomerati opachi di manie di protagonismo, di capipopolo che fanno finta di non sapere che la fiscalità può essere riformata ma non sparire, che si arrogano il diritto di istigare ad una parodia di far west che favorisce solo le tendenze di destra, che non hanno progetti che non assomigliano ad una specie di autoritarismo in erba.

Per questo, in occasione delle consultazioni elettorali, tutti fanno bene come sempre ad ascoltare il proprio senso di responsabilità ed almeno per chi si riconosce nella sinistra e nei valori di tutela del lavoro, difesa dell’ambiente, promozione dei diritti (che hanno permesso alla sinistra progressista nelle sue varie espressioni istituzionali o movimentiste di far crescere l’Italia dal secondo dopoguerra ad oggi) questo significa votare effettivamente a sinistra, per Prc e ambientalisti, per Sinistra e Libertà, per gli esponenti democratici credibili, a seconda delle diverse situazioni amministrative, che non si può nascondere sono differenti da un quadro nazionale.

Come la nuova affermazione di un esponente della sinistra ha dimostrato nelle primarie a Genova, l’appiattimento sulle politiche di destra perseguito a tutti i costi dai maggiori partiti di origine progressista non ha più grandi spazi di manovra. La maggioranza degli italiani come degli europei vuole più equilibrio sociale e più prospettive economiche, i progressisti e la sinistra vogliono un progetto in tal senso.

 

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Frontex: nuove regole e più rispetto dei diritti umani

L’ agenzia per il controllo delle frontiere esterne della Ue dovrà assicurare in maniera più rigorosa il rispetto dei diritti fondamentali

Frontex, agenzia per il controllo delle frontiere esterne degli stati componenti la Ue, nominerà un ispettore che assicuri che i controlli alle frontiere europee rispettino i diritti fondamentali, in accordo con i cambiamenti al mandato dell’agenzia adottati martedì 13 settembre dal Parlamento Europeo. L’agenzia potrà possedere le proprie attrezzature in modo da non dipendere dagli impegni di spesa degli stati membri. Le nuove regole per Frontex sono state adottate con 431 voti a favore, 49 contrari e 48 astensioni.

 “E’ la norma più importante dalla creazione di Frontex nel 2004” ha detto Simone Busutti (PPE, MT). Il mandato rinnovato contiene infatti provvedimenti per assicurare un pieno rispetto dei diritti umani in tutte le operazioni dell’agenzia, che assumerà un “responsabile per i diritti fondamentali” e creerà un “forum consultivo sui diritti fondamentali” che sarà affiancato al consiglio di amministrazione dell’agenzia. 

L’Agenzia per i Diritti Fondamentali della UE, l’Ufficio Europeo di sostegno per l’asilo, l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati e specialisti di Ong del settore faranno parte del Forum consultivo. La procedura ue adottata per l’approvazione dei cambiamenti è stata quella di codecisione, in base al quale il Parlamento Europeo approva la legislazione concordandola con il Consiglio dell’Unione Europea. Questa procedura contempera il ruolo dell’elettorato di tutta l’unione, rappresentato nel Parlamento Europeo, con quella delle diverse popolazioni organizzate nei singoli stati, rappresentati nel Consiglio. La Commissione attua la legislazione.

Secondo le nuove norme, in caso di violazione dei diritti umani le missioni Frontex possono essere sospese o cancellate e tra i compiti dell’agenzia ci sarà quello di assistere gli stati componenti la Ue in frangenti di emergenza. Questo punto è significativo, perchè la cronaca recente ha evidenziato le carenze della azione europea laddove stati come l’Italia sono stati lasciati sostanzialmente senza supporto in situazioni straordinarie. Occorre rendersi conto che i confini dei singoli paesi sono confini europei e che la comunità non può muoversi in ordine sparso chiedendo il rispetto degli standard senza fornire coordinamento.

Frontex adesso indicherà codici di condotta per tutte le operazioni e in accordo con il diritto internazionale nessuno potrà essere rimpatriato in nazioni dove la sua vita e la sua libertà sono a rischio. Automobili ed elicotteri dell’agenzia saranno acquistati autonomamente, mentre gli stati dovranno fornire un determinato numero di operatori.

Dopo che il Consiglio avrà dato il via libera al nuovo regolamento, quest’ultimo entrerà in vigore venti giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea e le nuove norme avranno effetto dalla fine del 2011. Ciò che occorre però in Europa è una politica comune di immigrazione e di integrazione affiancata a politiche coerenti di partenariato con i vicini, passi in assenza dei quali le politiche securitarie resteranno incomplete.

Aldo Ciummo

Stessi diritti in tutta Europa per i cittadini extracomunitari

 

Ieri il Parlamento Europeo ha approvato con procedura legislativa ordinaria il progetto di legge sul “permesso unico” una disposizione il cui intento è rendere coerenti i diritti in tutti gli stati dell’Unione Europea
 
Per il Parlamento Europeo, come per la maggioranza dei cittadini del continente, gli stranieri che hanno avviato una nuova fase della loro vita all’interno della comunità dovrebbero avere gli stessi diritti in qualsiasi stato componente risiedano. Il progetto di legge sul permesso unico approvato ieri con 311 voti a favore, 216 contrari e 81 astensioni, dovrà aspettare adesso il vaglio dei ministri di giustizia dei paesi UE, riuniti nel Consiglio (dei ministri delle varie nazioni Ue) che ha pari poteri rispetto al Parlamento Europeo sui temi legati alla immigrazione, così come è previsto dal Trattato di Lisbona.
 
La legislazione in oggetto, se portata a compimento dopo questa prima lettura, garantirebbe agli immigrati diritti sociali equiparabili a quelli dei cittadini comunitari su questioni come gli orari, le ferie, la sicurezza sul posto di lavoro e la sicurezza sociale: non si può dimenticare come la nostra Europa stia affrontando le crisi mondiali avvalendosi in misura massiccia degli sforzi umani e materiali di vaste fasce di popolazione che si sono spostate da uno stato all’altro della comunità oppure che si stanno integrando provenendo da aree culturali tra le più lontane e diverse, colmando squilibri difficili del mercato. La UE come insieme non può pensare di sopperire alle sfide odierne approfittando di forza lavoro priva di riconoscimenti e di gestire l’immigrazione senza politiche di integrazione che guardino al lungo periodo.
 
Gli stati membri ovviamente manterranno la possibilità di decidere sull’ammissione dei lavoratori extracomunitari sul territorio, nei permessi di residenza saranno indicati anche i dati che riguardano il permesso di lavoro, ma sarà esplicitamente vietato pretendere altre informazioni. L’accesso alla sicurezza sociale è ancora deciso dai singoli stati, che hanno la possibilità di concedere il sostegno familiare solo in presenza di permessi di lavoro validi più di sei mesi. Queste norme c’è da dire sembrano lasciare largamente al di fuori un buon numero di casi molto comuni di stranieri, tanto più in un’epoca che vede moltiplicarsi le situazioni di precarietà, ma si registrano degli elementi di novità.
 
Coloro che rientreranno nel proprio paese dopo anni avranno diritto a recepire le risorse versate per la previdenza alle stesse condizioni dei cittadini europei (ma non gli sgravi fiscali dei familiari se questi non risiedono nello stesso paese Ue) ed avranno in molti casi l’accesso ad alcuni servizi e benefici sociali, quali la formazione professionale. Le regole di cui si parla si applicano agli extracomunitari che richiedono un permesso di residenza e di lavoro in uno stato membro e non si applica a coloro che sono in trasferimento all’interno di società multinazionali ed agli stagionali, categorie delle quali gli eurodeputati stanno per occuparsi con appositi interventi. Al di fuori di questa discussione sono anche gli immigrati che hanno ottenuto un permesso a lungo termine e sono quindi già in via di equiparazione ai comunitari e anche i rifugiati, attualmente soggetti ad altre regole comunitarie.
 
Aldo Ciummo