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LE INTERVISTE|«Sponsor e riciclaggio? Una piaga dello sport moderno»

Dopo il caso Dovizioso parla Cino Marchese, ex manager Img: «Persone senza scrupoli e campioni distratti»

Il caso Del Turco scuote anche il mondo dello sport. Nel fascicolo del procuratore Trifuoggi anche il nome del motociclista Andrea Dovizioso (MotoGp), la cui sponsorizzazione è finita sotto la lente del magistrato per l’ipotesi di riciclaggio. Si parla di circa 21 milioni di euro versati al pilota della Honda. Un episodio che non è nuovo al mondo dello sport. La pensa così Cino Marchese che bene conosce lo sport anche negli aspetti economici e finanziari, da ex manager per la società Img.

Ha saputo del caso Dovizioso?

«Mi dispiace perché conosco il suo manager e so che è una brava persona, ma casi del genere nel mondo dei motori non mi sorprendono».

Ne ricorda di analoghi avvenuti in passato?

«Certe “sponsorizzazioni” avvengono da tempo. Una volta si gonfiavano i fatturati per detrarre dalle tasse e dall’incidenza fiscale, ora si ricorre al riciclaggio».

E negli altri sport funziona alla stessa maniera?

«Potrei farle tanti esempi, dallo sci alla motonautica. Queste attività sono frutto di manager senza scrupoli che mirano al bersaglio grosso. Spesso le strutture sportive fingono di non vedere.

Come si può far fronte a questa piaga?

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SPORT|«Federer? Da ragazzino era già un fenomeno Nadal ha sorpreso tutti»

Il parere. Parla Cino Marchese, talent scout


Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 08-07-2008

Un grande fiuto per i talenti del tennis, che lo ha portato in giro per tornei juniores e Slam di tutto il mondo. A Cino Marchese, manager per la Img dal 1979 al 1995, si devono le scoperte di campioni quali Lendl, Borg, Agassi, Sampras, Jennifer Capriati e Monica Seles solo per citarne alcuni. Tra gli ultimi, Roger Federer e Rafa Nadal, i due finalisti dell’edizione 2008 di Wimbledon. Notati quando, non ancora adolescenti, parlavano già il gergo della racchetta. «Federer – racconta Marchese – aveva appena 15 anni quando lo vidi per la prima volta giocare a Miami. Dissi: “Questo non può non diventare il numero uno al mondo”. Lo feci ingaggiare dopo la vittoria del suo primo torneo, a Milano. Era il suo primo passo dal debuttante al campione».

Solidità mentale e margini di miglioramento, questi i parametri del fenomeno: «Bravi erano in tanti. Volandri per esempio, ma non tutti riescono ad arrivare fino in fondo. Federer già allora era il tennis allo stato puro». Diverso il discorso per Nadal: «Lo spagnolo – racconta Marchese – aveva 14 anni quando lo osservai giocare per la prima volta. Al contrario di Roger non mi diede l’impressione che sarebbe diventato quello che è effettivamente adesso. Lui è un “animale”, punta tutto sulla forza fisica». L’ultimo atto della sfida infinita domenica scorsa al Central Court: «Emotivamente è stata una gara ineccepibile, ricca di colpi di scena, ma tecnicamente non mi è piaciuta molto. Federer non ha giocato come sa, non ha sfruttato il suo rovescio tagliato rimanendo in partita solo grazie al primo stop per pioggia, altrimenti avrebbe perso 3-0».

Una vittoria che regala a Nadal la ribalta internazionale ma a far notizia forse è il declino del numero uno svizzero: «Federer è arrivato all’appuntamento di ieri in confusione – spiega Marchese – e i risultati di questa stagione lo testimoniano. Dopo aver perso a Wimbledon non è facile tornare a giocare. Fossi in lui prenderei un anno sabatico». Nemici in campo, amici fuori. Difficile fare confronti con altre rivalità storiche: «Forse Sampras-Agassi o Becker-Edberg. Certamente nulla a che vedere con la sfida infinita Lendl-McEnroe. Lì in gioco c’era l’antipatia». Dove un lungolinea valeva il rispetto e l’onore.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 08-07-2008