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Immagini al tempo della crisi

Il 12 aprile si inaugura al cinema Quattro Fontane una mostra di fotografie aventi come tema il problema della disoccupazione, partecipa l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata

L’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata (ISFCI) di Roma (San Lorenzo) partecipa al progetto fotografico sul tema della disoccupazione che a partire dal 12 aprile si concretizzerà in una esposizione al cinema Quattro Fontane.

La scuola si è distinta in questi ultimi anni per l’attenzione ai mezzi di comunicazione visiva emergenti come il final cut, oggetto di un corso apposito quest’anno. In occasione della proiezione del film “Il posto dell’anima”, alla presenza degli autori, verrà inaugurata anche questa mostra, il cui obiettivo è invitare alla riflessione sulla attuale situazione sociale italiana.

L’evento si inserisce tra le altre interessanti iniziative promosse dall’Istituto, ad esempio gli incontri che si stanno svolgendo in questo periodo con il fotografo Tano D’Amico, autore di inchieste sociali. Il lavoro per quanto riguarda la partecipazione dell’ISFCI al progetto è coordinato da Carla Rak sotto la supervisione di Dario Coletti e si sta articolando attraverso una serie di incontri.

L’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata è stato fondato a Roma nel 1985. Rinnovato all’interno dell’ex palazzo Cerere, l’ISFCI è un punto di riferimento nella formazione di fotografi qualificati in Italia. Un altro appuntamento che ha trovato posto nel corso del 2012 tra le proposte dell’Istituto è stata la presentazione del libro fotografico “Okeanos e Hades” di Dario Coletti nello scorso gennaio.

Aldo Ciummo

 

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Registi svedesi al Milano Film Festival

Alla manifestazione che si svolgerà dal 9 al 18 settembre 2011 il regista Ernst de Geer e il film cinese prodotto dalla Svezia nel 2010

 Due film svedesi parteciperanno al MIFF, il Milano Film Festival (dal 9 al 18 settembre): nella nuova categoria per corti, opera di registi under 40, concorre il regista e sceneggiatore Ernst de Geer, con la sua pellicola “Axis and Allies” (2010).

Si tratta del primo progetto di ampio respiro in seguito agli studi alla Stockolms Filmskola, la scuola di Cinema di Stoccolma. Una delle giornate del Festival sarà dedicata all’immigrazione.

 Tra i documentari proiettati ci sarà “The Chinese are coming town” (Kieserna Kommer) del 2010. La regista del film è di origine cinese e si chiama Ronja Yu, vive in Svezia fin dal 1989, mentre la produzione è svedese.

 Il documentario è stato trasmesso dalla tv svedese (SVT) ed è la storia di un imprenditore cinese e del suo progetto di aprire uno stabilimento nella città svedese di Kalmar.

Autunno di iniziative per la cultura danese in Italia

 

Le iniziative danesi e nordiche riprendono con una grande varietà anche nell’autunno e nell’inverno e sarà interessante conoscere insieme le diverse realtà danesi e nordeuropee nel territorio romano ed italiano

di    Aldo Ciummo

La dodicesima biennale di Architettura a Venezia questa estate ha veduto il Ministro della Cultura danese, Per Stig Moller, inaugurare il padiglione allestito dal suo paese per far conoscere una delle espressioni umanistiche più originali del ventunesimo secolo. La Mostra Internazionale di Venezia diretta da Kazuyo Sejima è intitolata “People meet in Architecture” e nell’evento si inscrive anche l’esposizione danese, organizzata dal Danish Architecture Centre (DAC) e battezzata “Q&A – Urban questions_Copenaghen answers”.

Il pubblico è stato invitato a visitare un laboratorio interattivo ed a vedere come Copenaghen è diventata un esempio di vivibilità e di creatività. La biennale resterà aperta fino al 21 novembre, quindi ancora un mese di tempo per tutti coloro che volessero conoscere meglio questa parte dell’arte danese, attiva in questi anni anche in moltissimi altri campi, si pensi alle installazioni audiovisive.

Vogliamo ricordare inoltre come l’Ambasciata danese a Roma ha gentilmente coinvolto i cittadini italiani interessati al cinema nordico con le serate di cinema danese che a partire dalla seconda parte dell’autunno riprenderanno con appuntamenti qualificati con la cultura audiovisiva che sta conoscendo nuovi successi con film come quelli di Kristian Levring, proiettati in lingua originale e con sottotitoli in inglese.

Il cinema danese si è fatto strada recentemente anche con la presenza di ben due film in concorso al Festival Internazionale di Roma, cioè “In a better World” di Susanne Bier e Hold me tight di Kaspar Munk (nella sezione per i giovani “Alice nella Città”. Il debutto di queste opere sarà rappresentato, a livello europeo, proprio dall’uscita al festival di Roma, che si svolgerà dal 28 ottobre al 5 novembre.

Altri importanti eventi che in Italia avranno al centro la cultura danese sono la serata al Circolo Scandinavo domani, 18 ottobre, con la scrittrice danese Hanne Kvist, la pittrice Lina Berglund e la scrittrice svedese Eva Strom ed il concerto con il Quartetto Mirus all’Accademia di Danimarca a Roma il 21 ottobre, l’Intercity Festival di Firenze che si svolherà ancora fino al 26 ottobre con un focus su Copenaghen (teatro, danza, letteratura, cinema e arte) ed il 26 ottobre a Palazzo Marino a Milano “Culture Futures” organizzato da Ragnarock. Inoltre il 28 ottobre, ad Olevano Romano, è previsto un concerto con Mette Kirkegaard ad Olevano Romano, una iniziativa inclusa nel Festival Spil Dansk.

Oggi iniziative svedesi a Roma ed a Venezia

 

 

 

Contemporaneamente nella capitale e nella città lagunare le rappresentanze svedesi promuovono spettacoli e concerti

Nella giornata di oggi sono in programma diverse iniziative della comunità svedese in Italia: a Roma alle 20.30 si esibisce il coro svedese Allmanna Sangen, assieme al coro città di Roma, al Pantheon. A Venezia alle 22.00 è previsto lo spettacolo di danza di “cut-outs & trees” presso il Campo della Tana, Arsenale.

Sempre a Roma oggi, alla Casa del Cinema di Villa Borghese, Largo Mastroianni 1, Sala Deluxe, ci sarà, alle 15.30 la proiezione del film “Passione” di Ingmar Bergman, seguita da “Images From the Palyground” di Stig Bjorkman e dalle immagini della consegna del Premio Fellini 2005 assegnato a Bergman nelle mani di Liv Ullmann.

Alle 18.00 sarà presentato anche il libro “Bergman. The Genius” ( Editori Riuniti, Univ.Press 2010) di Aldo Garcia e della Collezione Ingmar Bergman curata da Vieri Razzini. La Collezione Ingmar Bergman comprende “La Vergogna” (che sarà poi proiettato alle 21.00) e “Passione” di Bergman ed il citato documentario di Stig Bjorkman (con Dacia Maraini, Marco Bellocchio, Vieri Razzini e Aldo Garcia).

Altri interessanti eventi si sono svolti recentemente nell’ambito delle manifestazioni svedesi, tra queste il dibattito dedicato il 26 maggio scorso allo scrittore Bjorn Larsson a  cura della delegazione Roma Tre Sud-Ovest della Lega Navale Italiana, alla Libreria Internazionale Il Mare di Via Ripetta.

Già durante la primavera ci sono state molte iniziative in Italia da parte della comunità svedese e altre ancora organizzate dagli altri paesi scandinavi, eventi sui quali sono apparsi soltanto episodicamente resoconti su queste pagine web, ma che da questa estate il sito tornerà a seguire con rinnovata attenzione, sia per le attività che si svolgono in Italia che per le vicende direttamente legate ai paesi nordici.

Aldo Ciummo

RECENSIONI | “Bastardi Senza Gloria”

 

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Quentin Tarantino gioca al rovesciamento ed al rimescolamento di tutti i paradigmi sulla Seconda Mondiale, con la solita perizia nel rielaborare i linguaggi ed i repertori cinematografici

“Se il cavallo cambia colore…” con Bastardi Senza Gloria il regista Quentin Tarantino sforna un’altra collezione di personaggi all’altezza di quelli che lo hanno reso inimitabile

   di  Claudia Papaleo

“Penso che per tentare di accoppare lo zio Adolfo, cambierebbe colore al cavallo!” :  lo zio Adolfo è Adolf  Hitler ed a volerlo “accoppare” è  Brad Pitt, nei panni di Aldo Raine, un mercenario americano sboccato e baldanzoso, seguito da un pugno di uomini dal sangue cattivo, i “Bastardi”. Siamo nella Francia calpestata dai nazisti, e questi signori dalle facce squilibrate, assoldati dai servizi segreti statunitensi, hanno tanta voglia di far masticare ai nazisti le loro stesse budella, senza trastullarsi in generosi convenevoli. La loro missione incrocia i piani di Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent), una giovane ebrea che asseconda compiaciuta il suo odio puntiglioso per i cani del regime. Gli stessi uomini colpevoli di aver perforato tutta la sua famiglia a sputi di fucile, soddisfacendo il ghigno saporito del loro superiore, il colonnello Hans Landa (Cristoph Waltz).

Nel film la vendetta della ragazza, architettata con fine disprezzo, si gioca tutta in casa Tarantino, ovvero dentro a un cinema. Il luogo in cui il regime celebrava i suoi ampollosi progetti, e che il regista trasforma in una scatola incendiata, in cui Hitler e compagnia si affrettano a raggiungere i piani inferiori. Il tutto incattivito dal suono beffardo delle risa inebriate di Shosanna, che divampano nella sala insieme alle fiamme, mostrandoci una rappresentazione inedita dell’ebreo. Quest’ultimo, infatti, viene spolpato di un pietismo ormai ricotto. Non è più una vittima docile e lacrimosa, che condisce l’ingiustizia subita con uno sguardo spaesato, bensì una figura che si fa carnefice glorioso e consapevole. Lo stesso Führer viene rimpicciolito, giocosamente messo ai margini e ridicolizzato nelle sue scenate cariche di comica isteria, mentre il nazismo diventa solo lo spunto per la storia di un regista che si rallegra della sua irriverenza.

Neanche a dirlo, il film tira fuori i muscoli nella sceneggiatura maleducata, costruita su un pericoloso ricambio di lingue che nella tensione della simulazione e della dissimulazione può rivelarsi un dannato punto debole. Una schermaglia di battute aguzze e punteggiate da sorrisi viscidi che puzzano di sparatoria, capaci di sbottare in risate sguaiate…E basta. Pure, Tarantino non dimentica di tirare l’osso a critici e cinefili. Il suo film è anche stavolta un covo di citazioni che vanno dal b- movie a Sergio Leone, abbassando il capello a Castellari addirittura nel titolo del film, un plateale omaggio a Quel Maledetto treno blindato. Un serie di richiami che spiazzano e rendono il tutto ancora più sfizioso. Soprattutto, con la sua nuova trovata, il regista ha tirato fuori un personaggio all’altezza della sposina attillata e dei sicari di Pulp Fiction, il Cacciatore di Ebrei, meglio noto come Hans Landa. Una creatura dal sadismo calcolato, un mentitore melenso e rigonfio di un autoritarismo inclemente e sofisticato, che Cristoph Waltz interpreta con cinica ironia, guadagnandosi il Premio all’interpretazione maschile del festival di Cannes. Scritto questo, probabilmente su Bastardi senza Gloria resta da dire solo una cosa: Tarantino ha cambiato colore al cavallo.

Claudia Papaleo

ARCHIVIO AUDIO-VIDEO|I valori della Resistenza: Roma città aperta

Il film di Roberto Rossellini come spaccato della Roma occupata. Ancora attuale oggi, giorni in cui si vorrebbe equiparare partigiani e repubblichini

di Simone Di Stefano

Per chi l’ha vissuta la II Guerra Mondiale è un trauma che porta con se non solo il ricordo di aver rischiato la vita. Le lacerazioni partono da ben più lontano nella psiche dei reduci e si materializzano in spaccati della memoria. I bombardamenti, le sirene del coprifuoco, le file all’assalto dei pochi panifici ancora attivi. In una città come Roma poi, teatro di un’occupazione tra le più dure ed efferatte, la sofferenza del popolo, delle povere famiglie raccolte in venti in un buco di ricovero, si mescolano alla presopopea razzista degli occupanti nazisti che fecero degli ebrei del ghetto le loro cavie, fino a far mettere da parte il Vaticano, che sapeva, ma più che far partire un accorato invito alla clemenza per gli appartenenti alla propria religione, altro non fece. La macchina nazista era forte in tutta la sua apparente perfezione.

Lungo tutto il 1944 pensare che la guerra sarebbe durata “solo” un altro anno  era vera utopia. Si era già fortunati a vivere quella sofferenza, unica macabra consolazione. L’8 settembre 1943, all’indomani dell’Armistizio con cui l’Italia si consegnò alle truppe alleate del gereale Eisenhower, per moltissimi soldati dell’esercito italiano si consumò un vero e proprio dramma, abbandonati a se stessi nel momento più tragico delle ostilità. Le fucilazioni di massa che subirono nell’isola greca di Cefalonia le truppe di Mussolini da parte dei loro vecchi alleati tedeschi ne sono la riprova. E così un pò in tutta Europa. E così in Italia e a Roma soprattutto, dove i tedeschi stabilirono le regole.

La lotta intestina che si consumò durante l’occupazione tedesca e anche dopo che gli alleati penetrarono nello stivale equivalse a una vera e propria guerra civile, tra repubblichini fedeli ancora al Duce e alla Repubblica di Salò e partigiani fedeli solo alla loro patria, l’Italia libera da qualsiasi regime o dittatura. Anche se nel corso dell’ultimo cinquantennio da più parti si è cercato di mitigare questo aspetto della storia italiana, resta il fatto che un grande tributo fu versato dai partigiani, uomini e donne nascosti nelle periferie, nelle foreste, nei boschi, nelle soffitte, e che costituivano quella rete clandestina tenuta insieme dal comune amore per la patria e per i valori antifascisti.

In questi giorni immediatamente successivi alla Festa della Liberazione è quanto mai attuale allora uno dei film che ha fatto la storia del cinema neorealista italiano. Roma città aperta, di Robetto Rossellini, fotografa la situazione che si era delineata nella capitale nei giorni che separavano la caduta del fascismo in Italia e l’avanzata delle truppe alleate culminate nella fatidica data del 25 aprile 1945.  Anche se Roma fu liberata dagli alleati nel giugno del 1944, questa data è stata presa come simbolo della liberazione di tutto il paese  perhé il 25 aprile dell’anno successivo vennero liberate Milano e Torino, mentre a Genova iniziava l’insurrezione. L’Italia ricominciava a respirare la libertà.

Il film offre diverse facce della stessa epoca. Dalla famiglia di Pina (Anna Magnani), in attesa del matrimonio con Francesco, che vive riunita sotto lo stesso tetto in spazi del tutto risicati, fino a Don Pietro,  il prete libertino (Aldo Fabrizi) che aiutava sottobanco i partigiani approfittando dell’a sua insospettabile  veste clericale. Nella ressa senza scrupoli anche i bambini svolgevano, per quanto gli poteva essere permesso, un ruolo sovversivo. Basta vedere cosa combinano Marcello e la combriccola del dinamitardo Romoletto. Tra accenni saffici e moine tra la nobildonna tedesca e l’attrice Marina Mari, Rossellini ci introduce anche nella vita mondana del tempo, tra vaghe ambizioni di ricchezza e ricatti perpetrati dai tedeschi pur di ottenere in cambio la testa di Luigi Ferraris, a capo del Movimento di Liberazione Nazionale.

Nastro D’argento 1946 come miglior regista, miglior sceneggiatura, miglior interpretazione femminile (Anna Magnani). Nonostante qualche pecca di montaggio, Roma città aperta resta una pietra miliare del cinema mondiale, un film assolutamente da vedere.